Convegno su Sport/Alimentazione/Benessere: valore aggiunto per una vita sana!

L’alimentazione intelligente: la corretta nutrizione nei giovani. Basi scientifiche ed indicazioni pratiche su come proteggere e migliorare la salute del corpo e della mente.

Venerdì’ 29 settembre al Salone Expo di Trezzano sul Naviglio, si è tenuto il Convegno dal titolo: “Sport Alimentazione e Benessere”. Convegno organizzato dalla Polisportiva Pallavolo di Trezzano sul Naviglio.

I relatori, la dott.ssa Elena Ruggiero ed il dott. Carlo Napolitano, hanno illustrato e spiegato il perché oggi, più che mai, è necessario insegnare ed educare i nostri ragazzi a prendersi cura del proprio corpo e della propria mente utilizzando i più importanti strumenti di prevenzione che ogni giorno noi abbiamo a disposizione: un alimentazione sana e corretta ed una sana attività sportiva.

Ma perché dobbiamo fare ciò?

La risposta a questa domanda è nota fin dai tempi più remoti ma purtroppo, nel corso dei secoli e soprattutto degli ultimi decenni, è stata dimenticata.

Nel 400 a.c Ippocrate, padre della Medicina, affermava:

“Se fossimo in grado di fornire a ciascuno la giusta dose di nutrimento e di esercizio fisico, né in eccesso e né in difetto, avremo trovato la strada per la salute”

Dunque, ognuno di noi, e soprattutto i giovani di oggi, abbiamo il dovere di fermarci a riflettere su come mangiamo, che cosa mangiamo, come trascorriamo le nostre giornate…dobbiamo essere consapevoli che il cibo non è solo nutrimento ma è anche cibo per la mente. La stessa qualità delle nostri pensieri , dellenostre emozioni è influenzata dall’alimentazione.

Solo avendo consapevolezza di tutto ciò saremo in grado di avviarci verso un cambiamento ed una modifica delle nostre abitudini di vita, che oggi più che mai è necessario.

Durante il convegno la dott.ssa Ruggiero ha illustrato i più importanti strumenti educativi che ci possono consentire di organizzare al meglio la nostra alimentazione: il piatto sano e la piramide alimentare.

Il piatto sano è un grafico che mette in evidenza come deve essere composto ogni singolo pasto e la giusta importanza che deve essere data ad ogni singolo nutriente: proteine, grassi buoni, cereali integrali, verdura e frutta.

La piramide alimentare completa il tutto educandoci ad uno migliore comportamento alimentare. Osservando, infatti, la piramide saremo in grado di comprendere quali nutriente è necessario mangiare ogni giorno e più volte al giorno; quale nutriente è necessario consumare in misura minore e quali nutrienti dovrebbero essere banditi dalla nostra tavola perché nocivi per la nostra salute.

Ma il convegno ha messo in evidenza un altro concetto fondamentale e purtroppo poco conosciuto: il cibo non deve solo nutrirci al meglio ma deve essere anche lo strumento che migliora il nostro stato di salute, potenzia il nostro stato di benessere, cura i nostri disturbi e previene numerose malattie.

Il cibo non ha solo un potere nutritivo ma, e soprattutto, ha un potere curativo.

Gli alimenti che hanno questi grande potere sono GLI ALIMENTI FUNZIONALI.

Secondo la definizione ufficiale: un alimento può essere definito funzionale solo quando, oltre a possedere un adeguato valore nutrizionale, è in grado di svolgere una o più azioni benefiche sull’organismo, ovvero può influire sullo stato di benessere psicofisico dell’uomo migliorandone lo stato generale di salute e contribuendo a ridurre il rischio di patologie.

Dobbiamo specificare che tutti gli alimenti con queste caratteristiche sono alimenti naturali e comuni che esplicano il loro potere curativo mediante un normale consumo nella dieta quotidiana di tutti noi.

Ma quali azione “terapeutiche” hanno questi cibi? Si delineano, così, le principali categorie di alimenti funzionali :

  • Antiossidanti, attivi nel difendere l’organismo da stress ossidativo
  • Antimutageni, detossificatori, anticarcinogenici
  • Antimicrobici e antivirali, stimolatori della funzione gastrointestinale
  • Immuno modulatori e antinfiammatori
  • Neuro regolatori ed antiipertensivi
  • A ridotta attività allergenica
  • Ipo colesterolemici
  • Stimolanti della funzione cognitiva

Ma quali sono?

L’avocado, le spezie come la curcuma, l’olio extra vergine di oliva, il cacao, il vino rosso, quasi tutti i tipi di ortaggi, la verdure, le noci, le mandorle, i semi di lino, i semi di zucca e l’elenco potrebbe essere infinito.

Dobbiamo conoscere questi alimenti, consumarli quotidianamente affinché ci possano nutrire al meglio e proteggerci dalle malattie.

Il Convegno poi è terminato con un momento di riflessione:

La radicale mutazione della nostra alimentazione e del nostro stile di vita, insieme alla profonda trasformazione dell’ambiente naturale nel quale viviamo, ha fatto si che il nostro organismo non sia in grado di compensare e di far fronte a tali cambiamenti.

Il nostro sistema immunitario che dovrebbe difenderci dagli insulti esterni non è in grado di reggere la mole e la diversa tipologia di questi insulti ed il risultato è sempre più un profondo e generali senso di malessere, l’aumento di numerose malattie fisiche, disagi emotivi…etc …etc

In questo caleidoscopio di azioni e di reazioni è cambiato anche il nostro modo di essere, di sentire, di comunicare, i nostri rapporti sociali e dunque il nostro modo di vivere, di esistere e di alimentarci.

Ricercare modelli di salute coerenti deve essere lo scopo fondamentale di chi ha cuore la propria crescita personale e la crescita e la salute dei ragazzi di oggi: il nostro futuro domani!

La più importate Scuola Medica italiana già nel 1200 affermava:

“Se vuoi stare bene, cura i malanni, non adirarti e tre cose ti necessitano: mente serena, riposo e dieta moderata”.

Elena Ruggiero

Elena Ruggiero, farmacista, naturopata, consulente in nutrizione e dietetica.

Fin dagli studi universitari ha cominciato ad interessarsi ad una visione olistica dell’uomo come essere dalle molteplici dimensioni e non come somma di parti, fisiche e psichiche, più o meno malate.
Questo interesse l’ha condotta, dopo la laurea, verso studi Superiori di Medicina Omeopatica, Fitoterapia e Nutrizione, al fine di integrare il sistema terapeutico convenzionale con discipline in grado di garantire, per ogni individuo, uno stato di salute globale. La salute non è più intesa quale semplice assenza di malattia ma, bensì, come benessere globale di corpo, mente, società e ambiente anche attraverso un’evoluzione psicofisica.

*E’ titolare dello studio di Nutrizione~Medicina integrata~Educazione alla salute, in Trezzano sul Naviglio. *E’ responsabile dell’ambulatorio di nutrizione e medicina naturale in un poliambulatorio a Milano.

*Svolge un’intensa attività divulgativa sui grandi temi della nutrizione e della medicina olistica e preventiva.

*E’ docente di corsi ed eventi formativi per la “Fondazione per Leggere”.

 

Progetto “Sport/Alimentazione/Benessere: il latte è bianco ma non immacolato!

Per diversi milioni di anni, l’unico latte consumato dagli antenati dell’uomo moderno e dall’Homo Sapiens è stato il latte umano.

L’addomesticamento degli animali da latte è iniziato migliaia di anni fa e durante quest’epoca si sarebbe diffuso anche il consumo di latte e dei suoi derivati. Ma è a partire dal secolo scorso che il latte vaccino e i suoi derivati hanno cominciato a svolgere un ruolo importante nell’alimentazione di adulti e bambini soprattutto in Occidente..

E’ innegabile che il latte e i latticini oltre ad essere una voce rilevante nella dieta di miliardi di persone, rappresenta nel nostro paese una importante realtà occupazionale e produttiva.

Rimane tuttavia il fatto che non possiamo nascondere le evidenze scientifiche e che almeno dobbiamo prendere in considerazione che il latte e i latticini possono recare importanti danni alla salute tra cui diverse malattie infiammatorie croniche.

