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I 5 minuti di Cortopugliese: lo zoo

LO ZOO

 Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Lo Zoo non mi piace, non capisco perché certe bestie possano vivere libere e degli animali debbano vivere invece reclusi, o forse no, lo capisco.

E ricordo un pomeriggio lontano quando, dopo una sosta nel verde quanto mai necessaria visto che i miei e Marilinda avevano mostrato a pranzo buon appetito, decidemmo di andare a Fasano, allo Zoo Safari.

Il regolamento intimava: “Non uscite mai dalla vostra auto. Tenete chiusi i finestrini nei reparti di orsi, tigri e leoni. La visita al reparto delle scimmie può essere pericolosa per la vostra auto: se entrate, lo fate solo a vostro rischio.” Ma le raccomandazioni sembravano eccessive: gli animali infatti  sembravan tutti o addomesticati o drogati.

Marilinda volle accarezzare un cerbiatto: e mi chiamò poi a lungo così. Passammo quindi ad animali più feroci. Ma i leoni ci offrirono uno spettacolo desolante: due dormivano, rovinosamente appoggiati ad un albero; una leonessa si ciondolava, lenta e depressa; e un’altra si faceva montare da un giovane leone, ma aveva l’aria insoddisfatta e annoiata.

“Questo è il fascino del re della foresta.” Osservò amaro mio padre.

“Ma stanno facendo l’amore?” Chiesero le due donne, che prima sembravano distratte.

Io mi limitai a fotografare la scena: e continuai a scattar foto a tigri, elefanti, bisonti, fino all’uscita. Il reparto delle scimmie era dopo il parcheggio finale: e molti, per visitarlo, si lasciavano trasportare da grandi cabine panoramiche e sopraelevate. Noi, invece, decidemmo di entrare in macchina.

Le scimmie eran tante: e per lo più babbuini dall’aria stupida e il fondo schiena spelacchiato, tutto rosso. Cominciarono a saltellare venendoci incontro, le femmine eran quasi graziose, col piccolo nero saldamente aggrappato sul dorso; i maschi sembravan litigiosi, violenti, qualcuno di loro sembrava avere un che di diabolico.

Mio padre cercò di dribblarli, accelerando e spostandosi tutto su un lato. Ma eran troppi: e mentre alcuni si piazzavano minacciosi proprio sul cofano davanti al parabrezza, uno smontava velocemente l’intero fanale anteriore e lo esibiva raggiante, sollevandolo con la sua zampa.

Riconobbi il fanale. E solo allora ricordai che mio padre stava guidando la mia macchina: nuovissima, appena acquistata.

“Ti avevo detto ch’era meglio non entrare!” Dissi preoccupato.

Ma un custode si era già avvicinato alla scimmia malefica, puntandole contro la pistola.

Chiusi gli occhi: “Adesso mi spacca il fanale ed il cofano.”

Pensai. E invece, quando li riaprii, il babbuino aveva restituito il fanale e si stava già allontanando, con le altre scimmie. Andammo via anche noi, ben altre minacce incombevano.

Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese.

Cortopugliese (alias Giovambattista Rizzo)

Giovambattista Rizzo: Chirurgo d’Impresa e Uomo del Cambio Marcia
Sono una via di mezzo tra uno scugnizzo napoletano e un Cincinnato padano: ho, del politico, la capacità di entrare e uscire in punta di piedi costruendo senza distruggere, con pazienza ed equilibrio; dello scugnizzo, ho invece il guizzo creativo e l’argento vivo, armi potenti per sbaragliare difficoltà e contrasti.

Per questo, da 35 anni mi chiamano per far partire, ripartire o non morire iniziative, progetti, aziende. Per questo, a seconda dei casi, in Grandi Gruppi o Piccole e Medie Imprese, sono stato Consigliere d’Amministrazione o General Manager, Controller o Project Manager, Direttore Marketing o Finanziario. Ma non sono un temporary manager, sono piuttosto un permanent manager for temporary crucial phases. Sono, a 60 anni, Chirurgo d’Impresa e Uomo del Cambio Marcia.

 

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