Jan Palach, eroe di tutti gli uomini liberi

Ho tra le mani le fotografie pubblicate da “EPOCA” nel gennaio di 50 anni fa, non si sa chi sia l’autore, si sa solo che sono giunte da Praga accompagnate da una sola parola: “Ricordatevi”!

Il volto è quello di Jan Palach sul letto di morte: un volto martoriato dal fuoco e da 73 ore di sofferenze indicibili. Un’agonia sopportata stoicamente, senza un lamento. Le ultime parole del giovane studente di filosofia sono state rivolte ai compagni di lotta: “non ripetete il mio gesto: la Cecoslovacchia ha bisogno di voi, vivi”. Jan aveva 21 anni. Era nato nell’anno della rivoluzione comunista nel suo paese (il 1948), è morto nell’anno della vergogna dell’occupazione sovietica.

Praga come Budapest. Dodici anni dopo che Kruscev aveva soffocato nel sangue la libertà del popolo ungherese, si è ripetuto lo stesso dramma in Cecoslovacchia. E se le vittime dei carri armati sovietici non sono state numerose come nel 1956, lo si deve soltanto all’incredibile autocontrollo degli uomini, delle donne e dei ragazzi di Praga.

Quando le prime colonne degli eserciti “amici” hanno cominciato a dilagare nel loro paese, era l’agosto del 1968, i cecoslovacchi non riuscivano capire il perché di quella invasione. A pochi giorni degli accordi di Bratislava, nessuno poteva pensare al tradimento. Breznev aveva abbracciato e baciato Dubcek pubblicamente, davanti ai fotografi, perché fosse documentata l’amicizia fra i “popoli fratelli”. Quelle immagini vennero poi mostrate con rabbia alle truppe di occupazione e i cittadini di Praga vi avevano scritto sopra una sola tremenda parola: “GIUDA!”.

Quella volta i sovietici pretesero dei complici: la Polonia, la Germania orientale, la Bulgaria e perfino l’Ungheria. Così che l’unica volta che il patto militare di difesa del mondo comunista contro l’occidente ha funzionato, è stato ai danni di una nazione amica e membro dell’alleanza. Ma i carri armati non sono riusciti a nascondere con il frastuono dei loro cingoli una realtà amara per i capi sovietici: la potente Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS)diventa un gigante dai piedi di argilla non appena viene pronunciata la parola “libertà”.

Jan era un ragazzo intelligente, bravo studente e “comunista”, amava la vita, eppure decise di sacrificarla per una disperata protesta contro i tiranni della sua Patria. “Che tempi sono questi, nei quali la luce è data da un uomo che brucia?”: queste parole furono scritte sotto il monumento di san Venceslao.

Il gesto di Jan Palach ha commosso tutto il mondo e oggi, dopo 40 tutti fanno ammenda di non averlo capito e di non averlo saputo valutare. Certo, dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, tutto è cambiato, è crollata la cortina di ferro, sono cadute le “democrazie socialiste” ma ci resta una sola verità.

La verità che il rogo umano che si è acceso all’improvviso il 16 gennaio 1969, a Praga, ci ha posto ancora una volta di fronte alla nostra coscienza.

NON DIMENTICHIAMO!

Franco Mauroner

Franco Mauroner, funzionario pubblico, ritirato dal lavoro, è stato responsabile della comunicazione istituzionale e trasparenza del Comune di Trezzano Sul Naviglio. Dal 2007 al maggio 2012 segretario particolare del Sindaco di Abbiategrasso e per il Comune di Trezzano Sul Naviglio in oltre un trentennio ha ricoperto le funzioni di funzionario dell’area sociale, dell’area culturale e dell’area informatica. Ha collaborato con Anci, Ancitel, Upi, Uncem; inoltre è stato consulente per Anci risponde ed Anciform, Legautonomie, Consorzio dei comuni della Provincia di Bolzano, Associazione dei Comuni del Lodigiano, DTC PAL del Canavese, Consiel Enti Locali. Svolge attività di docenza e consulenza nella Pubblica Amministrazione in materia di applicazione della legge sulla trasparenza, del codice privacy, di diritto all’accesso, di comunicazione istituzionale.

Ha pubblicato alcuni volumi e numerose pratiche per la pubblica amministrazione e ad oggi pubblica articoli e saggi su varie testate (Comuni in rete, Pa-Web, Il Sole 24 ore, Strategie Amministrative, Italia Oggi, Ascolodi, Ordine e Libertà).

Ha anche per il 2018 l’attestazione professionale di “comunicatore pubblico”, cioè responsabile della comunicazione istituzionale, inoltre è stato nominato componente la delegazione Lombardia dell’Associazione Comunicazione Pubblica.

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