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Come educare i nostri figli nell’era moderna

Perfino Adamo ed Eva ebbero i loro problemi nell’educazione dei figli: a loro discolpa dobbiamo ammettere che non disponevano di esempi cui ispirarsi, non avevano psicologi che li potessero aiutare, né “case-famiglia” o assistenti sociali, ma nemmeno nonni e suoceri,
come alleati o come sobillatori dell’uno o dell’altro.

Forse per questo motivo nacquero Caino e Abele, completamente diversi, uno opposto all’altro, in modo veramente “poco” fraterno.

Ma non vogliamo disperarci per questo inizio così negativo dei primi rampolli umani.
Dobbiamo migliorare! Cerchiamo di analizzare le nostre difficoltà, le confusioni sui metodi di
educare al BENE la nostra prole, il FUTURO dell’ UMANITA’, proviamo a formare
adeguatamente i nostri pargoletti, teneri e dolci da piccoli, ma che spesso si trasformano in bulli violenti e in streghette maligne.

Fanno notizia oggi i casi estremi, di maleducazione, di violenza, che investono anche le scuole, i luoghi dove si presuppone che le regole debbano essere rispettate ma che invece sono feroce teatro di scontri fra il permissivismo di alcuni genitori e la necessità degli obblighi necessari ad una vita sociale equilibrata.

I bisnonni ci raccontavano l’epoca della cinghia…riservata più spesso ai figli maschi; se ne combinavano una veramente grossa, venivano guidati con uno sguardo micidiale (uso telecomando ) dal “padre-padrone” in una stanza e giù cinghiate che – a detta dei protagonisti
( torturati e torturatori ) – erano servite a temprarne il carattere per il resto della vita.

Seguì l’epoca meno solenne dei ceffoni e delle botte, distribuiti a maschi e femmine senza tanti complimenti ( io appartengo a quell’epoca, come figlia ) e della variante del “mestolino”, ancor oggi per certi genitori in uso e raccomandato come un toccasana.

Devo confessare che mi ripugna la violenza, sono proprio contraria alle spinte, alle manate, figuriamoci ai mestolini! ( che poi si stortano, se la capoccia del figlio è molto dura ).
Non so se l’esperienza personale di mamma ed insegnante mi può essere utile a ragionare sui metodi di educazione dei nostri figli: ripenso con molti dubbi alle norme che avevo creduto infallibili quando aspettavo, da poco ventenne, la nascita del mio primo bambino.

Ormai era arrivato il dottor Spock, Benjamin, il grande Pediatra ( non il dottor Spock di Star Trek con le orecchie a punta )…. lo spartiacque fra le “ere” autoritarie e l’era moderna, inneggiante al permissivismo estremo e all’impunità.

Leggevo e seguivo fiduciosa ed entusiasta il famosissimo manuale del celebre Spock, “ Baby and child care”, che per me divenne vangelo. Già durante la gravidanza me lo sfogliavo con emozione, c’era tutto: gravidanza-parto-alimentazione-cure del bambino!

Si dice che nei primi tempi l’educazione del dott. Spock fosse giudicata troppo permissiva e per questo motivo il dottore ne sfornò periodicamente varie edizioni, opportunamente rivedute e corrette.

Penso che, quando nacque il mio primo figlio, fosse già stata rivista più volte l’edizione del manuale, perchè dovevo osservare orari precisi per i pasti e, quando mettevo a dormire il bimbo nel suo lettino, non dovevo assolutamente cullarlo, ma lasciarlo gridare per un po’ finchè si fosse addormentato. Queste norme le osservai quando ebbe già due anni e mezzo, perchè mi piaceva troppo tenerlo fra le braccia e ninnarlo e trasgredivo per comprensibile istinto materno.

Obbedii più tardi al dottor Benjamin: aveva circa tre anni infatti, il mio primo “Baby-Spock”, quando si cantava da solo la ninna nanna e poco a poco si addormentava con le sue stesse parole, via via diradate dal sonno…Era una scenetta commovente e allo stesso tempo comica che io spiavo da dietro la porta…

Chissà, dopo circa quattro anni, quando nacque la mia secondogenita, a quale edizione riveduta e corretta era arrivato il manuale, dato che allattavo mia figlia quando voleva e la cullavo per farla addormentare, come ormai lasciava fare anche il famoso dottore.

A ben vedere comunque il magico Spock non aveva mai negato la necessità per i genitori di essere responsabili e presenti, pur sostenendo le tesi antiautoritarie.

La sua formula vincente, nonostante le rivisitazioni, fu che si doveva avere verso i propri figli “ AMOREVOLE SERENITA’ e DISCIPLINATA TENEREZZA”….che belle parole!

