Mobbing in azienda, esperienza diretta di una violenza devastante

IL MOBBING CHE COLPISCE LE LAVORATRICI MADRI

La ricorrenza dell’8 marzo offre lo spunto per parlare di una tematica che troppo spesso è sottovalutata nel mondo del lavoro: il mobbing a cui sono sottoposte le lavoratrici madri è considerata una delle più subdole forme di violenza psicologica  e talvolta fisica a cui sono sottoposte le lavoratrici che vivono l’esperienza della maternità (in questo senso si è espresso il Comitato Europeo per l’eguaglianza fra uomini e donne, CEDAW 2006).

La pratica del mobbing esiste da decenni ma come tale è rimasto un fenomeno sommerso e negato in Italia, privo di una riconoscimento legislativo vero e proprio.

La tutela delle vittime del mobbing è arrivata dalle aule dei tribunali dove magistrati e giuristi, alla luce di prove concrete e che devono essere certamente rigorose, hanno applicato  alcuni principi fondamentali del nostro ordinamento per garantire una forma di tutela anche risarcitoria alle vittime. foto mobbing femminile

Il mobbing è costituito da una serie di azioni vessatorie, di soprusi e atti persecutori ripetuti nel tempo, con costanza, e che quasi sempre provocano alla vittima un danno alla salute anche grave (la sindrome depressiva è la malattia più ricorrente).

L’esempio che di seguito raccontiamo, dove i nomi sono di fantasia e senza riferimento alcuno a persone o enti, rappresenta uno dei casi più tipici di mobbing verso le lavoratrici che decidono di avere una famiglia.

Chiara è una giovane impiegata assunta da poco in un grande gruppo editoriale, nella divisione pubblicità. E’ intraprendente e “sveglia”, oltre che di bella presenza, e ben presto il suo diretto superiore le assegna mansioni di responsabilità, e la invita alle convention aziendali per le rappresentazioni del proprio lavoro.

In pochi anni viene avanzata di livello e le gratificazioni sono davvero importanti per lei: poco importa se nel frattempo la sede di lavoro è cambiata ed ora deve fare 80 km al giorno per poter lavorare, ma quello che fa le piace e le dà soddisfazioni.

 Dopo otto anni di lavoro Chiara si sposa e dopo due anni ha la prima gravidanza: diventa mamma, resta in aspettativa giusto il tempo previsto dal contratto e rientra al lavoro.

Ma ecco le prime sorprese: la sua postazione di lavoro è cambiata, ed anche le pubblicazioni assegnate non sono più le stesse; non ci sono più convention a cui è invitata a partecipare. Chiede di poter avere un periodo di part-time e le viene concesso per sei mesi. Ad altre colleghe era toccato per almeno due anni e anche questo Chiara fa fatica a spiegarselo.

Alla prima maternità ne seguono altre due nel giro di quattro anni; ma nel frattempo a Chiara hanno cambiato il reparto: niente più incarichi di responsabilità ed in parte organizzativi, ma solo incarichi di concetto, con una nuova postazione di lavoro ove un bel giorno trova il monitor spostato contro luce. Inutile il tentativo di riportarlo nella posizione adeguata alla luce, il suo nuovo superiore, da poco arrivato, le urla addosso che il monitor deve restare al suo posto. Iniziano i richiami per motivi futili, scenate anche davanti a colleghe e superiori. foto donna in gravidanza

Peraltro il primogenito manifesta fin dai primi anni gravi problemi di salute fino a che gli viene diagnosticato un grave deficit comportamentale: ha bisogno che la mamma si occupi di lui.

Chiara chiede nuovamente il part-time ma la risposta stavolta … nemmeno arriva. Iniziano i primi episodi di depressione con crisi di pianto.

Ma l’azienda non si ferma: ogni occasione è buona per un rimprovero verbale, ma ecco che arrivano anche le contestazioni scritte: Chiara si difende, o meglio cerca di farlo, si rivolge anche ad un legale, ma l’azienda le comunica i provvedimenti disciplinari. Dopo tre anni di vessazioni da parte dei superiori Chiara non ce la fa più, crolla e la depressione prende il sopravvento:  incubi notturni, crisi di panico, ansia a mille, pianti… e le prime cure mediche, le visite specialistiche, l’analisi.

Neanche questo ferma l’azione dell’azienda che più volte invia il medico a verificare lo stato di salute della lavoratrice. E quando il medico suona al campanello ma Chiara dorme perché ha preso gli antidepressivi ed il coniuge è al parco con i figli per farla riposare, ecco che scatta l’ennesima contestazione disciplinare.

