Etica Tom Tom: come ritrovare l’etica nella logica del ricatto – prima parte

COME E DOVE RITROVARE L’ETICA NELLA LOGICA DEL RICATTO

Nei percorsi di riflessione che in questa rubrica cerco di suggerire ai fini della riscoperta di ciò che si chiama etica e che non tutti conoscono a fondo pur invocandone quotidianamente l’applicazione quando si tratta del proprio interesse, un posto privilegiato appartiene a quella che chiamerei “la logica del ricatto”.

Per inquadrarla in maniera che nessuno possa dire di non aver capito, richiamerei innanzitutto l’attenzione sul contesto socio-politico-economico in cui viviamo nel nostro momento storico e poi scenderei nei particolari relativi a ciascun atteggiamento che coinvolge gli appartenenti ai vari gruppi sociali, alle categorie economiche ed alle correnti dei partiti. Ovviamente non ritengo di esaurire l’argomento con questo breve scritto, ma spero di poter indurre prima una sana curiosità e poi una riflessione che possa suscitare in ciascuno di noi la volontà di migliorare l’ambiente in cui vive semplicemente domandandosi: i miei rapporti sono lineari oppure permeati dalla logica ricatto?

Come rispondere? Quali elementi considerare per chiarire in maniera ineccepibile il proprio status e la propria visione relativi a questo fenomeno? Vediamolo insieme.

Io comincerei cercando di definire innanzitutto che cosa si intende per ricatto, qual è il propellente che lo alimenta, come nasce e in quali ambienti si pratica e si sviluppa in maniera più o meno subdola o evidente.

LA LOGICA DEL RICATTO

Per definire in maniera concreta la logica del ricatto essa va inserita nella realtà delle relazioni umane che come ben sappiamo sono di tre tipi: 1) di reciprocità; 2) di strumentalizzazione; 3) di esclusione. Detto ciò si capisce agevolmente che in ognuna delle tre relazioni vige una logica di ricatto più o meno evidente, o più o meno negativa. Potremmo dire quindi che la logica del ricatto è strettamente legata alla natura delle relazioni umane e possiamo anche fare l’equazione che il ricatto sta alla relazione come l’elemosina sta alla carità.

Entrando ancor più nella complessità del fenomeno possiamo dire che il ricatto si presenta ed è definibile come una potente forma di manipolazione in cui una persona sconosciuta o molto spesso anche a noi vicina minaccia, in modo esplicito o indiretto, di infliggere una pena o di rifarsi in qualche modo qualora non dovessimo ottemperare alle sue richieste o alle sue aspettative. Si tratta quindi di un’azione criminale.

Tutti noi sappiamo che il ricatto, quando è attuato in termini delinquenziali finalizzati all’estorsione è un’attività spregevole paragonabile all’usura; ma in genere non si pensa o non ci si accorge quasi mai, che ci sono delle forme che, pur non essendo criminali, sono egualmente abominevoli. Ciò avviene quando si subisce un tipo di ricatto messo in atto a volte proprio dalle persone con cui si hanno relazioni più strette, rapporti di confidenza, amicizia o intimità; da persone alle quali si è legati anche affettivamente e che vogliono ottenere qualcosa che, non rispettando la libertà e la volontà dell’altro, diviene un imposizione, veicolata da un ricatto, semplicemente perché finalizzata ad una soddisfazione, nel rapporto, ordinata in modo gerarchicamente subordinato o strumentale.

NATURA DEL RICATTO

In tale contesto possiamo individuare tre tipi di natura del ricatto: a) quello delinquenziale praticato da estranei; b) quello strumentale attivato da legami socio-economici; c) quello sentimentale  fondato su legami ideologici o sentimentali.