I danni del latte vaccino nella popolazione infantile

Tanto per cominciare secondo molti scienziati l’unico latte veramente adatto alle necessità del neonato e del bambino è il latte della nostra stessa specie ovvero il latte umano. Infatti confrontando il latte umano con il latte vaccino si osservano importanti differenze:

  • Il latte vaccino contiene elevate quantità di proteine, necessarie per assicurare la rapida crescita dei vitelli che raddoppiano il proprio peso in circa 30 giorni contro i 105-126 giorni e raggiungono circa 100 chili in un anno.
  • Gli zuccheri e i grassi contenuti nel latte materno favoriscono uno sviluppo molto più lungo e articolato del cervello del lattante rispetto a quello del vitello.
  • Il latte vaccino negli umani non viene digerito del tutto. La genesi del diabete di tipo 1, correlata all’assunzione di latte, nella popolazione infantile, può essere sinteticamente spiegata così: le proteine del latte vaccino, assunto dal bambino, arrivano nell’intestino. Esse, qui, vengono scisse negli amminoacidi di cui esse sono composte.

In alcuni casi però, in bambini geneticamente predisposti, il latte non è digerito completamente ed alcuni amminoacidi o frammenti proteici non digeriti rimangono nell’intestino e da qui possono essere assorbiti dal sangue. Alcuni di questi frammenti hanno però la stessa struttura delle cellule pancreatiche deputate alla produzione di insulina (ormone che regola la concentrazione di zuccheri nel sangue). Il sistema immunitario perde così la capacità di distinguere i frammenti proteici indigeriti del latte e le cellule pancreatiche e produrrà anticorpi che indistintamente saranno diretti sia contro i frammenti proteici del latte e sia contro le cellule pancreatiche.

Il bambino dunque perde con il tempo la capacità di produrre insulina e svilupperà il diabete.

Già nel 1992 un importante studio condotto in Finlandia aveva dimostrato gli effetti dannosi del latte vaccino nei bambini e numerosi successivi studi hanno evidenziato che bambini diabetici avevano più anticorpi del latte rispetto ai bambini sani.

Ma i danni di un consumo continuo prolungato e talvolta eccessivo del latte, sono evidenti non solo nei bambini ma anche nella popolazione di adulti.

Già dopo i 2 anni la lattasi, ossia l’enzima che scinde lo zucchero presente nel latte (il lattosio), progressivamente perde la sua funzionalità. Se continuiamo a essere in grado di digerire il latte è solo perché non smettiamo di berlo, o ne consumiamo in modeste quantità: una funzionalità residua della lattasi rimane. Popolazioni come quelle asiatiche, che non bevono latte di mucca, sono completamente incapaci di digerire il latte, tuttavia sempre di più anche nel mondo occidentale si evidenziano intolleranze al latte in età adulta.

Il lattosio e la lattasi non sono però gli unici due imputati per quanto riguarda l’insalubrità dei latticini; i problemi maggiori e le conseguenze più negative per la salute sono legati ad una proteina, la caseina: “Caseina, sostanza cancerogena più significativa mai rilevata”. (La provocazione di T. Colin Campbell)

Le proteine del latte vaccino sono costituite da caseina per l’80%, mentre nel latte materno la percentuale cala al 35%: ma non è tutto: oggi si conosce sempre più in maniera dettagliata, gli effetti della caseina degradata da processi industriali, primo tra tutti la pastorizzazione, a cui tutto il latte viene sottoposto per abbatterne la carica batterica e aumentarne la conservabilità. Quando si sottopone la caseina alla temperatura di pastorizzazione (circa 70°C), questa proteina coagula e decade, diventando una sostanza colloidale insolubile. In questa forma la caseina è utilizzata come collante a livello industriale: è quella sostanza che permette alle etichette di rimanere incollate alle bottiglie di vetro, ad esempio. E nel nostro organismo, cosa causa la caseina degradata? A seconda del grado di denaturazione subito si ha una più o meno marcata alterazione della permeabilità intestinale: più il processo termico del latte è spinto, più la caseina sarà compromessa.

Per questo motivo è categorico evitare il latte a lunga conservazione: le condizioni termiche a cui è stato sottoposto sono davvero molto più violente rispetto al latte fresco da banco frigo (che comunque è pastorizzato). L’alterata permeabilità intestinale, che a lungo andare si può instaurare, predisporrà a molte patologie atopiche, infiammatorie e autoimmuni; l’elenco di malattie di cui la caseina degradata aumenterebbe il rischio è lungo, soprattutto per quelle pediatriche: dermatite, eczema, raffreddore da fieno, asma, otite, tonsillite, orticaria, nervosismo, ansia.

Ovviamente esistono persone molto sensibili alla caseina e persone poco sensibili, quindi i sintomi a medio-lungo termine derivanti dal consumo di latte e latticini non sono uguali per tutti; quello che è curioso notare è che molto raramente si riesce a ricondurre con test medici affidabili malattie oro-laringo-faringee o dermiche all’intolleranza al latte.

Sulla caseina si è largamente e diffusamente espresso uno dei più grandi studiosi mondiali, Colin Campbell, famoso per essere il medico di Bill Clinton. Campbell ha portato avanti uno studio durato ben 40 anni, chiamato The China Project, in cui ha evidenziato e testato l’incidenza della caseina sul cancro.

Il latte vaccino contiene elevate quantità dell’ormone IGF-1 attivo che sono riscontrabili ancora dopo la pastorizzazione e l’omogeneizzazione.

Questo ormone ha la capacità, con meccanismi ben precisi, di provocare la crescita cellulare e nello stesso tempo impedire o rallentare la morte cellullare programmata, evento positivo per mantenere l’equilibrio cellulare dei nostri tessuti, dei nostri organi e, dunque, del nostro corpo.

Un elevata proliferazione cellulare e la mancata morte cellulare programmata sono tipici della crescita tumorale. Quindi a tutti gli effetti si può dire che l’ormone IGF-1 presente nel latte vaccino è un attivatore tumorale.

In conclusione l’elenco dei danni di cui può essere responsabile il consumo del latte è molto lungo: come già detto diabete, cancro, patologie infiammatore, croniche ma anche osteoporosi, malattie comportamentali e mentali.

E’ necessario essere consapevoli della natura del latte come alimento come di qualsiasi altro alimento che portiamo sulle nostre tavole tutti i giorni e più volte al giorno. Ed essere consapevoli che un consumo eccessivo e prolungato del latte come di qualsiasi altro alimento (frutta, carne, farinacei etc) può portare importanti danni al nostro organismo e non certamente salute.

Elena Ruggiero

Elena Ruggiero, farmacista, naturopata, consulente in nutrizione e dietetica.

Fin dagli studi universitari ha cominciato ad interessarsi ad una visione olistica dell’uomo come essere dalle molteplici dimensioni e non come somma di parti, fisiche e psichiche, più o meno malate.
Questo interesse l’ha condotta, dopo la laurea, verso studi Superiori di Medicina Omeopatica, Fitoterapia e Nutrizione, al fine di integrare il sistema terapeutico convenzionale con discipline in grado di garantire, per ogni individuo, uno stato di salute globale. La salute non è più intesa quale semplice assenza di malattia ma, bensì, come benessere globale di corpo, mente, società e ambiente anche attraverso un’evoluzione psicofisica.

*E’ titolare dello studio di Nutrizione~Medicina integrata~Educazione alla salute, in Trezzano sul Naviglio. *E’ responsabile dell’ambulatorio di nutrizione e medicina naturale in un poliambulatorio a Milano.

*Svolge un’intensa attività divulgativa sui grandi temi della nutrizione e della medicina olistica e preventiva.

*E’ docente di corsi ed eventi formativi per la “Fondazione per Leggere”.

 

 

Progetto Sport/Alimentazione/Benessere: I dolcificanti

I dolcificanti: quali usare?

I dolcificanti o edulcoranti sono sostanze utilizzate per conferire il sapore dolce agli alimenti. Oltre ad essere usate, in sostituzione dello zucchero per addolcire cibi e bevande, sono impiegate anche per la preparazione di altri prodotti destinati all’uso orale, come per esempio il collutorio, gli integratori alimentari, i medicinali, e così via. Hanno spesso un sapore molto simile a quello dello zucchero ma hanno un potere dolcificante molto superiore a esso. Inoltre, non apportano calorie oppure ne contengono pochissime rispetto al saccarosio.

I dolcificanti possono essere di due tipi: dolcificanti artificiali ovvero composti chimici di sintesi o dolcificanti naturali ovvero estratte da fonti vegetali presenti in natura.

I dolcificanti sintetici di più largo consumo sono: la saccarina, l’aspartame, il ciclamato, lacesulfame K

 Dolcificanti artificiali e cancro

Sin dai primi anni del 1970 sono cominciati diversi dibattiti sulla sicurezza del consumo dei dolcificanti artificiali e sui potenziali rischi legati al cancro. Tali discussioni hanno preso il via da quando alcuni studi condotti sugli animali hanno constatato un aumento del rischio di cancro alla vescica nei topi a cui sono state date dosi molto elevate di saccarina e ciclammato.

