La mediazione civile, obbligatorietà, aspettative ed incertezze

TORNA LA MEDIAZIONE: POSSIAMO ESSERE FELICI ?

 

Con il “decreto del fare” il Governo ha riscritto alcune norme relative alla mediazione reintroducendo il meccanismo dell’obbligatorietà per un’ampia parte del contenzioso civile che ancora oggi pesa enormemente nella gestione della Giustizia Italiana. Ricordiamo che a seguito dell’entrata in vigore della legge sull’istituto della mediazione con il D. Lgs. N. 28/2010, in base all’art. 5 del decreto, chi era intenzionato a promuovere una causa nelle materie ivi previste (fra cui quelle in materia di risarcimento del danno a seguito di sinistro stradale, quelle relative alla materia condominiale, in materia di diritti reali sugli immobili, ecc.) doveva prima di tutto convocare la controparte davanti ad un Organismo di Mediazione; solo all’esito della mancata comparizione della controparte o dell’insuccesso della mediazione, la parte poteva proseguire la lite rivolgendosi al Tribunale competente. La legge aveva scatenato una vera  e propria “levata di scudi” di buona parte dell’avvocatura italiana che ne contestava anzitutto (ma non solo) l’obbligatorietà prima di promuovere la causa. Ora, senza entrare nel merito delle questioni prettamente tecniche che avevano portato l’avvocatura a criticare aspramente il D. Lgs. N. 28/2010, è certo che l’intento del Legislatore era anche quello di creare un effetto deflattivo del ricorso al contenzioso ordinario per dirimere liti talvolta di valore bagatellare (ad esempio alcune liti in materia di condominio) ma spesso di rilevante valore economico (si pensi ad alcune cause in materia di risarcimento dei danni derivanti da sinistri stradali o da responsabilità medica). Effetto deflattivo che nei pochi mesi di vita del criterio dell’obbligatorietà della mediazione si era anche visto. foto mediatore

Poi è intervenuta la Corte Costituzionale che aveva sancito, almeno in parte, la contrarietà di quel criterio ad alcuni principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico. Il Parlamento ed il Governo sono stati quindi chiamati a rivedere la normativa per adeguarla alle osservazioni formulate dalla Corte Costituzionale, come appunto è avvenuto con l’emanazione del “decreto del fare”. Le modifiche introdotte dal Governo hanno recepito in parte anche le istanze provenienti dal mondo dell’avvocatura. In estrema sintesi sono queste le maggiori novità rispetto alla legge precedente: è stato introdotto il principio di territorialità della domanda di mediazione (mentre prima la mediazione poteva essere intrapresa senza limiti di territorialità rispetto all’oggetto della vertenza e al luogo di residenza delle parti); è stata eliminata l’obbligatorietà per le cause di risarcimento danni derivanti da circolazione di veicoli e natanti; in caso di giudizio in corso, è stata introdotta la possibilità per il Giudice di inviare le parti dinanzi al mediatore (e quindi non più su istanza delle stesse) per tentare la mediazione e solo in esito a questa si proseguirà il giudizio; sono state escluse le procedure di accertamento tecnico preventivo ove il legislatore aveva comunque previsto il tentativo di conciliare le parti; la durata del tentativo di mediazione non può superare i tre mesi; è prevista la sostanziale gratuità del primo incontro con il mediatore (si pagherà solo nel caso il tentativo, dopo il primo incontro, proseguirà perché il mediatore ha convinto le parti della possibilità di un “buon fine” –mai scontato però…- della mediazione; ha introdotto l’assistenza necessaria dell’avvocato per l’esperimento del tentativo obbligatorio di mediazione; ha riconosciuto “di diritto” agli avvocati la iscritti al proprio albo la qualifica di mediatori; ha previsto la scadenza della norma al 20 settembre 2017, quattro anni. Ebbene, proprio partendo da questa data si capisce come l’intento del Legislatore di reintrodurre la mediazione obbligatoria sia tuttora volto ad ottenere un effetto deflattivo del contenzioso ordinario, riconoscendo quindi il problema dell’arretrato che pende nei Tribunali Italiani come questione prioritaria. Questa necessità, però, ha fatto sì che l’istituto della mediazione ne esca ancora una volta un po’ svilito se raffrontato all’importanza che potrebbe rivestire nel regolare i rapporti sociali. Infatti, la mediazione quale alternative dispute resolution (ADR), ha potenzialità che male si associano con l’urgenza di dover evitare nuovo contenzioso e quindi con l’obbligatorietà del suo tentativo; quello che il Legislatore sta cercando di imporre “dall’alto “ è in realtà un radicale mutamento della mentalità “litigiosa a prescindere” che i cittadini Italiani hanno dimostrato dall’inizio della storia Repubblicana, se non prima: siamo il Paese con il maggior numero di cause pendenti in Europa e questo è certamente un indice della nostra litigiosità; ma siamo anche stati la culla del diritto europeo (si pensi all’importanza enorme del Diritto Romano, riconosciuto quale fondamento di buona parte degli Ordinamenti Giuridici vigenti) e questo ha fatto sì che l’Italia abbia contribuito allo sviluppo di leggi che sono certamente al passo con i tempi anche in campo Europeo.  foto linee di mediazione

