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L’angolo del dialetto: Dal mè poggioeu – dal mio balcone

Prima che i oeucc sconfinen su i campagn

rivedi la mia miee che la stend i pagn,

vedi el mè gatt ch’el fa l’equilibrista

sul bord de la ringhera ‘me on artista.

Se alzi el coo e guardi on poo lontan

vedi praa, òrt e riser in mezz ai bej campagn;

sari-sù i oeucc e subit me torna in ment

quand ‘sti campagn eren pien de gent.

Rivedi i paisan cont’l fer de praa

che tajen l’erba con fadiga, tucc sudaa,

dònn e fioeu cont el baston vòlten el fen,

asen e boeu tiren lòtt-lòtt i car strapien.

I mondin in di riser con la s’cenna piegada,

cont i pee moeujaa e la sòcca bagnada,

cantaven i sò canzon cont allegria

per cascià via stracchezza e malinconia.

Capell de paja e al coll ligaa on panétt,

òmen e dònn tajaven el forment cont el folcett,

a fin estaa cattaven el melgon, semper a man,

portaven foeura i loeuv cont i cavagn.

Quanto hann fadigaa ‘sti pover gent,

pur anca stracch-mazzaa eren content,

e la sera dòpo on piatt de minestron

gh’aveven anmò la forza de cantà i sò bej canzon.

Incoeu in dì campagn gh’è quasi pù de gent,

per tajà erba, melgon, ris e forment,

insemma a on grand frecass e on gran odor,

se fà tuttscoss con chi moster de trattor.

 

TRADUZIONE

Prima che gli occhi sconfinino sulle campagne

rivedo mia moglie che stende i panni,

vedo il mio gatto che fa l’equilibrista

sul bordo della ringhiera come un artista.

Se alzo la testa e guardo un po’ lontano

vedo prati, orti e risaie in mezzo alle belle campagne;

chiudo gli occhi e subito mi torna alla mente

quando queste campagne erano piene di gente.

Rivedo i contadini con gli arnesi da campagna

che tagliano l’erba con fatica, tutti sudati,

donne e ragazzi con il bastone voltano il fieno,

asini e buoi tirano lenti i carri strapieni.

Le mondine nelle risaie con la schiena piegata,

con i piedi a bagno e la sottana bagnata,

cantavano le loro canzoni con allegria

per scacciare stanchezza e malinconia.

Cappello di paglia e al collo legato un fazzoletto,

uomini e donne tagliavano il frumento con il falcetto,

a fine estate coglievano il granturco, sempre a mano,

raccoglievano le spighe con le ceste.

Quanto hanno faticato queste povere genti,

ed anche se stanchi morti erano contenti,

e la sera dopo un piatto di minestrone

avevano ancora la forza di cantare le loro belle canzoni.

Oggi nelle campagne non c’è quasi più nessuno,

per tagliare erba, grano, riso e frumento,

assieme a un gran fracasso e a un gran puzzo,

si fa tutto con quei mostri di trattori

Marcello Restelli nasce a Milano nel 1935.

Attore e poeta, grande è sempre stato il suo impegno per la “sopravvivenza” del dialetto milanese. L’impegno teatrale lo porta ad entrare nella Compagnia del “Teatro della Memoria”. Con questa compagnia recita ne “El Nòst Milan”.

Marcello recita anche ne “I Cantastorie” e nella compagnia “I Semper giovin”, fondata dallo stesso Restelli, nell’ambito dell’associazione “Famiglia

 degli Anziani” di Trezzano sul Naviglio, dove si produce come attore-autore-regista in spettacoli di arte varia rappresentati senza scopo di lucro in tutta la Provincia e uno di questi è stato trasmesso su Telelombardia. Ma Restelli è comparso anche su Sky insieme all’attrice teatrale Liliana Feldmann e su Telecity dove ha letto alcune sue poesie.  Ha partecipato a molti concorsi ottenendo vari riconoscimenti.

“il suo entusiasmo traspare dagli occhi che si accendono quando parla della sua arte, delle sensazioni che prova quando recita, o dedica, una sua poesia in dialetto milanese . Grande Marcellino. Le persone come te dovrebbero avere un palco sempre pronto” (M. Macchia)

 

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