Guardando a Sochi, tra Sport & Management

Ci apprestiamo a vivere le Olimpiadi Invernali con la speranza di ottenere medaglie e soddisfazioni, tuttavia dobbiamo confrontarci con un momento poco felice dello Sci in particolare e anche di altre specialità.foto 2 sochi

Dai risultati degli ultimi mesi mancano all’appello talenti di punta e contemporaneamente il ricambio generazionale non sembra aver prodotto atleti in grado di primeggiare.

Il fondo ad esempio presenta lacune incolmabili, le varie specialità dello Sci sono legate a performance d’eccezione che in una gara secca possono sempre capitare, ma non ci vedono certo tra i favoriti.

Lo scenario appare abbastanza limitato: ad un Armin che con i suoi 40 anni gareggerà per la vittoria, incalzato da un baldo giovane che potrebbe essere la sorpresa, ad una Carolina ormai a fine carriera che difenderà le sue grazie cercando di non cadere nell’emozione e sul ghiaccio, ad una pistard competitiva sui pattini veloci, non fa eco la presenza di stelle capaci di assicurarci posti d’onore al gran palco di Sochi. foto sochi

Queste premesse vogliono indicare la mancanza di una “scuola di pensiero”, di una volontà di favorire nuove generazioni di atleti-talenti, di investimenti adeguati a costruire squadra competitive di personaggi in cerca di gloria vera.

Speriamo di essere smentiti e saremo veramente felici se i nostri “azzurri” sapranno comunque conquistare ori, argenti e bronzi, peraltro ci preme qui mettere in luce l’assenza di un movimento, la mancanza di una programmazione di livello, il vuoto di un’educazione sportiva che altrove sembra molto meglio perseguita.

Ci distinguiamo nel mondo dello Sport come nel campo dell’economia industriale, che perde pezzi da anni, senza sviluppare adeguate contromisure: le parole del 2 febbraio di Squinzi, Presidente di Confindustria, sono chiare, o il governo riesce a fare qualcosa per ridare fiato alle industrie e all’occupazione oppure di ripresa non se ne vedrà.

Dunque anche nel mondo del Management serve un programma serio, chiaro, positivo, efficace, un po’ come nello Sport, dove i risultati non arrivano mai per caso e dove i talenti emergono quando si creano le condizioni per farli sbocciare.foto adattare la struttura

La Cultura Organizzativa, da anni trattenuta dai condizionamenti della crisi e dal malessere psicologico e sociale che la nostra collettività sta attraversando, deve riprendere fiato e ripuntare decisamente sul valore delle Risorse Umane e sui metodi e sistemi che ne favoriscono la libera espressione.

La contrazione emotiva che abbiamo subìto si deve necessariamente trasformare in nuova linfa vitale per riprendere competitività e conseguire nuovi e più alti risultati, nell’interesse dell’economia generale, del lavoro, delle famiglie sempre più in difficoltà.

L’esempio viene da una trasmissione mattutina di RTL 102.500 che presenta Aziende che ce l’hanno fatta, ci sono, sono vitali, sono la forza del Paese, devono costituire un modello per le tante che rischiano di arrendersi alla crisi.

Attendiamo segnali positivi nello Sport come metafora dei segnali positivi che pretendiamo nel campo delle Aziende e del Lavoro.

Giorgio Cozzi

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo, Direttore di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl, militante nel G.S. Montestella di Milano,autore di Turbomanagement – Sperling & Kupfer . Turbomanagement 2 . Franco Angeli Editore – Cambia Adesso – Seneca Editore

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