Cultura e Sorriso, tra laico e cristiano

Sono un giovane scrittore e un vecchio manager: laico da sempre, cristiano da quando ne son consapevole. Questa è la mia carta d’identità ed in foto son giovane perché inconsapevole della vita che sfugge, impetuosa e impietosa.

Ricordo che una volta, in braccio a mio nonno ed ancora bambino, scoprii nelle sue orecchie una strana peluria ed immaginai che fosse la peluria di un drago, ma di un drago buono, perché in fondo era mio nonno. Ora ho anch’io la stessa peluria e come un drago sbuffo anche fumo allo specchio, quando scopro d’aver quei peli anche nel naso.

Ma non son ancora nonno e non so se arriverò ad avere l’età e la saggezza del mio, ricordo però quel che mi disse, pochi giorni prima di morire; lo sottovalutai allora e capisco ora: vorrei aver almeno un po’ della sua preveggenza.

‘Cadrà il muro a Berlino ma ne ricostruiranno altrove, cercando di arginare quel che il libero arbitrio del fato e del tempo prima o poi impone; ma lo squilibrio tra noi che sprechiamo e masse di popoli che sopravvivono a stento in Africa ed Asia non potrà durare per sempre; ed il ricco e vecchio Occidente resterà solo molto sorpreso e vecchio.’

Ho cambiato molte cose molte volte nella mia vita e forse per questo il mio mestiere è aiutar le aziende a cambiar in tempo direzione e passo, per non essere travolte ed anzi meglio reagire a quel che impone il tempo e il mercato.

Riscopro ogni volta che il freno al cambiamento è legato a 2 dimenticanze, che però dall’esterno appaion evidenti: – il patrimonio accumulato dall’azienda in storia, cultura, esperienze, che in qualche modo ne costituisce l’identità;

– il fatto che quel tesoro ha ingredienti che possono esser ricombinati e utilizzati in modo diverso e forse migliore.

Quelle stesse dimenticanze mi sembra di ritrovarle nell’Azienda Italia e provo a rifletterci su, da laico e cristiano.

Parliamo del Patrimonio dell’Umanità e a volte dimentichiamo che il nostro non l’abbiamo donato e che, se l’Italia fosse un’Azienda, quel Patrimonio sarebbe all’Attivo e forse, facendo bene i conti, bilancerebbe il Debito Pubblico e lascerebbe in Attivo un’Italia che forse ha dimenticato quali sono i suoi Valori, il suo Patrimonio, la sua identità: o forse non ne è più consapevole, perché alla base di quella sua identità ci sono un privilegio, un lascito, un Dono.

Il privilegio è nella sua capitale, che è anche e soprattutto la Capitale laica della Cristianità universale.

Il lascito è nella sua eredità multiculturale, consolidata nei secoli da tutti i popoli che nella nostra Italia si sono di volta in volta insediati abitando, dominando, saccheggiando, invadendo, ma riuscendo anche a renderci così come siamo, unici e internazionalmente riconoscibili, portatori e custodi della Grande Bellezza, se ne siam consapevoli.

Il lascito s’interseca col privilegio e dà compattezza alla nostra identità, riconoscibile dalla nostra cultura cristiana.

E lascito e privilegio spiegan insieme, forse, il Dono che in Italia è così frequente da poter parlar di Made in Italy.

Io mi occupo per lavoro del riposizionamento strategico delle aziende e perciò mi colpisce che il posizionamento strategico dell’Italia agli occhi del mondo non sia incentrato proprio e solo su quei tre Valori, qualificanti ed unici.

Mi dispiace non aver più l’età di Greta e dei tanti giovani cui posso unirmi ora solo virtualmente, per chieder a chi può d’intervenire, per non dissipare quel lascito ambientale che per tutti è vitale. Ma di Greta ho la determinazione per chieder a chi può e ai giovani di ricordare e non dissipare quel lascito culturale, ch’è per tutti altrettanto vitale.

Si parlò di Rinascimento quando la Grande Finanza non dissipò ma diede anzi impulso ad Arte, Cultura, Bellezza.

Non ci son più i Medici, spero che almeno sian rimasti i Dottori; io non lo sono, son però manager, scrittore, laico e cristiano: un poker di attributi su cui ho sempre puntato senza però mai giocarci; son carte che ho sempre tenuto scoperte e quindi ho custodito e condiviso; e son pagine del romanzo in cui ora spero di scrivere il nuovo capitolo.

Ho perciò affiancato alla mia attività di manager il volontariato culturale, laico e cristiano; e sottovoce mi appello a chi può ed ai giovani per riconoscere ed esser riconoscenti per quel privilegio, quel lascito e quel Dono alla base della nostra identità: un’identità da riaffermare con forza non per imporla ma per condividerla con più entusiasmo.

Per questo, nel mio spettacolo porto ad esempio il Popolo Armeno, che ha sempre difeso la propria identità senza cercar d’imporre ad altri i propri Valori e che ha dovuto tragicamente migrare restando sempre Armeno e cristiano.

E l’Armenia, con le musiche trascinanti e le immagini indimenticabili di Monasteri e paesaggi, fa da cornice a una narrazione incalzante, che però ricorda Valori e trasmette con leggerezza messaggi cristiani, universali e profondi.

Dico infatti a giovani e adulti che il sorriso è una preghiera muta e regalare un sorriso è la preghiera che favorisce l’incontro; poi corro tra il pubblico chiedendo di regalarmi un sorriso ed alla fine, con la Danza delle Spade, invito così i presenti: ‘Alzatevi, regalate sorrisi, stringete mani, abbracciatevi’; ed è un Dono quell’abbraccio corale che è lo scambiarsi un segno di pace, ma con un coinvolgimento fresco e sincero, che ci fa sentir tutti la stessa Umanità.

Cultura e Sorriso, da laico e cristiano: questo è il mio volontariato; spero possa aiutar anche a sentirci tutti italiani.

Giovambattista Rizzo

Giovambattista Rizzo

RIZZO, RADDRIZZO E VALORIZZO: così presenta la sua attività Giovambattista Rizzo, chiamato da 35 anni a far partire, ripartire o non morire aziende, iniziative e progetti. È Uomo del Cambio Marcia ed è via di mezzo tra uno scugnizzo napoletano e un Cincinnato padano: ha, del politico, la capacità di entrare e uscire in punta di piedi costruendo senza distruggere, con pazienza ed equilibrio; dello scugnizzo, ha invece il guizzo creativo e l’argento vivo, cui aggiunge il sorriso, ora anche a teatro; il suo REGALAMI UN SORRISO, preghiera laica, coinvolge con leggerezza e termina proprio con un segno di pace: un abbraccio del pubblico, commovente, spontaneo e corale.

                                                                                                   

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