Bisogna però sottolineare che il metabolismo della saccarina è diverso nei topi e negli esseri umani. A ogni modo, da quel momento più di 30 studi effettuati sugli esseri umani non hanno trovato collegamenti tra la saccarina e il rischio di sviluppare il cancro.

Un’eccezione è il ciclamato, che è stato vietato negli Stati Uniti d’America proprio a seguito dello studio del 1970 menzionato precedentemente, in cui è stato constatato un aumento del rischio di cancro alla vescica nei topi; da allora l’utilizzo del ciclammato non è mai stato reintrodotto negli USA.

Effetti sull’appetito

Alcuni studi suggeriscono che i dolcificanti artificiali potrebbero aumentare l’appetito, facendo così ingrassare. Dato che gli edulcoranti di sintesi hanno un sapore dolce ma non hanno calorie, o ne hanno pochissime, l’appetito non viene soddisfatto appieno e, quindi, si tende a mangiare di più.

In realtà, molti studi recenti non supportano l’idea che i dolcificanti ipocalorici artificiali aumentino la fame o l’assunzione di calorie.

Dolcificanti artificiali e salute dell’intestino

I batteri buoni presenti nell’intestino, come i probiotici, sono molto importanti per la salute. Una cattiva salute intestinale è legata a numerosi problemi, tra cui: aumento del peso corporeo, glicemia alta, sindrome metabolica, sistema immunitario indebolito, e disturbi del sonno.

La composizione e la funzione dei batteri intestinali varia da individuo a individuo, e sembrano essere influenzate da ciò che si mangia, compresi i dolcificanti di sintesi.

Vi sono numerosi studi che mettono in correlazione l’assunzione di dolcificanti di sintesi ed alterazione della flora intestinale con ripercussioni sfavorevoli sulla salute dell’intestino e non solo.

Edulcoranti artificiali e sindrome metabolica

La sindrome metabolica fa riferimento a un insieme di disturbi tra cui l’ipertensione, la glicemia alta, l’accumulo di grasso viscerale, e i livelli di colesterolo alti. Queste condizioni aumentano il rischio di malattie come l’ictus, le malattie cardiache, e il diabete di tipo 2.

Alcuni studi suggeriscono che, coloro che bevono regolarmente bibite dietetiche o che mangiano regolarmente prodotti dolcificati con edulcoranti, potrebbero presentare un rischio maggiore del 36% di sviluppare la sindrome metabolica

In conclusione, l’utilizzo dei dolcificanti artificiali ipocalorici in sostituzione dello zucchero e nelle dosi consigliate pone pochi rischi per la salute e può avere benefici legati alla perdita di peso, al controllo della glicemia e alla salute dentale. Detto ciò, la probabilità che si verifichino alcuni effetti collaterali può variare da un individuo a individuo. Alcune persone possono riportare effetti negativi dopo il consumo degli edulcoranti di sintesi, anche se dovrebbero essere ben tollerati dalla maggior parte degli individui. Inoltre la correlazione tra consumo di edulcoranti di sintesi e sovrappeso e obesità è evidente in seguito ad un uso frequente di prodotti dolcificati e, dunque, in seguito ad un’alimentazione molto poco sana.

A ogni modo, se si vuole evitare i dolcificanti artificiali e lo zucchero ma non si vuole rinunciare al gusto dolce, una valida alternativa sono i dolcificanti naturali.

Essi sono:

Zucchero di canna integrale: quello vero ha un leggero retrogusto di liquirizia, è granuloso marrone scuro e umido. E’ il primissimo zucchero che si estrae dal succo di canna.

Miele: è senza dubbio un alimento che offre molti benefici all’organismo. Assunto in quantità regolari è un vero e proprio rimedio naturale contro diversi problemi che possono intaccare sullo stato di salute di una persona. Un alimento buono e genuino, offerto gentilmente da madre natura.

Per tanti secoli esso è stato l’unico dolcificante usato. In esso sono rintracciabili quasi 200 componenti, tra i quali prevalgono il fruttosio e il glucosio, gli altri zuccheri come saccarosio e maltosio, gli acidi organici, i sali minerali, le vitamine e gli antibiotici naturali completano il quadro di una sostanza con molte proprietà benefiche. Ma è necessario tener presente che il miele si caratterizza in effetti per un quantitativo di zuccheri semplici e di calorie molto simile a quello contenuto nel normale zucchero: ed è chiaro che zuccheri semplici e calorie debbano essere verificati con estrema attenzione nell’ambito di una dieta pensata per un soggetto affetto da diabete, in caso di sovrappeso e di obesità.

Sciroppo d’acero: esso contiene saccarosio, vitamine del gruppo B e calcio e si ottiene mediante estrazione dalla linfa dell’acero.

Malto d’orzo, sciroppo di riso e sciroppo di mais: essi si ottengono dalla germinazione dei cereali. Tutti hanno un lato contenuto di maltosio, potassio, sodio e calcio , minerali indispensabili all’organismo.

Sciroppo di mele: prodotto di non facile reperibilità, ricchissimo di vitamine e sali minerali e molto digeribile.

Zucchero di cocco: è un prodotto naturale che viene da coltivazioni biologiche, non contiene sostanze chimiche, non contiene additivi, non contiene conservanti ne aromi artificiali o coloranti. Lo zucchero di cocco ha un indice glicemico basso. Lo zucchero di cocco ha rispetto allo zucchero di canna (ad esempio) ha il doppio del ferro , quattro volte più magnesio, sedici die venti ammonoacidi essenziali per la nostra salute e zinco più di 10 volte.

Stevia rebaudiana: è una pianta di origine sudamericana, le cui foglie possiedono un’elevatissima capacità dolcificante, 300 volte maggiore di quella del classico zucchero bianco. Della stevia vengono impiegate sia le foglie (tali e quali o essiccate), sia loro estratti, che possono essere utilizzati non solo per dolcificare bevande, ma anche in cucina, nella preparazione di prodotti da forno e dolci vari. Il vantaggio di utilizzare la stevia è che è completamente senza calorie.

Amasake: è un dolcificante naturale molto usato nella cucina orientale che si ottiene dalla germinazione enzimatica del riso bianco e che può anche essere autoprodotto facilmente in casa.

Polline d’api: è un’ altra eccellente e deliziosa alternativa naturale allo zucchero . Il polline d’api è ricco di proteine e carboidrati e dispone di vitamine e minerali, questa alternativa allo zucchero può davvero aiutare in caso di allergie stagionali.

Sciroppo di agave (rigorosamente bio): è una naturale alternativa zucchero derivato dalla radice della pianta di agave , considerato a basso indice glicemico che significa che non aumenterà i livelli di zucchero nel sangue alto come altri dolcificanti glicemici. Tuttavia, è principalmente composto da fruttosio e glucosio, quindi dovrebbe essere usato con parsimonia .

Xilitolo: è un’ottima alternativa naturale . Si trova in natura nei funghi, frutta, verdura e betulla. Simile ad alcuni altri dolcificanti è considerato basso indice glicemico, previene la carie e le infezioni dell’orecchio , favorisce la perdita di peso, rinforza ossa e denti.

Melassa: è un dolcificante naturale che viene estratto dai vari cereali (riso , orzo , mais , ecc), bacche, frutta o verdura da un processo di fermentazione . Di tutti i dolcificanti , è quello che occupa il primo posto nella classifica dei dolcificanti salutari e con maggiori indici nutrizionali. La melassa è di solito molto più morbida , più digeribile e nutriente e sana rispetto a qualsiasi zucchero raffinato o dolcificante artificiale . Ha un alto contenuto di carboidrati e vitamine del gruppo B e minerali, soprattutto potassio , calcio, acido fosforico , ferro, rame e magnesio .

Ma per concludere è bene considerare che, indipendentemente dall’utilizzo dello zucchero o dei dolcificanti, è necessario imparare a mangiare sano e naturale, iniziando ad abituarci a gusti meno dolci.

Gusti che i nostri nonni non avevano e che a ben vedere ci sono stati inculcati nel tempo, in modo anch’esso “artificiale” attraverso il progredire delle tecniche alimentari e l’avanzare delle pubblicità la cui missione è stata ed è appunto quella, in maniera subdola, di allontanarci dalle millenarie naturali e sane abitudinari alimentari ed inculcarci nuovi, malsani e proficui (solo per loro!!!) modi di mangiare.

