Etica Tom Tom: come ritrovare l’etica nella logica del ricatto – seconda parte

IL SINDACO (DETTA SINDACA) DI ROMA

Non proprio così si presenta invece la situazione dell’attuale Sindaco di Roma che tutti storpiando la nostra bellissima lingua adesso chiamano “sindaca”. A cominciare dalla sua provenienza e passati professionali, si è messa in evidenza sia per mancanza di competenza politica e amministrativa, sia per legami che lasciano pensare che poi tutta questa volontà politica di rinnovamento non le appartenga perché sottoposta ad un beneplacito di un direttorio che la svuota di ogni contenuto amministrativo per la quale è stata eletta. Allora se deve rispondere è non ha libertà di scegliere ciò che è bene per Roma, significa che la sua azione viene manovrata come una marionetta e come? certamente attraverso un ricatto politico che non conosciamo. Ciò lascia pensare allora anche alla sua elezione: da che cosa è dipesa? Probabilmente anche questa da un ricatto più o meno evidente, dato che la sua inesperienza politica l’ha portata a presentarsi pur senza avere una squadra, pur senza avere un progetto amministrativo supportato da gente onesta ed esperta e soprattutto che non avesse legami con il passato. Tutto lascia immaginare che la sua elezione fosse poi condizionata alla scelta di assessori e collaboratori. La faccenda dell’assessore (detta assessora dai mass media) alla Sostenibilità ambientale prima, e, del prescelto Assessore al bilancio poi, lo lasciano immaginare; ci fanno pensare alla possibilità di un ricatto politico messo in atto da forze che l’hanno eletta; nonché dalla difesa dell’assessore ai rifiuti  fatta “nientepopodimenoché” da parte del  ras di Roma mafia Capitale: “ Dal carcere Buzzi difende la Raggi: “Con la Muraro nulla di illecito” Il ras delle coop di Mafia Capitale: “Con la Muraro non ci fu nulla di illecito, perdemmo gara”. Ma spunta un’altra conversazione: “Su quell’affare a Dubai ti aiuto” (cfr. http://www.ilgiornale.it/news/politica/carcere-buzzi-difende-raggi-muraro-nulla-illecito-1294768.html  )

Allora anche il problema delle olimpiadi negate a Roma potrà essere considerato frutto di un ricatto, così come il problema dei rifiuti, quello dello stadio, quello dei trasporti e via dicendo.

Ma per necessità di “pars condicio” quando parliamo di ricatto non possiamo dimenticare i tanti ricatti operati dal segretario del PD attuale Presidente del Consiglio dei ministri. Le sue comunicazioni sono sempre definitive, sono sempre legate ad una bontà ineccepibile delle sue proposte perché il ricatto da cui parte è dal minimo di tacciare come “gufi” i contrari, al massimo di arrivare per bocca dell’Ambasciatore statunitense a Roma, a minacciare che l’Italia  diverrebbe un paese a rischio se si voterà no al referendum costituzionale previsto ancora per non si sa quale data.  Per non parlare del ricatto dietro la legge sulla riforma del lavoro, su quella Cirinnà, sulla “Buona scuola” e via dicendo…tutte leggi o quasi tutte passate sotto il ricatto del cosiddetto voto di fiducia….dove il presupposto fallimento del governo avrebbe per ipotesi portato anche ad uno scioglimento anticipato delle camere e dunque ad una perdita del diritto al vitalizio da parte dei parlamentari in carica per mancato completamento del periodo di lavoro. Il mantenimento della poltrona appare sempre un buon ricatto!