L’intento di indurla alle dimissioni è ormai lampante ma Chiara questa soddisfazione non la vuole dare all’azienda. La solidarietà delle colleghe è pari  a zero. Su suggerimento del consulente, decide di rivolgersi ad un medico legale  che riscontra come ormai il danno è permanente, la depressione seppur contenuta dopo le cure, è ormai cronica e soggetta a ricadute non appena Chiara prova a riprendere a lavorare.  Non resta che richiedere i danni all’azienda.

Alcuni principi fondamentali del nostro ordinamento diventano il cardine per ottenere la giusta tutela dei diritti di queste lavoratrici: la responsabilità del datore di lavoro è prevista sia dall’art. 2087 cod. civ. che dal più generico art. 2043 cod. civ..

Del resto l’integrità psicofisica e morale dell’individuo trova riconoscimento giuridico non solo quale interesse tutelato da leggi ordinarie (si pensi agli artt. 581, 582, 590 e 185 codice penale o all’art. 5 cod. civ.) e da leggi speciali (come l’art. 9 dello Statuto dei Lavoratori), ma prima ancora da norme di rango costituzionale come quelle contenute nell’art. 32 della Costituzione, che garantisce la salute come fondamentale diritto dell’individuo, nell’art. 41 che pone precisi limiti all’esplicazione dell’iniziativa economica privata stabilendo, tra l’altro, che la stessa non può svolgersi in modo da arrecare danno alla dignità umana e nell’art. 2 che tutela i diritti inviolabili dell’uomo anche nelle formazioni sociali, ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri di solidarietà sociale. Questi principi hanno carattere immediatamente precettivo e devono essere osservati, alla stregua di regole inderogabili imposte dall’ordinamento, nello svolgimento di qualsiasi attività posta in essere sia al di fuori di qualsivoglia vincolo contrattuale, sia nell’esecuzione di un contratto.

Sotto un profilo strettamente processuale, in questi casi è fondamentale che la lavoratrice possa dimostrare sia i fatti che ha subito (le contestazioni scritte, le lettere di richiamo, colleghi disposti a testimoniare, ecc.) nonché lo stato di salute e di malattia manifestatosi dopo gli atti mobbizzanti.  Il mobbing “psicologico” produce i suoi effetti dopo un certo periodo di tempo e spesso induce la lavoratrice a dimissioni volontarie che tali non sono. E che quindi potranno essere impugnate al fine di ottenere il giusto risarcimento.

Va chiarito subito che le cause di mobbing, contrariamente a quanto si possa pensare, sono tutt’altro che semplici: sia per la difficoltà di raccogliere tutte le prove necessarie (ad esempio, difficilmente la lavoratrice riscontrerà solidarietà da colleghi e colleghe che sono ancora sul posto di lavoro e quindi anche la loro testimonianza sarà da valutare attentamente); spesso però la causa si rende necessaria per indurre l’azienda ad una mediazione che ponga almeno un riequilibrio degli aspetti economici fondamentali.

Mediazione che spesso si conclude con la rinuncia al posto di lavoro e quindi con l‘azienda che ha raggiunto il suo scopo anche se è disposta a pagare un prezzo talvolta anche “salato”.

Questo atteggiamento delle aziende mal cela il fatto che in Italia vi è ancora una cultura sessista del lavoro dove le donne, dai 25 anni in su, sono addirittura considerate una potenziale “risorsa a perdere”. In realtà questo evidenzia una distorsione dell’interpretazione della “resa” sul posto di lavoro, e quindi la mancanza di capacità dei responsabili e delle persone che svolgono ruoli direttivi di far lavorare le persone per obiettivi piuttosto che per quantità di ore lavorate.

A tutto ciò si aggiunga che nel nostro paese le risorse per agevolare le lavoratrici madri sono sempre più costose e poco accessibili ai più: carenza di asili nido e di scuole primarie senza il “tempo pieno” sono solo due esempi di come possano essere impiegate meglio le risorse pubbliche per mettere in pratica il principio di pari opportunità nel luogo di lavoro.

Avv. Antonio Lamarucciola

 

