Comunque è la vita: trapianti, consapevolezza e il disturbo dell’anonimato!

Immagini quotidiane di trapiantati in cyclette, facce raggianti di congiunti, interviste a chirur­ghi insonni. La febbre del cuore nuovo ha con­tagiato l’Italia. Ma su questa chermesse aleg­giano alcuni fantasmi.

Il più inquietante è quello del “ donatore “; in genere un  ragazzo giovanissimo che  è  anda­to  a  fracassarsi  con  un  motorino. Poi altri che riguardano in gene­ra­le l’utilità e i rischi del trapianto.

La longa mano del chirurgo stende la sua om­bra sul cuore, fegato, pancreas di tutti noi. La nuova legge in discussione alla Camera, pre­vede il consenso al prelievo  se non risulta vo­lontà con­traria; il medico è autorizzato al pre­lievo  anche  se  i  parenti  non  sono  d’accordo. Certo, que­sto è un automatismo ne­cessario per risolvere i problemi dell’approvvi­gionamento, ma è anche un principio che la morale comune stenta ad ac­cogliere.

Non solo la morale si sente offesa; ma dietro ai lustrini appaiono vecchie ruggini: cen­tri insuffi­cienti, squilibri nord-sud, lunghe liste d’attesa e poi la questione dei costi. Fare i conti è impos­sibile nel nostro sistema sanitario; rapportando i co­sti della mia recente degenza, circa € 45.000  fra esami, ricovero e cure è faci­le di­re che oc­corrono circa 80/100.000 euro per il trapianto vero e proprio e altri  80.000 euro nell’ ipo­tesi  che  il  malato  sopravviva.

Un cardiochirurgo bolognese si è rifiutato di in­trodursi nell’empireo dei trapiantatori. La ra­gione ? “  Ogni trapianto di cuore – dice – ci fa­rebbe trascurare venti cardiopatici pure biso­gnosi di intervento “. Il gesto ha fatto scalpore.

Padova, Pavia, Milano, Roma, Bergamo, sono diventate all’improvviso tante piccole Huston. Per molti anni, semplice spettatrice, l’Italia si è trovata di colpo a vivere la traumatica espe­rienza che già ha diviso l’opinione pubblica.

Tra la gente infatti si fa strada il sospetto che l’estrazione dell’organo possa avvenire da un corpo ancora in vita. La tecnologia medica e la necessità di prelevare organi hanno cambiato la morte. Da processo univoco qual’era, il decesso è diventato un processo a più fasi che per concludersi ha bisogno, a volte, di un inter­vento esterno.

La legge odierna sui trapianti, in vigore dal 1975, stabilisce che il momento della morte è determinato dal contemporaneo inizio delle seguenti condizioni: stato di coma profondo con mancanza di riflessi, assenza di respirazione spontanea, assenza di attività elettrica (l’elettroencefalogramma piatto ). Questo stato  di morte legale, che non è anco­ra morte biologica, deve essere accertato da un collegio di medici che non hanno a che fare con il trapianto.

Dopo dodici ore di morte cerebrale – che la nuova legge in discussione alla Camera ridurrà a sei – il prelievo è autorizzato. Può accadere che il donatore trafitto da bisturi conservi un po’ di sensibilità… ? Gli esperti lo negano.

I genitori di Alessandro B. ,un ragazzo di 19 anni morto per emorragia cerebrale, non hanno permesso ai medici di Pavia di prelevarne il cuore. “ Perché farlo morire due volte? “ Si sono giustificati. “ Capisco lo stato d’animo dei geni­tori di Alessandro, dice un noto cardiochirurgo, ma hanno sbagliato. Oggi sono ancora vivi, ad un anno dal trapianto, l’80% dei pazienti. Dopo cinque anni ne sopravvive il 50% e girata questa boa, il trapianto è praticamente sicuro”.

Dopo un le­targo che durava dal 1982, la legge sui trapianti è in vigore e  nonostante l’obbligo di ogni cittadino che abbia compiuto 16 anni di dichia­rare se acconsente al prelievo oppure no, c’è l’assurda limitazione che riserva il prelievo di organi solo ai centri autorizzati dal Ministero. Ma il punto fulcro che è molto gradito è quello del divieto di rivelare l’identità di donatori e riceventi.

Questo ob­bligo di riservatezza potrà contenere un feno­meno fastidioso che ha accompagnato le vicende dei trapianti come spettacolo imbastito dai giornali e dalle tele­visioni con la regia di medici esibizionisti. E’ su questo show che si appuntano le critiche della gente. Pur nel mondo voyeristico nel quale vi­viamo, l’ostentazione di eventi che per una parte dei protagonisti significano dolore, di­sturba.

Signori, un po’ di  riserbo.

Franco Mauroner

Franco Mauroner, funzionario pubblico, ritirato dal lavoro, è stato responsabile della comunicazione istituzionale e trasparenza del Comune di Trezzano Sul Naviglio. Dal 2007 al maggio 2012 segretario particolare del Sindaco di Abbiategrasso e per il Comune di Trezzano Sul Naviglio in oltre un trentennio ha ricoperto le funzioni di funzionario dell’area sociale, dell’area culturale e dell’area informatica. Ha collaborato con Anci, Ancitel, Upi, Uncem; inoltre è stato consulente per Anci risponde ed Anciform, Legautonomie, Consorzio dei comuni della Provincia di Bolzano, Associazione dei Comuni del Lodigiano, DTC PAL del Canavese, Consiel Enti Locali. Svolge attività di docenza e consulenza nella Pubblica Amministrazione in materia di applicazione della legge sulla trasparenza, del codice privacy, di diritto all’accesso, di comunicazione istituzionale.

Ha pubblicato alcuni volumi e numerose pratiche per la pubblica amministrazione e ad oggi pubblica articoli e saggi su varie testate (Comuni in rete, Pa-Web, Il Sole 24 ore, Strategie Amministrative, Italia Oggi, Ascolodi, Ordine e Libertà).

Ha anche per il 2017 l’attestazione professionale di “comunicatore pubblico”, cioè responsabile della comunicazione istituzionale, inoltre è stato nominato componente la delegazione Lombardia dell’Associazione Comunicazione Pubblica.

 

 

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