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Corovinando!

Inflazione di virus nel 2020: materiali, sociali, psicologici, politici, economici, organizzativi, sportivi, turistici, ecc.

Indubbiamente un gran caos dove l’aspetto scientifico non sempre è al primo posto, così come la trasparenza, tanto auspicata e professata, quanto poco praticata.

La vicenda è costellata di incertezze, sia nell’origine, sia nella sua diffusività. Le fake news girano ad alto grado e talvolta si ha la sensazione che effettivamente qualcosa non quadri nelle informazioni, mentre l’immaginario collettivo dilaga in funzione di valori, sospetti, timori, critiche a come è stata trattata l’emergenza.

Una buona tecnica di osservazione indica tre passaggi: gli antecedenti (tutte le informazioni note prima che gli eventi si manifestino), i comportamenti adottati, le conseguenze (reali o presunte o possibili).

Iniziamo dagli antecedenti: risulta chiaro che le informazioni sui virus sono storicamente accertate sul piano scientifico e che quando sorge una nuova popolazione di elementi virali occorre molto tempo per apprendere come combatterli e approntare adeguati vaccini risolutivi. Si sa che i virus possono diffondersi rapidamente e raggiungere molte persone creando disagi di salute o malattie o nei casi più gravi il decesso. E’ ben noto anche il fatto che occorre contenere e combattere la diffusione del virus  almeno tanto quanto prestare le cure possibili alle persone infettate. Altrettanto conosciuto il fenomeno dell’espansione delle malattie che può portare all’incapacità di affrontare numeri molto elevati di pazienti infettati, tra l’altro con attrezzature, non infinite, di isolamento dei malati e di tutela dei sanitari.

In più è anche noto che esistono potenziali grandi diffusori, i quali non hanno sintomi, bensì la capacità di infettare molte persone.

Quello che non si sa a priori su un nuovo virus è la letalità o l’entità della malattia che provoca e come guarirla.

La partenza in Cina, già una storia che si ripete, è poco chiara, ma certamente la segnalazione è tardiva, consentendo subito una diffusione che nel mondo globale si è rivelata disastrosa.

Le misure adottate in un secondo momento hanno praticamente bloccato non solo intere città nella regione dove è partito il virus, bensì tutto il Paese.

Nella connessione ormai mondiale fra le genti è stato impossibile contenere localmente il virus e per quanto si siano bloccati voli e chiuse le zone rosse, l’infezione ha girato.

In Cina sembra che il picco vada esaurendosi e che nell’arco di uno o due mesi si possa tornare alla normalità.

In Italia, dove si è sviluppato più che in altri Paesi, il virus ha preso piede in modo forte, non è stato riconosciuto subito, si è sviluppato in un ospedale, dove la diffusione diventa rapidamente progressiva raggiungendo molte persone. Ci sarà da ragionare perché proprio in quella zona agricola e le ricerche prima o poi spiegheranno questo strano fenomeno, tuttavia è certo che da lì la propagazione ha avuto un’accelerata che ha costretto a misure dure di contenimento che a catena hanno generato azioni a catena sempre più marcate, entrando nel novero delle epidemie, se non di pandemia.

Il ritardo iniziale nelle comunicazioni, la scarsa preparazione, la superficialità dimostrata ci hanno fatto guadagnare un’immagine pessima nel mondo, come se gli italiani fossero diventati gli untori del virus, appestati da evitare.

E’ difficile dire che i comportamenti sono stati inadeguati, a livello pubblico (prevenzione e poi intervento basato su un comitato scientifico) e sul piano personale (non si può negare l’abnegazione del personale sanitario), peraltro si può dubitare che una migliore attitudine alla prevenzione avrebbe provocato gli stessi effetti.

Le conseguenze delle mosse intraprese sono drammatiche, al di là del panico immediato, con effetti devastanti sul piano dell’economia (sia consumi interni che esportazioni e turismo), tanto da far sembrare eccessive le manovre adottate.

Tutti sono d’accordo sul contenimento del virus e contemporaneamente non vogliono vedere azzerata l’attività.

Un bel dilemma.

La miglior difesa è l’attacco, quindi appare opportuno evitare di stare chiusi in se stessi, piangere, lamentarsi, criticare.

Occorre piuttosto intraprendere comportamenti nuovi, adattandosi dove è necessario, tuttavia agendo concretamente e in modo innovativo e creativo per superare sul piano umano il disagio e su quello professionale il trend depressivo.

Negli Antecedenti c’è l’esperienza di un’Italia capace di reagire alle intemperie e di trovare soluzioni efficaci, nelle Conseguenze si può avvertire il beneficio di aver cavalcato la difficoltà come se fosse un’opportunità, dunque il Comportamento può attivarsi positivamente traendo potenzialità che talvolta non si sa neppure di avere.

Giorgio Cozzi

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo
CEO di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl
Partner Italiano di Extended Disc (Piattaforma evoluta di Analisi dei Comportamenti)
Ex Presidente di ASSORES (Associazione fra Società di Selezione)
Membro attivo di CRESCITA (Associazione fra Società di Ricerca e Selezione del Personale)
Trainer e Coach
Esperto di BBS (Behavior Based Safety)
Ha lavorato in Azienda presso Banca Popolare di Novara – Cotonificio Cantoni – Plasmon
Ha lavorato vent’anni in un Gruppo Internazionale di Training (Tack International)
Ha partecipato a Convegni Internazionali e Nazionali sul mondo del lavoro
Presidente di AISM, Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica, autore di libri sulla Parapsicologia
Autore di Turbomanagement – Sperlimg & Kupfer (con Bucci e Sprega)
Autore di Turbomanagement 2 – Franco Angeli Editore
Autore di Cambia, Adesso! – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)
Autore di Le parole segrete della vendita – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)

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