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Impresa/tecniche mentali numero 60

Lavoro: La lealtà sportiva paga? La lealtà organizzativa paga?

Gli italiani tifosi di Valentino Rossi non hanno dubbi : il trappolone ha impedito al nostro campione di conseguire il suo decimo campionato del mondo.

Se ne sono accorti anche i giornalisti che finora davano addosso al Valentino nazionale. Certo, il nostro ci ha messo dl suo, cadendo nella trappola mentale e cercando forse di farsi giustizia da solo, ma è certo che Marquez & C. ne escono con le ossa rotte da un’immagine di squallore.

Lorenzo, che comunque è un grande campione, ha candidamente ammesso di essere stato aiutato dagli spagnoli (dell’altra sponda, Honda) che hanno corso contro i loro interessi (perdiamo pure, tanto conta che perda Valentino).

Con tutta probabilità avrebbero potuto vincere la gara di Valencia, ma vi hanno rinunciato per “orgoglio” nazionale, gestendo di fatto la competizione tra campioni, entrambi meritevoli sul piano strettamente sportivo.

Anche la moto GP dicono i giornali si è allineata con l’andazzo corrente in altri sport sinora meno nobili.

Ma dove va lo sport se non si affermano i valori di lealtà? Dov’è la sana competizione che allinea vincitori e battuti in una tenzone sulle competenze e sulle abilità legittimamente espresse?

La società sempre più contaminata da vizi anziché di virtù ha ancora una volta dato dimostrazione dell’entropia sociale che caratterizza i nostri tempi e che ritroviamo ogni giorno sui media, spesso lasciandoci sconcertati.

Assumiamoci la responsabilità di aver contribuito, forse col silenzio, all’affermarsi di valori orientati solo all’egoismo più sfrenato e all’affermazione di sé ad onta della lealtà e della convivenza che dovrebbe animare il consesso sociale.

Nel calcio appare evidente, nel ciclismo è storia naturale, in altri sport affiora, tanto da disamorare e da allertare sulla liceità di risultati o sulle “transazioni economiche” che circondano lo sport.

Nelle Aziende è avvenuto lo stesso processo, sono rare le Aziende in cui si fa sinergia fra le varie funzioni aziendali, si assiste più spesso a lotte di potere, a “mors tua vita mea” di buona memoria (o cattiva), si guarda molto di più all’interesse personale che a quello del collettivo (cioè dell’Azienda per cui si lavora).

Mi diceva recentemente un imprenditore “non capisco perché i miei funzionari commerciali, stipendiati in modo fisso, se la prendano l’uno con l’altro perché uno si è fatto un cliente in una zona che l’altro considerava sua, non sono clienti loro, sono clienti dell’azienda e questo riguarda anche me!).

Lavorando con molte aziende scopro sempre più che i muri si alzano anziché abbassarsi e mi rendo conto che manca spesso una visione globale, un’appartenenza, un’identificazione con la bandiera sotto cui si lavora e che dà (non dimentichiamocelo) il sostentamento.

Sputare nel piatto in cui si mangia è indegno di una civiltà che vorrebbe chiamarsi evoluta, farsi la forca l’un con l’altro per affermarsi individualmente è il contrario della convenienza, tanto collettiva quanto individuale, si perde tutti, non c’è dubbio.

Dunque dobbiamo ripensare lo Sport e la Cultura organizzativa, dobbiamo ricreare un clima dove la competizione è sana, stimolante, produttiva, creativa, innovativa. Orientata a risultati dove tutti vincono sul piano del successo e del riconoscimento, Win – Win, comunque.

Diamo uno sguardo alle Organizzazioni Pubbliche e al malaffare che sta emergendo sempre più evidente : per un guadagno individuale si sperpera il patrimonio di un tessuto sociale che diventa sempre più invivibile. A lungo termine se tutto peggiora non ci guadagna nessuno e tanto meno i figli che lasceremo nell’agone futuro.

Il vuoto che troviamo così spesso in tanti giovani è prodotto dalla nostra accettazione di valori sempre più deboli, sempre più a breve termine, conta il qui e ora e l’edonismo ed egoismo più sfrenato.

Ridiamo sostanza a noi stessi e alla società, cerchiamo di costruire eccellenze, mettiamo in risalto il contributo eccezionale che molti danno (nonostante il contesto) e prendiamoci, ognuno di noi, senza esclusione, la nostra precisa responsabilità sia nel fare, sia nel non accettare.

Giorgio Cozzi

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo
– CEO di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl
– Partner Italiano di Extended Disc (Piattaforma evoluta di Analisi dei Comportamenti
– ex Presidente di ASSORES (Associazione fra Società di Selezione)
– Membro attivo di CRESCITA (Associazione fra Società di Ricerca e Selezione del Personale
– Autore di Turbomanagement – Sperlimg & Kupfer (con Bucci e Sprega)
– Autore di Turbomanagement 2 – Franco Angeli Editore
– Autore di Cambia, Adesso! – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)
– Autore di Le parole segrete della vendita – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari
– Trainer e Coach
– Esperto di BBS (Behavior Based Safety)
– Ha lavorato in Azienda presso Banca Popolare di Novara – Cotonificio Cantoni – Plasmon
– Ha lavorato vent’anni in un Gruppo Internazionale di Training (Tack International)
– Ha partecipato a Convegni Internazionali e Nazionali sul mondo del lavoro

(Presidente di AISM, Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica, autore di libri sulla Parapsicologia).

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