Elena Ruggiero

Elena Ruggiero, farmacista, naturopata, consulente in nutrizione e dietetica. Fin dagli studi universitari ha cominciato ad interessarsi ad una visione olistica dell’uomo come essere dalle molteplici dimensioni e non come somma di parti, fisiche e psichiche, più o meno malate.
Questo interesse l’ha condotta, dopo la laurea, verso studi Superiori di Medicina Omeopatica, Fitoterapia e Nutrizione, al fine di integrare il sistema terapeutico convenzionale con discipline in grado di garantire, per ogni individuo, uno stato di salute globale. La salute non è più intesa quale semplice assenza di malattia ma, bensì, come benessere globale di corpo, mente, società e ambiente anche attraverso un’evoluzione psicofisica.

*E’ titolare dello studio di Nutrizione~Medicina integrata~Educazione alla salute, in Trezzano sul Naviglio. *E’ responsabile dell’ambulatorio di nutrizione e medicina naturale in un poliambulatorio a Milano.

*Svolge un’intensa attività divulgativa sui grandi temi della nutrizione e della medicina olistica e preventiva.

*E’ docente di corsi ed eventi formativi per la “Fondazione per Leggere”.

Nel prossimo numero: “Il latte è bianco ma non “immacolato”!

Progetto Sport/Alimentazione/Benessere: Gli alimenti a cui prestare attenzione (PARTE 2): lo zucchero: il dolce veleno!

Molti di noi considerano lo zucchero come un componente energetico e salutare, molto utile per la muscolatura e per il funzionamento del cervello. Ma dobbiamo sapere…

Il procedimento di produzione

“Dalla barbabietola o dalla canna da zucchero viene estratto il succo zuccherino grezzo che è sottoposto a complesse trasformazioni industriali. Per la prima depurazione viene fatta l’aggiunta di latte di calce che ne provoca la perdita e la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio. In seguito il prodotto viene trattato con anidride carbonica per eliminare la calce che è rimasta in eccesso, quindi subisce ancora un trattamento con acido solforoso per eliminare il colore scuro. Successivamente viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione.

Si arriva così allo zucchero grezzo.

Nella seconda fase di lavorazione, lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi, per eliminare gli ultimi riflessi giallognoli, viene colorato con il colorante blu oltremare o con il blu idantrene (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno).

Il prodotto finale è una bianca sostanza cristallina che non ha più nulla a che fare con il ricco succo zuccherino di partenza e viene venduta per dolcificare gli alimenti”.

Alcuni dati significativi:

La crescita nel consumo di zuccheri, negli Stati Uniti, negli ultimi 300 anni è impressionante:

– nel 1700 il consumo annuo pro capite è stato di 1,8 Kg

– nel 1800 il consumo annuo pro capite è stato di circa 8 kg

– nel 1900 il consumo pro capite annuo è salito a 40 Kg

– nel 2009 il 50% degli americani ha consumato in media oltre gli 8o Kg di zucchero all’anno.

I casi di diabete dalla fine del 1800 ad oggi sono passati da 3 casi su 100.000 persone a 8.000 casi sempre su 100.000 persone.

Dalla fine del 1800 ad oggi, si è passati dal 3,4% di persone obese al 32%. Va poi aggiunto un altro 33% di persone in sovrappeso.

Ciò significa che i 2/3 degli americani attualmente sono a rischio di gravi patologie e devono ricorrere a medici nutrizionisti, diete alimentari, palestre, cure mediche e medicine che spesso non funzionano e a volte sono solo dannose.

Quanto zucchero si consuma in Italia?

In Italia da diversi anni viene registrato un consumo medio annuo pro capite pressochè costante di 25 kg. ma, l’esperienza ci insegna che con il tempo anche noi italiani seguiamo i comportamenti americani.

Sia per l’abitudine, sempre più consueta, di aggiungere zucchero agli alimenti e sia perché non ci rendiamo conto di quanto zucchero è contenuto nei cibi largamente pubblicizzati e destinati soprattutto ai bambini ed ai ragazzi.

Cosa provoca il consumo di zucchero nel nostro organismo?

L’assunzione di zuccheri semplici, con l’alimentazione, innalza rapidamente i livelli di glucosio nel sangue (glicemia) che, di conseguenza, scatenano molte reazioni negative.

La più conosciuta è l’aumento dell’insulina che viene prodotta dal nostro organismo per evitare che gli zuccheri nel sangue raggiungano livelli di tossicità pericolosi. Infatti, in caso di elevati livelli di zuccheri nel sangue, dal pancreas, viene secreta una idonea quantità di insulina che ha il compito di togliere velocemente lo zucchero in eccesso dal sangue e trasferirlo agli organi e ai tessuti deputati allo stoccaggio dello zucchero e della sua trasformazione in grasso. Maggiore è il quantitativo di zuccheri che introduciamo, maggiore sarà la quantità di insulina che viene secreta, drastico e massiccio sarà il suo intervento.

Maggiore è la quantità di zucchero che introduciamo, maggiore sarà la quantità di grasso in cui esso viene trasformato.

Cosa provoca l’aumento dell’insulina?

  • trasforma gli zuccheri sottratti al sangue in glicogeno il quale viene immagazzinato nel fegato come riserva energetica
  • stimola la produzione di grassi saturi a partire da zuccheri
  • favorisce l’accumulo di grassi saturi nel tessuto adiposo
  • impedisce l’utilizzo dei grassi presenti nel nostro corpo.

Ma non è finita qui…con l’assunzione degli zuccheri semplici ad alto indice glicemico, si verifica un immediato picco nella quantità di insulina prodotta dal pancreas; questa abbassa repentinamente la glicemia, per cui compare lo stimolo della fame e inizia un circolo vizioso che vanifica quasi tutte le diete che vengono adottate.

Ma l’utilizzo degli zuccheri semplici provoca anche altri danni:

Per poter essere assimilato e digerito, lo zucchero bianco ruba al nostro corpo vitamine e sali minerali (in particolare il Calcio e il Cromo) per ricostituire almeno, in parte, quell’armonia di elementi distrutta dalla raffinazione.

Le conseguenze di tale processo digestivo sono la perdita di calcio nei denti e nelle ossa, con l’indebolimento dello scheletro e della dentatura.

Ciò favorisce la comparsa di malattie ossee (artrite, artrosi, osteoporosi, ecc.) e delle carie dentarie che affliggono gran parte della civiltà occidentale

A livello intestinale: provoca processi fermentativi con la produzione di gas, tensione addominale e l’alterazione della flora batterica con tutte le conseguenze che ciò comporta.

I pericoli dell’abitudine al consumo di zuccheri raffinati sono provati:

  • riduzione delle difese immunitarie
  • aggravamento dell’asma
  • acidificazione del nostro corpo
  • peggioramento delle malattie cardiache, del diabete, dei calcoli biliari, dell’ipertensione, delle artriti, di alcuni tipi di cancro…….

in definitiva accorcia la vita.

In quali alimenti troviamo lo zucchero?

Non solo nei dolci e nelle bevande gassate ma ormai in quasi tutti i cibi elaborati, trasformati e confezionati. Si trova anche negli hamburger, nei wurstel, nelle salse come il ketchup, nella senape, nella worchester sauce, in molti tipi di pane, nei cibi in scatola o in quelli precotti… etc. Tuttavia anche la frutta e certi ortaggi ricchi di zuccheri o amidi come le patate e le carote, vanno consumati senza eccedere. E non dobbiamo dimenticare anche i farinacei presenti tutti i giorni e più volte al giorno sulle nostre tavole. Pasta, cracker’s, gallette, grissini, focacce, pane e cereali, soprattutto se si tratta di prodotti raffinati e preparati con farine sottoposte a lunghi processi di lavorazione.

Siamo stati avvertiti per anni circa i pericoli del mangiare troppi grassi o troppo sale, ma i media sono stati relativamente in silenzio sullo zucchero, nonostante l’aumento dei tassi di obesità e un peggioramento della salute. Vogliono forse continuare a farci credere che i grassi saturi sono i colpevoli, al posto dello zucchero? Fortunatamente il progresso non si può arrestare.

Un influente gruppo di ricercatori medici è stato tenace nel diffondere le informazioni sulle forti associazioni tra il consumo di zucchero ed i tassi di obesità e di malattie gravi come il cancro, le malattie cardiache e il morbo di Alzheimer.

Alcuni esempi sono forniti nella tabella seguente:

Organi o sistemi Malattia
Sistema Endocrino Diabete di Tipo 2, sovrappeso, obesità, sindrome metabolica
Sistema Cardiovascolare Malattie cardiache e cardiovascolari
Fegato Accumulo di grassoASteatosi non alcoolica
Cervello Malattie neuro degenerative, schizofrenia, iperattività
Ovaie Ovaio policistico
Reni Insufficienza renale
Strutture ossee Degenerazione ossea, carie dentarie
Muscolatura Astenia

 Ma cosa si può fare per stare meglio e prevenire molte malattie ?

