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Chiara Lossani, autrice del libro “Fratelli” intervistata da Noemi Cinti (Curcio – Risfoglia Editore)

Nota della Redazione:
La  Redazione di Sport & Work ringrazia per la gentile concessione a pubblicare questa intervista.
Il nostro giornale non poteva mancare a contribuire alla divulgazione di  questo prezioso ed importante contributo sportivo, “Fratelli” rappresenta un esempio sportivo, assume un signiicato di estremo interesse sociale, specialmente  per le nuove generazioni.
Per chi vuole approfondire ulteriormente è stata fatta una diretta facebook a cura di Marino D’Amore – Armando Curcio Editore Live

il libro si può trovare ed ordinare in tutte le librerie e su internet, costo € 12,90  

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Fratelli – di Chiara Lossani

  1. Com’è nata la sua passione per la scrittura e in che modo è entrata in sinergia con la sua attività professionale?

Pubblico da 25 anni, ma scrivo da sempre.

La mia passione nasce dal piacere dell’ascolto e dell’immersione nelle storie degli altri, che si tratti di essere umano, animale, albero, sasso, oggetto. Istintivamente tendo l’orecchio, ascolto le storie e mi ci immergo, spesso mi identifico.

Il medesimo processo avviene quando immagino le mie storie, dando vita ai personaggi e alle situazioni.

Un’ identificazione che a volte mi porta sofferenza: mentre scrivevo Van Gogh e i colori del vento a un certo punto non volevo più andare avanti. Troppa, troppa incompresa sofferenza! “Per favore, falla scrivere a un altro la sua storia!” ho chiesto all’editore, che mi era amica. “No, questa storia la scriverai tu!” ha risposto lei, non concedendomi possibilità di scelta. E così, ho accolto Vincent con le sue ombre e le sue grandezze, e ne è nato un album illustrato che è stato pubblicato in tutto il mondo con le magnifiche illustrazioni di Octavia Monaco.

Lo stesso mi è accaduto quando ho scritto la storia di Iqbal, il bambino pachistano schiavo che venne ucciso dalla mafia dei tappeti. Guardavo e riguardavo i filmati su di lui, i suoi occhi così espressivi, facendo mio ogni gesto, ogni emozione, che poi condividevo con Bimba Landmann, che ha curato le illustrazioni.  Così come ho visitato la casa e riletto cento volte il diario di Frida, che seppe trasformare la sua sofferenza in arte. Il libro che ne è scaturito – Frida Kahlo nella sua Casa Azul , illustrato magistralmente da Michelangelo Rossato – vuole raccontare proprio questo ai ragazzi: non abbiate paura della sofferenza, guardate Frida! E la stessa identificazione mi ha portato a riscrivere il mito di Icaro attraverso gli occhi di Dedalo, padre indaffarato che riesce a recuperare il rapporto con il figlio pur perdendolo. Il libro, grazie alle illustrazioni di Gabriel Pacheco, ha ottenuto riconoscimenti internazionali e una messa in scena a Città del Messico. E che dire della mitezza di Vermeer, con i chiaroscuri di Andrea Alemanno, o di Dante? Ho attraversato l’Inferno con lui! E insieme a Michael Bardeggia, che sta concludendo in modo straordinario le tavole di un albo che uscirà prossimamente.

In conclusione: mi tocca vivere le storie degli altri prima di scriverle, è un passaggio inevitabile, misterioso e in fondo meraviglioso. A volte le sogno quelle incredibili persone, e quei sogni mi riempiono la vita come incontri veri.

Ma il mio mestiere di scrittore ha avuto bisogno per esprimersi di un altro nutrimento vitale: le storie scritte! Ed è per questo che ha trovato il luogo ideale in cui crescere e maturare grazie all’altro mestiere-passione che mi ha accompagnato per quasi quarant’anni: la Biblioteca.

Sono stata direttrice di due biblioteche in una città della provincia di Milano, e ho vissuto con i libri, tra i libri e grandi scrittori, che ho avuto la fortuna di conoscere invitandoli a raccontare di sé ai nostri lettori.

