Droga….treno senza ritorno?

Le cifre sono da brivido: sessanta ragazzi uccisi dalla droga nel solo mese di gennaio; una po­polazione di tossicodipendenti salita a 150/200 mila persone.

La Lombardia con 30 mila tossicodipendenti ed il Lazio con 60 mila guidano la triste graduatoria. Ma se è vero che Roma e Milano sono le capitali della maledi­zione è anche vero che la droga ha fatto brec­cia nella provincia. Tale sinistra e lugubre pre­senza è testimoniata dalle siringhe abbando­nate con sempre maggior frequenza nelle zone  periferiche  e  non  di  rado  nelle toilettes  dei bar. L’arte di arrangiarsi per molti tossicodi­pendenti non conosce limiti. Ridotti spesso in condizioni precarie e senza mezzi di sostenta­mento (le condizioni fisiche e psichiche spesso moltiplicano la difficoltà di trovare un posto di lavoro) molti finiscono per rubare, per prostitui­rsi, qualcuno viene inghiottito dalle multinazio­nali della droga e riconvertito in consumatore-spacciatore. Perbenisti per eccesso fino a sfio­rare l’ipocrisia, non sembriamo  comunque  ca­pire  la tragedia che ci sta investendo. Eppure il coinvolgimento delle famiglie e l’appoggio delle istituzioni non sono che il primo passo per arginare il fenomeno. Di fatto, però  si incomin­cia ad accorgersi che a drogarsi sono sia i figli di famiglie unite che quelli di famiglie disgre­gate, giovani disoccupati e occupati, integrati ed emarginati. Il fenomeno è insomma di massa. Lontano dall’inizio degli anni settanta quando come slogan gridando : “ vivere costa fatica “ e fumando in camera l’erba dolciastra chiamata spinello, i giovani tendevano a far in­cazzare il padre, sempre “ palloso “, op­pressivo, vecchio e comunque nemico.

Si richiede allo Stato di intervenire “ liberaliz­zando” l’utilizzo ed il consumo; ma si consume­rebbe di più o di meno ?  Francesco Alberoni ha dedicato un articolo all’argomento. La droga – dice – è un fatto       “ culturale “. Essa è la figlia del sessantotto, o meglio della grande delusione seguita ai sogni di quegli anni. La sfiducia in un futuro cui essi non erano riusciti ad imporre il loro modello, spinse i giovani a cercare scampo e rifugio in un “presente estatico “, in una visione  al  consumo  quotidiano senza  domani. Oggi  però  –  dice  ancora  Alberoni  –  non è più così. La droga dilaga solo perché si sta diffondendo nella periferia. E’ scaduta a fe­nomeno di “ sottocultura “. Quindi perché do­vremmo liberalizzarla proprio ora che si sta esaurendo da sola ?

Non credo che la droga sia in riflusso perché la “ nuova cultura giovanile “ la disdegna. Anzi !!!        Non credo abbia esaurito il suo ciclo, se ora contamina anche la  provincia   non  significa  che  sia sparita  dai “quartieri alti “. Significa soltanto, per dirla alla Montanelli, che “ da arti­colo di boutique è diventata merce di Rinascente “. La diffusione della droga non si coniuga più, a mio avviso, soltanto con la pro­testa contro il sistema come ai tempi della con­testazione. Gli stupefacenti sono diventati un genere di consumo. Ma come vivono le famiglie il dramma del figlio drogato?  “ All’inizio è uno choc terribile. Ci si interroga e si cercano gli er­rori fino a colpevolizzarci”, mi dice una madre.  Il primo impulso è mantenere tutto tra le mura domestiche. Rabbia ed impotenza dominano lo scenario. Poi interviene la forza d’animo di ri­volgersi a qualcuno che ne sa di più; infatti chiudersi dentro la nostra esperienza può essere il segno di una non verità, di una illu­sione che è frutto  di  comode  menzogne  con  le quali ci difendiamo…..”

Sempre più nel tunnel anche loro: i genitori.

C’è il rischio della rovina economica ma il de­na­ro è l’aspetto meno pesante. C’è l’attesa fatta di angoscia e forse di liberazione della telefo­nata, qualcuno che avverte dell’overdose, del coma, della galera. Soli.

 A chi rivolgersi ? Cosa fare ? Quali i possibili rimedi ?

