Demetra Donne – La situazione femminile nella vita di tutti i giorni

  L’OTTUSITÀ CHE GUIDA LA VITA POLITICA ED ECONOMICA DEL NOSTRO PAESE

Donne e lavoro” è la tematica che affronta Demetra Donne, giovedì 19 settembre, ore 20.45 al Punto EXPO, prendendo spunto dalla proiezione del film “We want sex”.

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Ilaria ha 12 anni ed è la più brava della sua classe. Da grande vuole fare la Presidente della Repubblica e studia come una matta. Glielo ripetiamo fino alla nausea: “se non studi non vai da nessuna parte”. E’ vero a metà. In Italia le donne sono il 51% della nostra popolazione e rappresentano il 60% del totale dei laureati italiani. In questo dato l’Italia precede Stati Uniti e Regno Unito. Sono cioè la vera classe dirigente che esce dalla scuola italiana. Accade altro però.

Nel nostro Paese le donne costituiscono solo: il 27 % dei dirigenti; il 21% dei parlamentari; il 21% dei prefetti; il 19% degli imprenditori; il 18% dei professori ordinari; il 12% dei direttori di ricerca; il 6,8% dei consiglieri nei CdA di aziende quotate; il 5% dei direttori d’orchestra; il 10% dei primari in ospedale; l’8% dei sindaci; il 4% degli ambasciatori. Infine 0% Presidente della Repubblica, 0% Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il 22% delle laureate non lavora, contro il 9% degli laureati tra gli uomini e sono pagate meno dei loro colleghi maschi. Il differenziale salariale di genere è in Italia più alto tra laureati (34%) che tra le persone con titoli di studio di media inferiore (29%) e media superiore (28%). Parlo da un mondo, quello della scuola, prevalentemente femminile, il 97% delle insegnanti nella scuola primaria sono donne, l’85% nella scuola in generale. Le percentuali cambiano, insieme ai salari e si invertono, tra i docenti universitari. Qualcuno dice che i bassi salari nella scuola sono connessi anche alla percentuale quasi esclusivamente femminile del personale: le donne sono “di natura remissive e difficilmente nel lavoro fanno questioni di soldi”. L’insegnamento è un “lavoro di cura adatto alle donne”. Un pregiudizio assimilato negli anni nel contratto nazionale, nella definizione oraria. Stereotipi, pregiudizi, discriminazioni che diventano azioni assimilate a livello sociale.

I numeri sono il segnale di una discriminazione evidente. Ho riportato percentuali di presenza femminile nelle posizioni apicali perché sono quelle su cui agire per invertire la rotta. Finché i bottoni saranno pigiati perlopiù da uomini è difficile che lo facciano per le donne. E’ un gatto che si morde la coda a meno di non forzare con adeguati provvedimenti il corso degli eventi. Un Parlamento con molte più donne è già un fattore decisivo in tal senso. La questione occupazionale femminile è un problema di civiltà, ma anche di sviluppo e crescita.

In Italia la fase critica della carriera lavorativa coincide con una fase critica anche della vita personale, la recente formazione della famiglia, i bambini ancora piccoli. L’Italia ha la fecondità più tardiva del mondo e un tasso di crescita demografica pari a zero (indice di recessione nei paesi industrializzati), con un’età media al primo parto pari a 31 anni. Noto è il fenomeno delle “dimissioni in bianco” (depenalizzato sotto il governo Berlusconi e, in altra forma, riproposto recentemente in un’amministrazione “grillina” che ha licenziato un’assessora perché incinta): la firma di un foglio di dimissioni all’atto dell’assunzione in cui ci si “autolicenzia” nel caso di maternità ( quante donne che hanno votato Grillo, alle ultime elezioni, conoscono quest’altro aspetto discriminante del loro leader?). La maternità si associa a una caduta dell’occupazione femminile e il numero di bambini amplifica l’effetto, in Italia più che altrove: il tasso d’occupazione delle donne senza figli è pari al 66% e scende al 60% per le madri con un figlio e al 53% in presenza di due figli. Molte donne lasciano il lavoro alla nascita dei figli perché il nostro paese, al di là della retorica delle destre che hanno governato in questi anni, ha destinato aiuti quasi nulli alla conciliazione e alla cura e ha quasi eliminato gli asili. Per quelle che rimangono la carriera è spesso rallentata o bloccata. Quando i bambini diventano grandi le difficoltà di conciliazione diminuiscono e le donne potrebbero tornare in corsa, ma spesso è troppo tardi, soprattutto se l’età è avanzata.