Fu proprio grazie a Fulvio Tomizza che cominciai a pubblicare. Lesse i miei racconti e mi presentò a Orietta Fatucci, che accolse il mio primo libro nella collana Le letture di EElle.

Una vita tra le storie scritte, la definirei, dove ho potuto vivere a pieno la mia passione di scrivere per i ragazzi. In particolare, ho avuto l’occasione di leggere, sfogliare, acquistare centinaia di libri dedicati a loro, e per questo, quando si sono presentate le condizioni favorevoli, ho proposto all’amministrazione comunale di fondare una Biblioteca per bambini, dapprima in una scuola e poi in una sede autonoma. È così che è nata La Biblioteca delle Storie Infinite, inaugurata nel 2009: due piani tutti vetri e libri e colori, in cui si svolgono letture ad alta voce quotidiane a cura di esperti bibliotecari.

Un’avventura che si è conclusa alcuni mesi fa, e che mi riempie ancora di gioia e di onore, e per la quale ho ricevuto una menzione ufficiale da parte del Sindaco della città e della Proloco.

Potrei parlare per ore del mio lavoro, che mi ha regalato tantissimo a tutti i livelli e che mi conferma ciò che ci ripetiamo sempre noi bibliotecari: “Bibliotecario? Il mestiere più bello del mondo!”

  1. Come si colloca, all’interno della sua esperienza di autrice, la nascita di questo suo nuovo progetto editoriale, Fratelli?

La tematica dell’espressione della libertà in ogni epoca storica mi è sempre stata molto cara, e quando iniziai a scrivere Fratelli era appena uscito il romanzo per ragazzi Le ribelli di Challant, una storia di ribellioni femminili nel medioevo

L’idea di scrivere sul famoso gesto antirazzista durante le Olimpiadi del 1968 da parte dei due sprinter afroamericani Tommie Smith e John Carlos, nacque da un suggerimento per un racconto breve da parte di due amici editori.  Ma io optai per un romanzo che aveva per protagonista un ragazzo e in cui si dava maggior spazio al contesto storico. Mi interessava ampliare lo scenario olimpico, dallo sport alle lotte contro il razzismo e la disuguaglianza nella società americana, alla contestazione studentesca, citando anche figure storiche quali M. L . King e Robert Kennedy.

La Storia doveva agire sullo sfondo, motore invisibile e sempre presente in una vicenda intima, individuale, quale quella di Diego, ragazzo messicano, il quale compie un percorso interiore di scoperta e maturazione che dall’indifferenza lo conduce all’accoglienza, dal pregiudizio alla scoperta di possibili connessioni. Un cammino verso nuove libertà.

Questa modalità di racconto mi appartiene e costituisce la struttura di tutte le mie opere, romanzi e testi per albi illustrati: la Storia che muove le storie, e le storie che muovono la Storia, in una circolarità infinita, spiralica, che guida la vita degli uomini e li sfida verso una presa di coscienza di valori universali possibili – anche se apparentemente irraggiungibili.

Quello che i personaggi del romanzo testimoniano è la dura realtà di una società che nel 1968 proclamava la libertà e l’uguaglianza dei propri cittadini, ma che invece praticava quotidianamente il razzismo, la discriminazione, in grave contraddizione con i principi della propria Costituzione. Contraddizione che, purtroppo, non è stata ancora risolta, come ci documentano i tragici avvenimenti razzisti di questi giorni.

Il romanzo in questo si dimostra molto attuale e in sintonia con ciò che i ragazzi vedono e sentono accadere intorno a loro.

 3- Il suo nuovo libro tocca tematiche delicate, estremamente attuali, come il razzismo, la fratellanza, la diversità … qual è il messaggio che il libro vuole comunicare e perché i giovani dovrebbero leggerlo?

Mi imbarazza sempre un po’ parlare di messaggio riguardo a ciò che scrivo – io racconto storie, semplicemente – anche se riconosco che ogni cosa che accade evoca rimandi a costruzioni di valore generale e ideale.

