La pagina del Doc: sanitari in prima linea costretti a fare corsi di autodifesa

In questi ultimi mesi le cronache riferiscono di sempre più frequenti aggressioni a medici ed infermieri in servizio preso postazioni della Guardia Medica o ambulatori convenzionati o Pronto Soccorso ospedalieri da parte di (im)pazienti o parenti di quest’ultimi che pensano di poter ottenere, con le maniere forti, prestazioni che il personale sanitario non ritiene evidentemente giustificate o congrue, oppure che per la carenza ormai cronica di organico richiedono fastidiosi tempi di attesa.

Sicuramente, questa spirale di comportamenti violenti è in linea con un generale imbarbarimento sociale che a mio parere ormai da anni è in atto nel nostro Paese, dove mi sembrano sempre più numerose le persone che credono di avere soltanto diritti da accampare, prevaricando il proprio prossimo, più civile e remissivo.

Io non sono un sociologo, e quindi non mi sento autorizzato ad addentrarmi in questa analisi di un fenomeno che mi pare però abbastanza evidente; ne ho voluto tuttavia parlare perché in campo medico ha generato come conseguenza una situazione che trovo quasi grottesca.

Lo Stato infatti non sembra essere in grado di garantire la sicurezza dei sanitari, i quali hanno peraltro, tra i tanti, pure l’obbligo di aggiornamento sotto il profilo della preparazione professionale, che viene certificato dall’acquisizione dei cosiddetti crediti ECM (Educazione Continua in Medicina)… Ebbene, stanno spuntando come i funghi in autunno, sempre più numerosi, specifici corsi di autodifesa personale accreditati come validi per la formazione professionale di chi li frequenta (qui ci starebbe bene un emoticon con gli occhi sbarrati); inoltre, la “capacità di leggere ed interpretare le situazioni di pericolo” è stata inserita tra gli obiettivi specifici del percorso formativo ECM del corrente triennio.

Se si va a consultare il sito dell’Agenzia Nazionale dedicato a questo argomento, come riporto testualmente, si legge:

L’ECM è il processo attraverso il quale il professionista della salute si mantiene aggiornato per rispondere ai bisogni dei pazienti, alle esigenze del Servizio sanitario e al proprio sviluppo professionale.

La formazione continua in medicina comprende l’acquisizione di nuove conoscenze, abilità e attitudini utili a una pratica competente ed esperta.

I professionisti sanitari hanno l’obbligo deontologico di mettere in pratica le nuove conoscenze e competenze per offrire un’assistenza qualitativamente utile. Prendersi, quindi, cura dei propri pazienti con competenze aggiornate, senza conflitti di interesse, in modo da poter essere un buon professionista della sanità.

Peccato che adesso ci chiedono pure di imparare a menare le mani !!

Ed è ancor più clamoroso, secondo me, il fatto che se al sabato fai 3 ore di karate o di un’altra arte marziale, per migliorare le tue capacità di autodifesa, ti vengono riconosciuti 3,9 crediti, cioè il 30% in più rispetto a quanto si acquisisce dedicandosi ad argomenti decisamente più in linea con quelle che dovrebbero essere le competenze di un sanitario.

La priorità quindi per un medico, oggi che nel 63% dei presidi di Pronto Soccorso si è registrato almeno un episodio di aggressione fisica a chi vi opera, e si noti che non rientrano nella casistica quelle soltanto verbali, e molte di quelle avvenute in studi privati, sembrerebbe dover pensare più alla propria incolumità che alla salute dei pazienti.

Considerata l’escalation del problema, andando avanti di questo passo, arriveremo agli incentivi per il porto d’armi?

Di scandaloso, infine, a mio modo di vedere, c’è pure che da ciascun provider adeguatamente accreditato per poter organizzare questi corsi di autodifesa, ogni volta il Ministero della Salute pretende 1.700 € di balzello…

Il Presidente dell’Ordine dei Medici di Ferrara, Dott. Bruno Di Lascio, ho letto che per ottenere chiarimenti in  proposito si è rivolto direttamente al Presidente della Repubblica Mattarella, con una lettera inviata tramite PEC, la modalità cioè con cui si ha la possibilità di formulare una richiesta alla Pubblica Amministrazione, speranzoso di ottenere una risposta nei canonici 30 giorni di tempo previsti dalla prassi.

Tra gli interrogativi da lui posti riguardo agli ECM da autodifesa, riporto testualmente:

Signor Presidente, qualora i colleghi e soprattutto le colleghe più giovani non si formassero in tale materia sarebbero penalizzati sul piano formativo?

La partecipazione a tali corsi rappresenterebbe un titolo di merito per accedere alle attività di Guardia Medica o Medico di Pronto Soccorso o del 118?

Non sarebbe possibile prevedere l’allocazione dei Colleghi in o presso strutture vigilate?

“E ammesso e non concesso che due mesi di corso con una lezione ogni fine settimana siano sufficienti a conoscere il karate in modo da autotutelarsi, quando la dottoressa di una  sede della guardia medica mettesse ko l’eventuale molestatore, siamo sicuri che quest’ultimo non la denuncerebbe per lesioni e non le verrebbero fatte scontare conseguenze legali? Chi ha pensato a questi risvolti?

Un medico, per le delicate funzioni che svolge, deve innanzitutto poter lavorare in condizioni di sicurezza e serenità.

 Ogni ulteriore commento mi pare superfluo… speriamo che il Presidente Mattarella risponda alla lettera, e che magari il Governo del presunto, auspicabile Cambiamento faccia qualcosa di concreto per ovviare ad una situazione che rischia di diventare insostenibile.

Carlo Napolitano

Carlo Napolitano, medico pediatra, neonatologo e adolescentologo, si occupa da molti anni di attività sportiva e nutrizione e ha svolto funzioni di medico sociale e accompagnatore di squadre giovanili. Appassionato sportivo, si è dedicato alla pallavolo agonistica, prima da giocatore ed in seguito come allenatore, mentre attualmente pratica il tennistavolo, disciplina in cui ha conquistato in diverse edizioni dei Giochi Mondiali della Medicina  2 medaglie d’argento e 4 di bronzo.Ricopre la carica di direttore scientifico di un’agenzia di comunicazione multimediale, svolge una intensa attività divulgativa su temi di educazione sanitaria e sportiva e ha contribuito a pubblicazioni su salutismo e nutrizione.

Pubblicazioni-Edizioni Sperling & Kupfer:
2006: “Lo sport giusto per il tuo bambino”. Come scegliere l’attività fisica più idonea per i nostri figli.
2011: “L’alimentazione giusta per tuo figlio”, collaborazione con l’autrice Gigliola Braga
2013: “Lo sport che fa bene al tuo bambino”

 

 

 

 

 

 

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