Lo studio legale associato Lamarucciola-Gualano è stato fondato dagli avvocati Antonio Lamarucciola e Chiara Gualano nel 1999 unendo le esperienze dei due professionisti iscritti all’albo degli avvocati del Foro di Como rispettivamente dal 1996 e dal 1997. Da diversi anni condivide lo studio l’avvocato Davide Monteleone del foro di Como, nell’ottica di offrire ai clienti risposte qualificate in molteplici settori dell’attività professionale. I professionisti operano principalmente nel distretto della Corte d’Appello di Milano ed in particolare nel foro di Como ma l’organizzazione è tale da garantire ai clienti l’assistenza sull’intero territorio nazionale, avvalendosi, se del caso, di professionisti in loco. Per le pratiche che richiedono particolari conoscenze tecniche quali quelle medico legali, tributarie e fiscali, nel settore dell’edilizia, o studio si avvale anche della collaborazione di diversi professionisti di fiducia. L’aggiornamento professionale, l’utilizzo delle migliori banche dati, riviste monografiche, software gestionali, permettono allo studio di offrire risposte tempestive e nell’ottica del miglior risultato per il cliente, sia in via stragiudiziale che giudiziale. Da ultimo, grazie alla qualifica di mediatore dell’avv. Antonio Lamarucciola, lo studio è in grado di proporre anche soluzioni alternative delle controversie (ADR) o di assistere in modo qualificato il cliente chiamato ad un tentativo di mediazione.
Diritto civile:
Lo studio legale associato Lamarucciola-Gualano svolge attività di consulenza e di assistenza legale nelle materie del diritto civile, principalmente, e del diritto penale.Le esperienze maturate negli anni hanno perfezionato la preparazione professionale nell’ambito del diritto civile, in particolare per le seguenti materie:
-Responsabilità civile in generale e conseguente risarcimento dei danni
-Responsabilità civile da infortunistica stradale
– Diritto di famiglia, separazioni e divorzi
– Tutela della proprietà, azioni possessorie e diritti reali
– Locazione e condominio
– Procedure di recupero credito sia nella fase monitoria sia nella fase esecutiva
– Diritto del lavoro

Diritto penale:
Nell’ambito del diritto penale gli avvocati Antonio Lamarucciola e Davide Monteleone hanno maturato esperienze significative in procedimenti monocratici e collegiali, sia nella difesa dell’imputato sia nella tutela delle parti civili.

 

 

La mediazione civile, obbligatorietà, aspettative ed incertezze

TORNA LA MEDIAZIONE: POSSIAMO ESSERE FELICI ?

 

Con il “decreto del fare” il Governo ha riscritto alcune norme relative alla mediazione reintroducendo il meccanismo dell’obbligatorietà per un’ampia parte del contenzioso civile che ancora oggi pesa enormemente nella gestione della Giustizia Italiana. Ricordiamo che a seguito dell’entrata in vigore della legge sull’istituto della mediazione con il D. Lgs. N. 28/2010, in base all’art. 5 del decreto, chi era intenzionato a promuovere una causa nelle materie ivi previste (fra cui quelle in materia di risarcimento del danno a seguito di sinistro stradale, quelle relative alla materia condominiale, in materia di diritti reali sugli immobili, ecc.) doveva prima di tutto convocare la controparte davanti ad un Organismo di Mediazione; solo all’esito della mancata comparizione della controparte o dell’insuccesso della mediazione, la parte poteva proseguire la lite rivolgendosi al Tribunale competente. La legge aveva scatenato una vera  e propria “levata di scudi” di buona parte dell’avvocatura italiana che ne contestava anzitutto (ma non solo) l’obbligatorietà prima di promuovere la causa. Ora, senza entrare nel merito delle questioni prettamente tecniche che avevano portato l’avvocatura a criticare aspramente il D. Lgs. N. 28/2010, è certo che l’intento del Legislatore era anche quello di creare un effetto deflattivo del ricorso al contenzioso ordinario per dirimere liti talvolta di valore bagatellare (ad esempio alcune liti in materia di condominio) ma spesso di rilevante valore economico (si pensi ad alcune cause in materia di risarcimento dei danni derivanti da sinistri stradali o da responsabilità medica). Effetto deflattivo che nei pochi mesi di vita del criterio dell’obbligatorietà della mediazione si era anche visto. foto mediatore

