Impresa: l’ultimo tornitore

Risulta che la richiesta di Tornitori è alta, pur vivendo un periodo di contrazione produttiva, tuttavia non se ne trovano.

Il problema è serio perché la tecnologia sottrae forza lavoro, automatizzando lavorazioni, peraltro non riesce e non riuscirà mai a rimpiazzare quelle abilità personali che sono insite nella personata preparata a saper fare “bene” un dato lavoro.

Certe posizioni lavorative, una volta considerate di basso livello professionale, sono oggi diventate così preziose che le Aziende si contendono “l’ultimo tornitore” e spesso sostituiscono le figure che vanno in pensione o che lasciano l’azienda con persone che non hanno quelle competenze, se si vuole artigianali, che una volta fiorivano, particolarmente nelle Aziende meccaniche di rilievo.

Alcuni giornalisti, spiritosamente, consigliavano alla marea di pretendenti all’inserimento nella facoltà di Medicina, che forse era meglio fare una scuola professionale, specializzarsi come Tornitore e guadagnare molto di più e molto prima.

Si è un po’ perso il senso del lavoro e la dignità di un mestiere, presi come siamo dall’attività operativa, e vincolati dai media e dagli stereotipi, nonché le possibilità reali del mondo lavorativo.

In senso più generale si sviluppano sempre di più i mestieri “astratti” e si riducono sempre di più i mestieri “concreti”, probabilmente disperdendo un capitale importante del fare o del saper fare, focalizzandosi molto di più sul sapere.

Ancora più significativo è che, a detta generale, il mondo scolastico si è notevolmente deteriorato, per cui anche il “sapere” non è più così elevato e lo si nota dalle interviste pubbliche di persone anche di alto livello sociale (se così si può dire) che non azzeccano congiuntivi o che parlano per stereotipi, senza profondità culturale.

E’ un fenomeno di entropia che molti osservatori hanno rilevato.

Per essere ottimisti bisognerebbe accompagnare le Aziende a riprendere il loro ruolo di guida e faro delle professioni: molti personaggi sono nati dalle scuole di pensiero, anche dal basso, che certe industrie favorivano. Oggi mancano incentivi a riprendere quel ruolo, fondamentale, di iniziazione ai mestieri e manca un raccordo positivo tra “scuola” e mondo del lavoro. Sarebbe sufficiente creare adeguate premesse perché le buone pratiche vengano riprese, nell’interesse di tutti.

 

Giorgio Cozzi

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo
CEO di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl
Partner Italiano di Extended Disc (Piattaforma evoluta di Analisi dei Comportamenti)
Ex Presidente di ASSORES (Associazione fra Società di Selezione)
Membro attivo di CRESCITA (Associazione fra Società di Ricerca e Selezione del Personale)
Trainer e Coach
Esperto di BBS (Behavior Based Safety)
Ha lavorato in Azienda presso Banca Popolare di Novara – Cotonificio Cantoni – Plasmon
Ha lavorato vent’anni in un Gruppo Internazionale di Training (Tack International)
Ha partecipato a Convegni Internazionali e Nazionali sul mondo del lavoro
Presidente di AISM, Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica, autore di libri sulla Parapsicologia
Autore di Turbomanagement – Sperlimg & Kupfer (con Bucci e Sprega)
Autore di Turbomanagement 2 – Franco Angeli Editore
Autore di Cambia, Adesso! – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)
Autore di Le parole segrete della vendita – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)

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