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Le storie di Marco numero 45

Le storie di Marco: Farfalle e Angeli

FARFALLE E ANGELI

La stanza era bianca, asettica, con un letto altrettanto bianco, nel quale giaceva una bambina bianca come la stanza e come la biancheria del letto.1-l43-londra-farfalle-bambini-140331170534_big

Nella stanza bianca aleggiava un vago sentore di medicinali e di disinfettante che copriva altri odori peggiori: quelli di feci, di urina e di morte.
La bambina era malata di cancro, una malattia terribile, vigliacca e antidemocratica, al punto che colpisce bambini innocenti e risparmia vecchie carogne, mafiosi, residuati di regimi che hanno fatto gli stessi danni e che hanno la stessa vigliaccheria della malattia.2-imagesg

La bambina aveva le labbra secche, che ogni tanto la mamma tamponava con una garza umida; sonnecchiava, intontita dai sedativi che cercavano di rendere più pietosi i suoi ultimi giorni, forse le sue ultime ore.
La testa era fasciata da una benda altrettanto bianca del resto della stanza; sotto di questa non c’erano più i suoi bei capelli lisci e biondi: parte erano stati rasati per consentire l’operazione alla testa, ultimo disperato e superfluo tentativo, mentre i superstiti erano stati falcidiati dalle terapie.

La mamma di Sabrina aveva esaurito, insieme alle forze, le proprie lacrime.

Tutto era iniziato due anni prima, quando la piccola aveva solo sette anni: prima quei continui mal di testa e capogiri; le diagnosi più disparate: “Deve mettere gli occhiali”, “Dovrebbero essere febbri reumatiche”, “Io lo porterei da un otorino: potrebbe essere labirintite”.3-index

Tutte balle, tutte speranze vane, fino alla diagnosi ultima, quella crudelmente vera: “Mi spiace, signora, è troppo tardi; possiamo tentare un’operazione (aperta e richiusa), una chemio, ma le speranze sono quasi nulle e tutto è solo un palliativo. Dovrete prepararvi al peggio”, il tutto detto con quella falsa compartecipazione da parte di gente alla quale non importava assolutamente nulla, tanto è abituata al male e al dolore.

D’altronde se un medico dovesse prendere su se stesso tutte le sofferenze dei suoi pazienti e dei loro familiari: non vivrebbe più!

Luisa aveva lottato e pianto per due anni.
A ripensarci ora era stato terribile: le visite, le cure, le attese dei responsi, altri consulti, altro dolore, altre speranze crollate.
Poi anche lei non aveva più retto e si era arresa, si era arresa quando lei stessa era morta dentro; ora attendeva solo che tutto finisse, che quella piccola cosa, quel grumo di malattia che non era più sua figlia, cessasse di frapporsi fra lei e il suo dolore.4-images

“Mamma – sussurro la piccola senza quasi aprire le labbra martoriate – ci sono le farfalle! Come sono belle, la stanza è piena di farfalle colorate. Le hai portate tu perché sai che mi piacciono tanto? Grazie, mammina”.

No, non era vero che Luisa attendeva solo il momento del passaggio estremo: anche quel poco, anche quel dolore era pur sempre qualcosa, era la sua bambina e anche quello le sarebbe mancato… dopo.

Però ora la spaventavano quelle allucinazioni; l’avevano detto i medici che l’ultima fase del glioblastoma (uno dei tanti nomi con cui si presenta il male, il demonio) sarebbero state le allucinazioni: questo voleva dire che era proprio arrivata alla fine.
Cosa avrebbe fatto lei dopo, senza la sua bambina?