L’istituto della Mediazione ha invece origini nei paesi di Common Law e come tale apparentemente lontano dal nostro modo di affrontare e risolvere le liti. Per questo motivo sarebbe stato auspicabile un intervento anche di preparazione e approfondimento culturale del popolo italico affinché potesse apprezzare al meglio le potenzialità della mediazione quale vero metodo alternativo alla soluzione delle controversie; ma stante l’urgenza e considerato anche che molti organismi sono nel frattempo sorti in ogni parte dello stivale, il Governo ha pensato bene di puntare anzitutto a “costringere”  gli italiani a provarla, la mediazione,  per capire di cosa si tratta. Ora credo di poter dire che la “palla” passa a noi operatori del diritto (anche se chi ha già praticato la mediazione sa benissimo che il diritto è solo una delle componenti da analizzare nel corso degli incontri di mediazione ma non  è assolutamente detto che sia quella decisiva per arrivare a proporre la soluzione della lite …): sta a noi utilizzare questo strumento per i prossimi quattro anni per cercare di far capire ai nostri clienti, alle parti che litigano, che può esservi un modo diverso di vivere il contenzioso, entrando nelle mille sfaccettature che una lite può portare con sé e che la “causa in tribunale” non prende in considerazione (proprio perché fondata solo sul diritto); starà a noi cercare di far fruttare questo nuovo modo di lavorare che esce certamente dagli schemi usuali dell’avvocato ma che potrebbe, in ogni caso, rappresentare una nuova opportunità di lavoro. In questo nuovo  tentativo di “educare” gli italiani alla mediazione, un ruolo importante spetterà anche ai Giudici, coloro che per primi potrebbero “beneficiare” dell’effetto deflattivo della reintroduzione della mediazione obbligatoria, con riverberi positivi sulla “qualità” del “prodotto finale” di una causa: la sentenza.

 

Avv. Antonio Lamarucciola

Lo studio legale associato Lamarucciola-Gualano è stato fondato dagli avvocati Antonio Lamarucciola e Chiara Gualano nel 1999 unendo le esperienze dei due professionisti iscritti all’albo degli avvocati del Foro di Como rispettivamente dal 1996 e dal 1997. Da diversi anni condivide lo studio l’avvocato Davide Monteleone del foro di Como, nell’ottica di offrire ai clienti risposte qualificate in molteplici settori dell’attività professionale. I professionisti operano principalmente nel distretto della Corte d’Appello di Milano ed in particolare nel foro di Como ma l’organizzazione è tale da garantire ai clienti l’assistenza sull’intero territorio nazionale, avvalendosi, se del caso, di professionisti in loco. Per le pratiche che richiedono particolari conoscenze tecniche quali quelle medico legali, tributarie e fiscali, nel settore dell’edilizia, o studio si avvale anche della collaborazione di diversi professionisti di fiducia. L’aggiornamento professionale, l’utilizzo delle migliori banche dati, riviste monografiche, software gestionali, permettono allo studio di offrire risposte tempestive e nell’ottica del miglior risultato per il cliente, sia in via stragiudiziale che giudiziale. Da ultimo, grazie alla qualifica di mediatore dell’avv. Antonio Lamarucciola, lo studio è in grado di proporre anche soluzioni alternative delle controversie (ADR) o di assistere in modo qualificato il cliente chiamato ad un tentativo di mediazione.
Diritto civile:
Lo studio legale associato Lamarucciola-Gualano svolge attività di consulenza e di assistenza legale nelle materie del diritto civile, principalmente, e del diritto penale.Le esperienze maturate negli anni hanno perfezionato la preparazione professionale nell’ambito del diritto civile, in particolare per le seguenti materie:
-Responsabilità civile in generale e conseguente risarcimento dei danni
-Responsabilità civile da infortunistica stradale
– Diritto di famiglia, separazioni e divorzi
– Tutela della proprietà, azioni possessorie e diritti reali

 

 

 

3 Commenti

  1. Luciana Brusa

    Chiedo se, anche in una controversia fra due fratelli sulla vendita di un immobile ereditato in parti uguali,( uno dei fratelli non vuole vendere), è prevista la mediazione civile. Ringrazio e invio cordiali saluti, oltre ai complimenti per il completo ed articolato documento da voi pubblicato. Luciana Brusa

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