Rileggiamole lentamente e ripetiamole sillabando. Chi non sarebbe convinto da questa dolce melodia? Aggiungeva anche un paragone efficace cui ispirarsi :

<< Rigidità e permessività sono
come la prua e la poppa di una stessa barca. Se si eccede da una o dall’altra parte, il natante
si rovescia e va a fondo.>>
Come dire: “una botta al cerchio e una alla botte” oppure “usa alternativamente il bastone e
la carota” . Alla base Spock voleva che Papà e Mamma fossero “ Amici” dei loro pargoli.
Me li vedo anche i genitori di oggi che usano questo metodo tanto facile a dirsi, ma così difficile
da mettere in pratica.
Beh siamo crudeli…andiamo a vedere come andò in pratica la lunga vita del dott. Spock e come
lui stesso formò la sua famiglia.
Visse ben 94 anni, raccogliendo successi e denaro, fu uno sportivone e un godereccio che,
nel primo matrimonio ebbe due figli che lo definirono “ freddo e incapace di
trasmettere calore”, tanto che, quando erano adolescenti, dava loro la mano per salutarli, mentre
aveva predicato nei suoi scritti che ogni genitore deve rispettare il bambino, proprio per farsi
rispettare da lui, che deve ascoltare i suoi bisogni emotivi e dare il buon esempio: NON
RISPARMIARE SULL’ AMORE.
Forse proprio “per non risparmiare sull’amore”…si divise dalla prima moglie e si risposò con la
seconda – di ben quaranta anni più giovane di lui – portandosela a veleggiare ai Caraibi durante
l’inverno, mentre d’estate preferiva costeggiare il Maine. Sapeva vivere e viziarsi.
Per molti anni tenne in casa un cuoco per la sua dieta speciale, un massaggiatore e uno
psichiatra.
Peter, suo nipote, si suicidò a 22 anni.
Di certo non possiamo dare la colpa al dottor Spock per i risultati tragici della vita del nipote
e per i giudizi negativi che di lui danno i suoi figli, memori del detto NEMO PROPHETA IN
PATRIA, altrimenti saremmo senz’altro dei giudici superficiali.

Cerchiamo piuttosto di trarre profitto dalle esperienze dei nostri antenati e pensiamo
seriamente a cosa possiamo fare per educare oggi questi nostri ragazzini distratti, poco sensibili
al rispetto di educatori e insegnanti, che tornano a casa ad ore impossibili e fanno feste a base
di alcool e di altre sostanze non certo benefiche?
E’ chiaro che non sono tutti così trasgressivi i nostri adolescenti, ma una gran massa fa parte
di questa tipologia.

Sono perplessa, volevo trovare un risultato positivo, ricordando un padre della pediatria, che
per molti di noi era stato la Bibbia o quasi. Vedo che in questa materia non c’è una formula
assoluta, ma sono convinta che può vincere solo l’amore e l’esempio dei genitori, nonni e zii e
ovviamente degli insegnanti.

Sembra un bel discorsetto per arrivare ad una conclusione, ma non è di parole che è fatta la
trasmissione dei valori: è davvero solo la vita vissuta giorno per giorno vicino ai nostri figli,
ragionando con loro dei problemi che via via sorgono, mediando fra le loro necessità e la realtà
in cui viviamo, che ci può far avere buoni risultati.
Essere “ amici” dei nostri figli?
Non nel senso comune della parola, credo che dobbiamo anzi comportarci da giudici, senza
timore.

Se crediamo nei valori dell’onestà e del rispetto del nostro prossimo, dobbiamo essere
inflessibili, quando i nostri figli mancano a queste fondamentali basi del vivere.
Nessun ricatto affettivo deve farci distogliere dal rimproverarli e dal punirli, ma certo non con la
cinghia o altre punizioni corporali! Alla loro mente e alla loro sensibilità dobbiamo rivolgerci,
sembra un’utopia, ma è l’unica strada da percorrere con convinzione profonda, l’unica via
vincente.

Luciana Brusa

P. s. L’argomento ovviamente è aperto! Si aspettano suggerimenti!
Luciana Brusa, vive tra Milano e Casole d’Elsa ( Si ). Ha pubblicato studi filologici inerenti alle materie letterarie che insegnava; poesie, articoli su giornali in occasione di interviste a personaggi della cultura che presentava agli allievi. Ha partecipato all’Antologia ” Per un archivio della Piccola memoria” edito dal Comune di Milano. Settore Biblioteche ( 2004 ). Ha pubblicato due romanzi: ” La Festa dell’UVA” ed. MEF Firenze ( 2005 ) e ” Scherza coi Fanti ” con prefazione di Andrea G. Pinketts. ed. Albatros Il Filo ( 2010 ). Dal 2013 collabora al giornale SportWork

Comments (4)