Poi è intervenuta la Corte Costituzionale che aveva sancito, almeno in parte, la contrarietà di quel criterio ad alcuni principi fondamentali del nostro ordinamento giuridico. Il Parlamento ed il Governo sono stati quindi chiamati a rivedere la normativa per adeguarla alle osservazioni formulate dalla Corte Costituzionale, come appunto è avvenuto con l’emanazione del “decreto del fare”. Le modifiche introdotte dal Governo hanno recepito in parte anche le istanze provenienti dal mondo dell’avvocatura. In estrema sintesi sono queste le maggiori novità rispetto alla legge precedente: è stato introdotto il principio di territorialità della domanda di mediazione (mentre prima la mediazione poteva essere intrapresa senza limiti di territorialità rispetto all’oggetto della vertenza e al luogo di residenza delle parti); è stata eliminata l’obbligatorietà per le cause di risarcimento danni derivanti da circolazione di veicoli e natanti; in caso di giudizio in corso, è stata introdotta la possibilità per il Giudice di inviare le parti dinanzi al mediatore (e quindi non più su istanza delle stesse) per tentare la mediazione e solo in esito a questa si proseguirà il giudizio; sono state escluse le procedure di accertamento tecnico preventivo ove il legislatore aveva comunque previsto il tentativo di conciliare le parti; la durata del tentativo di mediazione non può superare i tre mesi; è prevista la sostanziale gratuità del primo incontro con il mediatore (si pagherà solo nel caso il tentativo, dopo il primo incontro, proseguirà perché il mediatore ha convinto le parti della possibilità di un “buon fine” –mai scontato però…- della mediazione; ha introdotto l’assistenza necessaria dell’avvocato per l’esperimento del tentativo obbligatorio di mediazione; ha riconosciuto “di diritto” agli avvocati la iscritti al proprio albo la qualifica di mediatori; ha previsto la scadenza della norma al 20 settembre 2017, quattro anni. Ebbene, proprio partendo da questa data si capisce come l’intento del Legislatore di reintrodurre la mediazione obbligatoria sia tuttora volto ad ottenere un effetto deflattivo del contenzioso ordinario, riconoscendo quindi il problema dell’arretrato che pende nei Tribunali Italiani come questione prioritaria. Questa necessità, però, ha fatto sì che l’istituto della mediazione ne esca ancora una volta un po’ svilito se raffrontato all’importanza che potrebbe rivestire nel regolare i rapporti sociali. Infatti, la mediazione quale alternative dispute resolution (ADR), ha potenzialità che male si associano con l’urgenza di dover evitare nuovo contenzioso e quindi con l’obbligatorietà del suo tentativo; quello che il Legislatore sta cercando di imporre “dall’alto “ è in realtà un radicale mutamento della mentalità “litigiosa a prescindere” che i cittadini Italiani hanno dimostrato dall’inizio della storia Repubblicana, se non prima: siamo il Paese con il maggior numero di cause pendenti in Europa e questo è certamente un indice della nostra litigiosità; ma siamo anche stati la culla del diritto europeo (si pensi all’importanza enorme del Diritto Romano, riconosciuto quale fondamento di buona parte degli Ordinamenti Giuridici vigenti) e questo ha fatto sì che l’Italia abbia contribuito allo sviluppo di leggi che sono certamente al passo con i tempi anche in campo Europeo.  foto linee di mediazione

L’istituto della Mediazione ha invece origini nei paesi di Common Law e come tale apparentemente lontano dal nostro modo di affrontare e risolvere le liti. Per questo motivo sarebbe stato auspicabile un intervento anche di preparazione e approfondimento culturale del popolo italico affinché potesse apprezzare al meglio le potenzialità della mediazione quale vero metodo alternativo alla soluzione delle controversie; ma stante l’urgenza e considerato anche che molti organismi sono nel frattempo sorti in ogni parte dello stivale, il Governo ha pensato bene di puntare anzitutto a “costringere”  gli italiani a provarla, la mediazione,  per capire di cosa si tratta. Ora credo di poter dire che la “palla” passa a noi operatori del diritto (anche se chi ha già praticato la mediazione sa benissimo che il diritto è solo una delle componenti da analizzare nel corso degli incontri di mediazione ma non  è assolutamente detto che sia quella decisiva per arrivare a proporre la soluzione della lite …): sta a noi utilizzare questo strumento per i prossimi quattro anni per cercare di far capire ai nostri clienti, alle parti che litigano, che può esservi un modo diverso di vivere il contenzioso, entrando nelle mille sfaccettature che una lite può portare con sé e che la “causa in tribunale” non prende in considerazione (proprio perché fondata solo sul diritto); starà a noi cercare di far fruttare questo nuovo modo di lavorare che esce certamente dagli schemi usuali dell’avvocato ma che potrebbe, in ogni caso, rappresentare una nuova opportunità di lavoro. In questo nuovo  tentativo di “educare” gli italiani alla mediazione, un ruolo importante spetterà anche ai Giudici, coloro che per primi potrebbero “beneficiare” dell’effetto deflattivo della reintroduzione della mediazione obbligatoria, con riverberi positivi sulla “qualità” del “prodotto finale” di una causa: la sentenza.

 

