La Francia, le sue colonie africane e l’immigrazione

L’ ipocrisia della Francia

Partendo dai recentissimi avvenimenti di una Francia che non accoglie gli immigrati chiudendo le frontiere, vediamo ad esempio quella di Ventimiglia , ed i suoi porti e si permette di criticare l’operato italiano percorriamo un po’ di storia dal 1950 ad oggi per meglio comprendere chi e cosa siano i “cugini “ d’oltralpe…..persone dalla memoria corta, molto corta, troppo corta.

Africanews in un suo articolo scrive “Quando Sékou Touré della Guinea decise nel 1958 di uscire dall’impero coloniale francese, e optò per l’indipendenza del paese, l’elite coloniale francese a Parigi andò su tutte le furie e, con uno storico gesto, l’amministrazione francese della Guinea distrusse qualsiasi cosa che nel paese rappresentasse quelli che definivano i vantaggi della colonizzazione francese.” Ed ancora “Tremila francesi lasciarono il paese, prendendo tutte le proprietà e distruggendo qualsiasi cosa che non si muovesse: scuole, ambulatori, immobili dell’amministrazione pubblica furono distrutti; macchine, libri, strumenti degli istituti di ricerca, trattori furono sabotati; i cavalli e le mucche nelle fattorie furono uccisi, e le derrate alimentari nei magazzini furono bruciate o avvelenate. L’obiettivo di questo gesto indegno era quello di mandare un messaggio chiaro a tutte le altre colonie che il costo di rigettare la Francia sarebbe stato molto alto.” Ed il prezzo fu in effetti decisamente alto tant’è che Sékou Touré, coniò lo slogan “Preferiamo la libertà in povertà all’opulenza nella schiavitù.” ma quasi nessuno ebbe la forza e la volontà di seguire l’ esempio. Il primo presidente della neonata Repubblica del Togo Sylvanus Olympio, propose alla Francia una soluzione in alternativa al patto di continuazione di colonizzazione francese è si accordò per pagare un debito annuale alla Francia per i cosiddetti benefici ottenuti dal suo Paese “grazie” alla colonizzazione francese. Egli non voleva che il suo paese continuasse ad essere un dominio francese. Tutto ciò non andava bene alla Francia e “casualmente” il 13 gennaio 1963  uno squadrone di soldati analfabeti sembrerebbe appoggiati dalla Francia lo uccise. Iniziò, in quel periodo, un susseguirsi di lotte e colpi di stato ove gli africani lottavano per liberarsi dalla colonizzazione europea, dalla colonizzazione francese. Un dato che dovrebbe far riflettere : dagli anni ’60 in Africa vi sono stati 67 colpi di stato, e tentativi di colpo di stato. Ben 26 paesi africani sono stati attori di questi colpi di stato e, guarda caso, ben 16 di essi sono ex colonie francesi. 16 su tradotto numericamente significa che il 61% dei colpi di stato sono avvenuti nell’Africa francofona. Italia oggi “giornale economico-finanziario”, in un articolo datato dicembre 2015, ha pubblicato un articolo ricco di particolari dal titolo :

Ma quale euro? Il franco esiste, in Africa e Pacifico. Lo gestisce Parigi, in barba alla Bce

La Francia è ancora coloniale

Parigi detiene le riserve auree di 14 stati africani

“14 paesi africani ancora oggi hanno come valuta il franco francese. Sì, avete capito bene: nonostante non esista più, perché sostituita dall’euro, la moneta di questi 14 stati è il franco francese, come ai tempi delle colonie.”

