La Pagina del Doc: l’antibiotico-resistenza, minaccia globale di cui si parla poco

Non passa settimana senza che venga annunciata, su riviste specializzate e talora persino in televisione, qualche importante scoperta in campo scientifico. La cosa non può che rallegrarci, però troppo poche persone sono a conoscenza di una grave minaccia che incombe sulla medicina del Terzo Millennio: le resistenze dei microbi alle terapie sono ormai sul punto di poter compromettere la sostenibilità di un efficiente servizio sanitario globale, e le sue risposte all’incontrollata diffusione delle malattie infettive.

I farmaci antimicrobici efficaci, prerequisito fondamentale per le misure di cura e prevenzione, nel secolo scorso hanno contribuito a proteggere i pazienti da malattie potenzialmente fatali, assicurando così il costante incremento della vita media che tutti conosciamo; ora però, senza una reazione armonizzata e immediata su scala globale, il mondo sembra si stia dirigendo verso un’era post-antibiotica, in cui le infezioni comuni potrebbero ancora una volta tornare ad uccidere.

E la cosa appare ancor più incredibile, se si considera che è proprio l’uso inopportuno o eccessivo di questi farmaci in medicina e nel campo degli allevamenti intensivi a generare il problema, mettendo potenzialmente ogni nazione a rischio.

Anche se se ne parla troppo poco, l’emergenza ed il continuo aumento del fenomeno dell’antibiotico-resistenza, ovvero la capacità dei batteri di sopravvivere ad una specifica cura mirata nei loro confronti, ha ormai assunto le dimensioni di una problematica economico-sanitaria globale.

I batteri che si fanno beffe dei farmaci sono la causa principale di circa 25.000 decessi ogni anno nella sola Europa, con un impatto economico, se vogliamo affrontare il discorso anche per gli aspetti legati al vil denaro, tra spese sanitarie e perdita di produttività, che è stato valutato in circa 1,5 miliardi di euro.

Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità,le due infezioni del sangue resistenti agli antibiotici più comuni – da Staphylococcus Aureus meticillino‐resistente (MRSA) e da Escherichia Coli multiresistente – hanno causato nel 2007 più di 8.200 decessi in 31 Paesi Europei.

Questi due batteri, da soli,  si sono resi responsabili di oltre 260.000 setticemie, che si traducono in più di 370.000 giorni di ricovero extra in ospedale, per un costo complessivo a carico dei servizi sanitari UE che si è aggirato attorno ai 62 milioni di euro.

Malauguratamente, c’è di più: la TBC multiresistente si sta diffondendo in Europa, tanto che si stima che i casi siano 81000 all’anno, ma solo 28000 vengano riconosciuti, e di questi purtroppo sappiamo che solo 17000 ricevono trattamenti adeguati con farmaci di secondo livello.

Allo stato attuale, le terapie per pazienti affetti da tubercolosi sono coronate da successo soltanto nel 57.4% dei casi.

Va considerato, inoltre, che almeno 1 caso su cinque di infezioni che si verificano nell’uomo da germi resistenti agli antibiotici dipende dall’utilizzo di questi ultimi nel campo della zootecnia: infatti troppi allevatori, per scongiurare il rischio di epidemie negli ambienti malsani in cui crescono le proprie bestie, ricorrono scriteriatamente a profilassi antibatteriche che inevitabilmente portano a selezionare sempre più frequentemente microorganismi in grado di sopravvivere ai farmaci. Un dato che si commenta da solo: negli Stati Uniti l’80% di tutti gli antibiotici venduti vengono somministrati agli animali…

Questa capacità di farmaco-resistenza batterica è segnalata in crescita anche in Italia, come attestano i dati presentati già nel 2011 dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) e dall’Istituto Superiore di Sanità, e con essa aumenta ovviamente il rischio di non poter disporre più di cure efficaci anche per le infezioni più lievi.

Poche sono attualmente le molecole innovative e alternative in sperimentazione farmacologica, e si pensi che è ormai dal lontano 1987 che non vengono scoperte nuove classi di antibiotici;  quindi solo un uso responsabile e mirato dei medicinali attualmente disponibili può far sì che la loro efficacia si mantenga il più a lungo possibile nel tempo.

In tutti i paesi, anche alcune operazioni chirurgiche di routine e persino le cure chemioterapiche per il cancro, che notoriamente abbassano le difese dei soggetti che devono farle,  diventeranno meno sicure senza antibiotici efficaci per la protezione contro le infezioni correlate a tali procedure. In pratica, potremmo disporre di modernissime terapie antitumorali efficaci, ma poi perdere ugualmente i pazienti per banali infezioni collaterali al trattamento.

Il World Economic Forum ha recentemente riconosciuto nell’antibiotico-resistenza un rischio globale al di sopra delle capacità di qualsiasi organizzazione o nazione per gestire o ridurre da soli l’entità di un problema sanitario così vasto, e solo con l’impegno di tutti possiamo sperare di evitare in futuro ai nostri figli e nipoti un mondo popolato da super-germi difficilissimi da sgominare. Pertanto:

– gli allevatori dovranno modificare le condizioni di vita delle loro bestie, rendendo inutile il ricorso alle massicce dosi di farmaci che attualmente utilizzano

– i medici dovranno cercare di utilizzare gli antibiotici ancora efficaci soltanto nei casi in cui siano assolutamente indispensabili, in dosi e tempi adeguati alla situazione clinica

– i pazienti dovranno abituarsi a sopportare i fastidi legati alle infezioni virali, notoriamente tendenti nella maggior parte dei casi a limitarsi progressivamente in modo spontaneo, tenendosi riguardati per evitare complicazioni e rinunciando all’autoprescrizione di antibiotici nell’illusione di abbreviare il decorso della malattia

– la ricerca scientifica dovrà mettere al primo posto questa vera e propria emergenza, destinando alla soluzione di essa una buona parte delle risorse attualmente impiegate per altri obiettivi meno impellenti da raggiungere. Ad esempio, la Cina ha appena annunciato la sua discesa in campo con dispendiosi quanto ambiziosi progetti di esplorazione dello Spazio: ma se dovessimo ritrovarci l’ambiente della Terra contaminato da batteri invincibili, mica possiamo pensare di cavarcela scappando tutti su qualche altro pianeta…

Carlo Napolitano

Carlo Napolitano, medico pediatra, neonatologo e adolescentologo, si occupa da molti anni di attività sportiva e nutrizione e ha svolto funzioni di medico sociale e accompagnatore di squadre giovanili. Appassionato sportivo, si è dedicato alla pallavolo agonistica, prima da giocatore ed in seguito come allenatore, mentre attualmente pratica il tennistavolo, disciplina in cui ha conquistato in diverse edizioni dei Giochi Mondiali della Medicina  2 medaglie d’argento e 4 di bronzo.Ricopre la carica di direttore scientifico di un’agenzia di comunicazione multimediale, svolge una intensa attività divulgativa su temi di educazione sanitaria e sportiva e ha contribuito a pubblicazioni su salutismo e nutrizione.

Pubblicazioni-Edizioni Sperling & Kupfer:

2006: “Lo sport giusto per il tuo bambino”. Come scegliere l’attività fisica più idonea per i nostri figli.

2011: “L’alimentazione giusta per tuo figlio”, collaborazione con l’autrice Gigliola Braga

2013: “Lo sport che fa bene al tuo bambino”

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