Avv. Antonio Lamarucciola

Lo studio legale associato Lamarucciola-Gualano è stato fondato dagli avvocati Antonio Lamarucciola e Chiara Gualano nel 1999 unendo le esperienze dei due professionisti iscritti all’albo degli avvocati del Foro di Como rispettivamente dal 1996 e dal 1997. Da diversi anni condivide lo studio l’avvocato Davide Monteleone del foro di Como, nell’ottica di offrire ai clienti risposte qualificate in molteplici settori dell’attività professionale. I professionisti operano principalmente nel distretto della Corte d’Appello di Milano ed in particolare nel foro di Como ma l’organizzazione è tale da garantire ai clienti l’assistenza sull’intero territorio nazionale, avvalendosi, se del caso, di professionisti in loco. Per le pratiche che richiedono particolari conoscenze tecniche quali quelle medico legali, tributarie e fiscali, nel settore dell’edilizia, o studio si avvale anche della collaborazione di diversi professionisti di fiducia. L’aggiornamento professionale, l’utilizzo delle migliori banche dati, riviste monografiche, software gestionali, permettono allo studio di offrire risposte tempestive e nell’ottica del miglior risultato per il cliente, sia in via stragiudiziale che giudiziale. Da ultimo, grazie alla qualifica di mediatore dell’avv. Antonio Lamarucciola, lo studio è in grado di proporre anche soluzioni alternative delle controversie (ADR) o di assistere in modo qualificato il cliente chiamato ad un tentativo di mediazione.
Diritto civile:
Lo studio legale associato Lamarucciola-Gualano svolge attività di consulenza e di assistenza legale nelle materie del diritto civile, principalmente, e del diritto penale.Le esperienze maturate negli anni hanno perfezionato la preparazione professionale nell’ambito del diritto civile, in particolare per le seguenti materie:
-Responsabilità civile in generale e conseguente risarcimento dei danni
-Responsabilità civile da infortunistica stradale
– Diritto di famiglia, separazioni e divorzi
– Tutela della proprietà, azioni possessorie e diritti reali

 

 

 

Condominio, come cambia la vita – seconda puntata

  NUOVA VITA IN CONDOMINIO? 

  LE PRINCIPALI NOVITÀ DELLA RIFORMA

  2^ Puntata

La riforma delle norme in materia di condominio ha previsto la modifica forse più significativa per la figura dell’amministratore: nomina, requisiti per esercitare la professione (moralità e formazione professionale), compiti e obblighi dell’amministratore ma anche attribuzioni sulle quali può contare per la gestione del condominio, rappresentano certamente novità rilevanti e che rendono più attuale questa figura professionale. L’effetto complessivo delle nuove norme, è quello di rafforzare, da un lato, il ruolo e le competenze dell’amministratore -ora necessario quando i condomini sono più di otto- e dall’altro di attivare un controllo sulla sua attività: certamente vanno in questa direzione l’indicazione di precisi requisiti morali e professionali (art. 71 bis delle disposizioni di attuazione del codice civile), ma soprattutto gli obblighi previsti per una gestione trasparente delle risorse economiche del condominio.

Infatti, l’amministratore dovrà attivare un conto corrente dedicato ad ogni singolo condominio amministrato, mantenere una contabilità con appositi registri (possono essere anche informatizzati), esporre presso ogni condominio amministrato i propri dati e recapiti, consentire la verifica ai condomini della documentazione attinente la gestione anche contabile del condominio. Nella direzione di adeguare le garanzie verso il condominio amministrato, va vista la norma che prevede la possibilità che l’assemblea chieda all’amministratore di munirsi di apposita assicurazione professionale, il cui massimale deve essere adeguato in caso di lavori di manutenzione straordinaria.

Altra novità ai passi coi tempi è la possibilità per l’assemblea di richiedere l’apertura di un sito web che consenta, ad esempio, di scaricare i documenti che la stessa assemblea vorrà indicare (bollette, verbali,regolamenti, ecc.). La riforma ha previsto altresì che possano essere le società ad amministrare i condomini: in questo caso i requisiti morali e di formazione professionale dovranno riguardare gli amministratori stessi della società nonché le persone che concretamente si occuperanno del condominio. Queste importanti novità sono contenute nella nuova formulazione degli articoli 1129-1130 del codice, completamente riscritti dal legislatore. È opportuno sottolineare come tali novità non dovrebbero cogliere impreparati i professionisti che operano da anni con serietà: molti degli obblighi ora previsti per l’amministratore altro non sono che la trasposizione in apposite norme di regole di buon operato già applicate da molti amministratori; il legislatore ha però ritenuto indispensabile che queste buone prassi sì tramutassero in vere e proprie norme vincolanti per tutti. E l’importanza di tali vincoli é confermata dall’elenco dei comportamenti ritenuti “gravi irregolarità” tali da consentire la revoca del mandato (che dura un anno, come prima della riforma, ma da intendersi rinnovato per un altro anno salvo diversa decisione dell’assemblea): sono indicati nel 12° comma dell’art. 1129 e fra gli altri vi rientra la mancata apertura ed utilizzazione del conto corrente dedicato al condominio e la mancata tenuta dell’anagrafe condominiale, dei registri contabili nonché la mancata attestazione al condomino che ne abbia fatto richiesta, dello stato dei pagamenti e delle eventuali liti in corso. A conferma dell’esigenza di garantire la massima trasparenza nella gestione condominiale.foto condominio

Del resto le importanti novità sono comprensibili se si pensa che in Italia fra gli amministratori di condominio possiamo trovare, oggi, figure più disparate: dal condomino che si occupa di gestire le poche spese relative alle parti comuni (di solito su accordo con gli altri condomini), agli studi professionali che vedono coinvolti nella prestazione del servizio anche diverse figure qualificate (contabili, legali, tecnici). E’ comprensibile, quindi, che nell’ambito della riforma dell’apparato normativo che regolamenta la vita condominiale, il legislatore abbia previsto queste importanti novità anche per l’amministratore, figura di riferimento per tutta la “comunità ” condominiale.