    • Maurizio

    Cara Luciana, ho letto il tuo articolo sull’educazione dei figli e dei nipoti. Per quanto riguarda i figli, nonostante la linea dura tenuta dai miei genitori, devo dire che i risultati sono stati abbastanza negativi. Tra noi fratelli hanno cercato di contenere le reazioni dei più razionali e giustificare egoismo ed assurdità dei più irrazionali. Questo, se pur giustificabile da un punto di vista umano, ha provocato tra fratelli invidie e ingiustizie. Tutto cio è poi esploso nella forma più disdicevole quando i due genitori hanno lasciato questo mondo. Allora viene da dire che il difficile compito di educare i propri figli, non si può delegare al più prestigioso dei manuali di cui tutti dispongono e leggono avidamente, ma si deve sostanzialmente dedicare più tempo ai nostri figli non imponendogli regole irreversibili più o meno con determinazione. Si possono ottenere discreti risultati con l’esempio: amore e dialogo prima tra genitori, poi con i propri figli, incentrando su verità onestà e grande affetto che faccia sentire la famiglia come il più importante centro di aggregazione dove ogni soggetto può contare sul sostegno di tutti i componenti. Purtroppo credo veramente in quello che sto scrivendo, tuttavia anche io non sono riuscito nel compito intrapreso, perchè le circostanze della vita, l’orgoglio personale, e l’impotenza di chi non viene compreso hanno minato i miei buoni principi e solo oggi a questa non più giovane età, sono in grado di sviluppare un reale bilancio di quanto ho potuto fare. Lungi da me volermi giustificare, ho sbagliato e basta. Forse l’unico consiglio da nonno può essere che se si condividono i principi che sopra ho esposto si sviluppino con costanza ed irreversibilità anche quando si perde, perchè come si dice si possono perdere delle battaglie ma la guerra della vita la dobbiamo vincere a tutti i costi. Maurizio

    26 Giugno 2015
    • Luciana Brusa

    Caro Maurizio, la tua risposta così sincera e articolata, mi convince ancora di più di quanto sia necessario per tutti i genitori, nonni ed educatori in genere, confrontarsi e non arroccarsi su posizioni ferree, prese per sentito dire o per convincimenti casuali. Ogni posizione va rivista nella realtà dei giorni che si vivono. Per questo è senza dubbio l’amore che ci deve guidare, non c’è bacchetta magica quando si educa, cioè si E -DUCE = si tira fuori la verità, come anche Socrate suggeriva paragonando l’educatore alla levatrice, che estrae il bambino dalla puerpera, con l’Arte Maieutica.
    E’ un vero impegno Educare, che non conosce soste, ma l’esempio e l’amore possono fare miracoli e arrivare dove la teoria fallisce. Grazie Maurizio del tuo prezioso e appassionato contributo! Luciana Brusa

    28 Giugno 2015
    • Anna Marani

    A volte penso che anche il ritmo delle nostre vite sia sbagliato.
    Vorrei che a una mamma fosse consentito di lavorare part-time (meglio sarebbe di non lavorare affatto) almeno fino all’inserimento dei figli alla materna (e non al nido), per non correre il rischio di crescere degli sconosciuti che non hai avuto modo di allattare e ninnare. Per non correre il rischio di comprarli con la materialità per via dei tanti sensi di colpa. Perché un genitore si sente in colpa, credo, quando non ha tempo per elargire amore e condividere esperienze.
    Oggi si dà tanto ai ragazzi, ma al contempo si nega l’essenziale, e già vivono in un mondo dov’è rimasto poco da conquistare, un mondo triste e pieno di cose inutili, gente cattiva e cattivi esempi.
    È sempre tanto bello leggerti, Luciana! Un abbraccio!

    18 Settembre 2015
      • Luciana Brusa

      Carissima Anna Marani, io _ forse perchè diventata mamma poco più che ventenne, appena laureata e sradicata da Roma e dalla mia famiglia _ ho VOLUTO andare ad insegnare appena ho potuto…per non sentirmi una mamma ingabbiata, cosa che mi frustrava moltissimo.
      Credo che mi sarebbe venuta la depressione post partum se avessi dovuto circoscrivere il mio mondo e i miei interessi alla vita domestica. Non ti sembri un’eresia! Certo l’insegnamento era come un part- time e io potevo disporre di una persona che mi sostituiva durante la mattinata. Oggi poi durante l’allattamento e i primi mesi dopo la nascita del bambino non si deve andare a lavorare. Sono più favorevole ad una alternanza dei compiti genitoriali fra Mamma e Papà. Ti deludo? Grazie della tua collaborazione: è molto utile che si possano confrontare pareri e considerazioni su questo tema difficilissimo e sempre in fieri. Luciana

      25 Settembre 2015

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