Va da sé che l’unica maniera di creare relazioni di pace e di benessere durature, di poter instaurare relazioni interpersonali lineari ed oneste nel rispetto innanzitutto della persona umana e della sua dignità in quanto tale e poi di tutti i diritti che ne derivano, è il rispetto dei principi etici.  1) non ledere; 2) lascia ogni cosa che hai ricevuto migliore di come l’hai ricevuta; 3) rispetta te stesso, gli altri e l’ambiente; 4) fai agli altri ciò che vuoi sia fatto a te; 5) fai tutto con amore.  Dei cinque  ritengo che il primo sia il più importante ai fini del nostro discorso.  Tale maniera contribuisce, sicuramente, al benessere individuale nonché sociale ed è questo il motivo per il quale occorre interrogarsi su come e dove ritrovare la natura etica dei rapporti in grado di sostituire al ricatto quei principi di onestà intellettuale e relazionale che rendano la relazione interpersonale un ambiente umano gratificante in cui si sviluppa il tessuto di autostima che permette a ciascuno di raggiungere e perfezionare le proprie potenzialità ed alla società di raggiungere il bene comune.

TORNACONTO: NATURA ECONOMICA DEI RAPPORTI

Tornando ai tre tipi di rapporto sopra enunciati potremmo anche sostenere come essi siano poi da considerare di natura strettamente economica, anche se non di contenuto esclusivamente monetario e patrimoniale. La natura economica risiede infatti, nella cosiddetta legge del tornaconto e pertanto i tre tipi di rapporto si risolvono in maniera simmetricamente proporzionata al tornaconto che ciascuno di noi percepisce egoisticamente come giusto ed appagante per sé.

RAPPORTO DI RECIPROCITA’

Infatti in una relazione di reciprocità, pur se non sembra e, le posizioni appaiono equilibrate, in realtà vige la legge del do ut des, ciò significa che il proprio agire, anche inconsapevolmente a volte, non è mai disinteressato, bensì corrispondente sempre a quanto ci si aspetta di ricevere, sia in termini economici, che di sentimento, che di successo, di riconoscimenti ecc. Diciamo che in tale tipo di rapporto vige l’ipocrisia dell’uguaglianza, vale a dire una guerra fredda basata sui rapporti di forza ben calcolati.

RAPPORTO DI STRUMENTALIZZAZIONE

Per quanto riguarda invece i rapporti del secondo tipo ossia quelli di strumentalizzazione il veicolo coercitivo appare più chiaro ed evidente, infatti in tale tipo di relazione esiste sempre un soggetto più forte, più capace, più abile e più dotato, in grado di far valere la propria volontà a prescindere dalle ragioni  più o meno giuste o valide dell’altro. In questo tipo di rapporto possiamo esplicitamente affermare che vige la legge della prevaricazione, vale a dire una sorta di minaccia deterrente, mirata ad impedire ogni ribellione oppure un comportamento difforme da quanto richiesto dal più forte. E si badi bene che tale imposizione può essere anche ipocritamente gradevole. Ciò lo si può cogliere nei rapporti di mafia che legano i cosiddetti “uomini di rispetto” ai propri sottoposti o nell’impresa, nei rapporti tra “capo e collaboratore” oppure nel partito con i segretari ai vari livelli,  per avere un incarico di rilievo, o,  una poltrona assicurata oppure ancora nei rapporti di forza esistenti a livello affettivo tra due innamorati, tra due amici o tra familiari.

RAPPORTO DI ESCLUSIONE

Infine per ciò che riguarda il terzo tipo di relazione quale il rapporto di esclusione, possiamo dire che si sostanzia come “rapporto di accaparramento”, vale a dire che l’esclusione dell’altro è per togliergli, in maniera truffaldina, ogni prerogativa o spazi da fruire, annientandolo e come persona e come diritti od opportunità. In maniera più ampia ciò è applicabile anche  agli Stati, ai Governi o alle Comunità. Ciò è evidente nella classifica gerarchica dei Paesi, industrializzati o in via di sviluppo, nei governi ecc. e diviene ancor più chiaro confrontando, proprio in questo periodo,  l’idea che si va imponendo di un’ Unione Europea a due velocità o a anche a tre! Infine la relazione di esclusione delle Comunità è talmente ampia e variegata che non ha bisogno di esemplificazioni, basti pensare ai diritti mancati delle minoranze.

