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La fedeltà, dalle caverne ai giorni nostri

Fedeltà

Non a caso il termine “ Moralità” e l’aggettivo  “Morale”      derivano da MOS, termine latino che come sappiamo significa  Costume. Ciò che si fa abitualmente diventa morale.

Anche in Grecia ETHOS ha lo stesso significato e l’ETICA  deriva allo stesso modo da quella iniziale accezione.

Non si deve sottovalutare l’importanza vitale del “ costume” in quanto “abitudine”, perchè  proprio attraverso le abitudini e i costumi  l’Umanità si è salvata e ha progredito.

Molte delle nostre abitudini sono derivate dal luogo dove gli uomini si trovavano a vivere e dalle condizioni di vita che volta a volta si presentavano.foto1 fedeltà

Quanti tentativi  falliti ed esperimenti rinnovati e mutati nel tempo prima di creare un MOS, un costume, un’abitudine.

Non possono pertanto essere  valori eterni e immutabili i costumi morali e non valgono per tutti e a tutte le latitudini.

Una valutazione diversa della “ Fedeltà” nella coppia, in particolare della fedeltà della donna verso il suo compagno può essere esaminata già nella primitiva età delle caverne: era normale in quell’epoca preistorica che innumerevoli cacciatori si avvicendassero con le loro prede di caverna in caverna, ospitati da madri con la loro prole, che risiedevano stabili per mantenere i loro piccoli, figli di padri diversi.

La Madre nella caverna costituiva un Tabù intoccabile da parte dei figli, mentre nessun valore poteva logicamente essere attribuito ad un ipotetico concetto di fedeltà fra madri e padri.

Quella fu l’epoca del Matriarcato, in cui la divinità era vista come femminile, per il miracolo della vita vistosamente attribuibile alla femmina.

Il più antico esempio di rappresentazione di una divinità è infatti la Venere di Willendorf ( Austria ) risalente al ventiduesimo millennio a. C.

Ma quando le madri cominciarono a coltivare qualche vegetale  e si comprese che gli animali potevano essere più comodamente allevati invece che cacciati, la fedeltà della femmina umana divenne un valore poiché ogni figlio legittimo rappresentò forza lavoro nei campi, cioè un patrimonio da difendere e da pretendere da parte del padre.

Dal Matriarcato si passò al Patriarcato. Non altrettanto vitale era la fedeltà da parte del padre, che anzi vedeva aumentare il patrimonio quante più femmine fattrici aveva, moltiplicando la forza lavoro.

Nel nostro mondo non si può dire che la fedeltà sia un valore, dati i divorzi, le unioni brevissime. La fedeltà si può volere o no. Non c’è clava che possa  imporre la fedeltà ad una donna che  si innamora di un cacciatore più prestante o che semplicemente si stufa e preferisce la libertà.

Se arriva l’Amore non c’è storia, la fedeltà è spontanea, ma quelle sono vicende uniche e irripetibili,  da vivere come fortune  e incanti della vita, come ognuno di noi cui è capitato un simile evento sa bene e si tiene stretto nella memoria.

L’Era nostra qual è? Non il Matriarcato, non il Patriarcato, ma l’ Individuarcato…il termine non esiste, ma sembra che specialmente nel maschio, più o meno colto e consapevole, sia rimasta impressa l’idea della sconfitta esistenziale se non riesce a essere il Patriarca, padrone delle sue femmine.foto2 fedeltà

La sua donna non può essere di altri, allora deve soccombere.

Questo è oggi il Femminicidio, assurdo retaggio di un sopruso perpetrato per fini economici a danno della donna che agli inizi del mondo era per forza di cose la  padrona della caverna e che fu espropriata a forza del suo potere.

Certamente questi “pensierini” rarefatti e distaccati non verranno in mente all’eventuale Otello in preda al ribollir del sangue per sospetti veri o presunti o perchè la sua donna non ha più voglia di essergli fedele. Però una meditazione ogni tanto sulla storia del Costume della nostra specie geniale … a mente fredda male non farebbe.

Luciana Brusa

Luciana Brusa, vive tra Milano e Casole d’Elsa ( Si ). Ha pubblicato studi filologici inerenti alle materie letterarie che insegnava; poesie, articoli su giornali in occasione di interviste a personaggi della cultura che presentava agli allievi. Ha partecipato all’Antologia ” Per un archivio della Piccola memoria” edito dal Comune di Milano. Settore Biblioteche ( 2004 ). Ha pubblicato due romanzi: ” La Festa dell’UVA” ed. MEF Firenze ( 2005 ) e ” Scherza coi Fanti ” con prefazione di Andrea G. Pinketts. ed. Albatros Il Filo ( 2010 ). Dal 2013 collabora al giornale SportWork

 

Comments (2)

    • Anna Marani

    Luciana Brusa sa sempre intrigarmi e insegnarmi qualcosa. Gran bell’articolo, denso di spunti di riflessione. Un invito alle donne e agli uomini a non contendersi la caverna, imparando piuttosto a conviverci rispettando ognuno gli spazi dell’altro.

    17 Settembre 2013
      • Luciana Brusa

      Ringrazio Anna Marani, giovane scrittrice con molti romanzi fantasy e noir al suo attivo, che mi incoraggia a esprimere le mie opinioni!
      Purtroppo sono piuttosto pessimista su come nel mondo tuttora le donne siano costrette a identificarsi in “ruoli” e ciò avviene anche a causa delle religioni

      28 Settembre 2013

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