Risulta evidente, senza alcun dubbio, che per allontanare i rischi malattie come il diabete, le malattie cardiache, il cancro e tanti altri problemi per la propria salute, occorre adottare uno stile di vita sano dove l’eliminazione dello zucchero in tutte le varie forme è fondamentale.

Importante è la conoscenza: abituiamoci a leggere la composizione dei cibi in etichetta e informiamoci sui componenti o additivi con nomi sconosciuti: quando non riusciamo a trovarli evitiamo di acquistare l’alimento! Solo la conoscenza di ciò che compriamo e di ciò che portiamo sulla nostra tavola tutti i giorni ci consentirà di fare delle scelte consapevoli orientate a proteggere la nostra salute e migliorare il nostro benessere.

Inoltre il modo più facile per diminuire l’assunzione di zuccheri è quello di eliminare tutte le bevande dolci compresi i succhi di frutta (le spremute fresche vanno bene), e tutti i cibi elaborati industrialmente. E’ una buona regola assumere esclusivamente gli zuccheri necessari al funzionamento del proprio corpo solo da fonti naturali quali la frutta, la verdura, pasta, pane e cereali integrali.

Se si rende necessario dolcificare un alimento, è possibile utilizzare, con parsimonia, il miele, la marmellata senza zucchero oppure alcuni dolcificanti. Utilizzare il termine “alcuni” è obbligatorio in quanto anche i dolcificanti sono altrettanto velenosi per il nostro organismo e pericolosi per la nostra salute.

Lo vedremo ancora meglio in seguito nel prossimo numero.

Nel prossimo articolo: Gli alimenti a cui prestare attenzione (PARTE 3): i dolcificanti: quali usare?

 

Elena Ruggiero

Elena Ruggiero, farmacista, naturopata, consulente in nutrizione e dietetica.

Fin dagli studi universitari ha cominciato ad interessarsi ad una visione olistica dell’uomo come essere dalle molteplici dimensioni e non come somma di parti, fisiche e psichiche, più o meno malate.
Questo interesse l’ha condotta, dopo la laurea, verso studi Superiori di Medicina Omeopatica, Fitoterapia e Nutrizione, al fine di integrare il sistema terapeutico convenzionale con discipline in grado di garantire, per ogni individuo, uno stato di salute globale. La salute non è più intesa quale semplice assenza di malattia ma, bensì, come benessere globale di corpo, mente, società e ambiente anche attraverso un’evoluzione psicofisica.

*E’ titolare dello studio di Nutrizione~Medicina integrata~Educazione alla salute, in Trezzano sul Naviglio. *E’ responsabile dell’ambulatorio di nutrizione e medicina naturale in un poliambulatorio a Milano.

*Svolge un’intensa attività divulgativa sui grandi temi della nutrizione e della medicina olistica e preventiva.

*E’ docente di corsi ed eventi formativi per la “Fondazione per Leggere”.

 

Progetto Sport/Alimentazione/Benessere: Gli alimenti a cui prestare attenzione, le farine raffinate.

Gli alimenti a cui prestare attenzione (PARTE 1): le farine raffinate.

Sarebbe necessario che tutti imparassimo ad avere un po’ più di consapevolezza rispetto a quello che acquistiamo e che mangiano ogni giorno, senza dare per scontato che se un’ alimento è molto comune, che  se lo si consuma da tanto tempo e che se è diffuso in tutto il mondo, allora vuol dire che è il migliore.

Molto spesso è proprio vero il contrario.

Essere consapevoli di ciò che alcuni alimenti provocano al nostro organismo può aiutarci ad evitarli. In questo modo l’espressione “fanno male” non resta un dogma, ma diventa una vera e propria presa di coscienza e, dunque, una motivazione razionale.

Ma quali sono gli alimenti che ci fanno ammalare e che, purtroppo, tutti i giorni e più volte al giorno portiamo sulle nostre tavole?

Si tratta più che altro delle farine raffinate e di tutti gli alimenti (pasta, dolci, snack salati) che vengono preparati con esse. Si tratta di zucchero bianco, sale, grassi idrogenati, bibite zuccherate e colorate. In una parola, i cibi che non sono più al loro stato naturale, perché trattati con vari processi che ne distruggono i valori nutritivi, con lo scopo di migliorare le caratteristiche visive e di palatabilità.

Per esempio oggi, oramai, è molto difficile acquistare un prodotto che sia stato preparato con una buona farina.

Ma cominciamo a fare un po’ di chiarezza:

Nell’uso comune, il termine farina serve a indicare in genere quella di grano e in particolar modo quella di grano tenero, mentre si usa la parola semola per la farina di grano duro. Per il loro ruolo nella fabbricazione di pane e di pasta, queste sono infatti le più diffuse nel mondo.

Esistono però anche farine di specie di grani antichi, di mais, di orzo, di farro, di riso, di avena, di segale, di Khorasan, oppure di legumi, di frutta a guscio, di castagne, di tuberi.

Ma vediamo quali farine si ottengono dal grano tenero:

Farina 00

“La Farina 00 è il più grande veleno della storia!” Così è stata definita dall’epidemiologo professor Franco Berrino che da anni studia la stretta correlazione tra alimentazione e cancro.

Ma perché fa male la farina 00? : questa farina è la più raffinata, ottenuta grazie alla macinazione del chicco di grano di cui si eliminano tutte le parti migliori a livello nutrizionale: germe (ricco di vitamine, sali minerali e aminoacidi) e crusca (ricca di fibre). Risultato? Rimane solo la frazione amidacea di nullo valore nutrizionale.

Il consumo di alimenti preparati con farine raffinate provoca un aumento della glicemia (l’innalzamento del glucosio nel sangue) con conseguente incremento dell’insulina, con il risultato finale di determinare un maggior accumulo di grassi aumentando il rischio di sovrappeso e di obesità. Inoltre ormai è dimostrato che l’invecchiamento delle cellule e dell’individuo è una conseguenza dell’eccesso di zuccheri e dell’insulina, che può portare a diabete di tipo 2, malattie cardiache, colesterolo alto e, come abbiamo già detto, obesità. I regimi alimentari ricchi di carboidrati e poveri di proteine e fibre sono la prima causa di iperinsulinemia e profili di grasso elevato.

Ed ancora…fin dagli anni ’70 molti studi hanno messo in evidenza che molte cellule tumorali hanno un’ alto numero di recettori per l’insulina. In alcuni casi, come il tumore al seno, la percentuale è altissima. Dunque è probabile che l’insulina, il cui rilascio è indotto dalla quantità di zuccheri assunti, attraverso alcuni meccanismi sia in grado di scatenare un effetto di replicazione e moltiplicazione delle cellule tumorali.

Inoltre ricercatori della prestigiosa Johns Hopkins University di Baltimore (Maryland) hanno dimostrato che vi è una relazione diretta tra elevati livelli di insulina, alterazione della funzionalità delle ovaie e dunque alterazione della capacità riproduttiva.

Farina tipo 0

Farina un po’ meno “povera” della precedente ma che ha comunque perso gran parte dei suoi principi nutritivi; contiene una piccola percentuale di crusca.

Farina tipo 1

Farina che possiede una percentuale maggiore di crusca rispetto alla tipo 0, ma anche in questo caso, come nelle precedenti farine, non vi è il chicco intero.

Farina tipo 2 o farina semi-integrale

È una farina caratterizzata da granuli di grosse dimensioni e un maggiore quantitativo di componenti fibrose e germe del seme rispetto alle precedenti; ha buone caratteristiche nutrizionali.

Farina integrale

La farina integrale è la più completa in quanto contiene l’intero chicco in tutte le sue parti, amido, crusca e germe del grano, è la farina che si utilizzava anticamente prima delle moderne tecniche di macinazione industriale. Purtroppo i nostri palati ormai si sono abituati (o meglio assuefatti) ai sapori raffinati, non è facile tornare indietro ma si può!…anzi si DEVE poiché la farina integrale è la migliore dal punto di vista nutrizionale.

Quali sono i vantaggi dell’integrale?

  • aumenta il senso di sazietà e facilità il transito intestinale
  • riduce l’assorbimento di grassi e colesterolo
  • riduce l’assorbimento di sostanze cancerogene
  • riduce il rischio di sviluppare alcuni tipi di cancro
  • ha una minore capacità di innalzare velocemente la quantità di glucosio nel sangue dopo il suo consumo, per cui è consigliata ai soggetti diabetici ed in sovrappeso.

Altri vantaggi importanti derivano dall’aumentato apporto di vitamina E e di alcune vitamine del gruppo B.

