La Pagina del Doc: I riti tibetani, un benefico esercizio da provare in vacanza

I mesi di luglio ed agosto sono, soprattutto nel nostro Paese, quelli che più facilmente si adattano ad organizzare le vacanze: la chiusura delle scuole, la pausa estiva di molti uffici ed industrie, e forse anche un po’ la tradizione, inevitabilmente inducono la maggior parte degli Italiani che ancora possono permetterselo a partire proprio in questo periodo per le meritate ferie.

Augurando quindi a tutti Voi lettori di poter rientrare nel novero di quanti hanno più o meno a breve intenzione di andare in villeggiatura, ho pensato di… darvi un possibile compito per le vacanze!!

Lo so bene, le più moderne vedute in campo didattico e psicopedagogico non sono favorevoli al fatto che gli studenti, specialmente i più meritevoli che non hanno difficoltà di profitto scolastico, debbano portarsi sotto l’ombrellone o in riva al lago libri e quaderni per ripassare o continuare a tenersi in esercizio, perché è giusto sfruttare la sosta estiva soprattutto per staccare la spina e ritemprarsi.

Ma quanto intendo suggerirvi di fare ha proprio lo scopo di farvi ritrovare semplicemente un po’ di voi stessi, dedicando pochi minuti tutti i giorni – meglio se al risveglio, anche perché bisogna essere a stomaco vuoto – ad alcuni esercizi che non si fanno col vocabolario o la calcolatrice, ma a corpo libero, senza attrezzi particolari, prestando soprattutto particolare attenzione alla propria respirazione.

Dopo questa premessa, forse alcuni di Voi penseranno che io voglia proporvi sofisticate meditazioni yoga, che ovviamente richiedono un ambiente adeguato, magari una guida esperta, e soprattutto una certa predisposizione personale.

Viceversa, gli esercizi che vi sto suggerendo di fare si possono considerare invece assolutamente alla portata di tutti, una autentica ginnastica entry-level, praticabile anche in età non più giovanile, e che però a fronte di un impegno soft può garantire davvero grandi benefici psicofisici: sto parlando dei cosiddetti rituali tibetani.

Dico subito che io li ho scoperti e subito adottati per un buon risveglio ormai quasi 6 anni fa, dietro suggerimento di una cara amica che li praticava da tempo, e della quale qui non farò il nome; posso però dirvi che si tratta di un personaggio dello spettacolo dalla vitalità incontenibile, un autentico vulcano di energia ben convogliata, sempre piena di iniziative e che non dimostra affatto le sue primavere (che passano inesorabili anche se si è VIP…) in gran parte proprio grazie ai benefici garantiti da questi esercizi.

In effetti, essi sono il modo ideale di predisporsi al meglio per la giornata che ci aspetta, in quanto questa pratica si basa su 5 rituali, caratterizzati da movimenti semplici quanto efficaci, da ripetere ciascuno da un minimo di 5 fino ad un massimo di 21 volte, ponendo una grande attenzione alle modalità di respirazione: il che è un ottimo sistema di dedicarsi a sé stessi, perché abitua ad ascoltare il proprio corpo..

A voler essere precisi, esiste poi anche un sesto esercizio, in grado di generare un vero e proprio automassaggio interno degli organi addominali, che risulta però se ben eseguito abbastanza impegnativo, al punto che viene sconsigliato di eseguirne più di 3 ripetizioni.

Mi preme far capire che i rituali tibetani, proprio perchè dotati di una loro sacralità, non sono semplici esercizi muscolari di “meccanica aerobica”, anche se ovviamente giovano anch’essi alle parti del corpo chiamate in causa, in quanto vanno eseguiti con la dovuta concentrazione, rispettando una sequenza prestabilita e col perfetto controllo delle fasi del respiro.

Però al tempo stesso non sono nemmeno simili alle classiche pratiche meditative orientali basate su precise posizioni statiche assunte dal corpo: in modo forse riduttivo e pittoresco, per quanto  efficace, una grande esperta della materia, Silvia Salvarani, ha detto che li considera, riferendosi ai famosi bigini studenteschi, come una specie di “Bignami dello Yoga”.

Se interessati, per apprendere la corretta tecnica di esecuzione di ciascuno di questi rituali tibetani, per me qui abbastanza complicata da descrivere, vi consiglierei di visionare nel web qualcuno dei numerosi filmati ad essi dedicati, meglio se completati dall’ausilio della descrizione verbale e del commento da parte dell’insegnante, in modo da comprenderne al meglio la modalità di respirazione da adottare, che è fondamentale, nonché gli effetti ed i possibili errori da evitare.

Personalmente, posso testimoniare di avere tratto grande beneficio da questa sorta di “meditazione dinamica”, e per questo vi suggerisco di sfruttare il periodo delle ferie per sperimentarne la pratica, augurandovi buone vacanze.

Carlo Napolitano

Carlo Napolitano, medico pediatra, neonatologo e adolescentologo, si occupa da molti anni di attività sportiva e nutrizione e ha svolto funzioni di medico sociale e accompagnatore di squadre giovanili. Appassionato sportivo, si è dedicato alla pallavolo agonistica, prima da giocatore ed in seguito come allenatore, mentre attualmente pratica il tennistavolo, disciplina in cui ha conquistato in diverse edizioni dei Giochi Mondiali della Medicina  2 medaglie d’argento e 4 di bronzo.Ricopre la carica di direttore scientifico di un’agenzia di comunicazione multimediale, svolge una intensa attività divulgativa su temi di educazione sanitaria e sportiva e ha contribuito a pubblicazioni su salutismo e nutrizione.

Pubblicazioni-Edizioni Sperling & Kupfer:

2006: “Lo sport giusto per il tuo bambino”. Come scegliere l’attività fisica più idonea per i nostri figli.

2011: “L’alimentazione giusta per tuo figlio”, collaborazione con l’autrice Gigliola Braga

2013: “Lo sport che fa bene al tuo bambino”

 

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