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Mr. Ararat: In ritiro sull’Arca

 Un lupo ieri ha sporto querela, sentendosi offeso dall’antica espressione ‘Homo homini lupus‘. E’ invece ancora attuale l’espressione ‘Mors tua, vita mea‘, spesso tradotta anche oltr’Alpe, oltre Mediterraneo ed oltre Oceano.

La pandemia della disumanità sembra aver prevalso da tempo e la tendenza, che ha attecchito anche tra i giovani,  è ben espressa dalla canzone di un intuitivo geniale: ‘Me ne frego’. Ma quell’artista sente il bisogno di mascherarsi e si maschera d’altronde da europeista chi nega mascherine, come fecero amici di viaggio, che mi negarono le loro pillole perché preferivano tenerle di scorta, mentre io combattevo solitario, con forte dissenteria e febbre alta.

Mi sembra di ricordare che per contrastare la nebbia si possono utilizzare batteri e che microrganismi degradano i rifiuti, occorrerà perciò forse l’infinitamente piccolo per contrastare altri tipi di nebbia e rifiuti che spingono anche i lupi a ribellarsi: dico infatti in un mio spettacolo, ora sospeso, che quando l’Umanità dimenticò di esser umana ci fu il diluvio; e quel che ci capita ora è forse il diluvio in forme più moderne, attuali, globali. 

Resto perciò come posso in ritiro sull’Arca, mentre sul Titanic del mondo c’è chi dà il meglio di sé con il cinismo dell’impunità, il silenzio colpevole e la menzogna arrogante. Sono in ritiro sul mio spicchio di Arca, mentre l’onda dal Mar della Cina ruggisce in silenzio ed avanza, togliendomi l’appetito (ed è un bene) e il sorriso (ed è un male).

Proprio il sorriso è infatti nel mio DNA di scugnizzo napoletano e Cincinnato padano, il sorriso che non ho perso quando ho perso il lavoro e mi sono reinventato performer, il sorriso che è anche alla base del mio Progetto forse più generoso e dello spettacolo in cui regalo sorrisi, li chiedo e li scambio finché invito con un cartello il pubblico a sorridere abbracciandosi o stringendosi almeno la mano, cosa che ormai per un bel po’ non potremo più fare.

Preferivamo frequentarci in modo più intelligente, brillante, elegante, cioè ‘smart‘? Ora siamo obbligati a farlo e a me, forse a tanti, forse a tutti già manca il contatto umano e il vedersi in occhi non virtuali e il potersi abbracciare.

Mio figlio lavora (ed è un bene), io no (ed è un male) e mia moglie nemmeno, ma lei perlomeno è in pensione: e sarebbe un bene se non rivelasse così che io e lei non siamo più giovani e perciò potremmo ora esser più a rischio.

Mio figlio lavora ora in modo smart, da casa; e perciò impegna tutto il wifi casalingo lasciando me e mia moglie alle prese con un internet precario, con tosse e febbre alta e senza necessità di riscontro tampone. Mi ritrovo così,  quasi senza accorgermi, ad un grande specchio in cui posso metter ad arco le mie braccia e pensar d’abbracciarmi.

Vorrei anche ritrovare sorriso ed appetito e così stringo tra i denti, come se fosse un pugnale, un cannolo siciliano: il mio riflesso sorride, io invece non ci riesco e mi consolo in cattività addentando e poi divorando il cannolo.

Giovambattista Rizzo

RIZZO, RADDRIZZO E VALORIZZO: così presenta la sua attività Giovambattista Rizzo, chiamato da 35 anni a far partire, ripartire o non morire aziende, iniziative e progetti. È Uomo del Cambio Marcia ed è via di mezzo tra uno scugnizzo napoletano e un Cincinnato padano: ha, del politico, la capacità di entrare e uscire in punta di piedi costruendo senza distruggere, con pazienza ed equilibrio; dello scugnizzo, ha invece il guizzo creativo e l’argento vivo, cui aggiunge il sorriso, ora anche a teatro; il suo REGALAMI UN SORRISO, preghiera laica, coinvolge con leggerezza e termina proprio con un segno di pace

 

                                                                                                         

 

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