CONTESTO ECONOMICO

Per terminare non posso non dire due parole relative anche al sistema economico in tema di ricatto. Questo lo percepiamo subito dal clima economico che vige nel nostro Paese, dove l’obiettivo del Governo consiste nell’ “affamare il popolo” per ottenere un generalizzato voto di scambio, perché quando si ha fame purtroppo non si può far ragionare il cervello. Così invece di pensare agli investimenti che potrebbero essere effettuati in 16 settori del nostro Paese, dall’arte al turismo alla cultura alle bonifiche montane e boschive ecc., di cui molte volte ho parlato, e che potrebbero veramente risollevare l’economia italiana, il Governo continua a fare esclusivamente partite di giro. Si permette addirittura ad un Boiardo di stato come lo è divenuto il presidente dell’INPS, (l’allora prof. Tito Boeri, molto bravo nelle sue ricerche teoriche)  di “dettare legge” con proposte “panacea” che recano danno ai cittadini, contro un favore alle banche, sulla base del ricatto più subdolo: la situazione delle pensioni è colpa dei cittadini che non hanno accumulato il diritto al trattamento pensionistico in un regime a contribuzione, bensì in un regime a ripartizione. Evidentemente dimenticando tutti i suoi studi, non pensa al fatto che in nessuna nazione del mondo esiste un regime esclusivamente a contribuzione come lui indicherebbe; dimentica che il regime a ripartizione è stato attuato in passato sulla base di leggi e non per volontà dei cittadini che, pur volendo, non avrebbero potuto attuare un regime autonomo di contribuzione; dimentica inoltre che se invece di ricacciare gli extra-comunitari o di detenerli nei diversi CIE, CARA o altra struttura pro-tempore inventata, si facessero lavorare, le cose andrebbero meglio, dato che le opportunità esistono se il Governo fosse supportato per individuarle in maniera positiva dai propri “Boiardi” con consigli e proposte rivolte veramente al bene comune e non supportate solo dal ricatto del mantenimento della propria poltrona. Così infatti  non ci sarebbero problemi di pensioni se non di piccoli aggiustamenti dato che il governo potrebbe fare migliaia di investimenti per far lavorare gli immigrati e non sprecare le potenzialità che questi ci portano. Ma il ricatto non lo permette. Per diversi motivi, primo perché l’idea della precarietà futura porta ad una fidelizzazione partitica, secondo perché gli immigrati servono sia per coloro che hanno le strutture per accoglierli, sia per gli intrighi di “mafia capitale” per la quale “con gli immigrati si guadagna molto più della droga”, sia perché si alimentano motivi di contrasto e quindi di “utili soluzioni politiche”. Così si accrescono i rivoli economici supportati da un continuo ricatto che non lascia fuori nessuno a cominciare dalle banche per finire ai trasporti ed infine anche allo sport, dove la Raggi per motivi di corruzione non permette di fare le olimpiadi a Roma decretando la propria incapacità di governare…..ma se non si ha la capacità di controllare l’operato degli appalti e del corretto svolgimento delle attività, significa che non si ha la più pallida idea di come si governa ed allora…… poiché c’è la corruzione…non si faccia più niente! Restiamo fermi a guardare il mondo intorno a noi che si muove invece a velocità supersonica! Ovviamente gli ambienti in cui vige il ricatto economico sono tantissimi e variegati, come la Sanità, il Commercio, l’Ambiente, il Territorio ecc.

COME USCIRE DALLA LOGICA DEL RICATTO

Come uscirne. Non è facile quando ci si trova ormai in un ambiente tarato. Ricordiamo il proverbio che dice che una mela marcia messa tra le mele buone fa divenire marce  anche queste. Il problema è che non avviene il contrario, vale a dire che se poniamo una mela buona tra le mele marce non avverrà un processo inverso di miglioramento, bensì anche la mela buona diventerà presto marcia.

Il primo passo dunque  è di cercare di capire e di riconoscere cosa sta succedendo nelle nostre relazioni e rendersi conto che certe reazioni e certi comportamenti che attuiamo anche senza volerlo, rischiano di farci trovare implicati nelle modalità relazionali di un ricatto morale. Innanzitutto quindi dobbiamo avere contezza dei nostri comportamenti.

Il secondo passo implica una profonda riflessione mirata a cercare di capire quali siano le profonde motivazioni da cui traggono origine tali modalità e pertanto cercare di correggere i comportamenti che ci fanno star male sostituendoli con comportamenti supportati da maggiore razionalità.