In realtà, quando mi sono messa scrivere il romanzo, quello che volevo raccontare, oltre al gesto storico eclatante, era la mia stessa esperienza, la mia stessa storia. Avevo bisogno di ricordare, di registrare le mie emozioni di adolescente, quell’indimenticabile passaggio che anch’io compii all’età del protagonista del racconto e che ebbe a che fare con le Olimpiadi del 68 e con quel gesto.

Olimpiadi che io stessa vidi in TV! Io c’ero, e come Diego mimavo le gesta degli atleti, fingevo di correre, di nuotare, di tagliare un immaginario traguardo e di salire sul podio per ricevere la medaglia d’oro. Sognavo, e intanto come lui crescevo.  Perché quegli episodi e quelle persone che ebbero il coraggio di mettere in gioco la propria vita per un ideale di libertà e di solidarietà mi emozionarono, attirando la mia curiosità, il mio interesse di ragazzina, e a poco a poco mi aiutarono a costruire una coscienza, uno sguardo nuovo verso la realtà che mi circondava. Mi permisero di appartenere al mondo intero, di aprirmi ad amicizie più consone al mio modo di essere, di cercare letture che nutrissero questa sete di libertà sconosciute ma sentite profondamente. Una sete che spinge i ragazzi, oggi come allora, a cercare, sperimentare e purtroppo spesso a soddisfare i propri bisogni proiettandoli sui consumi e le droghe, i più a portata di mano. Perché invece non porgergli altro, perché non sottoporre alla loro attenzione le scelte di persone che hanno risposto a questo bisogno in un modo diverso? Ecco la sfida di questo romanzo. Sono certa che ne rimarranno affascinati, come lo sono stata io alla loro età. Vedranno nuovi scenari spalancarsi davanti agli occhi. Nuove possibilità per una vita più piena e soddisfacente. La possibilità di appartenere alla Storia, e quindi di sentirsi anche loro parte di esperienze di individui differenti da loro, in alternativa a gruppi ristretti (familiari e amicali) che magari non corrispondono al loro modo di essere.

 I ragazzi hanno più coraggio degli adulti, ed è per questo che corrono rischi e pericoli che potrebbero perderli. Poniamoli di fronte a scelte coraggiose, e le comprenderanno.

Si pensi a quale reazione avranno di fronte a una storia coraggiosa come quella di Peter Norman, che espresse la sua libertà con un gesto di solidarietà pagato per tutta la vita. Peter, eroe senza altre armi che i suoi occhi azzurri e limpidi, uomo mite che testimoniò fratellanza universale con un gesto silenzioso, senza chiedere nulla in cambio. Fu un gesto gratuito il suo, assolutamente libero e vero, che espresse ciò che i ragazzi cercano e ammirano, ma che purtroppo viene frustrato continuamente dal mondo di esteriorità che propone loro la società consumista degli adulti.

 

  1. Che ruolo pensa che, ad oggi, ricopra la letteratura per ragazzi all’interno della società?

Leggere buona letteratura è alla base della crescita sana di un ragazzo. Leggere è fondamentale per confrontarsi, riflettere su di sé, evolversi anche fisicamente, come ci dimostrano gli ultimi studi neurologici. E tuttavia, nella società italiana, la letteratura per ragazzi non è riconosciuta come valore e ha ancora molta strada da fare per emergere dall’incultura generale.

Ho dedicato Fratelli a Gianna e a Roberto Denti, fondatori della Libreria dei Ragazzi di Milano, che negli anni ’70 era la più grande d’Europa e che è diventata con il tempo un luogo di incontro per docenti, autori, illustratori, editori, critici letterari impegnati in una nuova elaborazione culturale e in una maggior diffusione della letteratura per ragazzi italiana e non solo. Grazie anche al loro contributo finalmente la letteratura per ragazzi in Italia si è liberata dei paradigmi moralistici e strettamente scolastici, si sono esplorati orizzonti nuovi, si è scoperto il piacere della lettura, nuovi tipi di storie più aperte alle proposte internazionali, alle nuove prospettive dell’educazione e della psicologia del bambino.

