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I 5 minuti di Rizzo Raddrizzo e Valorizzo: le pere

 Sono nato in Piemonte: è stata una scelta prudente, non volevo rischiare contraccolpi, nel caso di secessioni padane. A farmi riconoscere, ci ha pensato comunque l’accento non proprio bolzanino e questo mio metro e un po’, taglia forte e carnagione scura, che è come un marchio d’origine.

Una volta, a Londra, impuniti mi chiesero se io fossi egiziano: reagii frequentando un corso di inglese ad Oxford, per cercare di recuperare; e l’anno dopo andai in Egitto a controllare di persona, ma non trovai, lo giuro, né miei consimili, né miei parenti o affini.

Quella terra meravigliosa era comunque ricca di suggestioni, sorprese, emozioni. E la prima emozione la provai ad Alessandria d’Egitto: ad un piemontese terrone come me, quel porto incantevole non poteva non dar nostalgia!

Però ad Alessandria non ebbi avventure; al Cairo, invece, l’avventura era, come si suol dire, ad ogni angolo di strada: già tentare di attraversarla era infatti un’impresa, col traffico così caotico che anche i vigili non abbandonavano mai le vistose torrette, costruite di sicuro a proprie spese.  Al Cairo poi c’erano le Piramidi, la Sfinge, il deserto; e veniva da pensare ad un paesaggio lunare e incantato, con le Piramidi avvolte da un’atmosfera di polvere d’oro.

Niente di tutto questo! Appena fuori dal centro, dopo una strada larghissima piena di ristoranti e alberghi, si creava improvvisa una vasta depressione: e da lì cominciava la sabbia, con le tre Piramidi e, poco distante, la Sfinge.

 Ne rimasi deluso: e vedendo la Sfinge col naso ormai sgretolato, pensai a quali potevano essere gli effetti, sul mio naso, di pulizie frequenti protratte per secoli! Abbandonai perciò d’istinto quel mio passatempo e rimisi le mani in tasca: per accorgermi di non aver più neanche un dollaro. Maledetti ambulanti! Mi avevano circondato, appena sceso dall’autobus; ed erano subito riusciti a vendermi quel fazzoletto bianco, che in Egitto usano come copricapo. “7 dollari.” “No, 2.” Anche al Sud mercanteggiano. “Allora, 5 dollari.” “No, due e mezzo.”

Ci accordammo su tre dollari e mi sentii soddisfatto: perché il caldo era torrido e 3 dollari mi sembravano un affare. Ma poi, alla stazione di partenza dei cammelli, vidi che vendevano fazzoletti uguali anche solo per un dollaro.

 Forse ora, dopo così tanti anni, le cose sono cambiate ed anche quel che ora racconto non può più capitare… Ma intanto allora io stavo per salire sul cammello; e sarei arrivato alle Piramidi come un beduino, che in Egitto è cosa che dà emozione intensa e duratura, vista la penetrazione e persistenza dell’odore di cammello.

Ma ne valse la pena. E salire sul cammello era sempre compreso, nel prezzo delle escursioni: era a scendere che il discorso poteva esser diverso.Il cammello, infatti, è un animale anche più furbo del cammelliere. Prima di partire, si fa in quattro per aiutarti a salire: si inginocchia, resta immobile, è docile e paziente mentre lo si monta, soddisfatti e compiaciuti. Ma appena si è in groppa ben saldi e sicuri, il cammello barcolla ed il cammelliere comincia implacabile l’assalto al turista e al suo portafogli. “Money! Money!” Inutile dire: “Già pagato. Il viaggio è già compreso nel prezzo.” “Money! Money!” Il cammelliere capisce, o capiva allora, solo quando si paga. Altrimenti, comincia a bastonare il cammello; e si è in trappola. Il cammello infatti è alto, cammina a gambe larghe e si ciondola come un ubriaco, soprattutto se è nervoso; quando poi comincia a correre, le oscillazioni aumentano, le teste e le zampe degli altri cammelli si fanno a più riprese minacciosamente vicine; e non si può più scendere, se l’animale non vuole.

 Non resta che pagare; o distribuire pere, come feci io, che mi ero opportunamente rifornito sulla nave su cui ero in crociera; e scaricai pere di qua e di là, per liberarmi degli ambulanti, cui non volevo più dar denaro.

“Fatti una pera!” “Money!Money!” “Una pera anche per te, vedrai che ti fa bene.” “Money!Money!”

Anche altrove, il ritornello fu ricorrente; e, malgrado le pere, l’Egitto e la crociera mi lasciarono completamente a secco.

Partii quindi subito per Taranto, per rivedere i miei genitori, ma anche per rifornirmi in modo adeguato e presentare loro Marilinda, la mia futura moglie.

Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Rizzo, Raddrizzo e Valorizzo

 

 

RIZZO, RADDRIZZO E VALORIZZO: così presenta la sua attività Giovambattista Rizzo, chiamato da 35 anni a far partire, ripartir o non morire aziende e progetti. È Uomo del Cambio Marcia ed è via di mezzo tra un Cincinnato padano e uno scugnizzo napoletano: ha del politico la capacità di entrare e uscire in punta di piedi costruendo senza distruggere, con pazienza ed equilibrio; dello scugnizzo, ha invece il guizzo creativo e l’argento vivo, cui aggiunge il sorriso, a teatro con REGALAMI UN SORRISO, AI TEMPI DEL COVID ed in TV con UN SORRIDENTE GIOCO DELL’OCA

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