Un tale processo che deve essere valutato a 360 gradi, vale a dire che non si deve frammentare il comportamento, ma renderlo analogo in qualsiasi tipo di relazione,  necessita di assoluta chiarezza, quindi gli step da seguire sono complessi ma non impossibili e sono guidati da 4 facili domande: 1) il mio comportamento è legale?  Non perché vi sia una legge scritta, ma perché esiste semplicemente una regola riconosciuta alla quale mi dovrei attenere in termini di onestà.  La regola ovviamente è quella che si basa sui principi etici di onestà e rispetto della dignità umana e ricerca del bene comune. 2) Il mio comportamento come si confronta con quello degli altri che conosco? 3) Il mio comportamento come si confronta con la mia coscienza? 4) Il mio comportamento come si confronta con la mia dignità di essere umano?

Ecco  quindi come definire la propria posizione all’interno della relazione, mettendo in luce i sentimenti che si provano e le convinzioni che ci guidano; affermare  ed essere pienamente coscienti di ciò di cui si ha bisogno e se questo è innato oppure è un bisogno indotto. Occorre ricercare onestamente dentro di se ciò che si è o non si è disposti ad accettare, ma tentando di capire fino a che punto si può essere resilienti; cercando di capire i motivi della propria rigidità dovuta all’attaccamento a certe situazioni di comodo;  desiderando di dare la possibilità all’altro di esprimersi allo stesso modo e quindi di lasciargli la possibilità di scegliere liberamente ciò che intende fare rispetto al perdurare della relazione stessa, accettando poi le sue decisioni.

Ovviamente tutto ciò sarà possibile nella misura in cui si saprà accettare l’idea del possibile cambiamento, sapendo di rischiare e sopportando con la dovuta fortezza che un comportamento adeguato possa anche avere come risultato immediato, seppur provvisorio, un disagio ancora maggiore rispetto a quello già sperimentato; tutto questo in vista di una collocazione etica del proprio assetto comportamentale  mirato ad un maggior benessere personale e ad un miglior funzionamento delle proprie relazioni.

Di conseguenza,  se si segue tale processo si reagisce in maniera più razionale ed autonoma quando ci si sente a disagio, quando si percepisce di sentirsi usati e defraudati della propria libertà. In questi frangenti, si corre il rischio di avere dubbi sulla propria capacità di fare quello che veramente si vuole, e che fa star bene, mettendo in discussione la propria autostima. Ecco quindi come recuperare la propria dignità contrapponendo l’etica alla logica del ricatto: ritrovare se stessi nella propria dimensione di umanità.

 

Romeo Ciminiello

Romeo Ciminello, nato a Roma il 5/4/52, Laurea in Scienze politiche (1978); Specializzazione in Commercio Estero e Marketing internazionale (1981); specializzazione in cambi (1981); specializzazione in Discipline Bancarie (1985); attestato di Mediatore civile (2011); docente di Etica e Sviluppo nella Facoltà di Economia e Sviluppo  dell’Università Cattolica del Congo Kinshasa (www.ucc.cd );  docente di Finanza d’Impresa presso l’Università di Trieste –Gorizia Campus, ( dal 1991 al 2005); docente di economia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma (1994-2012); ha insegnato anche presso l’Università di Cassino e di Salerno; Quadro direttivo presso Banco di Roma – Unicredit (1976-2012); è Presidente del Comitato di promozione etica onlus (www.certificazionetica.org ) è Direttore scientifico presso la Società 4metx srl (www.4metx.it ) ; è Membro del Collegio dei probiviri della Konsumer  Italia (www.konsumer.it ) è Autore di diverse pubblicazioni tra cui Etica Finanza e mercati (Tipar Ed.1999); Il significato cristiano del lavoro (Tipar Ed.2006); Il significato cristiano della Responsabilità Sociale dell’Impresa (Tipar ed. 2008); autore del blog etico  Agenda-etica (www.agenda-etica.blogspot.com ); promotore di diversi convegni su tematiche di etica-socio-politico-economica e autore di diversi articoli su stampa specializzata.

 

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