Italia, una lumaca in salita, in attesa di costose riforme

CRISI: L’EUROPA DIA PIU’ FLESSIBILITA’

( pubblicato da Avvenire 31 ottobre 2013)

Una lumaca che arranca in salita, così pare l’Italia nel suo tentativo di ripresa economica. La riduzione dello spread data da una maggiore stabilità politica, libera qualche risorsa finanziaria ma modesta rispetto allo sforzo necessario da produrre. La pressione fiscale non può diminuire e il macigno del debito pubblico pare irriducibile se lo sviluppo non accelera il passo. La coperta rimane corta e il pur serio “lavoro di cacciavite” del governo Letta rischia di non arrestare le alte perdite di persone e imprese. Le chiusure aziendali, con conseguenti disoccupazioni, sono uno strazio quotidiano. Anche aziende valide che pure hanno commesse di lavoro, si trovano in ginocchio a causa della mancanza di liquidità per la gestione corrente. foto scala flessibile

Il fatto è che le riforme costano, sia che tagli la spesa sia che tagli il costo del lavoro, i risultati positivi arrivano dopo qualche tempo mentre nell’immediato si hanno costi sociali e minori gettiti di entrate erariali. Le riforme vanno quindi finanziate fino a quando producono l’inversione di tendenza. In questo contesto quindi, operare con pochi margini di manovra rispettando i vincoli europei, appare quasi una impresa disperata con altissimi costi sociali. Bisogna uscire da questa asfissia ragionieristica dei decimali. Come ? Penso si debba aprire seriamente in Europa un tavolo di confronto per chiedere più margini di flessibilità in un periodo concordato. Quando un paese ha accumulato molto debito non può ridurlo in pochi anni. Non si possono chiedere all’Italia né miracoli né misure draconiane, l’importante è che anno dopo anno il livello del debito scenda, senza interrompersi. La nostra incapacità di crescere attuando politiche incisive è ciò che davvero preoccupa gli investitori esteri. I parametri del pareggio annuale con il tetto del rapporto deficit- Pil al 3%, da virtuosi che dovrebbero essere, in questo contesto sono un cappio che paradossalmente ora rischia di ammazzarci con danno anche per l’Europa. Insomma dobbiamo negoziare un serio piano pluriennale che consenta all’Italia di attuare un preciso piano di riduzione di spesa pubblica, costo del lavoro e tasse e investimenti produttivi finanziandolo anche con una forte iniezione di liquidità da parte dell’Unione Europea (si può utilizzare il meccanismo europeo di stabilità Ems). Un documento programmatico con impegni precisi e controllabili ma senza un commissariamento. foto scala a lumaca

Un contratto morale, politico ed economico da onorare con serietà e precisione prima di tutto fra noi e quindi con gli organismi europei. Abbiamo dovuto inseguire un forte recupero di credibilità in Europa che ci considerava inaffidabili, quindi è comprensibile il richiamo a “ fare i compiti in casa” che devono continuare ma appunto per questo ora non si può arrivare allo strangolamento. Nella prossima primavera si terranno le elezioni europee che rischiano di trasformarsi in un referendum sul futuro dell’Ue di cui tantissimi cittadini, a partire dagli italiani, non colgono i benefici ma anzi ne sentono solo gli svantaggi. Ora la Merkel , vinte le elezioni, deve porsi come leader politico per evitare lo sfaldamento del progetto europeo che non converrebbe neanche alla Germania. Il peso specifico dell’Euro è dato dal peso di tutti i nostri destini. I numeri da soli non bastano ad esprimere valori e speranze e quindi a garantire i risultati.
Alberto Mattioli

 

Alberto Mattioli, nato in provincia di Rovigo, coniugato, una figlia di 18 anni. E’ stato dirigente di un gruppo internazionale di auditing e servizi per le imprese. In passato ha lavorato in ambiti finanziari e presso le acciaierie Falck nell’ambito del controllo di gestione. Ora ricopre incarichi di amministratore in diverse società.

E’ Console provinciale di Milano dei Maestri del lavoro. Nel 2011 ha ricevuto l’onorificenza della Repubblica di “Maestro del Lavoro” che ha comportato, nel 2012, il conferimento dell’Ambrogino d’Oro.
E’ stato Vicepresidente dell’Azione Cattolica Ambrosiana e coordinatore delle scuole di formazione socio-politica.

E’ Presidente della Famiglia Polesana di Milano
Nel 2006 ha ricevuto il diploma di Medaglia d’Oro dalla Camera di Commercio di Rovigo, premio “Polesani che hanno onorato la provincia di Rovigo in Italia e nel Mondo”.
E’ stato Vicepresidente della Provincia di Milano e Consigliere comunale di Milano.

 

 

 

 

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