Ma, a mio avviso, sono doverose altre precisazione.

Purtroppo molto spesso ciò che si trova in commercio non è completamente integrale, e del resto lo si capisce anche dal pane il cui colore non è così scuro come si dovrebbe. Se si compra un pane con un colore base chiaro e puntini scuri si tratta certamente di un falso pane integrale. Questo perché solitamente si utilizzano nella preparazione una parte di farina 00 ed una parte di crusca finemente macinata che non è altro il residuo della raffinazione. Oltre il danno anche la beffa poiché un prodotto del genere è ancora meno amico della salute poiché la presenza della crusca rallenta l’assorbimento di importanti vitamine e minerali.

Un’altra doverosa precisazione è quella di acquistare non solo prodotti integrali ma prodotti integrali preferibilmente provenienti da agricoltura biologica. Infatti, occorre ricordare che la parte esterna del chicco, che viene normalmente asportata durante la raffinazione, è la più esposta alle sostanze chimiche utilizzate in agricoltura.

Per questo motivo è bene accertarsi della provenienza dell’alimento integrale acquistato, onde evitare l’introduzione di sostanze dannose per il nostro organismo. Avendo questa accortezza, sicuramente lafarina migliore, come detto prima, è certamente l’integrale.

Elena Ruggiero

Elena Ruggiero, farmacista, naturopata, consulente in nutrizione e dietetica.

Fin dagli studi universitari ha cominciato ad interessarsi ad una visione olistica dell’uomo come essere dalle molteplici dimensioni e non come somma di parti, fisiche e psichiche, più o meno malate.
Questo interesse l’ha condotta, dopo la laurea, verso studi Superiori di Medicina Omeopatica, Fitoterapia e Nutrizione, al fine di integrare il sistema terapeutico convenzionale con discipline in grado di garantire, per ogni individuo, uno stato di salute globale. La salute non è più intesa quale semplice assenza di malattia ma, bensì, come benessere globale di corpo, mente, società e ambiente anche attraverso un’evoluzione psicofisica.

*E’ titolare dello studio di Nutrizione~Medicina integrata~Educazione alla salute, in Trezzano sul Naviglio. *E’ responsabile dell’ambulatorio di nutrizione e medicina naturale in un poliambulatorio a Milano.

*Svolge un’intensa attività divulgativa sui grandi temi della nutrizione e della medicina olistica e preventiva.

*E’ docente di corsi ed eventi formativi per la “Fondazione per Leggere”.

Progetto Sport, Alimentazione, Benessere: i cibi pericolosi

I cibi pericolosi per la nostra salute: smettiamo di comprare cibi belli…compriamo solo cibi buoni!

L’industria alimentare oggi è divenuta un grande business regolato da forti interessi economici, aspetto che porta proprio a confezionare ad hoc il cibo che il cliente desidera acquistare o addirittura quello che gli si vorrebbe far acquistare.

Ecco allora che nell’industria alimentare uno stuolo di esperti che vanno dal nutrizionista, all’ingegnere, allo psicologo, all’esperto di marketing, si prodiga per “costruire” il cibo più accattivante ed attraente che possa, al solo primo sguardo, invogliare il cliente ad acquistare.

Ed gli additivi alimentari assolvono bene a questo compito garantendo all’alimento “l’effetto bellezza”. Ed ecco che l’alimento mentre si arricchisce di coloranti, conservanti, antibatterici, grassi saturi, sali e zuccheri, si impoverisce delle proprie originali caratteristiche nutritive.

D’altra parte chi di noi acquisterebbe, per i propri bimbi, delle caramelle dure, poco gommose e non colorate? Chi di noi vorrebbe bere un’aranciata color paglierino e non invece di un bel giallo intenso? Chi di noi comprerebbe una mela tutta bitorzoluta e non bella lucida e perfettamente rotonda?

Ma il cibo di bello aspetto, con un buon colore ed un ottimo sapore è anche di buona qualità?

Certamente NO! Purtroppo, però, siamo ormai abituati a consumare questi cibi: alimenti morti e privi dei nutrienti necessari al mantenimento della salute e della nostra vitalità. Addizionati di ogni genere di sostanze chimiche, questi alimenti entrano nel nostro organismo favorendo una debolezza ed una sofferenza che può manifestarsi anche dopo molti anni. Nella maggior parte dei casi, i sintomi sono impercettibili ed è solo con il passare del tempo che arrivano a segnalarci una condizione di peggioramento accelerando il processo di invecchiamento, fino a rendere manifesta la patologia. Infatti è proprio il consumo quotidiano dei cibi preparati in questo modo che ci espone a gravi patologie connesse alla cattiva alimentazione: obesità, malattie cardiovascolari e tumori.

Oggi giorno, infatti, è ormai dimostrato che una patologia tumorale su tre è possibile prevenirla con una corretta alimentazione.

Quindi la parola d’ordine è prevenzione: ovvero considerare la nostra alimentazione non più qualcosa che serve solo a riempire lo stomaco ma come la nostra preziosa, sola ed unica medicina che ci consente di proteggere la nostra salute.

Da qui poche e semplici regole che, se messe in pratica ogni giorno, possono garantirci una più sana alimentazione:

  • Leggere attentamente le etichette sulle confezioni e stare attenti alla presenza dello zucchero, del sale, de grassi saturi e degli additivi chimici aggiunti.
  • Pretendere sempre le informazioni relative all’allevamento (luogo e tipo) dell’animale.
  • Scegliere, se è possibile, la filiera corta, acquistando direttamente dal contadino o dal produttore vicino al luogo in cui si vive, in modo da verificare come viene prodotto il cibo che portiamo in tavola.

Queste raccomandazioni si traducono nell’essere accorti ogni giorno, informandosi, facendo sentire la propria voce e avendo sempre presente che siamo noi consumatori a dettare le leggi del mercato: se smettiamo di acquistare cibi malsani, l’industria presto o tardi non li produrrà più e noi saremo “sani e salvi”!!

Elena Ruggiero

Elena Ruggiero, farmacista, naturopata, consulente in nutrizione e dietetica.

Fin dagli studi universitari ha cominciato ad interessarsi ad una visione olistica dell’uomo come essere dalle molteplici dimensioni e non come somma di parti, fisiche e psichiche, più o meno malate.
Questo interesse l’ha condotta, dopo la laurea, verso studi Superiori di Medicina Omeopatica, Fitoterapia e Nutrizione, al fine di integrare il sistema terapeutico convenzionale con discipline in grado di garantire, per ogni individuo, uno stato di salute globale. La salute non è più intesa quale semplice assenza di malattia ma, bensì, come benessere globale di corpo, mente, società e ambiente anche attraverso un’evoluzione psicofisica.

*E’ titolare dello studio di Nutrizione~Medicina integrata~Educazione alla salute, in Trezzano sul Naviglio. *E’ responsabile dell’ambulatorio di nutrizione e medicina naturale in un poliambulatorio a Milano.

*Svolge un’intensa attività divulgativa sui grandi temi della nutrizione e della medicina olistica e preventiva.

*E’ docente di corsi ed eventi formativi per la “Fondazione per Leggere”.

 

Nel prossimo numero:

Gli alimenti a cui prestare attenzione (PARTE 1): le farine raffinate.

Progetto “Sport, Alimentazione, Benessere”: Cosa mangio oggi?

I nostri cari ed assidui lettori oramai conoscono l’EUBIOTICA: una medicina naturale che si occupa soprattutto di prevenzione e fa dell’alimentazione il primo ed insostituibile parametro di intervento. Essa ci riporta alle origini ed alla tradizione, senza offrire soluzioni preconfezionate o avveniristiche. L’obbiettivo che persegue è risvegliarci ed aiutarci ad aprire gli occhi su quello che c’è e che spesso, in modo superficiale tendiamo a trascurare.

foto articolo 10 gennaio 4

Secondo l’eubiotica il cibo che consumiamo, affinché sia nobile strumento di salute e di benessere nelle nostre mani, deve essere semplice e mantenersi come all’origine, così come nasce e dunque:

naturale: il termine si riferisce specificatamente a cereali, legumi, verdure e frutta che hanno la possibilità di crescere seguendo i ritmi dettati dalla natura, nel rispetto della rotazione agraria e senza forzature.

integro: è l’alimento privo di eccessi di sostanze chimiche come pesticidi, fertilizzanti, diserbanti e concimi di sintesi spesso utilizzati per un accrescimento forzato a discapito della salute di coloro che consumano questi alimenti.

integrale: è il terzo parametro che indica la bontà di un cibo che non subisce processi di raffinazione (che toglie il germe dal cereale), di brillantatura (come nel caso del riso) di conservazione, di sterilizzazione ad alte temperature o sbiancatura (come nel caso dello zucchero); processi che rendono l’alimento non privo di calorie e sempre e meno vitale e vuoto di sostanze essenziali al nostro benessere.