L’organo sovrano della vita condominiale resta l’assemblea di condominio. La riforma non ha modificato le attribuzioni dell’assemblea: nomina dell’amministratore, approvazione delle spese di gestione sia in preventivo che in consuntivo, revisione del regolamento, per citare le più importanti. Una novità riguarda l’obbligo per l’assemblea di costituire un fondo speciale per le opere di manutenzione straordinaria e innovazioni; come nuova è la possibilità per l’assemblea di delegare all’amministratore la partecipazione e collaborazione con le istituzioni locali o soggetti privati per programmi territoriali finalizzati al risanamento di parti comuni, la sicurezza degli edifici, il recupero degli immobili, la vivibilità urbana e la sostenibilità ambientale: si pensi ad esempio, in Lombardia, alle verifiche comunali volte a stabilire quali condomini con riscaldamento centralizzato debbano essere adeguati alla norma che prevede l’installazione dei contabilizzatori di calore finalizzati al risparmio energetico (art. 1135 c.c.).foto assemblea

Qualche novità anche in materia di presenze necessarie per considerare valida l’assemblea; è stato abbassato il quorum rappresentativo in seconda convocazione: ora devono essere presenti tanti condomini che rappresentino almeno un terzo del valore dell’intero edificio e un terzo dei partecipanti al condominio (art. 1136 c.c.). Anche in tema di impugnazione delle delibere le modifiche previste dal legislatore hanno solo precisato alcuni aspetti del possibile contenzioso, riconoscendo espressamente anche al condomino che si è astenuto sulla decisione deliberata la possibilità di impugnare giudizialmente la stessa. Senza però dimenticare che, con il “decreto del fare”, il governo ha reintrodotto la mediazione obbligatoria per tutta la materia condominiale: quindi prima di ricorrere al giudice, il condomino dissenziente dovrà rivolgersi ad un ente di mediazione. Ma questa è un’altra storia di cui parleremo … nelle prossime puntate.

Avv. Antonio Lamarucciola

Lo studio legale associato Lamarucciola-Gualano è stato fondato dagli avvocati Antonio Lamarucciola e Chiara Gualano nel 1999 unendo le esperienze dei due professionisti iscritti all’albo degli avvocati del Foro di Como rispettivamente dal 1996 e dal 1997. Da diversi anni condivide lo studio l’avvocato Davide Monteleone del foro di Como, nell’ottica di offrire ai clienti risposte qualificate in molteplici settori dell’attività professionale. I professionisti operano principalmente nel distretto della Corte d’Appello di Milano ed in particolare nel foro di Como ma l’organizzazione è tale da garantire ai clienti l’assistenza sull’intero territorio nazionale, avvalendosi, se del caso, di professionisti in loco. Per le pratiche che richiedono particolari conoscenze tecniche quali quelle medico legali, tributarie e fiscali, nel settore dell’edilizia, o studio si avvale anche della collaborazione di diversi professionisti di fiducia. L’aggiornamento professionale, l’utilizzo delle migliori banche dati, riviste monografiche, software gestionali, permettono allo studio di offrire risposte tempestive e nell’ottica del miglior risultato per il cliente, sia in via stragiudiziale che giudiziale. Da ultimo, grazie alla qualifica di mediatore dell’avv. Antonio Lamarucciola, lo studio è in grado di proporre anche soluzioni alternative delle controversie (ADR) o di assistere in modo qualificato il cliente chiamato ad un tentativo di mediazione.
Diritto civile:
Lo studio legale associato Lamarucciola-Gualano svolge attività di consulenza e di assistenza legale nelle materie del diritto civile, principalmente, e del diritto penale.Le esperienze maturate negli anni hanno perfezionato la preparazione professionale nell’ambito del diritto civile, in particolare per le seguenti materie:
-Responsabilità civile in generale e conseguente risarcimento dei danni
-Responsabilità civile da infortunistica stradale
– Diritto di famiglia, separazioni e divorzi
– Tutela della proprietà, azioni possessorie e diritti reali
– Locazione e condominio
– Procedure di recupero credito sia nella fase monitoria sia nella fase esecutiva
– Diritto del lavoro

Diritto penale:
Nell’ambito del diritto penale gli avvocati Antonio Lamarucciola e Davide Monteleone hanno maturato esperienze significative in procedimenti monocratici e collegiali, sia nella difesa dell’imputato sia nella tutela delle parti civili.

