Fare Impresa: lavoro, proteste, valori e responsabilità

Le proteste e l’interesse comune

Sembra che non si sia ancora acquisita consapevolezza di un fatto fondamentale, non è più questione di Occupazione, bensì di produttività. Non è più determinante difendere il posto di lavoro a qualunque costo, quando il lavoro non c’è e ce ne sarà sempre meno. Bisogna cambiare registro e trovare soluzioni innovative in controtendenza rispetto alla storia che ha generato lo stato attuale.

E’ paradossale assistere a proteste infinite e per certi versi violente, quando è chiaro (o deve esserlo) che non è con le proteste che si può ottenere ciò che non c’è o difendere l’indifendibile.
Tutto l’apparato pubblico dovrebbe piuttosto muoversi all’unisono su quella parte di iniziative da intraprendere che non può essere per forza “diverso” dagli uni o dagli altri.

Anche un piccolo terreno comune rappresenterebbe un segnale del senso di responsabilità che oggi non si avverte più da nessuna parte.

Rimane l’aggressività, la contestazione, la protesta, che è la via più semplice, ma verso cosa? Verso chi?
Si ha l’impressione che serva solo a mantenere uno status quo o a garantire un ruolo che produce benefici solo per chi vuole rappresentare degli interessi, ovviamente a breve, anzi a brevissimo termine, perché dietro l’angolo c’è solo il peggio, se non si ha il coraggio di cambiare e di sostenere tutti lo sforzo dei cambiamenti

Alcuni esempi pratici, aziendalistici. Ho lavorato con alcuni Capi Reparto che hanno mostrato segni di stanchezza, di esaurimento, di frustrazione, a livello di guardia, inclini ormai solo a protestare e lamentarsi del contesto che stanno vivendo, della Direzione, dei loro Capi e così via.

La realtà è che le Aziende sono in difficoltà, vivono a breve, devono produrre sempre più velocemente, consegnare sempre prima, incassare se possibile, il tutto genera una pressione esagerata sulla produzione, una variabilità continua, una tensione e spesso un’aggressività ai limiti.

Qual è l’alternativa? Chiudere e perdere il lavoro, perdere ricchezza per la Nazione. Lasciare la Produzione a Paesi meno costosi e più produttivi, indebolendo ancora di più l’Italia, già a corto di lavoro.

Questo non significa dover accettare per forza il contesto che si è creato, ma certamente nemmeno appesantirlo ancora di più, bisogna cercare soluzioni possibili in situazioni difficili. Per inciso è quello che faremo nella realtà citata.

Un altro esempio è rappresentato dall’andazzo per cui le gestioni di molte Aziende e molti Enti sono regolate da sistemi collusivi : ogni giorno si legge sui quotidiani e si vede o sente sui media di nuove situazioni in cui gli affari sono gestiti diseticamente (ospedali che spendono cifre incredibili per prodotti che dovrebbero costare molto meno, gare truccate, tangenti a perdifiato).

Non è così che ci salveremo come Paese. Occorre un profondo ridimensionamento e una valorizzazione dell’etica degli Affari e questo dovrebbe essere un obiettivo comune fra tutte le forze politiche e sindacali in campo, così come l’evasione, non più tollerabile e non più sostenibile.

Le proteste sono contro i tentativi di cambiamento, magari rozzi, non sempre condivisibili, tuttavia le energie dovrebbero essere dirette a costruire non a distruggere, a correggere non a contrastare, devono essere ispirate a ciò che serve veramente per la collettività e non a salvaguardare la propria entità, partito o sindacato che sia.

Se la nostra scuola è la peggiore d’Europa, se la nostra produttività è ai limiti più bassi, se il nostro PIL è davanti solo a Cipro in tutta Europa, forse significa che occorre un grandissimo rinnovamento di tutto il modo di agire, a partire dai valori fondanti per arrivare ai comportamenti e alle regole, poche, buone e rispettate.

Tutto questo in un Paese che ha una grande storia, grandi Intelligenze in ogni campo, che ha scienziati di valore mondiale e una gioventù trascurata, mal formata, mal seguita, abbandonata a sé stessa.

Recuperare il valore, abbandonare i contrasti inutili, confrontarsi sulle azioni che servono a renderci più competitivi e a sfruttare l’immenso patrimonio posseduto, ridurre il peso della burocrazia e dei poteri occulti di ogni tipo, rimettersi a fare e fare sul serio, tutti insieme, per un futuro migliore, che non può uscire dall’entropia attuale e dallo sfruttamento delle proprie rendite di posizione in eterno.

Le energie positive ci sono, nelle Aziende, nelle Università, nel contesto sociale e politico, è a loro che ci si deve affidare per superare i troppi campanilismi che albergano nel nostro Paese e per abbattere i potentati che impediscono la rinascita dell’Italia.

Giorgio Cozzi

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo
– CEO di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl
– Partner Italiano di Extended Disc (Piattaforma evoluta di Analisi dei Comportamenti
– ex Presidente di ASSORES (Associazione fra Società di Selezione)
– Membro attivo di CRESCITA (Associazione fra ocietà di Ricerca e Selezione del Personale
– Autore di Turbomanagement – Sperlimg & Kupfer (con Bucci e Sprega)
– Autore di Turbomanagement 2 – Franco Angeli Editore
– Autore di Cambia, Adesso! – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)
– Autore di Le parole segrete della vendita – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari
– Trainer e Coach
– Esperto di BBS (Behavior Based Safety
– Ha lavorato in Azienda presso Banca Popolare di Novara – Cotonificio Cantoni – Plasmon
– Ha lavorato vent’anni in un Gruppo Internazionale di Training (Tack International)
– Ha partecipato a Convegni Internazionali e Nazionali sul mondo del lavoro

(Presidente di AISM, Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica, autore di libri sulla Parapsicologia).

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