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Le Storie di Marco: La Peste

Walter girò un poco per la casa, al buio, poi si diresse alla grande porta – finestra che dava su tetti e cortili, bui. Scrutò l’oscurità: non lo vedeva, ma sapeva che era là, in agguato, il virus, la peste del terzo millennio.

C’è un sito, in America, intorno al quale aleggia una nube creata ad hoc di mistero e leggenda. Si parla di astronavi aliene precipitate, di extraterrestri conservati dopo avere fatto loro autopsie: c’è anche un filmato falso come una banconota da tre dollari, o una moneta da tre euro, se si preferisce, di un presunto esame necroscopico di un omino grigio (o forse era verde?), smascherato da veri anatomo – patologi. Ma tutto serve a sviare l’attenzione dalla realtà, perché la gente vede non ciò che guarda, ma ciò che altri vogliono farle vedere.

Il sito, vitatissimo, in cui nessuno può entrare (perché mai se ci fossero solo una vecchia nave spaziale e dei cadaveri di chissadove), è in realtà un laboratorio controllato dal ministero della difesa, ma sarebbe più giusto chiamarlo ministero della guerra e dello sterminio: là dentro, infatti, si sperimentano e producono armi batteriologiche, senza tuttavia rinunciare alle care vecchie bombe atomiche, ma tant’è, dice un vecchio detto “chi controlla i controllori?”.

Non è una questione di guerre per il petrolio, per la ricchezza, per la sicurezza, ma si tratta di un prestigio megalomane in nome del quale ogni nefandezza è giustificata agli occhi di chi la compie.

Così chi comandava decise, un giorno, di rovinare le economie emergenti, i loro commerci e così mandò dei suoi agenti a contaminare persone e cose con un nuovo virus, magari meno terribile dell’ebola o di altri, hiv compreso (sempre una loro genialata per imporre una distorta visione moralistica dei rapporti fra le persone, come punizione divina per i tossicodipendenti e per chi non si allinea), meno potente, ma estremamente contagioso.

All’inizio pare influenza, ma le normali cure non fanno che rinvigorirlo e quando ci si accorge della sua natura sconosciuta il patatrac è fatto.

Naturalmente chi ha creato il virus ha fatto anche il vaccino preventivo e la cura in caso di vaccinazione tardiva. Le dosi, però, non sono per tutti, ma per pochi eletti. Lo scopo non era tanto fare numerosi morti, ma creare un ostacolo alle merci del paese emergente, affinché invece di emergere affondasse: in fondo basta poco tempo.

Ma qualcosa andò storta: il virus si trovò così bene, una volta liberato da sotto terra, che decise di mutare per i fatti suoi ed allora sì che furono guai.

Essendo, come detto, molto aggressivo, presto si diffuse in tutto il mondo eccetto poche isolette ben distanti dalla terra ferma e che avevano prudenzialmente chiuso porti e aeroporti, quelle che ne possedevano uno.

Anche i geniali selezionatori del virus si resero ben presto conto che le mutazioni veloci di questo avevano reso vaccino e cura solo acqua fresca.

In pochi mesi morirono milioni, miliardi di persone e, democraticamente, ricchi e poveri, senzatetto e primi ministri. Solo gli animali, tutti gli animali, erano immuni, ma siccome chi non vuole vedere, non vede, la gente abbandonava i propri compagni quadrupedi e la gente ne faceva strage per le strade.

A dire il vero non erano cani e gatti le uniche vittime: bastava che una persona facesse uno starnuto, un colpo di tosse e veniva presa a bastonate, lapidata, massacrata e lasciata in mezzo alla strada.

Le famiglie abbandonavano vecchi e bambini al primo cenno di rialzo termico. Per un po’ di tempo i camion addetti passarono a raccogliere i cadaveri da incenerire, umani o animali che fossero, ma poi non ci fu più sufficiente personale e allora venivano lasciati lì a diffondere altre malattie.

A volte privati cittadini gli davano fuoco sul posto, prima usando combustibili come alcool o benzina, poi gettandogli addosso, come accelerante, pagine di libri.

Tutto ciò succedeva là fuori, nella notte scura della città, una delle tante. Walter, però, stranamente era una delle persone immuni, ma meglio non avventurarsi fuori di casa: se il fumo delle pire funebri gli avesse causato un solo colpo di tosse, lui avrebbe rischiato il linciaggio.

Ciò nonostante doveva uscire per fare provviste; i negozi erano quasi vuoti, molti saccheggiati, molti abbandonati. L’economia era crollata per mancanza di operai, di distributori, di commercianti. Chi aveva bisogno di qualcosa entrava nei negozi abbandonati e se la prendeva, se la trovava. Walter doveva uscire, era agli sgoccioli delle riserve. Mise una mascherina e sperò di non dover tossire o starnutire mentre era fuori casa.