 

 

 

 

Condominio, come cambia la vita – Prima puntata

NUOVA VITA IN CONDOMINIO? LE PRINCIPALI NOVITÀ DELLA RIFORMA 

 

Si stima che circa 30 milioni di italiani vivono in condominio. Stima che lascia intendere come la riforma delle norme che regolano la vita del condominio fosse necessaria per adeguarle all’evoluzione della società. Infatti, le regole fondamentali riguardanti il condominio erano e sono quelle contenute nel codice civile (art. 1117-1139) del 1942: da allora sono molteplici gli aspetti della vita sociale e quindi condominiale che sono radicalmente cambiati. Si può comprendere, quindi, come una riforma complessiva volta a modernizzare quel corpo di norme sia stata un’esigenza sollecitata da più parti: associazione della proprietà edilizia, amministratori, operatori del diritto. L’obbiettivo di modernizzare le norme è stato in buona parte rispettato dal legislatore anche se forse si poteva fare di meglio e di più. Due le linee guida della riforma: 1) considerare il condominio come realtà in evoluzione, da semplice immobile a comunità di persone; 2) vedere il codominio come ente che prevede specifici servizi a favore dei condomini che ci vivono, quindi come ente al servizio della comunità. Ma andiamo a conoscere le maggiori novità introdotte con la riforma. Un aspetto preliminare importante riguarda il riconoscimento dell’operatività delle norme del condominio anche alla figura del super condominio, ed alle multiproprietà (art. 1117 bis): la riforma sancisce l’applicabilità delle norme sulle parti comuni anche a quelle aree che coinvolgono più condomini distinti. Le novità hanno anche toccato la riformulazione dell’elenco delle parti comuni previste dall’art. 1117 c.c. nonché la regolamentazione della possibilità di mutare l’uso delle parti comuni: entrano espressamente a far parte dell’elenco delle parti comuni le facciate e le aree destinate a parcheggio e i locali per i servizi comuni, gli impianti satellitari centralizzati e i cablaggi per la rete internet. Il nuovo art. 1117 ter introduce la possibilità per l’assemblea condominiale che rappresenti i 4/5 dei partecipanti (e quindi non più l’unanimità)  e i 4/5 del valore dell’edificio, di modificare la destinazione d’uso delle parti comuni, facendo salva ovviamente la sicurezza dell’edificio e il suo decoro architettonico. Il successivo art. 1117 quater introduce poi la possibilità che l’amministratore ed i singoli condomini possano intervenire per impedire attività che danneggino le destinazioni d’uso delle parti comuni, sia con diffide nei confronti degli esecutori di tali attività, sia richiedendo apposite assemblee nonché promuovendo azioni giudiziarie a tutela del bene comune. Strumento di cui occorrerà fare un uso assennato per evitare il lievitare di contenziosi spesso inutili e dispendiosi.

Un’importante novità, peraltro molto attesa, riguarda la possibilità di distacco dall’impianto di riscaldamento e condizionamento centralizzato da parte del singolo condomino: possibilità prevista però nel caso il distacco non cagioni squilibri di funzionamento o aggravi di spesa sugli altri condomini (art. 1118 c.c.). Occorrerà ben interpretare la norma per evitare di svilire le legittime attese di quei condomini che vedono in questa possibilità l’opportunità di ottenere un risparmio energetico e di spesa.foto torre di babele