Gianna e Roberto erano cari amici, e verso di loro sento un grande debito di gratitudine.  La mia vita di bibliotecaria e di scrittrice si è formata grazie a loro, alla loro generosità, alle proposte culturali a cui anch’io ho avuto la fortuna di accedere (penso ai corsi di aggiornamento in libreria per i bibliotecari, agli incontri con autori ed editori). Certamente, come dissi pubblicamente l’ultima volta che Roberto ci fece visita nella nostra Biblioteca delle Storie Infinite, quella biblioteca per ragazzi non sarebbe mai nata se non li avessi conosciuti e frequentati. La loro Libreria è stata una fucina d’idee e un impulso evolutivo per tutte le biblioteche e i bibliotecari per ragazzi italiani. Ma non basta.

In Italia, si sa, si legge poco, e ce lo confermano purtroppo i dati annuali. Nonostante questo, il libro per i ragazzi è in attivo rispetto ai fatturati, e dunque i ragazzi leggono! I ragazzi amano leggere, l’ho constatato ogni giorno della mia vita bibliotecaria! E noi adulti – genitori, editori, amministratori- abbiamo il dovere di rispondere fattivamente a questo amore, di coltivare buoni libri e buona letteratura, proponendo loro sempre più storie, e nuove e rispondenti ai loro bisogni. Il problema non sono i ragazzi che non leggono: il problema sono gli adulti che sottovalutano l’importanza del libro e della lettura!

A chi controbatte che con la cultura non si mangia, rispondo dicendo che forse varrebbe la pena riflettere sulle ragioni per cui le società in cui si legge di più e in cui maggiormente si investe sulla cultura, sono anche quelle in cui si riscontra il PIL più alto.

 5- Che cosa pensa dell’attuale panorama letterario per ragazzi essendo lei un’affermata scrittrice per il pubblico giovanile?

Come dicevo prima, ho sempre letto e apprezzato la letteratura per ragazzi e conosco bene la produzione e il mondo dell’editoria italiana e internazionale, ma constato che ancora troppo pochi adulti in Italia se ne interessano.

E questo è un vero peccato, perché il mercato offre una produzione editoriale ricca di proposte di buon livello che merita di essere scoperta per il bene di tutti. Sembra incredibile, ma persino nel mondo della scuola tuttora non sono molti gli insegnanti che si aggiornano sulle nuove proposte. Certo, osservo che se pur lentamente c’è stata un’evoluzione negli ultimi 30 anni, e sull’impulso delle nuove produzioni ha avuto modo di svilupparsi un nucleo importante di autori e illustratori, che cominciano a essere apprezzati anche in altri paesi – io stessa sono stata contattata da editori stranieri. Però il pregiudizio sociale in Italia è ancora forte: sul libro, sugli autori e sulla lettura in generale. Inoltre non è da sottovalutare il fatto che l’Italia, contrariamente ai paesi anglosassoni, ha sempre avuto un ruolo marginale rispetto alla formazione accademica dei contenuti della letteratura per ragazzi. Da troppo pochi anni la letteratura per ragazzi è entrata nei programmi universitari, e ancora è fortemente presente il pregiudizio crociano che si tratti di una letteratura di genere secondaria. Anche su questo credo sia necessario intervenire per costituire una base solida su cui il mondo della letteratura e della lettura per ragazzi possa crescere, diffondersi e radicarsi nella nostra società.

 

Chiara Lossani – laureata in lingue e letterature straniere moderne, traduttrice di testi di teatro in spagnolo, direttrice per 37 anni presso la Biblioteca Comunale di Trezzano sul Naviglio, nel 2009 fonda la “Biblioteca delle Storie Infinite” fondamentale per la diffusione della letteratura e per la formazione dei bambini, ricevendo nel 2017 una menzione pubblica come scrittrice e ideatrice.

Autrice di tantissimi libri italiani (la completa diffusione si può vedere sul sito www.chiaralossani.it), ha pubblicato anche per editori stranieri

 

 

 

 

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