Sono dati che mostrano l’ iniquità come anche l’ottusità e la mediocrità che hanno guidato la vita politica degli ultimi decenni nella visione economica del Paese. Capace di escludere scientificamente dalle posizioni decisionali le donne nonostante le maggiori competenze. Visione determinata dai ritardi culturali di una società in larga misura poco informata sulle politiche di genere. Il freno al lavoro qualificato delle donne italiane, quelle “studiose” come la mia Italia, che, con sforzi non indifferenti per tutto il paese, portiamo alle lauree e ai dottorati, è oggi uno dei freni alla crescita complessiva (là dove si è agito in tal senso si è avuta una crescita sostanziale del Pil). In momenti di crisi come quello attuale i limiti ideologici e di discriminazione dovrebbero essere annullati per motivi di “forza maggiore” se non di civiltà. Se non ci riesce la società da sola , deve farlo chi governa predisponendo provvedimenti in tal senso.

La voragine si apre quando parliamo di disoccupazione generale. La situazione femminile risulta la più colpita: 44mila donne in meno (occupate) rispetto a gennaio, raggiungendo un 49,2% di disoccupate al Sud. Una donna su due al Mezzogiorno è senza lavoro. Provvedimenti per conciliazione della maternità sarebbero d’ausilio (punire le dimissioni in bianco, realizzare asili, assistenza..), ma agire sulle discriminazioni nelle posizioni apicali sarebbe un passo indispensabile per innestare diversi tipi di crescita e sviluppo.

Intanto io ripeto a Ilaria di non smettere di studiare. Il vento sta cambiando.


Ausonia Minniti
Presidente Demetra Donna
cell. 3407453847

CHI E’ DEMETRA DONNE?

E’ un’associazione di donne eterogenee e indipendenti, apartitica e aconfessionale, che propone tematiche di riflessione femminili e gestisce un centralino antiviolenza.

 Nel gennaio del 2008 nasce l’associazione culturale Demetra Donne Trezzano, un’associazione di donne che si batte per l’autodeterminazione e la tutela dei femminili. Tra le socie fondatrici : Daniela Palmisano, Giusi Scirica, Cinzia Cabrini, Anna Candido e la sottoscritta.

Nel 2008, ma già da prima lavorava sul territorio un piccolo gruppo di donne, si è costituita a Trezzano s/N un’associazione culturale denominata “Demetra Donne”, mito della fertilità femminile.

 Demetra  è la dea delle messi, nutrice e madre, i romani la conoscevano come Cerere. Demetra è l’archetipo della madre, rappresenta l’istinto materno che si realizza nella gravidanza o nel dare agli altri nutrimento fisico, psicologico e spirituale. L’archetipo materno spinge la donna ad essere nutrice, generosa e disinteressata, e a  cercare la propria soddisfazione nel curare e accudire gli altri.

Che cosa ha fatto?                              

  • Nel  2004,  ( un gruppo di donne) presenta una petizione con 426 firme per attivare i servizi consultoriali nello stabile di via Buonarroti – Goito, a Trezzano.gazebo-festa associazioni 2010
  • Nel  2006  promuove l’iniziativa : ”QUANDO LO STUPRO E’ MENO GRAVE” .
  •  Nel 2007 ” CONSULTIAMOCI SUI CONSULTORI”.
  • Nel 2008 Presenta al comune il progetto “Centralino d’Ascolto Donne” a Trezzano per aiutare le vittime di violenza , da gestire in collaborazione con i servizi sociali e il consultorio .
  •  Nel  2008 partecipa, per la prima volta, alla  giornata delle associazioni,  della proloco di Trezzano.
  • Alcune delle numerose iniziative organizzate, a partire dal 2008 :  

Donne, Tv e pubblicità” , sulla pubblicità sessista, a cura di Ico Gasparri; la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, col patrocino dell’Amministrazione comunale e della Proloco di Trezzano dal titolo “ MALTRATTAMENTI E ABUSI”

