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I 5 minuti di Cortopugliese numero 27

I 5 minuti di Cortopugliese – Storia di Poesie e Brioches

Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’ 

Quando ero piccolo, ero molto più largo degli altri bambini, che anzi mi assimilavano, con la loro perversa fantasia, ad un comodino da letto matrimoniale.

Queste loro ironie mi ferivano: e m’indussero a scrivere drammi e poesie sulla morte. Sensibile alle critiche, mi fermai quando mio padre, commentando una mia tragedia in cui duecento persone morivano in centouno modi diversi (le ultime cento morivano infatti insieme, in un naufragio),  osservò che, più che la fantasia, mi mancava la chiarezza d’esposizione.

E citava la frase:

“Eleonora sgranocchiava il rosario e digeriva piangendo”, frase che io stesso a distanza di tempo riconosco un po’ ermetica.

Non scrissi più per un paio d’anni, anche perché cominciavo a dimagrire e gli altri bambini mi accettavano tra loro con più facilità.

Nel circondario non mi chiamavano ancora Cortopugliese, i bambini, si sa, sono molto più cattivi, ero perciò conosciuto col nomignolo di “barilotto a strisce” , per via di una mia inconfondibile divisa calcistica, che comunque allora portavo con coraggio, era dell’ Inter, non so se la porterei ancora.

Ero diventato comunque un portiere eccezionale, elemento insostituibile nella mia squadra. Alcuni avversari sostenevano però che il segreto del mio successo era nelle mie dimensioni, che occupavano in pratica tutta l’area della porta.

E dicevano che ero in grado di parare qualsiasi tiro, solo inspirando o espirando un po’. Invidiosi!
Giocando a pallone, dimagrii comunque ancora. E finii per esser cacciato via di squadra, perché non più utilizzabile.

Ripresi allora a scrivere, gialli terribili, in cui assassinavano soprattutto bambini.

Ricordo, tra gli altri, un giallo fantastico, tanto intricato che non riuscii mai a completarlo, né a scoprir l’assassino, pur sospettando molto il giardiniere della casa a fianco… Ma i gialli non erano il mio genere preferito: continuavo a dimagrire e, in carenza di zuccheri, scrissi poesie amare, poesie sul mare, poesie d’amore.

Avrei voluto dedicarle a qualche ragazza che mi volesse bene. Ma la timidezza e, soprattutto, il mio peso specifico, m’impedivano i necessari consensi. E allora scrissi poesie a pagamento, dedicandole a sconosciute fantastiche, coi riccioli blu e gli occhi d’oro.

Vendevo le mie poesie a prezzo fisso (cento lire due). E investivo il ricavato in brioches (cento lire tre). Quindi, una mia poesia era allora quotata circa una brioche e mezzo. Quando le brioches non mi piacquero più, persi anche lo stimolo a comporre.

Mi dedicai ad altro, ma questa è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò

Parola di Cortopugliese!
(Giovanbattista Rizzo)

Giovambattista Rizzo, alias Cortopugliese, professionista di successo, dedica i suoi romanzi ai suoi genitori che, tenendolo in vita, hanno dimostrato un notevole senso dell’umorismo.
Di umili origini (per giunta del Sud) e monogamo per infausto destino, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra suicidio e ironia. Ingegnere metodico, ha perseverato 40 anni nella scelta iniziale (l’ironia), scrivendo inediti  molto apprezzati dal 100% dei suoi due lettori, finché di recente ha provato a conciliare l’attività a reddito con la sua vocazione primaria.
E il contrasto tra il professionista serioso e il Cortopugliese brillante ha giovato all’immagine di entrambi, portando nuovi clienti, interviste TV, pubblicazioni su Maxim e La Ribalta ed un programma  su Stream TV a puntate, “I cinque minuti di Cortopugliese”, che ha scritto, diretto e interpretato, rivelando doti da performer espresse anche live, con Marisa Laurito.

 

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