RICATTO MORALE

Tornando alle relazioni interpersonali dobbiamo rilevare che tuttavia, a volte, sono accompagnate da aspetti non immediatamente riconoscibili, che condizionano il nostro agire, la nostra libertà, il nostro stato d’animo e in definitiva il nostro benessere.  Il ricatto infatti a volte, non si percepisce perché la violenza può non essere fisica, bensì psicologica, o ancor più di ordine morale: ciascuno di noi almeno una volta nella sua vita ritengo che abbia conosciuto questo tipo di “carezza condizionata” il cui aspetto fondamentale è il ricatto morale. Valga un esempio lampante che tutti abbiamo subìto o praticato: “se fai quello che ti dico allora sono contento e ti voglio bene!”

Questa potente forma di manipolazione messa in atto proprio dalle persone con cui si hanno relazioni strettamente personali, non importa di che tipo se politiche, sociali, od economiche, danno vita ad una figura specifica che si chiama “ricattatore morale” il quale fondando sul fatto che conosce molto bene come la personalità, la psicologia e la natura dell’altro reagiscono,  e,  non per niente è sempre una figura alla quale si è legati da motivi affettivi, ideologici o psicologici e che conosce esattamente quali siano le debolezze dell’altro da sfruttare a proprio favore, fa leva su queste, insinuandosi nei meccanismi intimi dell’altro sfibrandone la capacità di opposizione fino ad annientarne ogni resistenza.

Un meccanismo che a livello morale cerca sempre come obiettivo finale cogente l’insinuazione nel più debole,  del senso di colpa, della sua inadeguatezza, della sua posizione debitoria, addossandogli le responsabilità  del proprio malessere o dell’insoddisfazione o della disfatta procurata nel disattendere a volte anche semplici aspettative fatte passare dal più forte come legittimamente formatesi a causa del favore erogatogli.

CONTESTO SOCIO-POLITICO-ECONOMICO

Dopo questa premessa di ordine esplicativo andiamo ad analizzare come si evidenzia nella vita di tutti i giorni la logica del ricatto.

Intanto diciamo subito che il mondo della globalizzazione vive in un contesto economico di capitalismo di sottrazione, in un capitalismo cioè, in cui non esistono obiettivi  né  di onestà né di reputazione, tutto ciò che conta è esclusivamente il profitto che può accumularsi a discapito dell’altro ed il mezzo che veicola la fiducia, non è più la conoscenza personale, ma un indicatore di contenuto meramente numerario e cioè il prezzo. Nel mercato vero di questo tipo  infatti, non importa se si conosca o no la controparte, ciò che conta invece è la convenienza percepita nel livello del prezzo. Questo lo abbiamo appreso dall’incursione dei cinesi che ci hanno dimostrato una triste verità: il prezzo vince anche sulla qualità e sulla salute. Il prezzo vince sul diritto. Il prezzo è il punto di riferimento di ciascuno di noi. Oggi forse il detto che “ciascun uomo ha il suo prezzo” appare ancora più vero. In tale mercato dunque il ricatto è fatto sul prezzo: vuoi pagare poco? ti prendi quello che c’è. Vuoi lavorare? o ti accontenti di questo salario a queste condizioni oppure stai a spasso! Vuoi entrare in certe cerchie o gruppi più o meno esclusivi? devi pagare la tua quota….spesso salata e se non proprio come quota annuale, certamente come percentuale sui ritorni che si ottengono da tale partecipazione. Senza fare nomi, perché tutti se ci pensiamo un attimo sappiamo quali sono, diciamo che si tratta di gruppi di pressione che siano laici o religiosi non importa, ciascun partecipante subisce il proprio ricatto e…la cosa buffa è che inizialmente è sempre volontario!.

