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Camillo_Benso_conte_di_Cavour

I 5 minuti di Rizzo Raddrizzo e Valorizzo: come Cavour

 

Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Quando ero piccolo, ero molto paffuto e occhialuto, ero in breve una via di mezzo tra il Dotto dei Sette Nani ed il Conte di Cavour. Potendo scegliere, avrei preferito il Conte. Molto dotato, e in particolare di grande appetito, ero infatti già allora con altera dignità panciuto e portavo sul mio viso, tondo, occhialini tondi; erano proprio occhiali alla Cavour: gli stessi occhiali, sugli occhi ugualmente profondi. Ma, fino a quel punto, per il formato ridotto io ricordavo più Dotto e non c’era bella addormentata cui io riuscissi a piacere: dico belle addormentate, perché a quelle sveglie avevo io stesso già rinunciato. Poi crebbi, ritrovai in me l’italico orgoglio, in fondo pur essendo pugliese io ero nato come il Conte in Piemonte, mostrando anche con quella mia scelta territoriale prudente la stessa predisposizione a giocare sempre d’anticipo, per avere piedi in più staffe e mani libere. Ma le mie avrei voluto intrecciarle alle mani della mia Contessa ed ai suoi capelli: tralascio il resto, anche perché a lei non piacevo; d’altronde, come darle torto?   

Crescendo ancora, molto poco in altezza e quasi di più in larghezza, una peluria risorgimentale cominciò a incorniciarmi il viso, ma ignorò del tutto la mia volitiva mascella e il sotto naso espressivo; conclusi perciò che era destino che io somigliassi a Cavour e lo spiegai alla mia bella: io dei miei baffi, cioè della loro assenza, me ne facevo un baffo; e lei sul punto si mostrò d’accordo, volle anzi eccedere e così estese quello stesso giudizio negativo anche al mio viso e al resto. Essendo così poco distratto da questioni affettive, approfondii i miei studi su Cavour e mi infiammai coi suoi ideali, divenni così presto oltre che Rizzo rubizzo; e contribuì a quel colore anche un certo Barolo, di cui grazie a Cavour scoprii l’esistenza; ma ciò che mi convinse del nostro comune destino fu il ruolo che anche per lui aveva avuto una donna: si chiamava come la mia Castiglione, ma per ironia la sua Contessa era Virginia e Pia la mia. Deciso così a far breccia su Pia e nel suo cuore più che nella sua porta – sarebbe stata la breccia di Porta Pia – visto che quella sua porta mi appariva blindata, non esitai a professarmi come Cavour liberale e alla porta ci arrivai più che vicino: mi ci volle infatti molto coraggio a dirglielo a scuola, quelli infatti eran tempi caldi di lotta di classe, ma dimenticai per amore le lezioni del Conte e non fui per niente prudente: sulla porta ci andai così a sbatter di fronte e mi ci spinse compatto il fronte operaio, ma rimediai oltre a un bernoccolo un bacio, di Pia. Rotti gli occhiali, che lei peraltro giudicava antiquati, comprai dei ray ban, allora più in voga; e rinnovai anche il mio look tagliando la barba e dimenticando Cavour.

D’altronde, di quel Risorgimento, che cosa ci resta?

Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Rizzo, Raddrizzo e Valorizzo

RIZZO, RADDRIZZO E VALORIZZO: così presenta la sua attività Giovambattista Rizzo, chiamato da 35 anni a far partire, ripartir o non morire aziende e progetti. È Uomo del Cambio Marcia ed è via di mezzo tra un Cincinnato padano e uno scugnizzo napoletano: ha del politico la capacità di entrare e uscire in punta di piedi costruendo senza distruggere, con pazienza ed equilibrio; dello scugnizzo, ha invece il guizzo creativo e l’argento vivo, cui aggiunge il sorriso, a teatro con REGALAMI UN SORRISO, AI TEMPI DEL COVID ed in TV con UN SORRYDENTE GIOCO DELL’OCA

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