Era già stata dura quando “lui” l’aveva lasciata, sparito, senza più farsi vivo, senza neppure sapere che la piccola, che era anche sua figlia, se ne stava andando da questo brutto mondo per trasferirsi in un altro che, però, nessuno sapeva realmente se ci fosse e come fosse.5-index2

Ricordava quando, a quattro anni, Sabrina aveva scoperto le farfalle sul prato vicino alla funivia, in montagna; la bambina pareva impazzita dalla sorpresa e dalla meraviglia per quelle creature delicate e variopinte che aveva, poi, inseguito per tutto il giorno, senza riuscire a prenderle, ma ridendo ebbra di felicità.

La bimba non disse più nulla: si assopì sfinita, ma con un sorriso, felice della presenza delle farfalle a farle compagnia, prima e ultima cosa bella degli ultimi due anni della sua breve vita.
Luisa ebbe un muto singhiozzo; sentì che il respiro di Sabrina diventava irregolare e sempre più rado; no, dopo due anni di strazio, non avrebbe retto a quello ultimo e definitivo.
Così si alzò piano e uscì dalla stanza in silenzio, tanto lì non aveva più ragione di stare e Sabrina non si sarebbe neppure accorta della sua assenza.
Luisa non si era nemmeno resa conto di essere scalza.

Chiuse piano la porta e camminò con una lentezza infinita e sfinita fino all’uscita.
Quando fu fuori, allora cominciò a piangere lacrime che non sospettava d’avere più, e cominciò a correre per andare via il più presto possibile e il più lontano possibile da quel luogo.
Sabrina apri, a fatica, un’ultima volta gli occhi, ma riuscì a farlo solo a metà e vide di nuovo le farfalle, colorate, a migliaia: sapeva che erano lì per lei, che non si erano mai allontanate dalla sua stanza, anche se in certi momenti si rendevano invisibili.
Poi la bambina chiuse gli occhi e inspirò un sorso d’aria che non sarebbe più uscito.

A quel punto le farfalle la circondarono e subito divennero angeli e la carezzarono dolcemente, poi la sollevarono con delicatezza, tutti insieme, e volarono via, portando con loro la bambina.

Alla fine del loro viaggio giunsero in paradiso, un paradiso fatto unicamente di bambini felici che annusavano fiori, inseguivano farfalle e giocavano insieme agli angeli.
C’erano solo quelli, solo bimbi, in paradiso, perché Lui ha detto: “Se volete entrare nel mio regno, dovete ritornare ingenui e puri come bambini”.

Marco Ernst

 

Marco Ernst, nato a Bergamo, ma da sempre residente a Milano. Laureato in Scienze Naturali insegna matematica nelle scuole medie inferiori. Dal 2002 ha pubblicato 20 volumi di racconti in proprio, di cui 4 di esperienze, aneddoti e proposte scolastiche.
Con editore ha pubblicato:
Morte al conservatorio – Greco & Greco edit.
Morte e trasgressione – Greco & Greco edit.Spirito noir collection II (due racconti in una silloge con De Giovanni ed altri) – Salani

Ha ottenuto cinque primi posti in concorsi letterari e otto volte si è classificato fra il secondo e terzo posto, una volta sesto, oltre a numerose segnalazioni e ingressi in finale. Selezionato per la fase finale a 12 di Tramate con noi, di radiorai. Contattato da Rai 3 per il programma Masterpiece (ma cercavano solo chi non ha mai pubblicato con isbn). Invitato due volte alla manifestazione “15 poeti alla ribalta” del c.d.z. 3 di Milano, da cui son stati tratti due volumetti presenti anche nella biblioteca del consiglio dei ministri. Ha un blog di racconti e poesie (marcoernst.wordpress.com) che ha avuto, a marzo 2014, oltre 63.000 contatti da 106 nazioni diverse e decine di commenti oltre a quelli pervenuti su face book dove ho un profilo con più di 790 contatti e amministra due gruppi letterari: iraccontidimarco e giallistitaliani. Ha pubblicato anche una ventina di fiabe sul sito tiraccontounafiaba.it dove ha superato gli 81.000 contatti personali. Due volte ammesso al premio Zucca per racconti gialli o noir.

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