  • Nel 2009 organizza Quando la cicogna non arriva”, sul problema dell’infertilità, a ridosso del referendum sulla fecondazione assistita, vedi legge 40
  • Nel  2010 , in collaborazione con  l’ANPI, incontro con Laura Padoan, autrice del libro “ Come una rana d’inverno” , sulle deportazioni femminili.
  • 6 FEBBRAIO 2010, INAUGURAZIONE del  Centro Socio Sanitario di Via Boito, da parte dell’amministrazione comunale, dove verrà assegnata la sede per il
foto festa demetra 08
sede associazione Demetra Donne via Boito – centralino antiviolenza

Centralino d’ascolto donne, Demetra Donne Contro la Violenza di genere,  conosciuto sul territorio come Centralino antiviolenza

  • Nel 2010,  celebrazione per la giornata delle donne, dal titolo “Le conquiste delle donne, tra passato, presente  e futuro;  inizio della rassegna cinematografica inserita nell’autunno trezzanese . E altro ancora.

Ma il fiore all’occhiello è, indubbiamente, “Il Centralino Antiviolenza Demetra Donne Trezzano s/N.

In Italia una donna su tre, nel corso della sua vita, è stata almeno una volta vittima di violenza. Di queste , solo il 7 % ha denunciato l’autore della violenza.  il fenomeno della violenza sulle donne è in aumento ( fonte istat) . Ogni due giorni in Lombardia una donna viene uccisa per mano del marito o del convivente che non accetta la separazione.

Tutte le violenze attuate nei confronti delle donne rientrano nella cosiddetta violenza di genere, che mette in luce la dimensione “ sessuata” di un problema etico e sociale. La violenza di genere è ritenuta una violazione dei diritti umani. L’80% delle violenze sulle donne è rappresentato dalle molestie. Il restante 20% da stupri o tentati stupri. La maggior parte delle violenze sono di natura psicologica o persecutoria ( violenza privata o domestica, stalking, mobbing, ecc.)

Il Centralino d’ascolto contro la violenza di genere ha l’obiettivo di fornire un sostegno di base concreto e immediato alle donne che si trovano di fronte ad una situazione di violenza fisica o psicologica subita nell’ambito di qualsiasi relazione famigliare o  sociale.

Il Centralino d’Ascolto offre un servizio gratuito di Sostegno, Ascolto attivo e Orientamento dove le donne che hanno subito violenza o atti persecutori possono rivolgersi per ricevere aiuto sul piano emotivo, apprendere metodi per gestire in modo efficace la situazione con l’autore della violenza o della persecuzione e conoscere gli strumenti legali necessari per una eventuale azione giudiziaria.

Il Centralino è gestito da Demetra che si avvale della consulenza di: una psicologa,  una counseulor (esperta in problematiche emotive e relazionali), un’ avvocata,  nonchè della collaborazione dell’equipe del consultorio, , mentre l’accoglienza telefonica  è gestita direttamente da operatrici volontarie di Demetra, in collaborazione con i servizi sociali del comune di Trezzano.

Alle donne che si rivolgono al centralino viene garantita massima riservatezza nel trattamento  di tutte le informazioni ricevute e di tutti i dati sensibili.

 

Come servirsi del Centralino Antiviolenza Donne ?

Telefonare al  n. 34588556. In assenza dell’operatrice è attiva una segreteria telefonica, lasciate i vostri dati e verrete richiamate al più presto.   E’ bene tenere presente che al momento solo due volontarie  (che lavorano alla dipendenze e come casalinghe , con famiglia e figli) operano al centralino. Cerchiamo sempre nuove volontarie per arricchire e migliorare il servizio e dare un po’ di respiro alle uniche due attuali operatrici.

La sede di “Demetra Donne” è presso il Centro Socio sanitario di via Boito, 5, Trezzano s/N

 

                         tel. 34588556   e-mail: demetradonne@fastwebnet.it

 

 

 

Un commento

  1. Luciana Brusa

    Sono entusiasta di questa Associazione, delle sue iniziative e di come le porta avanti con coraggio e con la chiarezza che problemi vitali meritano. Spesso noi donne siamo timide a denunciare e a far valere i nostri diritti. Dobbiamo imparare a essere limpide!

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