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I 5 minuti di Cortopugliese

IL RICHIAMO DELL’EST

Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Avevo compiuto da poco i diciott’anni; e appena superato gli esami di maturità. Meritavo dunque un bel viaggio, dove e con chi volevo io: la Romania, ad esempio. Paese dell’Est, non troppo lontano, economico, ospitale: il Paese di Bucarest, del Mar Nero, delle Rumene…

“Vedrai, là non ci sono problemi: le donne rumene adorano il maschio italiano, lo cercano, lo abbordano, pensano loro a tutto: perché non approfittarne?”

Francesco aveva i capelli col ciuffo, da frullatore impazzito: ma anche l’occhio vivace ed un tono di voce che sapeva creare entusiasmo. E infatti mi aveva convinto: e con me un’intera brigata, forse scalcinata ma di sicuro sensibile al sottile fascino del “Richiamo dell’Est”.

Partimmo dunque in otto, quasi un’armata di galli da combattimento, con un unico pensiero in testa e attrezzati per questo in modo esemplare: avevamo persino due tende supplementari e superaccessoriate, per accogliere in modo adeguato le tanto attese e gradite ospiti.

Il viaggio di andata fu senza interruzioni praticamente fino a Bucarest. E anche lì avremmo dovuto fermarci poco: per dedicare più tempo alle spiagge del Mar Nero, ricchissime -pare- di selvaggina locale. Lungo la strada, però, avevamo incrociato file interminabili di automobilisti italiani che rientravano scoraggiati dall’affollamento su tutto il litorale.

“E’ impossibile trovare anche solo un buco per una tenda. E’ tutto pieno di italiani famelici.”

“Sì, ma le donne?”

“Non mancano, ce n’è per tutti e non solo sul Mar Nero. Ma fate attenzione, molte sono malate. Abbordano gli italiani per professione: sono, in pratica, delle stagionali.”

Non ci scoraggiammo. Forse quel tale era un pessimista o un moralista o un incompetente: ed era senz’altro un incapace. Ma seguimmo il suo consiglio di non spingerci fin sul Mar Nero: e piantammo le tende a Bucarest, con l’intenzione di restarci almeno una settimana.

Bucarest, d’altronde, era molto bella. Ed il campeggio da noi scelto era il più grande e organizzato della città. L’unico punto nero, nel senso anche di sporco, era nelle toilettes: anguste, allagate, con la porta che non si chiudeva, costringevano in pratica ad entrarvi in costume da bagno, saltando a piedi uniti direttamente sull’asse di legno precario e sforzandosi di mantenere la posizione e bloccare anche con una mano la porta, per evitare di cadere, al primo brusco scossone, non si sa dove (ma si può immaginare).

In quelle condizioni, era facile lasciarsi prendere dall’angoscia: e rinunciare. Come appunto fece Francesco, con continue astinenze e rinvii, di cui poi si pentì. Io invece non ebbi di questi problemi. E raggiunsi anzi nel difficile esercizio un gran virtuosismo, anche a causa dell’accelerata esperienza, avviata a bruciapelo (è il caso di dirlo) proprio il giorno del primo appuntamento con Karlentina.

L’avevo conosciuta in una specie di ritrovo per giovani, avevamo ballato, ci eravamo baciati, era stata lei a prendere l’iniziativa, ma mi sembrava una ragazza normale, troppo romantica e dolce per essere una ‘stagionale’: quella sera, infatti, ci eravamo solo baciati, il giorno dopo -forse- avremmo fatto l’amore…

E invece io ero stato malissimo, l’emozione e soprattutto il mangiare precario si erano coalizzati, rivelandosi efficaci quanto e più dell’olio di ricino. Ricordo che quel malessere fu tanto debilitante da lasciarmi su una brandina quasi privo di sensi, mentre i compagni beffardi partivano a caccia di donne, lesinandomi le pastiglie di cui avevo bisogno e non risparmiandosi nei commenti, di cui avrei fatto volentieri a meno.

L’esordio era stato quindi bruciante e inglorioso, ma quel giorno ero troppo debole, non mi rimase che aspettare e dormire. Per sognare Karlentina, la prima con cui poi feci l’amore, nel pomeriggio torrido di quel fatidico cinque d’agosto.

Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese.

Giovaambattista Rizzo (alias Cortopugliese)

Giovambattista Rizzo: Chirurgo d’Impresa e Uomo del Cambio Marcia

Sono una via di mezzo tra uno scugnizzo napoletano e un Cincinnato padano: ho, del politico, la capacità di entrare e uscire in punta di piedi costruendo senza distruggere, con pazienza ed equilibrio; dello scugnizzo, ho invece il guizzo creativo e l’argento vivo, armi potenti per sbaragliare difficoltà e contrasti.

Per questo, da 35 anni mi chiamano per far partire, ripartire o non morire iniziative, progetti, aziende. Per questo, a seconda dei casi, in Grandi Gruppi o Piccole e Medie Imprese, sono stato Consigliere d’Amministrazione o General Manager, Controller o Project Manager, Direttore Marketing o Finanziario. Ma non sono un temporary manager, sono piuttosto un permanent manager for temporary crucial phases. Sono, a 60 anni, Chirurgo d’Impresa e Uomo del Cambio Marcia.

 

 

 

 

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