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foto Claudio mantovani

Esercito Italiano:155 anni di Storia

4 Maggio 1861 / 4 Maggio 2016- 155 anni di Storia

Con nota n. 76 datata 1861 il Regio Esercito viene denominato Esercito Italiano. ​​​​​​Il 4 maggio 1861 un provvedimento del Ministro della Guerra Manfredo Fanti decretava la fine dell’Armata Sarda e la nascita dell’Esercito Italiano. “Vista la legge in data 17 marzo 1861, colla quale S.M. ha assunto il titolo di Re d’Italia, il sottoscritto rende noto a tutte le Autorità, Corpi ed Uffici militari che d’ora in poi il Regio Esercito dovrà prendere il nome di Esercito Italiano, rimanendo abolita l’antica denominazione di Armata Sarda.”

Firmato ​ Manfredo Fanti,  Ministro della Guerra.

foto 4 Maggio 2016

La annotazione rilevata dal sito dell’ Esercito Italiano cita testualmente ( Le importanti riforme attuate dallo Stato Maggiore di Vittorio Emanuele II per riconvertire la vecchia Armata Sarda nel primo Esercito Italiano, iniziarono appena conclusa la seconda guerra di indipendenza, alla fine del 1859. Il piccolo esercito regionale del Re di Sardegna non era più sufficiente ad assolvere i complessi compiti che invece avrebbe dovuto affrontare il nuovo esercito a base nazionale. Le operazioni di riunione, di tutte le forze militari disponibili nel paese iniziarono negli ultimi mesi del 1859 concludendo una prima fase organizzativa nel marzo del 1861; infatti fu allora che, con nota n. 76 del 4 maggio 1861, il Ministro Fanti ”rende noto a tutte la Autorità, Corpi ed Uffici militari che d’ora in poi il Regio Esercito dovrà prendere il nome di Esercito Italiano, rimanendo abolita l’antica denominazione d’Armata Sarda”​. Prima che anche i due restanti eserciti preunitari, il Borbonico ed il Garibaldino, venissero integrati, 1’Esercito presentava una struttura basata su cinque Corpi d’Armata dei quali quattro erano formati ognuno da tre divisioni, ciascuna con due brigate di Fanteria, due battaglioni Bersaglieri e tre batterie d’Artiglieria, più una brigata di Cavalleria su 3 reggimenti.​​ Fuori dai corpi d’armata c’era un’altra divisione di Cavalleria con quattro reggimenti e due batterie a cavallo. I reggimenti di Fanteria e Cavalleria avevano rispettivamente ordinati su quattro battaglioni/squadroni. L’Artiglieria comprendeva un totale di otto reggimenti di cui il 1° era di pontieri e operai, il 2°, 3° e 4°, appartenevano all’artiglieria da piazza, su 12 compagnie ciascuno, il 5°, 6°, 7° ed 8°, erano “da campagna” con 12 batterie ciascuno. Le batterie a cavallo erano parte del 5° reggimento. Il Genio venne ordinato su due reggimenti di 16 compagnie ciascuno.)

Quanti accadimenti in questi 155 anni di storia del Nostro Esercito. Va doverosamente ricordato e riportato quanto asserisce il Nostro Ministero della Difesa sul portale esercito.difesa.it “Ma la storia del nostro Esercito ha radici molto più lontane e profonde che affondano e fanno proprie quelle dei precedenti stati preunitari che hanno contribuito a costituirlo. Ricordiamo ad esempio la data del 18 aprile 1659, quando il duca Carlo Emanuele II di Savoia, volendo disporre di militari addestrati e pronti all’impiego per il proprio reale esercito sardo-piemontese​, indisse un bando per il reclutamento di 1.200 uomini da inquadrare in un reggimento detto “delle Guardie”. Questo evento segnò il passaggio dalle milizie di ventura alle unità permanenti, organismi propri dello Stato. Il Reggimento “delle Guardie” fu, dunque, il primo reparto permanente d’Europa, precursore dell’attuale Esercito di professionisti.​ “

Quante persone di ogni estrazione sociale e livello culturale hanno indossato la prestigiosa Uniforme del Nostro Esercito, quanti giovani sono deceduti indossando questa Uniforme e quanti giovani e meno giovani nel rispetto del Giuramento fatto e per Amore per la Nostra Italia hanno compiuto eroiche gesta tanto da essere insigniti di Medaglia al Valor Militare e vi è un Istituto, ma pochi lo conoscono, che mantiene viva la Memoria di questi Eroici Italiani : l’ Istituto del Nastro Azzurro fra Decorati al Valor Militare. Potrebbe sembrare retorica ma non lo è affatto e coloro che hanno indossato l’ Uniforme dell’Esercito anche solo per dodici mesi ne è ben conscio e quando suona il Nostro Inno Nazionale hanno gli occhi che si velano di commozione e gioia così come quando odono l’ Inno del Corpo ove hanno prestato servizio o come quando, nelle manifestazioni, indossando il copricapo ritornano ad avere vent’anni e marciano così come facevano ai tempi della loro gioventù. Commemorare la nascita del proprio Esercito significa pronunciare ancora una volta le solenni parole “«Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina e onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni».

Segnali forti e duraturi che vanno ben oltre gli scoramenti e disillusioni dei tempi moderni perché il TRICOLORE è sempre il TRICOLORE e l’ Esercito Italiano è sempre l’ Esercito Italiano amato in Patria e nei teatri mondiali in cui opera .

 

Claudio Mantovani

 

 

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