CONTESTO SOCIALE

Il ricatto nel contesto sociale in cui mettiamo anche quello affettivo, comincia dalla famiglia, dove i rapporti tra genitori e figli e fratelli e sorelle appare il più delle volte celato sotto il motivo dell’educazione, in realtà è un gioco molto sottile che rafforzando i legami di coesione, alimenta però risentimenti ed insoddisfazioni che crescono e si alimentano nel tempo. C’è il ricatto dell’affetto, c’è il ricatto della preferenza, c’è il ricatto della vacanza in base ai risultati, c’è il ricatto della “paghetta” che se si rispettano determinate regole potrà essere aumentata! Continuando la panoramica, il ricatto continua nella scuola, nei rapporti tra compagni, si evidenzia nel bullismo, nel possedere o meno i mezzi del gruppo, rappresentati, da smartphone, motorino, bicicletta, playstation ecc. Proseguendo nella dinamica inerente i gruppi, non possiamo non evidenziare i famosi gruppi parrocchiali o religiosi ai quali per appartenere devi dimostrare di esserne degno ed abbandonare tutto il resto per abbracciare determinate regole comportamentali che se non fossero dettate da invadente proselitismo probabilmente sarebbero anche accettate più facilmente. Poi ci sono quelle che negli anni 60 si chiamavano comitive e che oggi sono rappresentate dai cosiddetti social network. Quindi se non si partecipa a Facebook, a Twitter, a Whatsapp, Youtube,  Messenger,  Linkendin e ad altri network, si resta tagliati fuori, non si hanno amicizie. Quindi il ricatto sociale diventa forte, ma anche estremamente pericoloso perché a volte per partecipare devi accettare di postare foto e video, oppure di sottoporti a riprese di videoclip che pur se tenuti segreti e ritenuti gelosamente privati, basta un click per errore perché si diffondano su tutta la rete restando nell’eterna memoria dei clouds appartenenti a Google, a Facebook e ad altri server, che attraverso un motore di ricerca sono in grado di riportare d’attualità anche cose che il tempo una volta, avrebbe sopite e fatto dimenticare. Non voglio ricordare la storia triste del suicidio della ragazza di Napoli da poco passata per le cronache dei mass media. Il ricatto dunque diviene sempre più mediatico con il sistema dell’amicizia nei network, con il sistema del “taggare” o no una foto, di postare più o meno convintamente un video. Le cerchie delle amicizie, si fanno perciò sempre più ristrette e sofisticate, i club pur se ampliati rispetto al passato sono sempre più esigenti ed esclusivi e si badi bene, dettati in maggioranza da comuni livelli di censo e di possibilità economiche, sia che si tratti di attività umanitarie sia che si tratti di attività culturali. L’appartenenza e l’accesso diviene sempre più una prerogativa economica esattamente come diceva già una decina di anni fa Jeremy Rifkin con quel suo interessantissimo e profetico libro “L’era dell’accesso”. Riguardo a tale aspetto si potrebbero scrivere pagine su pagine, senza sforzare la fantasia, ma solo guardandosi intorno e classificando categorie di persone e di gruppi inseriti negli ambienti sociali a cui apparteniamo, che siano laici, religiosi, sportivi o culturali.

CONTESTO POLITICO  

Il ricatto nel contesto politico è forse il substrato del tessuto che regge l’odierna impostazione democratica, dove vigono tolleranza, rispetto dei diritti, accettazione ed inclusione delle minoranze…tutte belle parole:

non si tratta di una questione di poco conto, anzi è estremamente attuale in questo nostro tempo in cui regna  l’idolo della tolleranza  e del rispetto di ogni diritto. La sostanza è proprio questa: non solo gli ideologi, i cattivi maestri  ed i falsi profeti di turno che esaltano ed idolatrano la menzogna ipocrita dell’indifferenza spacciata per amore e che invece crea ricatti, ma anche ciascuno di noi è continuamente sottoposto ad una scelta di campo, ad una strategia di prevaricazione dettata dal proprio interesse e dai propri fini non sempre veramente ed eticamente rispondenti a criteri di onestà individuale ed intellettuale. Ci si lamenta sempre del malaffare politico, ci si lamenta sempre degli intrighi di partito e poi in qualche modo siamo invischiati nella rete dalla necessità di scegliere di votare qualcuno che non conosciamo. Ecco allora che in questo contesto nascono i ricatti più perniciosi che vanno dal voto di scambio, al favore all’amico, alla speranza di ottenere un determinato obiettivo. Purtroppo la nostra politica non è soltanto basata sulla clientela, ma anche sul ricatto parlamentare, sulla necessità di completare una legislatura per ottenere il famoso “vitalizio”, il ricatto che si evidenzia nella strumentalizzazione di determinati comportamenti, nella scelta delle liste, nel vecchio voto di preferenza. I partiti ancorché sembra abbiano perso la loro forza politica, continuano a mantenersi come strutture di comando senza regole, senza etica, ma con l’unico obiettivo del potere, della spartizione dei soldi pubblici della possibilità di affidare poltrone in un sottobosco enorme di strutture e composizioni territoriali che partendo dal comune, arrivano attraverso provincie, anche se nominalmente scomparse, e regioni sino alle compagini nazionali. Attualmente una delle realtà di questo tipo che potremmo definire da

manuale appare quella rappresentata dal Movimento Penta stellato che forte di una facciata di onestà celata dietro la “democrazia della Rete” in realtà subisce il ricatto del suo “Mentore” che pur essendo un comico, non disdegna fare politica….magari che non l’abbia scoperta come fonte di reddito che noi non conosciamo? Il futuro ce lo saprà dire. Una cosa è certa: il Movimento ancorché sia in parlamento non fa e non sa fare politica evidenziando una incompetenza che va dalla mancata capacità di compiere accordi con altre forze, alla utopia delle strategie attuate, che pur invocando la declamata “onestà”, taglio dei corrispettivi parlamentari, poi in realtà non fa nulla di veramente pratico ed incisivo, se non a parole, perché quando si tratta di andare sul pratico o si trovano con la cosiddetta “pappa pronta” come la situazione di Torino in cui l’attuale sindaco si trova a gestire qualcosa che qualcun altro prima, anche se con debiti, aveva già definito ed organizzato come buona politica e non per niente l’ex sindaco di Torino è forse uno dei pochi politici riconosciuto in Italia non solo “politicamente” competente, ma anche politicamente “onesto” sia come parlamentare che poi come sindaco di Torino. La speranza è che l’esponente attuale sappia approfittare dell’eredità ricevuta e continui a perseguire il bene comune dei propri cittadini.

Romeo Ciminello

Romeo Ciminello, nato a Roma il 5/4/52, Laurea in Scienze politiche (1978); Specializzazione in Commercio Estero e Marketing internazionale (1981); specializzazione in cambi (1981); specializzazione in Discipline Bancarie (1985); attestato di Mediatore civile (2011); docente di Etica e Sviluppo nella Facoltà di Economia e Sviluppo  dell’Università Cattolica del Congo Kinshasa (www.ucc.cd );  docente di Finanza d’Impresa presso l’Università di Trieste –Gorizia Campus, ( dal 1991 al 2005); docente di economia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma (1994-2012); ha insegnato anche presso l’Università di Cassino e di Salerno; Quadro direttivo presso Banco di Roma – Unicredit (1976-2012); è Presidente del Comitato di promozione etica onlus (www.certificazionetica.org ) è Direttore scientifico presso la Società 4metx srl (www.4metx.it ) ; è Membro del Collegio dei probiviri della Konsumer  Italia (www.konsumer.it ) è Autore di diverse pubblicazioni tra cui Etica Finanza e mercati (Tipar Ed.1999); Il significato cristiano del lavoro (Tipar Ed.2006); Il significato cristiano della Responsabilità Sociale dell’Impresa (Tipar ed. 2008); autore del blog etico  Agenda-etica (www.agenda-etica.blogspot.com ); promotore di diversi convegni su tematiche di etica-socio-politico-economica e autore di diversi articoli su stampa specializzata.

 

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