Ma altrettanto rilevanti sono le novità in tema di quorum necessario per deliberare nel corso dell’assemblea condominiale: anzitutto è utile soffermarsi sulla previsione ora introdotta espressamente nel codice civile (ma in parte contenuta in alcune leggi speciali) del quorum deliberandi per le decisioni che riguardano spese “impegnative” relative a materie specifiche quali la salubrità e sicurezza degli edifici e degli impianti, l’abbattimento delle barriere architettoniche, il contenimento del consumo energetico, la realizzazione di parcheggi destinati a servizio dei condomini, la produzione di energia (solare, fotovoltaico, eolico), l’installazione di impianti centralizzati per la ricezione e l’accesso a qualunque genere di flusso informativo (satellite, via cavo). Per deliberare le spese volte a garantire alla comunità l’accesso a questi servizi, sarà sufficiente, in seconda convocazione, la maggioranza dei condomini intervenuti che rappresentino almeno la metà del valore dell’edificio (art. 11120 c.c.). E’ importante sottolineare che l’amministratore ha l’obbligo di convocare l’assemblea su questo tipo di spese anche a richiesta di un solo condomino che a sua volta dovrà ben presentare le proprie richieste all’assemblea con indicazione dei contenuti specifici della proposta. Ma attenzione: qualora l’assemblea non volesse approvare le spese per le innovazioni tecnologiche in tema di flussi informativi e produzione di energia alternativa da fonti rinnovabili, il singolo condomino che ne fosse interessato ha la possibilità di eseguirle nel rispetto delle parti comuni e delle altre proprietà individuali; in particolare per la produzione di energie rinnovabili è autorizzato all’uso dei lastrici solari o altra superficie condominiale idonea, oltre che sulla sua proprietà (art. 1122 bis). La norma prevede, giustamente, che vi sia in ogni caso un controllo da parte dell’organo assembleare: di fronte all’esigenza del singolo condomino di modificare le parti comuni per la realizzazione di questi impianti, l’assemblea può indicare differenti modalità di esecuzione delle opere o richiedere e imporre cautele a salvaguardia della stabilità, sicurezza o decoro architettonico dell’edificio. Spetterà sempre all’assemblea regolamentare la “spartizione” degli spazi comuni (lastrico solare e altre aree idonee) destinati alla produzione di energie da fonti rinnovabili qualora vi fossero richieste da parte di diversi condomini. Infine, la riforma chiarisce che anche per gli impianti volti a consentire la video sorveglianza delle parti comuni è sufficiente la maggioranza che rappresenti almeno la metà del valore dell’edificio (art. 1122 ter). Attenzione però a coordinare l’utilizzo di questi impianti con la normativa che tutela la privacy degli stessi condomini e delle persone che hanno accesso all’edificio: sarà opportuno anzitutto preavvertire della presenza di questi impianti, regolamentare i tempi di archiviazione delle immagini registrate, nominare un responsabile del trattamento dei dati che vengono registrati e stabilire con apposita delibera chi sarà autorizzato a vedere le immagini (ente esterno o amministratore).

Queste norme recepiscono e in parte coordinano le diverse pronunce giurisprudenziali che si sono susseguite nel corso degli anni e che, in mancanza di specifiche norme, avevano aiutato a regolamentare, seppur in modo frazionato, le tante novità che il progresso tecnologico ha portato nelle case degli italiani.  Nella seconda “puntata” affronteremo i rilevanti cambiamenti che riguardano la figura dell’amministratore ed i poteri dell’organo sovrano del condominio, l’assemblea.

Avv. Antonio Lamarucciola

 

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Lo studio legale associato Lamarucciola-Gualano è stato fondato dagli avvocati Antonio Lamarucciola e Chiara Gualano nel 1999 unendo le esperienze dei due professionisti iscritti all’albo degli avvocati del Foro di Como rispettivamente dal 1996 e dal 1997. Da diversi anni condivide lo studio l’avvocato Davide Monteleone del foro di Como, nell’ottica di offrire ai clienti risposte qualificate in molteplici settori dell’attività professionale. I professionisti operano principalmente nel distretto della Corte d’Appello di Milano ed in particolare nel foro di Como ma l’organizzazione è tale da garantire ai clienti l’assistenza sull’intero territorio nazionale, avvalendosi, se del caso, di professionisti in loco. Per le pratiche che richiedono particolari conoscenze tecniche quali quelle medico legali, tributarie e fiscali, nel settore dell’edilizia, o studio si avvale anche della collaborazione di diversi professionisti di fiducia. L’aggiornamento professionale, l’utilizzo delle migliori banche dati, riviste monografiche, software gestionali, permettono allo studio di offrire risposte tempestive e nell’ottica del miglior risultato per il cliente, sia in via stragiudiziale che giudiziale. Da ultimo, grazie alla qualifica di mediatore dell’avv. Antonio Lamarucciola, lo studio è in grado di proporre anche soluzioni alternative delle controversie (ADR) o di assistere in modo qualificato il cliente chiamato ad un tentativo di mediazione.

Diritto civile:
Lo studio legale associato Lamarucciola-Gualano svolge attività di consulenza e di assistenza legale nelle materie del diritto civile, principalmente, e del diritto penale.Le esperienze maturate negli anni hanno perfezionato la preparazione professionale nell’ambito del diritto civile, in particolare per le seguenti materie:
-Responsabilità civile in generale e conseguente risarcimento dei danni
-Responsabilità civile da infortunistica stradale
– Diritto di famiglia, separazioni e divorzi
– Tutela della proprietà, azioni possessorie e diritti reali
– Locazione e condominio
– Procedure di recupero credito sia nella fase monitoria sia nella fase esecutiva
– Diritto del lavoro

Diritto penale:
Nell’ambito del diritto penale gli avvocati Antonio Lamarucciola e Davide Monteleone hanno maturato esperienze significative in procedimenti monocratici e collegiali, sia nella difesa dell’imputato sia nella tutela delle parti civili.