Dunque solo il cibo naturale, integro ed integrale è in grado di nutrirci e predisporci alla buona salute.

Il cibo: ne troppo né troppo poco né sempre lo stesso!

Ma dobbiamo sapere di più!!…se vogliamo veramente proteggere la nostra salute con ciò che abbiamo a disposizione (fortunatamente!) tutti i giorni e più volte al giorno, dobbiamo essere consapevoli che seguire un’alimentazione equilibrata, infatti, non significa mangiare sempre gli stessi alimenti anche se naturali, poco o nulla e non significa mangiare troppo in una sola volta o addirittura troppo in generale.

Una sana alimentazione presta, anche, particolare attenzione a come vengono combinati gli alimenti in modo da velocizzare la digestione, evitare l’ingombro intestinale ed eventuali fermentazioni, causa di infiammazioni che con il tempo possono sfociare in disturbi per poi diventare vere e proprie patologie.

Il pasto migliore: il monopiatto

A ogni pasto la mossa vincente è adottare il monopiatto, che in linea generale, consiste nel rispettare alcuni abbinamenti:

Cereali: con questo nome indichiamo i carboidrati che ci forniscono energia per pensare, muoverci, lavorare. Essi sono la pasta interale di frumento o di altri cereali come kamut, farro, riso etc. In alternativa alla pasta, la scelta migliore è sempre la preferenza per i cereali integrali sotto forma di chicchi come il riso integrale, la quinoa, il farro, l’orzo, il riso rosso, il riso nero, etc.

Accanto ai cereali è sempre preferibile associare le proteine, alimenti nobili che ci garantiscono un’adeguata massa muscolare magra e ci assicurano forza. Esse devono essere proteine nobili cioè alimenti proteici in cui non vi sia anche il grasso.

Parliamo di proteine animali come carne bianca, uova e formaggi magri e proteine vegetali come i legumi, frutta secca e semi oleosi. Esclusi dal nostro salutare monopiatto invece sono alimenti proteici grassi come salumi, carni rosse grasse, formaggi stagionati.

Il nostro gustoso e nutriente monopiatto sarà infine completato da una abbondante porzione di verdura, possibilmente di stagione, poco cotta e pochissimo condita, in grado di rifornire il nostro organismo di acqua, fibre, vitamine e minerali.

Per esaltare il gusto ed il profumo del nostro monopiatto utilizzeremo un pochino di olio extravergine di oliva e possiamo osare, invece, con erbe aromatiche fresche o essiccate (rosmarino, salvia, aneto, etc), spezie (curcuma, peperoncino, zafferano, chiodi di garofano, etc), semi oleosi (chia, papavero, girasole, zucca, etc).

Alcuni preziosi consigli

*E’ buona norma mangiare lentamente per facilitare la digestione, essere “presenti” con la mente mentre mangiamo, gustare la pietanza che abbiamo preparato.

*La frutta è un alimento complementare che non dovrebbe essere consumato a fine pasto. Durante la mattina o il pomeriggio, una piccola porzione di frutta poco zuccherina ci regalerà energia e vitalità.

*Un’ottima pratica salutare è prevedere un giorno alla settimana di riposo digestivo-assimilativo che consiste nel ridurre l’apporto calorico abituale. E dunque, la porzione di cereali nel nostro mono piatto, sarà sostituita, ad esempio, da un salutare minestrone e le proteine vegetali (legumi, semi oleosi) potrebbero prendere il posto delle proteine animali (carne, pesce, uova, formaggi).

Solo con queste conoscenze possiamo imparare ad alimentarci non per riempire lo stomaco ma per curare la nostra salute!
Elena Ruggiero


Elena Ruggiero
, farmacista, naturopata, consulente in nutrizione e dietetica. Fin dagli studi universitari ha cominciato ad interessarsi ad una visione olistica dell’uomo come essere dalle molteplici dimensioni e non come somma di parti, fisiche e psichiche, più o meno malate.
Questo interesse l’ha condotta, dopo la laurea, verso studi Superiori di Medicina Omeopatica, Fitoterapia e Nutrizione, al fine di integrare il sistema terapeutico convenzionale con discipline in grado di garantire, per ogni individuo, uno stato di salute globale. La salute non è più intesa quale semplice assenza di malattia ma, bensì, come benessere globale di corpo, mente, società e ambiente anche attraverso un’evoluzione psicofisica. *E’ titolare dello studio di Nutrizione~Medicina integrata~Educazione alla salute, in Trezzano sul Naviglio. *E’ responsabile dell’ambulatorio di nutrizione e medicina naturale in un poliambulatorio a Milano. *Svolge un’intensa attività divulgativa sui grandi temi della nutrizione e della medicina olistica e preventiva.

*E’ docente di corsi ed eventi formativi per la “Fondazione per Leggere”.

 

 

Nel prossimo numero:
I cibi pericolosi per la nostra salute: smettiamo di comprare i cibi belli…compriamo solo cibi buoni!

Nutraceutica (nutrizione + farmaceutica) il futuro della nostra alimentazione

Non è un caso

Non è un caso che la frutta e la verdura sono, nel passato come nel presente, simbolo di abbondanza, benessere e benedizione.

È questo il mezzo efficace utilizzato dalla Nutraceutica…
Il segreto della felicità – e del benessere – è  più vicino di quanto crediamo.
Serve qualcosa di più di un’alimentazione sana,  perché anche con uno stile di vita “adeguato” non sempre si riesce a fornire al nostro corpo tutti gli elementi di cui ha bisogno.

Ed è qui che entra in gioco la nutraceutica, e la necessità di integrare la nostra alimentazione con un aiuto ad hoc.

Sempre più sostanze di origine naturale vengono testate per scoprirne l’efficacia e recenti studi hanno ottenuto ottimi risultati sia in Italia che all’estero. Oggi infatti la nutraceutica ha raggiunto grandi traguardi, dimostrando l’importante azione che svolge su diverse patologie, dall’ambito cardiovascolare a quello neurologico.

Prendiamo come esempio la vitamina  C :
se ti fai la spremuta d’arancio al mattino devi sapere che serve solo fino a un certo punto, perché se vivi in un posto con molto inquinamento, l’acido ascorbico si lega al cadmio e se ne va’ per via urinaria.     Quindi “quella” vitamina C non basta per il sistema immunitario,  non serve per il collagene,  non serve a supportare il surrene in situazioni di stress così,  per il nostro organismo, si creano fabbisogni estremamente significativi.

Attorno alla nutraceutica, allo studio cioè delle proprietà dei cibi-farmaco,  aumentano sia l’interesse che la pratica,  e non per scelta di vita,  ma perché i cibi farmaco funzionano.

Che olio di oliva, aglio, lupini e cioccolato amaro aiutano a prevenire molte malattie lo dicono gli studi,  ma la nutraceutica comprende anche gli integratori alimentari,  i probiotici ed i prebiotici,  tutte sostanze naturali che assumiamo normalmente con il cibo.

E se è vero che il corpo è la forma migliore che Dio ti ha dato, in questo mondo, per poter amare ed essere amato, bhe..! è anche vero che Curarsi con il cibo è la più antica delle medicine (lo consigliava anche Ippocrate) e vale soprattutto a livello di prevenzione.

I cibi farmaco possono essere molto utili anche per combattere un male moderno come lo smog nelle città.     È per esempio, accertato che gli elevati livelli di flavonoidi contenuti anche nel mais,  sviluppano le difese dell’organismo contro le fumotossine, cioè quelle sostanze tossiche originate da funghi ambientali che si sviluppano in caso di forte umidità e di contaminazioni atmosferiche.

A voi quindi l’ardua sentenza..!

Marchesi Antonio Riccardo
Misani Piera – economa dietista

 

Progetto Sport, Alimentazione, Benessere: le buone basi che dobbiamo conoscere

Grande merito deve essere riconosciuto alla medicina ufficiale grazie alla quale abbiamo sconfitto numerose patologie che in tempi passati erano mortali, siamo in grado di prevenirne molte altre, abbiamo visto allungare la nostra aspettativa di vita ma…siamo sicuri che è migliorata la qualità della nostra esistenza?foto-articolo-22-dicembre

Purtroppo dobbiamo ammettere che la medicina ufficiale ha ancora molti limiti e se è vero che sono state spazzate molte malattie e si possono curare molte altre, è anche vero che quelle che restano (e sono tantissime) sono ancora ingestibili; che la prevenzione è fortemente trascurata e che l’uso/abuso di farmaci molto spesso, cronicizza, alterazioni e disturbi che diventano, così, malattie.