Ed ancora

“ a garantire agli stati africani la convertibilità con l’euro di questa valuta non è la Banca centrale europea, no è il ministero del Tesoro francese “

“ almeno il 65% delle riserve nazionali di questi 14 paesi sapete dove sono depositate? Sempre presso il dicastero del Tesoro transalpino, che, proprio in tal modo, si fa garante del cambio monetario. In sostanza, la Francia ha a sua disposizione le riserve nazionali delle sue ex colonie “

La moneta di cui scriviamo è il Cfa e come riporta correttamente Italia oggi Cfa è l’acronimo di : “(Colonies françaises d’Afrique). I 14 stati che lo utilizzano si sono riuniti in due famiglie: l’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale (Uemoa) e la Comunità economica e monetaria dell’Africa centrale (Cemac). Della prima fanno parte: Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo. Della seconda: Camerun, Repubblica Centrafricana, Repubblica del Congo, Gabon, Guinea Equatoriale e Ciad. Poi, nell’Oceano indiano, le Isole Comore (anche queste ex colonie francesi) utilizzano il franco Cfa, nell’ambito della cosiddetta «zona franco» (franco-comorano).” Ma il Cfa ha, diciamo, un “parente stretto” il franco Cfp, che sta per Colonie francesi del Pacifico (Colonies françaises du Pacifique). Si tratta di una moneta utilizzata nei territori d’Oltremare: Polinesia Francese, Wallis e Futuna, Nuova Caledonia. Inizialmente, il franco Cfp era adottato anche nelle Nuove Ebridi, ma poi qui il franco si separò dal franco Cfp e successivamente, nel 1982, fu sostituito dal vatu di Vanuatu. Si tratta dell’unico caso di abbandono del franco Cfa-Cfp verificatosi in una ex colonia.” E sempre dallo stesso articolo  “Con l’avvento dell’euro, il Franco Cfa non è scomparso, ma il suo valore è stato fissato alla valuta europea (100 Cfa = 0,15 euro). Come detto, però, è sempre il Tesoro francese e non la Bce che continua a garantirne la convertibilità. Come sia possibile tutto ciò ancora non è dato sapere “

E’ abbastanza evidente che le implicazioni geopolitiche con una simile situazione siano numerose e talvolta con luci ed ombre ove le ombre superano notevolmente le luci.  Vediamo cosa è accaduto in CIAD nel 2015 (sempre dall’articolo di Italia oggi “il ministro ciadiano delle comunicazioni, Hassan Sylla Ben Bakari, diramò un comunicato ufficiale in cui si affermò che il 40% delle armi confiscate dall’esercito ciadiano impegnato nelle operazioni militari contro il gruppo terroristico nigeriano Boko Haram era di fabbricazione francese.” Abbiamo visto rapidamente , molto rapidamente il CIAD ma cosa dire della Costa d’Avorio dove la Francia con le sue aziende è il primo fornitore e nel contempo primo cliente della Cote d’Ivoire  con centinaia di  filiali e 600 società tutte rigorosamente a capitale francese in ogni settore strategico con il controllo delle comunicazioni attraverso  France Télécom e Orange, le banche Bnp Paribas e Crédit lyonnaise senza scordare il gruppo Bolloré detentore del 67% di Sitrail una realtà che gestisce la ferrovia tra Abidjan e Ouagadougou. Tale società ebbe ad avere , oggi qualcosa sta forse cambiando,  il monopolio del settore dei trasporti, del tabacco ed in molte altre realtà strategiche tra cui il petrolio.  CIAD, COSTA D’AVORIO, la ricca NIGERIA che ambisce ad essere il leader geopolitico , e le altre realtà ancora legate, obbligatoriamente, alla Francia. Vi è però sempre un ma…..cerchiamo di comprenderlo : gli analisti africani sembrano asserire che la vera ed unica intenzione del Presidente francese individuata sia quella di convincere l’Africa ad allearsi con la Francia e la Unione Europea in difesa degli interessi comuni creando una alleanza economica e politica in grado di supportare le potenze mondiali tra cui Cina, Russia e Stati Uniti, che  Macron vede come entità antagoniste.

Molti sono i vantaggi economici per la Francia dall’ Africa ma le frontiere ed i porti francesi rimangono chiusi alla immigrazione. E si permettono di criticare l’ Italia ?

Claudio Mantovani

 

 

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