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Il Milite Ignoto

 

 

Il 4 novembre 2021 – Giorno dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate – l’Italia ha celebrato il centenario della traslazione del Milite Ignoto nel Sacello dell’Altare della Patria.

 

Dopo la 1ª Guerra Mondiale, le Nazioni che vi avevano partecipato vollero onorare i sacrifici e gli eroismi delle collettività nella salma di un anonimo combattente caduto con le armi in pugno.

L’idea di onorare una salma sconosciuta risale in Italia al 1920 e fu propugnata dal Generale Giulio Douhet. Il relativo disegno di legge fu presentato alla Camera Italiana nel 1921.

 

Il 10 agosto si svolse la discussione con interventi del generale Armando Diaz, del relatore Del Giudice, del senatore Antonio Fradeletto (per confermare la possibilità della sepoltura presso l’Altare della Patria) e del ministro Gasparotto. La legge, approvata con votazione a scrutinio segreto il giorno stesso, fu firmata da Vittorio Emanuele III l’11 agosto e pubblicata in Gazzetta ufficiale il 20 agosto. Successivamente con regio decreto del 28 ottobre fu dichiarato festivo il giorno 4 novembre 1921, «dedicato alla celebrazione delle onoranze al soldato ignoto»

 

Approvata la legge, il Ministero della guerra diede incarico ad una commissione che esplorò attentamente tutti i luoghi nei quali si era combattuto, dal Carso agli Altipiani, dalle foci del Piave al Montello; e l’opera fu condotta in modo che fra i resti raccolti ve ne potessero anche essere di reparti di sbarco della Marina. Fu scelta una salma per ognuna delle seguenti zone: Rovereto, Dolomiti, Altipiani, Grappa, Montello, Basso Piave, Cadore, Gorizia, Basso Isonzo, San Michele, tratto da Castagnevizza al mare.

 

Le undici salme, una sola delle quali sarebbe stata tumulata a Roma al Vittoriano, ebbero ricovero, in un primo tempo, a Gorizia, da dove furono poi trasportate nella Basilica di Aquileia il 28 ottobre 1921. Qui si procedette alla scelta della salma destinata a rappresentare il sacrificio di seicentomila italiani.

 

La scelta fu fatta da Maria Bergamas di Gradisca d’Isonzo, il cui figlio Antonio si era arruolato nelle file italiane sotto falso nome essendo suddito austro-ungarico, caduto in combattimento nel 1916. La salma dell’Ufficiale fu recuperata al termine del combattimento e tumulata. Il S.Ten. Antonio Bergamas fu ufficialmente dichiarato disperso quando un violento tiro di artiglieria sconvolse l’area dove era stato sepolto e, conseguentemente, non potendosi più riconoscere la sepoltura, l’Ufficiale fu giuridicamente dichiarato disperso.

 

La bara prescelta fu collocata sull’affusto di un cannone e, accompagnata da reduci decorati al valore e più volte feriti, fu deposta in un carro ferroviario appositamente disegnato.

Le altre dieci salme rimaste ad Aquileia furono tumulate nel cimitero di guerra che circonda il tempio romano.

 

Il viaggio si compì sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma a velocità moderatissima in modo che presso ciascuna stazione la popolazione ebbe modo di onorare il caduto simbolo.

La cerimonia ebbe il suo epilogo nella capitale. Tutte le rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri dei caduti, con il Re in testa, e le bandiere di tutti i reggimenti mossero incontro al Milite Ignoto, che da un gruppo di decorati di medaglia d’oro fu portato a S. Maria degli Angeli.

Il 4 novembre 1921 il Milite Ignoto veniva tumulato nel sacello posto sull’Altare della Patria.

 

Al Milite Ignoto fu concessa la medaglia d’oro con questa motivazione:

“Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria.”

 

La tomba del Milite Ignoto è sempre piantonata da due militari (posizionati alle estremità della tomba) appartenenti alle diverse armi delle forze armate italiane che si alternano nel servizio. Originariamente era invece prevista una durata decennale per ogni arma: nei primi dieci anni il picchetto d’onore fu composto da Reali Carabinieri e il 24 maggio 1932 ci fu il passaggio di consegne alla fanteria. Attualmente i militari prestano un servizio di guardia di un’ora con riposo di quattro ore; poiché l’Altare della Patria è considerato zona militare, la guardia d’onore è armata e munita di munizioni.

 

Moneta emessa dalla Zecca per il centenario del Milite Ignoto

 

Non tutti gli italiani, furono d’accordo sulla scelta di onorare il Milite Ignoto:

I socialisti non parteciparono alle celebrazioni. Nel riportare cronache degli eventi sottolineavano che «il popolo era stato tenuto lontano».