Da alcuni decenni, fortunatamente, la Scienza si è resa conto che non è più sufficiente parlare solo di farmaco, cure, chirurgia, terapie, iter diagnostici, e che non è corretto intervenire solo quando si è già ammalati.

Nasce, infatti, nel 1960 L’EUBIOTICA, quando il Prof. Dott. Luigi Pecchiai, Primario Patologo Emerito dell’Ospedale dei Bambini “Vittore Buzzi” di Milano ed esperto di Alimentazione e Medicina Naturale, fonda il Centro di Eubiotica Umana, presso lo stesso Ospedale. La ricerca eubiotica del Prof. Pecchiai è condotta contemporaneamente su più livelli, medico, agronomico e zootecnico. In questo periodo si è sempre adoperato, promuovendo, pur nell’ambito della “medicina scientifica”, la Medicina Naturale, fondata innanzitutto su una alimentazione naturale e su un adeguato stile di vita in sintonia con la natura.

L’eubiotica, diventa una scienza riconosciuta e nel 1977 viene ufficializzata, proponendosi come medicina ufficiale e non alternativa

Essa (da eu buono e bios vita) è la scienza che studia la vita e la Medicina Naturale ed è impegnata nella ricerca di ciò che è “buono per la vita” di un individuo, in tutte le sue manifestazioni fisiologiche, al fine di proporre uno stile di vita più rispettoso della persona nella sua unicità di corpo, psiche e spirito.

Ecco dunque che viene a delinearsi il pilastro su cui poggia la scienza eubiotica e che rappresenta, anche, il principio di salute e benessere che la moderna medicina è chiamata ad applicare: l’uomo è un ecosistema nato perfettamente funzionante nella sua componente fisica, mentale e spirituale. Un ‘ecosistema perfettamente integrato ed in stretta relazione con l’ambiente in cui vive.

Quali sono le buone basi che dobbiamo conoscere, dunque, per garantirci un completo stato di Salute?

Alimentarsi in maniera corretta con alimenti ricchi di proprietà curative e protettive.

Nutrire la nostra mente e la nostra psiche di pensieri positivi, idee nuove, emozioni e sentimenti.

Tenerci in forma ed allenare il nostro fisico.

Vivere consapevolmente e in armonia tra il modo in cui viviamo ed il mondo in cui viviamo.

Questa è la strategia che dobbiamo conoscere e che tutti noi abbiamo il dovere di mettere in atto per potenziare la salute dell’intero organismo, potenziare le capacità cerebrali e rinforzare il sistema nervoso, al fine di garantirci salute e longevità.
Elena Ruggiero

Elena Ruggiero, farmacista, naturopata, consulente in nutrizione e dietetica. Fin dagli studi universitari ha cominciato ad interessarsi ad una visione olistica dell’uomo come essere dalle molteplici dimensioni e non come somma di parti, fisiche e psichiche, più o meno malate.
Questo interesse l’ha condotta, dopo la laurea, verso studi Superiori di Medicina Omeopatica, Fitoterapia e Nutrizione, al fine di integrare il sistema terapeutico convenzionale con discipline in grado di garantire, per ogni individuo, uno stato di salute globale. La salute non è più intesa quale semplice assenza di malattia ma, bensì, come benessere globale di corpo, mente, società e ambiente anche attraverso un’evoluzione psicofisica.
*E’ titolare dello studio di Nutrizione~Medicina integrata~Educazione alla salute, in Trezzano sul Naviglio.
*E’ responsabile dell’ambulatorio di nutrizione e medicina naturale in un poliambulatorio a Milano.
*Svolge un’intensa attività divulgativa sui grandi temi della nutrizione e della medicina olistica e preventiva.
*E’ docente di corsi ed eventi formativi per la “Fondazione per Leggere”.

 

Nel prossimo numero:

LA PRIMA STRATEGIA. ALIMENTARSI IN MANIERA CORRETTA…COSA MANGIO OGGI?

 

Sport & Work n.84-21/2016-anno3 Sport, alimentazione, benessere: C’era una volta il cibo

C’ERA UNA VOLTA IL CIBO…

E’ stato stimato che circa il 72% delle sostanze contenute negli alimenti che noi oggi giorno ingeriamo, proviene da cibi che erano letteralmente inesistenti ai tempi dei nostri antenati. Questo vuol dire che ci nutriamo di alimenti che nella stragrande maggioranza dei casi non sono contemplati dal nostro DNA. Non è impressionante?foto-articolo-6-dicembre

All’inizio gli ominidi, come tutti gli altri animali, si nutrivano di ciò che la natura era in grado di offrire. E’ stato circa tre milioni di anni fa che, grazie all’introduzione dei primi utensili, siamo diventati cacciatori ed in seguito pescatori, aumentando l’introito di proteine e acidi grassi polinsaturi che hanno agevolato lo sviluppo della corteccia cerebrale dell’Homo Sapiens.

Ma la vera rivoluzione è arrivata molto dopo: con il passaggio da un economia della predazione ed una economia della produzione, ossia con l’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento.

L’introduzione, infatti di latte, cereali e carne di animali allevati ha variato molto la nostra dieta e ha posto le basi per l’espansione demografica e la civilizzazione del pianeta.

Nell’era moderna ha preso avvio con, la prima rivoluzione industriale un altro grande cambiamento: si è reso indispensabile, infatti, per seguire l’espansione demografica, di lavorare il cibo, conservarlo e distribuirlo in aree sempre più lontane da quelle di origine.

E’ entrato, così, a far parte della catena industriale, divenendo a tutti gli effetti un prodotto di consumo.

Nato non più per nutrire ma per essere venduto. Il cibo ha perso, così, il suo carattere più naturale ed è diventato qualcosa di complicato, artificioso e, talvolta, addirittura dannoso. Mentre il cibo per millenni ha garantito forza, salute, sviluppo, oggi spesso porta intossicazione e malattia.

A conferma di tutto ciò, oggi la scienza conferma che per ridurre l’incidenza con cui insorgono patologie cardiovascolari, patologie infiammatorie cronico-degenerative ed il cancro, è necessario mangiare bene e vivere meglio.

Come fare e cosa fare allora?

Sarebbe troppo facile scrivere l’ennesimo articolo di denuncia sul cibo tossico che ci circonda. Sarebbe altrettanto facile suggerire a tutti di ritornare ad essere contadini o pescatori. Idee di questo tipo suscitano solo sgomento e non offrono soluzioni.

Non c’è bisogno di grandi rivoluzioni ma al contrario un po’ di riflessione e piccoli passi che ci portino ad una maggiore consapevolezza e una nuova presa di coscienza: l’alimentazione corretta ed un adeguato stile di vita come uniche armi di prevenzione di cui noi ogni giorno disponiamo. Facciamone buon uso per difendere il bene più prezioso che abbiamo: la nostra salute, il nostro benessere.
Elena Ruggiero

 

Elena Ruggiero, farmacista, naturopata, consulente in nutrizione e dietetica. Fin dagli studi universitari ha cominciato ad interessarsi ad una visione olistica dell’uomo come essere dalle molteplici dimensioni e non come somma di parti, fisiche e psichiche, più o meno malate.
Questo interesse l’ha condotta, dopo la laurea, verso studi Superiori di Medicina Omeopatica, Fitoterapia e Nutrizione, al fine di integrare il sistema terapeutico convenzionale con discipline in grado di garantire, per ogni individuo, uno stato di salute globale. La salute non è più intesa quale semplice assenza di malattia ma, bensì, come benessere globale di corpo, mente, società e ambiente anche attraverso un’evoluzione psicofisica.
*E’ titolare dello studio di Nutrizione~Medicina integrata~Educazione alla salute, in Trezzano sul Naviglio. *E’ responsabile dell’ambulatorio di nutrizione e medicina naturale in un poliambulatorio a Milano.
*Svolge un’intensa attività divulgativa sui grandi temi della nutrizione e della medicina olistica e preventiva.
*E’ docente di corsi ed eventi formativi per la “Fondazione per Leggere”.

 

Nel prossimo numero:

Progetto salute: le buone basi che dobbiamo conoscere

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Nota dell’Editore:

Abbiamo il piacere di comunicare che con questo numero inizia la collaborazione con la dott.sa Elena Ruggiero con la quale stiamo preparando un progetto più ampio in collaborazione con la Polisportiva Trezzano Pallavolo e Scrum Italia. Il progetto, ancora in fase di preparazione, sarà ampiamente spiegato nei prossimi numeri.

Giampaolo Santini