Il Tennis a teatro – ll rapporto padre atleta tratto da Open di Andre Agassi

 Ciao, dal mio blog “C’è un messaggio per te” ho scritto  un nuovo articolo che trae spunto da un Reading Teatrale di Mattia Fabris attore di Open, la storia di Andre Agassi.

Il teatro, come i libri e il cinema, è una delle forme artistiche dalle quali mi piace attingere per imparare le strategie mentali vincenti.

Se poi queste forme artistiche vengono intrecciate con lo Sport, ti assicuro che l’esperienza di apprendimento si amplifica.

È quello che mi è successo a teatro, vedendo il bellissimo Reading Teatrale tratto dal libro Open di Andre Agassi.

Il libro parla di tantissimi aspetti legati non solo legati alla performance ma a tutto ciò lo circonda che guarda caso incidono.

L’attore ha scelto di mettere in evidenza i seguenti aspetti:

-Il rapporto padre(genitori) con il figlio-atleta

-il dialogo interno nella Mente dell’atleta durante l’ultima partita.

Ti invito a leggerlo a cuore aperto perché troverai delle sfumature importanti che vogliono essere degli spunti di riflessione su una dinamica relazionale-sportiva molto importante.

Ma poiché lo sport è una metafora della vita… a te lascio le conclusioni.

Buona lettura

Aurora

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“Non è un caso, penso, che il tennis usi il linguaggio della vita. Vantaggio, servizio, errore, break, love (zero), gli elementi basilari del tennis sono quelli dell’esistenza quotidiana, perché ogni match è una vita  in miniatura”.(tratto dal libro Open di Andre Agassi)

Andre Agassi è stato tra i miei tennisti preferiti. Mi attirava quel suo modo ribelle di interpretare il tennis in modo divertente ed efficace allo stesso tempo.  Ok non nascondo che anche la sua folta chioma e quel vestire in modo scanzonato, ai miei occhi aumentava tanto il punteggio per la scelta finale :-)!!

 Tuttavia, leggere la sua biografia qualche anno fa a distanza di tempo  scoprendo che dietro a quel comportamento si nascondeva il grido velato di aiuto  di un giovane atleta, mi colse di sorpresa.  Lui avrebbe voluto vivere lo sport  divertendosi con meno pressione e assillo sul risultato a tutti i costi. Questo mio stupore ricordo fece nascere una riflessione: quante volte ci capita di soffermarci all’apparenza del successo abbagliati dal mito, senza prendere in considerazione che anche i grandi campioni sono delle persone? Anche loro hanno dovuto superare difficoltà, affrontare percorsi dolorosi.  Crisi sportive durante la carriera.

Certo qualcuno potrebbe dire che Andre ha anche guadagnato tanti soldi. Ciò non vale per le discipline silenziose. Ma se tu avessi vissuto un infanzia nel modo in cui non desideravi…perdendo i tuoi anni migliori che non torneranno mai più indietro, credi davvero che tutto quel denaro possano sostituire il dolore di un’età perduta?Credi davvero che ne valga la pena?

Il libro è coinvolgente. Riesce a ricrearti nella Mente una serie di immagini tali che ti sembra di guardare un film, facendoti immergere nell’aspetto mentale dell’atleta: tutti i suoi tormenti, le sue paure. Il rapporto difficile con il padre-allenatore. Il suo dialogo interno durante la partita, punto per punto.

Di solito dai libri viene creata una trasposizione cinematografica. Cosa accade però se  la storia viene messa in scena in un Reading Teatrale? Ti dico la verità: Cinema, lettura e teatro sono forme artistiche che a loro modo ti mettono in condizione di imparare tanto anche dal punto di vista dell’allenamento mentale. Basta scegliere quello che più risuona con te.

Nel mio caso per fortuna sono tutte di mio gradimento e quindi riesco a trarre vantaggio da ognuno di loro. Dal mio punto di vista però il teatro ha qualcosa in più. Lo sa benissimo Mattia Fabris, l’attore che ha portato in scena la storia di Agassi in modo impeccabile con anche una certa somiglianza con il tennista americano che ha dato ancora più forza alla sua sentita interpretazione.

In Open ci sono tantissimi argomenti legati alla performance. Sia dal punto di vista strategico-tattico ma anche altri aspetti esterni che comunque hanno uguale incidenza. Quelli che Mattia ha trattato nel suo reading teatrale svoltosi lo scorso Maggio presso il bellissimo teatro ATIR Teatro di Ringhiera di Milano sono particolarmente centrati su aspetti attualissimi che riscontro nella preparazione mentale degli atleti:

Il rapporto Padre-figlio (genitori in generale) e il dialogo interno nella mente dell’atleta durante la prestazione, con riferimento all’ultima partita della sua vita che ne ha decretato poi il ritiro definitivo dall’attività agonistica.

Prima di addentrarci su questi aspetti ti invito a guardare il trailer di Mattia per farti un’idea della trasposizione teatrale e di Open.

Il rapporto Padre-figlio

“Se calpestassi le palle da tennis, mio padre ululerebbe come se avessi schiacciato le sue”

È un Agassi spaventato dal “mostro lancia palle”. Vorrebbe giocare a calcio. Ha capito che la squadra sarebbe l’ideale per lui. Piuttosto che stare ad allenarsi da soli e caricarsi il peso delle sconfitte o  la gioia delle vittorie, meglio avere tanti amici con cui condividere la passione. Invece no. Deve giocare a tennis perché così ha deciso il padre. Ti assicuro che Mattia pur recitando un monologo,  grazie anche alla forza del suono di una chitarra elettrica che in certi momenti ne amplificava l’intensità emotiva è riuscito a trasmettere lo stato d’animo di un giovane atleta che cerca di far capire al padre che lui a tennis proprio non vuole giocare.

