L’era delle pietre non è finita per mancanza di pietre

Ahmed Zaki Yamani, ministro del petrolio saudita dal 1962 al 1986, fece questa affermazione durante un’ intervista nel 2000 all’agenzia di stampa Reuters. Si riferiva al fatto che l’età del petrolio non necessariamente finirà per mancanza di petrolio ma, come è accaduto per altre “risorse”, per altri motivi. L’età della pietra non certo per mancanza di essa, l’era dei cavalli non è finita per mancanza di cavalli, quella della telefonia “per strada” non è terminata per mancanza di cabine pubbliche, ecc.foto articolo luciano - petrolio

Sul Sole24  Morya Longo pone un interrogativo estremamente intrigante: perchè i listini europei vanno di pari passo con le quotazioni del greggio? Condivido a pieno tutte le motivazioni addotte ma mi sento di aggiungerne un’altra, più sistemica, basandomi su esse: la paura della fine dell’età della pietra (petrolio).

Il prezzo del greggio basso sta ad indicare un pericoloso andazzo verso lo spegnimento dell’economia, e la società, così come l’abbiamo conosciuta finora: creata e basata sul consumo del petrolio. Cosa ci può essere al suo posto? Di certo il mondo della finanza non lo sa (non è suo mestiere… oppure no?) ma non vi sono proposte nemmeno dal mondo dell’economia. Infatti dai Business Plan delle aziende quotate, che sono le loro pubbliche dichiarazione di intenti futuri, vengono lanciati messaggi di (sempre più stentata) continuità col passato, o di sua affannosa ricerca. Cosa dovrebbe allora fare un uomo della finanza? Credere, come sta facendo, che l’unico futuro possibile sia il passato e la misura del passato è il petrolio, il suo consumo e, da questo, il suo prezzo.

Prezzi che si alzano alimentano le speranze che il passato non sia terminato, troppo bassi che… inizi la fine dell’età della pietra (petrolio) e dunque di tutto quanto.

Cosa fare?
Convincere, nei fatti, che l’età della pietra (petrolio) può terminare ma dopo di essa vi sarà una novella età del “ferro” senza aspettarsi l’esaurimento della risorsa.

L’età del “ferro” però non va aspettata, va costruita, va costruito futuro e bisogna smettere di adoperarsi per un ritorno del passato (la continuazione dell’età della pietra, tanto ve ne sono in abbondanza!)

Di questo ne è convinto (finalmente) anche qualcuno nel mondo della finanza se è vero che Laurence Fink, CEO di BlackRock il più grande asset manager al mondo (4600 miliardi di dollari in valore) ha scritto a tutti i CEO delle aziende S&P 500 invitandoli a investire in azienda e smetterla di prosciugarla pagando lauti dividendi a gente come lui che, sul lungo termine, si ritroverà ad essere proprietario di limoni spremuti.

Il tema di fondo allora è: come fare per costruire sviluppo (la novella “età del ferro”)?

Quando ci si ritrova davanti un quesito che inizia con “come fare” si è di fronte a un problema di conoscenza o, come amiamo ridefinirlo noi, di “risorse cognitive”, problema purtroppo totalmente derubricato dalle agende del mondo economico, finanziario e politico.
Nell’attesa… si teme la fine dell’età della pietra e i listini seguono il prezzo del greggio.
Luciano Martinoli

 

LucianoMartinoli, laureato in Scienze dell’Informazione ha ricoperto ruoli manageriali in importanti aziende IT internazionali: HP, Cap Gemini, SSA (oggi Infor). Si è poi occupato di start-up e apertura di filiali di aziende multinazionali in Italia: Arinso, Atlantic Sky. Successivamente ha ricoperto ruolo di vertice in Incubatori di Impresa del gruppo Moratti e partecipato a progetti di sviluppo aziendale. Dal 2009 in Crescendo mette a frutto queste esperienze organizzative e strategiche nell’ambito del framework scientifico-culturale messo a punto dall’azienda.

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