La Pagina del Doc: sigarette elettroniche? No, grazie

Qualche anno fa, il compianto Professor Umberto Veronesi, dall’alto della sua qualità di oncologo di fama mondiale, si era pronunciato a favore dell’uso delle sigarette elettroniche, in quanto “meno rischiose di quelle tradizionali”, dando luogo però a dire il vero ad un acceso dibattito con una schiera di scienziati che si mostravano invece comunque contrari.

Tra questi ultimi, il Commissario Straordinario dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi, in particolare aveva rimarcato la scarsità di prove scientifiche del fatto che le e-cig aiutino a smettere di fumare, e la presenza in esse di numerose componenti tossiche:”particelle ultrasottili, glicol propilene, nitrosamine tabacco-specifiche, nicotina, composti organici volatili (VOC), carcinogeni e tossine, incluso benzene, piombo, nickel ed altri”.

Infatti, non per niente l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva tempestivamente fornito l’indicazione ad evitare l’uso delle e-cig negli spazi chiusi e nei luoghi pubblici, da considerarsi finalizzata proprio a prevenire un’esposizione significativa a queste sostanze.

L’ISS aveva perciò supportato l’approccio drastico dell’OMS in materia di sigarette elettroniche, evidenziandone i potenziali rischi e la necessità di una rigorosa regolamentazione basata sull’evidenza scientifica. Anche perché, in base ai dati in possesso dell’Istituto, il 25% degli utilizzatori di sigarette elettroniche non aveva affatto modificato le proprie abitudini (quindi con un incremento globale del consumo di nicotina) e, cosa secondo me ancora più grave, il 12%, forse attratto da una innocuità solo presunta e da un trend modaiolo, aveva invece iniziato a fumare (non essendo prima fumatore).

Su La Repubblica.it, Umberto Veronesi era comunque giunto ad affermare che “se per ipotesi tutti i fumatori di sigarette tradizionali passassero alla sigaretta senza tabacco si otterrebbe a breve una riduzione drastica del cancro polmonare, che nel tempo diventerebbe una malattia rara”; inoltre, rifacendosi ad un editoriale su Nature di Daniel Sarewitz (Direttore del Consortium for Science, Policy and Outcomes dell’Arizona State University), il nostro oncologo sottolineava che “c’è una sproporzione enorme tra un’ipotesi di rischio collaterale e la certezza di provocare un cancro del polmone”.
L’Oms aveva però all’epoca redatto un report, ‘Electronic nicotine delivery systems’ (ENDS): tra le conclusioni in esso presenti, emergeva l’assoluta insufficienza delle prove scientifiche utili per concludere se le e-cigarettes potessero aiutare gli utenti a smettere di fumare o meno, sottolineando che per farlo i fumatori avrebbero dovuto essere incoraggiati in primo luogo ad utilizzare i trattamenti già approvati.

Inoltre, il report riferiva che le prove esistenti dimostravano che l’aerosol di e-cig non è solo “vapore acqueo”, come spesso disinvoltamente affermato nella commercializzazione di questi prodotti. Se anche le e-cig potevano apparire meno tossiche delle sigarette tradizionali, comunque erano individuabili come una minaccia per gli adolescenti, oltre che per il feto di madri incinte.
Del resto, il loro utilizzo aumentava ovviamente anche l’esposizione dei non fumatori e dei ‘fumatori passivi’ ad un certo numero di sostanze tossiche, e non poteva essere accettata la commercializzazione proposta dai produttori come un aiuto per smettere di fumare oppure come (non dimostrata) alternativa più salutare del tabacco, richiedendo dunque una regolamentazione a livello globale nell’interesse della salute pubblica.

Venendo ai giorni nostri, grazie ad un semplice esperimento, alcuni studiosi statunitensi hanno di recente esaminato che cosa accade in test di laboratorio quando vengono esposte le cellule endoteliali, quelle cioé che rivestono i vasi sanguigni ed il cuore, a diverse dosi di nove popolari aromi utilizzati nelle e-cig (banana, eucalipto, fragola, burro, cannella, chiodi di garofano, menta, vaniglia e “bruciato”, un additivo utilizzato per conferire agli alimenti un profumo tipo popcorn o tabacco).

Ad alte concentrazioni, come hanno riportato i ricercatori sulla rivista online Arteriosclerosis, Thrombosis and Vascular Biology, tutti i nove tipi di aroma danneggiano le pareti del sistema cardiovascolare, ed in particolare gli ultimi cinque dell’elenco riescono addirittura adalterare la capacità di produzione di ossido di azoto da parte delle cellule.

Questo rappresenta un aspetto molto importante perché è associabile a patologie come infarti e ictus” – ha spiegato Jessica Fetterman della University School of Medicine di Boston, autrice principale del lavoro – “in quanto la riduzione di NO è uno dei primi cambiamenti che osserviamo a livello dei vasi sanguigni nella progressione verso le malattie cardiache, e funge da indicatore precoce di tossicità. Il nostro studio suggerisce che gli additivi aromatizzanti causano lesioni cardiovascolari anche da soli, in assenza degli altri prodotti della combustione”.

In conclusione:

– dato il numero ridotto di persone coinvolte nella ricerca, non è chiaro per ora se l’esposizione ad aromi chimici possa essere meglio o addirittura peggio per la salute rispetto a quella alla nicotina, visto che anche questa sappiamo già che  colpisce direttamente vasi sanguigni e cuore

con buona pace del Professor Veronesi, in base ai risultati attuali non si può dunque con certezza pensare che svapare sia un vizio innocuo, né forse meno dannoso rispetto al fumo di sigaretta tradizionale.

Carlo Napolitano

 

Carlo Napolitano, medico pediatra, neonatologo e adolescentologo, si occupa da molti anni di attività sportiva e nutrizione e ha svolto funzioni di medico sociale e accompagnatore di squadre giovanili. Appassionato sportivo, si è dedicato alla pallavolo agonistica, prima da giocatore ed in seguito come allenatore, mentre attualmente pratica il tennistavolo, disciplina in cui ha conquistato in diverse edizioni dei Giochi Mondiali della Medicina  2 medaglie d’argento e 4 di bronzo.Ricopre la carica di direttore scientifico di un’agenzia di comunicazione multimediale, svolge una intensa attività divulgativa su temi di educazione sanitaria e sportiva e ha contribuito a pubblicazioni su salutismo e nutrizione.

Pubblicazioni-Edizioni Sperling & Kupfer:
2006: “Lo sport giusto per il tuo bambino”. Come scegliere l’attività fisica più idonea per i nostri figli.
2011: “L’alimentazione giusta per tuo figlio”, collaborazione con l’autrice Gigliola Braga
2013: “Lo sport che fa bene al tuo bambino”

 

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