I bambini troppo vestiti rischiano di ammalarsi più spesso

La primavera è ormai alle porte, le giornate si stanno progressivamente allungando sempre più, e il maggior numero di ore di irradiazione solare comporta naturalmente un innalzamento delle temperature medie, specialmente durante la fase diurna, spesso persino in presenza di cielo comunque nuvoloso.

Eppure, se ci facciamo caso, osservando con attenzione la stragrande maggioranza dei bambini da 0 a 7-8 anni almeno di età, noteremo come l’abbigliamento non sia stato ancora adeguato alle variate esigenze che la stagione in arrivo comporta, e risulti pertanto il più delle volte esagerato e controproducente. Solo i più grandicelli si salvano da questa sciagurata tendenza all’infagottamento preventivo contro i possibili “colpi d’aria”, perché se possiedono un minimo di autonomia, personalità e capacità decisionale si ribellano, istintivamente (per fortuna!) a chi cerca di imporre loro la famigerata maglia in lana della (presunta) salute, oppure la classica accoppiata cuffia o cappello + cappuccio del giaccone.

Bisogna smettere di proteggere in questa maniera dissennata e innaturale i bambini dal freddo, giustificando la cosa con lo spauracchio delle malattie, perché sarà proprio questo atteggiamento iperprotettivo, come spesso del resto capita anche in altri ambiti della pedagogia, a creare i presupposti per facilitare lo sviluppo dei problemi che si vorrebbero evitare.

I tanto temuti microorganismi che ci possono attaccare sono infatti capaci di trarre grande vantaggio dalla scarsa abilità che un organismo poco allenato a resistere alle variazioni termiche dimostra, in quanto è proprio l’eccesso di abbigliamento che scoraggia l’acquisizione di idonei meccanismi di termoregolazione, malgrado Madre Natura li abbia accuratamente previsti.

I bambini tenuti sotto la proverbiale “campana di vetro” sono quelli che poi, se soltanto sostano 30 secondi davanti al frigorifero di casa aperto, si ritrovano facilmente ammalati; invece quelli abituati sin da piccoli e gradualmente a stress termici importanti, per esempio dalla frequentazione di piscine e/o dalla pratica di sport all’aria aperta, magari anche con il maltempo, risultano molto più “temprati” e – lo dicono inconfutabili statistiche – fanno per esempio meno assenze da scuola per malattia.

Senza contare poi il danno a carico delle mucose respiratorie che pure il riscaldamento eccessivo dei luoghi ove il bambino è costretto a soggiornare a lungo può comportare: esistono asili-nido e scuole che arrivano ad avere 25-26 °C, contro i 20° C al massimo consigliati dal buon senso.

Va sottolineato che in questo caso si tratta di una insidia ambientale da cui non basta spogliarsi e rimanere in maglietta per salvarsi, in quanto una simile temperatura, seccando inesorabilmente le mucose dell’apparato respiratorio, contribuisce a renderle più recettive alle infezioni perché compromette l’azione dei cosiddetti “anticorpi di superficie”, vale a dire quelle che sono le nostre prime armi difensive contro i germi che ci attaccano.  Oltretutto, sappiamo benissimo che i batteri amano il tepore, in quanto per essi una stanza troppo riscaldata è come se rappresentasse una gigantesca incubatrice… così una virosi banale come un raffreddore può molto più facilmente trasformarsi in una patologia impegnativa come otite, sinusite, tonsillite, bronchite, ecc… con fastidi, tempi e costi di guarigione molto maggiori.

La prima regola di sicurezza ambientale da osservare durante la brutta stagione è dunque quella di non superare i 18-19° C, con una umidità di circa il 60%, e di non esagerare mai con l’abbigliamento. A dimostrazione poi di quanto sia importante rispettare queste direttive, basta analizzare le statistiche riguardanti la terribile SIDS, cioè la cosiddetta morte improvvisa in culla del lattante: essa risulta essere molto più frequente in bambini troppo vestiti e ospitati in stanze eccessivamente riscaldate.

Le tanto famigerate “correnti d’aria” non costituiscono quindi un rischio per un organismo adeguatamente allenato e pronto a termoregolare; inoltre sarà bene anche smettere di far indossare ai nostri piccoli il body, per il maniacale timore che gli si possano scoprire pancia o schiena, come se da questo potesse derivarne chissà quale pregiudizio alla salute.

Se si riflette un attimo, è facile capire che il body risulta essere in realtà un capo d’abbigliamento tutt’altro che sano e consigliabile, soprattutto qualora venga indossato allacciato, per i seguenti precisi motivi:

–        impedisce il passaggio dell’aria verso l’epidermide sottostante

–        ne ostacola l’ossigenazione, già complicata all’interno del pannolino, facilitando infezioni ed alterazioni cutanee

–        scoraggia l’apprendimento delle competenze in campo termoregolatorio

–        nei maschietti, tende a tenere i testicoli troppo contro il corpo, facilitandone così un surriscaldamento deleterio e innaturale

A noi pediatri, specialmente durante i periodi dell’anno in cui c’è la tendenza ad una iperprotezione nei confronti del freddo, capita inoltre di essere interpellati per una tendenza stagionale alla stitichezza: potrà forse sorprendere, ma anche questo fenomeno fastidioso in realtà dipende dall’abitudine ad esagerare con l’abbigliamento. Infatti il surriscaldamento corporeo, indotto dall’eccesso di vestiario, comporta come minimo una perdita di liquidi inapparente ma cospicua per traspirazione, e i raffinati meccanismi omeostatici del nostro organismo, dovendovi porre rimedio, provvedono allora a recuperarli sottraendoli alle feci, che però risultano così nettamente più secche, e quindi meno facilitate nel loro transito intestinale…

Insomma, chi ha la responsabilità di decidere l’abbigliamento da far indossare a un bambino, che per caratteristiche metaboliche e comportamentali – a parte i primi giorni di vita – è in realtà un ottimo produttore di calore, una volta per tutte dovrebbe smettere di temere sempre che possa aver freddo, ma molto più razionalmente chiedersi: “Non sarà vestito troppo?”

Carlo Napolitano

Un commento

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