Ad analizzarli è un padre dal volto segnato da tre anni di preoccupazioni : “ …Lo stato con la stessa fermezza con cui si è battuto contro il terrorismo deve proclamare guerra alle multina­zionali della droga. tutte le nazioni sono a conoscenza di questo dramma, ma quando si organizzeranno per imporre ai paesi produttori di terminare questa squallida vendita ? Si im­pongono limitazioni alle armi, si votano embar­ghi vari e strani, possibile che nessuna nazione abbia il coraggio di proporre contromisure con­tro i capi di questo squallido commercio di morte ?Per combattere questa organizzazione ce ne vuole un’altra che richiede la collaborazione di tutte le forze pubbliche. Con­tro il traffico infatti non c’è che l’arma della re­pressione e va usata senza risparmio, oppure la classe politica vive anche  su questo ?…”

Dunque concretamente che fare ?

Le comunità protette sono l’unico mezzo. Bisogna decidersi prima   che  il  fenomeno   si   propaghi  ancora  di più. Tutti i cittadini sono chiamati a collabo­rare denunciando gli spacciatori. Prioritario è ricreare una società che sappia offrire veri va­lori aiutando chi si libera dalla droga a reinse­rirsi nella vita sociale. Chi si sottrarrà a questi compiti avrà  le identiche responsabilità  degli spacciatori. Quindi i punti qualificanti per una vera lotta alla droga sono:

1 – Cura   alternativa   al   carcere   per   tutti quei tossicodipendenti che abbiano commesso reati di lieve entità, che  cioè non  hanno reca­to violenze o lesioni alle persone.

2 – Deve  essere punito il possesso di droga anche per uso proprio. Se ne  è proibita la vendita, deve essere punito  anche l’acquisto e la detenzione. Questo per individuare e sco­raggiare i piccoli  spacciatori.

3 – Come  deterrente,  niente  farmaci  alterna­tivi,  tipo metadone o morfina; si tratta di vere e proprie droghe, non si cura dalla droga con altre droghe.

4 – Costituzione di comunità pubbliche.

5 – Pubblicazione  di un albo delle comunità e loro caratteristiche.

Evidentemente, c’è chi mi darà del nazista. Ma gli altri sistemi quanti morti  hanno fatto ?  Quanti ne faranno ancora ?

“ Siamo qui per­ché non c’è alcun rifugio dove na­sconderci da noi stessi. Fino a quando una persona confronta se stessa negli occhi e nel cuore degli altri scap­pa. Fino a che non permette loro di con­dividere i suoi segreti non ha scampo  da questi. Timoroso di essere conosciuto ne può conoscere se stesso né gli altri, sarà so­lo. Dove altro se non nei nostri punti comuni possiamo riscontrare un tale specchio ? Qui, insieme, una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa, non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure; ma come un uomo, parte di un tutto con il suo con­tributo da donare “.

Queste parole sono nate dal cuore di ex tossi­codipendenti che ora operano come operatori nei centri CEIS di don Picchi, affermando con la loro presenza che dalla droga è possibile libe­rarsi  anche se due  elementi sono indispensabili alla vittoria: La volontà e l’aiuto né pietistico né paternalistico degli altri.

 

Franco Mauroner

Franco Mauroner, funzionario pubblico, ritirato dal lavoro, è stato responsabile della comunicazione istituzionale e trasparenza del Comune di Trezzano Sul Naviglio. Dal 2007 al maggio 2012 segretario particolare del Sindaco di Abbiategrasso e per il Comune di Trezzano Sul Naviglio in oltre un trentennio ha ricoperto le funzioni di funzionario dell’area sociale, dell’area culturale e dell’area informatica. Ha collaborato con Anci, Ancitel, Upi, Uncem; inoltre è stato consulente per Anci risponde ed Anciform, Legautonomie, Consorzio dei comuni della Provincia di Bolzano, Associazione dei Comuni del Lodigiano, DTC PAL del Canavese, Consiel Enti Locali. Svolge attività di docenza e consulenza nella Pubblica Amministrazione in materia di applicazione della legge sulla trasparenza, del codice privacy, di diritto all’accesso, di comunicazione istituzionale.

Ha pubblicato alcuni volumi e numerose pratiche per la pubblica amministrazione e ad oggi pubblica articoli e saggi su varie testate (Comuni in rete, Pa-Web, Il Sole 24 ore, Strategie Amministrative, Italia Oggi, Ascolodi, Ordine e Libertà).

Ha anche per il 2018 l’attestazione professionale di “comunicatore pubblico”, cioè responsabile della comunicazione istituzionale, inoltre è stato nominato componente la delegazione Lombardia dell’Associazione Comunicazione Pubblica.

 

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