Vedere animali e persone morti per strada faceva male. In pieno giorno c’erano persone, ma è perfino troppo chiamarle così, che abbandonavano i figli malati sui marciapiedi, nei vicoli, ma anche nei viali, senza pudore, senza coscienza, senza legge.

Walter trovò un carrello da supermercato, entrò ed uscì da alcune botteghe racimolando un po’ di cibo e altri generi di prima necessità: presto non ce ne sarebbero stati più del tutto.

Col carrello pieno fece ritorno verso la sua abitazione e appena dentro un vicolo la vide.

Dapprima sembrava un cane morto o morente, ma poi l’uomo scorse i capelli biondi fuoruscire dalla coperta. Si avvicinò, senza paura, tanto si era reso conto della propria immunità e proprio in quel momento un energumeno si diresse verso la bambina (che fosse femmina lo avrebbe scoperto solo dopo) armato di una spranga. Walter non poteva permetterlo: si armò a sua volta e spedì il criminale nel mondo dei sogni con un colpo alla sommità del cranio. Svenuto per terra non sarebbe durato molto, gli avrebbero riservato il trattamento che lui si apprestava a fare alla fanciulla, forse gli stessi due che stavano inseguendo un cane guaente lanciandogli di tutto.

Prima che arrivassero altri giustizieri, Walter prese la bambina e solo allora si accorse del suo sesso: scottava di febbre, ma non era il virus, quello lo aveva visto e conosciuto bene, era solo influenza, magari polmonite, ma roba curabile, se qualcuno lo avesse fatto.

Adagiò la piccola, poteva avere fra i dieci e i dodici anni, magra, capelli lisci e biondi, nel suo carrello e s fermò fra i resti di una farmacia saccheggiata e devastata.

Trovò ancora alcuni antipiretici e antibiotici, qualche siringa, ma non disinfettante, ma non importava: a casa aveva una bottiglia di whisky che sarebbe andata benissimo allo scopo.

Aveva trovato anche un paio di bottiglie di latte non ancora scaduto che sarebbe andato bene per la sua protetta.

Fece ritorno a casa, ma oramai era troppo pericoloso restare lì: prese la macchina che ancora aveva il serbatoio a metà ed uscì dalla città.

A sud trovò una grande cascina abbandonata, niente più bestiame, ma ancora qualcosa nell’orto.

Vi si insediò e lì curò la ragazzina, Lisa si chiamava, che guarì dall’influenza e dalla polmonite che l’avevano colpita, ma si dimostrò immune al virus, come lui del resto.

Quando si fu rimessa completamente i due si misero a girare di notte per le strade a raccogliere gli animali, cani e gatti, abbandonati.

Lisa aveva un talento particolare per avvicinarsi ai cani terrorizzati senza farsi mordere.

Si rifornirono anche di parecchi sacchi di mangime secco per nutrire il loro zoo che andava ingrossandosi.

Trovarono in un ex centro giardinaggio numerose buste di sementi per rinvigorire il loro orto e, mentre nel mondo la gente continuava a morire e l’uomo ad estinguersi, loro due vissero insieme moltissimi anni insieme ai loro animali, felici in un mondo oramai finito.

 

Marco Ernst

Marco Ernst, nato a Bergamo, ma da sempre residente a Milano. Laureato in Scienze Naturali insegna matematica nelle scuole medie inferiori. Dal 2002  ha pubblicato 20 volumi di racconti in proprio, di cui 4 di esperienze, aneddoti e proposte scolastiche.

Con editore ha pubblicato:
Morte al conservatorio – Greco & Greco edit.
Morte e trasgressione  –  Greco & Greco edit.Spirito noir collection II (due racconti in una silloge con De Giovanni ed altri) – Salani

Ha ottenuto cinque primi posti in concorsi letterari e otto volte si è classificato fra il secondo e terzo posto, una volta sesto, oltre a numerose segnalazioni e ingressi in finale. Selezionato per la fase finale a 12 di Tramate con noi, di radiorai. Contattato da Rai 3 per il programma Masterpiece (ma cercavano solo chi non ha mai pubblicato con isbn). Invitato due volte alla manifestazione “15 poeti alla ribalta” del c.d.z. 3 di Milano, da cui son stati tratti due volumetti presenti anche nella biblioteca del consiglio dei ministri. Ha un blog di racconti e poesie (marcoernst.wordpress.com) che ha avuto, a marzo 2014, oltre 63.000 contatti da 106 nazioni diverse e decine di commenti oltre a quelli pervenuti su face book dove ho un profilo con più di 790 contatti e amministra due gruppi letterari: iraccontidimarco e giallistitaliani. Ha pubblicato anche una ventina di fiabe sul sito tiraccontounafiaba.it dove ha superato gli 81.000 contatti personali. Due volte ammesso al premio Zucca per racconti gialli o noir.

 

 

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