«L’astensione non deve significare irriverenza od oblio per tutti coloro, che ignoti, furono travolti dalla guerra e le cui membra spezzate rimasero e rimangono tuttora disperse ed insepolte sui luoghi ove si svolsero le lotte fratricide; ma deve assurgere ad alta protesta contro tutte le autorità, le diplomazie, i partiti che nel commemorare il “soldato ignoto” sostengono la ignominiosa politica intesista fautrice di nuove guerre e contro tutti coloro che con tale manifestazione intendono fare una speculazione nazionalistica.» (Comunicazione del Partito Socialista del 27 ottobre 1921).

«È in Roma la salma di un martire della più grande carneficina contemporanea. Oggi è senza nome! Ieri il nome serviva solamente ad essere meglio individuato dal duro sfruttamento del capitale. Delle Sue spoglie si servono oggi i responsabili della Sua morte per puntellare il loro dominio, la loro civiltà: piegano le loro bandiere e ostentano riconoscenza! Illusi! […] L’Ignoto è dei vostri, proletari. Onoratelo nel silenzio, maledicendo alla guerra!» (Manifesto del Partito Socialista, 3 novembre 1921)

 

Anche gli anarchici si astennero dalla manifestazione.

«Per volontà del governo, della casta militare l’ignoto milite che viene dal popolo non ha ricevuto l’omaggio dal popolo. Grandi ufficiali, nobiloni, arricchiti di guerra hanno imposto che la cerimonia per le onoranze si svolgesse nella loro intimità. […] I partiti popolari non hanno partecipato a quest’ultimo dramma della guerra spaventosa, mentre fascisti, nazionalisti e altri simili si sono contesi chi forse proveniva dalle nostre file, l’anonimo sul quale han voluto tentare l’ultima speculazione, l’ultimo oltraggio”.

 

Il Libro della Classe quinta elementare – letture, edito dalla Libreria dello Stato nel 1940 (stampato nelle officine grafiche Mondadori di Verona), pubblica un racconto : “La madre di Littoria” che ci illustra un’altra versione sul Milite Ignoto.

 

“La santa pellegrina”

….. Anche quell’anno dunque, nell’intervallo tra la fine della mietitura e il giungere della trebbia la madre fedele volle tornare lassù….. Quante doline, sentieri, armi frante, croci e fiori purpurei

……Ogni sasso su cui era scolpito un nome dava alla sua anima un tuffo e una vaga speranza, che si rinnovava ogni momento e subito si cancellava. Elmetti corrosi, simulacri di baionette, schegge color foglia morta, gavette sfondate e croci, innumerevoli croci ovunque.…

 

“Il miracolo”

La donna giunse al grande cimitero di Redipuglia. “Chi di voi, anime benedette, sa dirmi dove sia il mio figliolo? Chi l’ha visto? Dove è caduto? Sono una Mamma! Signore, aiutatemi! “……..

Vinta nelle membra, la povera donna si addormentò ai piedi della statua del Duca d’Aosta. E allora.. oh miracolo! La statua si mosse, il bronzo divenne carne, il volto del Duca si sollevò e si fece umano, le sue labbra sorrisero a quella madre e parlarono: “Sì, donna, io, lo vidi il tuo eroe. Cadde dopo un’aspra giornata di sangue. Era sempre stato semplice ed eroico. Iddio gli dette un premio, sì che tu lo cerchi invano da anni tra queste croci. Madre, madre d’Italia, voglio che tu ritorni a Littoria con la gioia nel cuore. Egli è a …..Roma! E’ presso il Campidoglio! La sua tomba è circondata di fiori, di gloria eterna, e su quella tomba andrai a pregare sapendo, tu sola, che ai piedi del gran Re è sepolto il figliuol tuo. Questo è il premio di tante fatiche, della tua fedele

 

purezza, della lotta che per tanti anni hai sostenuto in silenzio, sorretta dalla speranza     Ma

ricordati hai sognato… Serba in cuore il segreto e porta il mio bacio all’eroe”.

……….Canti, grida sfavillio di chicchi di grano e la vecchina unì il suo canto gioioso a quello dei trebbiatori. Non più misteri per la sua anima pacificata. Il Milite Ignoto era suo figlio! Lo sapeva. Ne era certa Glielo aveva rivelato il Duca D’Aosta nella dolce verità di un sogno là, sul Carso rosso, che per tanti anni ella aveva interrogato con la santa perseveranza del suo infinito amore ….”

 

 

A cura di Franco Mauroner che ha curato le ricerche e scelta foto Le fotografie sono tratte dall’Archivio storico Istituto Luce – Roma

La copia della Domenica del Corriere è di proprietà di Franco Mauroner

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