La differenza culturale creata dalla religione (dal libro Senza Patria)

Il contesto:  uno dei frequenti viaggi dove Arad un ragazzo Armeno seguiva suo padre nel deserto Siriano, chiamato il bàdie.

Quel pomeriggio, mentre le donne del villaggio preparavano il banchetto della sera, abu-Kamal e mio padre passeggiavano a cavallo lungo la riva del fiume. Io li seguivo al passo, su un cavallo tenuto per le briglie da un contadino. Non sapevo cavalcare, mi chiedevo come si facesse a fidarsi di un animale così scostante!

Ascoltavo i discorsi dei due adulti davanti a me:

«Conosci i confini dei vostri terreni?» chiese mio padre.

«Non precisamente, ma la cosa importante è che i nostri vicini li conoscano. Loro ci temono; nessuno irrompe nei nostri campi».

«Qualcuno, ai tempi, deve pur aver tracciato questi confini!».

«Sì, fu mio nonno; quando decise di non fare più il nomade, corse a cavallo, in compagnia dei suoi fratelli e dei figli, tutto attorno a questo territorio e alla fine dichiarò: “Questi terreni appartengono a me e alla mia gente”. Da allora nessuno ha mai avuto niente da obiettare».

«Ma i contadini che erano già qui che fine hanno fatto?».

«Non lo so, ma non penso che a quei tempi ci fossero molti contadini. Qui erano tutti pascoli per le tribù nomadi come noi. I pochi contadini residenti saranno rimasti lì. Mio nonno era un uomo giusto, non avrebbe mai cacciato nessuno. Anzi, li avrebbe protetti».

«Quanti figli hai, abu-Kamal?».

«Sono dieci i maschi che hanno superato i dodici anni, quelli che hanno meno di quell’età non li conto come figli. Sai, abu-Arad, i bambini muoiono facilmente prima di raggiungere quell’età. Meglio non affezionarsi. E tu, abu-Arad, quanti figli hai?».

«Solo due e non ne avrò altri; mia moglie partorisce con un intervento[1] e più di due figli non si possono avere, dicono i medici, perché è pericoloso. Inoltre la nostra religione cristiana non ci permette di avere più di una moglie».

«La vostra religione è imperfetta. È più corretta la nostra, perché si possono avere fino a quattro mogli, basta trattarle in uguale misura e avere le risorse per mantenerle bene. Un uomo come te avrebbe potuto permettersi quattro mogli, così avresti avuto tanti figli e diventare più potente!».

«Sì, capisco quello che dici, ma le nostre famiglie sono costituite da due individui, un uomo e una donna, con eventuali figli. La presenza di più donne distruggerebbe l’equilibrio e diventerebbe un inferno».

«Ti sbagli, abu-Arad, non è così; la famiglia è come un tavolo, se si regge su una gamba è totalmente instabile, con due gambe è sempre oscillante, con tre può reggersi, ma con quattro è molto più solido. Le mogli sono le gambe del tavolo».

«Non posso fare niente contro la mia tradizione. Dio ha voluto che nascessi cristiano».

«È una vera disdetta, un uomo come te tramanderà le sue idee solo a due, mentre io a decine e decine. A lungo andare la terra sarà popolata da gente come me, voi sarete sempre meno».

«Abbiamo sì pochi figli, ma cerchiamo di dare loro molto, sia come educazione, sia come risorse economiche. Voi con tanti figli rischiate di disperdere la vostra ricchezza».

«Non si disperde niente, perché non si divide niente. Tutto va al primogenito e gli altri aiutano il primogenito. Più forte è il primogenito, più forti diventano gli altri, che a loro volta più lo aiutano. È come una ruota che sale sempre più in alto».

[1] Si intende parto cesareo.

Cesar Balaban

Cesar Balaban, nativo di Aleppo(Siria) da una famiglia di origine armena sopravvissuta al genocidio del 1915. Cresciuto tra culture diverse, armena per la famiglia, araba per nascita e quella americana per la scuola frequentata, si è trasferito in Italia nel 1969 con l’intento di andare negli Stati Uniti. Decide di fermarsi e frequentare gli studi di medicina a Parma e Milano, diventando chirurgo, professione esercitata negli ospedali pubblici fino al 2009. Essendo sposato con una italiana, dopo questo lungo periodo di permanenza, considera l’Italia la sua quarta radice culturale. Dal 2014 collabora con il giornale Sport & Work.

 

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