Purtroppo è così spaventato dal suo atteggiamento violento,  che per quanto provi a farglielo capire, non viene ascoltato. Ecco perché poi man mano che diventa bravo e comincia a fare i tornei, decide di mettere in scena un atteggiamento ribelle. A partire da un abbigliamento super colorato che ai tempi ancora non era usato creando non poco scalpore.

In questa scelta paterna c’è tutta la frustrazione di un genitore che attraverso i successi del figlio cerca di guadagnarsi una maschera di rispetto sociale che lui non è riuscito ad ottenere al fine di realizzare un sogno personale.  Senza porsi minimamente il problema se fosse lo stesso anche per Andre.

Ti sembra una storia inverosimile? Invece purtroppo devo constatare che non è più un problema legato alle discipline economicamente molto redditizie come tennis o calcio attraverso le quali i genitori cercano di trovare una sicurezza di vita. Si tratta di un vero e proprio  stato mentale ricorrente che trae origine da un condizionamento sociale ormai votato al risultato a tutti i costi. All’apparenza di mostrare agli altri di essere vincenti perché si viene giudicati non per quello che si è ma per il numero di vittorie e titoli  conquistati.

Fa niente se poi l’atleta è infelice come afferma il campione Olimpico di Tiro a segno Niccolò Campriani ( altro libro che ti suggerisco leggi qui il mio articolo). Perché quasi nessuno si chiede cosa veramente fa di un atleta felice? Ti stupirai dalle risposte.  Alle volte non sono neanche le vittorie ma solo la voglia di ritrovare pace e  serenità nel proprio gesto tecnico perduto.

 Il dialogo interno durante la partita

“Ho vinto 869 match nella mia carriera, sono il quinto in classifica di tutti i tempi, e molti li ho vinti sotto la doccia del pomeriggio.” (tratto dal libro Open di Andre Agassi)

Come in tutte le altre occasioni in cui ti ho parlato in questo blog del connubio Sport e Teatro ( troverai in fondo all’articolo altre discipline), la magia del palco, dell’essenza della scena, con la musica che interviene al momento giusto per dare enfasi alla recitazione dell’attore, fa in modo che lo spettatore si immerga totalmente nella MENTE dell’atleta da Osservatore esterno.

Diventa il tutto ancora più suggestivo a livello Mentale, se l’ambiente richiama visivamente il campo da tennis.  Anche a livello emotivo ha un impatto sicuramente molto elevato. Per questo Mattia alterna il teatro con i campi come è successo a Cortina e a Genova

Osservarsi in modo distaccato è l’allenamento più difficile che un’atleta possa fare nella gestione della gara. Mattia, con semplicità e passione, mette in evidenza molto bene  due scenari  essenziali durante l’ultima partita di Andre:

Il primo di carattere tecnico dove avviene  lo scambio con l’avversario per la conquista del punto

Il secondo Mentale, dove invece si osserva il forte dialogo interno che avviene nella MENTE di Agassi che per ogni singolo punto, si appresta a stabilire quale strategia adottare, chiedendosi cosa farà a sua volta l’avversario e se sarà in grado di contrastarlo. Il tutto intervallato da pensieri di paura per un eventuale sconfitta. Altri legati al suo passato. Altri ancora che riguardano il momento in cui tutto quello che è stata la sua vita fino a quel momento, si dissolverà con l’ultimo gesto tecnico.

Il tutto nel bel mezzo di una partita importante con un pubblico che grida il tuo nome, le TV che riprendono ogni minimo cambiamento della tua espressione facciale e tutta la pressione possibile immaginabile considerato che ti chiami André Agassi.

Descritta in questo modo sembra che duri un tempo infinitamente lunghissimo. Se ci pensi è quello che succede anche a te durante la partita. Poterlo osservare da spettatore per imparare a comprendere cosa realmente accade nella tua testa e quindi scoprire una parte di sé come atleta è un vantaggio non indifferente.

Epilogo

Ogni atleta ha diritto di scegliere lo sport che più risuoni con la propria anima. Soprattutto lo si deve lasciare inseguire i propri Sogni e non quello di qualcun’altro. L’invito che faccio con il cuore ai genitori è quello di leggersi Open e andare a vedere questo Reading Teatrale perché almeno possano trovare uno spunto di riflessione. Tutti vogliono il bene del proprio figlio. Su questo non c’è dubbio. Ma esiste modo e modo di esternare quest’amore. Il figlio-atleta è un individuo indipendente che va guidato verso la vita sportiva e non,  ma a cui non vanno “tappate le ali” per inseguire sogni di gloria che non gli appartengono.

Pensare che tuo figlio sia un campione rispetto agli altri e incitarlo in questa direzione, non stai facendo altro che alimentare un’ansia da prestazione inutile ( in quanto già presente in modo naturale), mettendo pressione a un qualcosa che dovrebbe essere solo puro divertimento. Crei inoltre delle aspettative elevate che formano un ciclo di pensieri vizioso che passa da sono il più forte a perdo quindi sono un fallito. Di conseguenza sono atleti frustrati.

È questo quello che vuoi? Guarda che la voglia di primeggiare con gli altri genitori si ripercuote sulla performance di tuo figlio che in quel famoso dialogo interno di cui ti parlavo prima, anziché pensare a divertirsi, starà pensando: oh dio se perdo deluderò i miei genitori, non sarò mai in grado di vincere nulla.

Per favore te lo dico con il cuore SMETTILA  e fai solo il genitore la cui unica preoccupazione è quella di vedere tuo figlio felice di giocare. Che vinca o perda questo non riguarda te. Soprattutto non sei tu il suo tecnico perché ha un allenatore bravo che lo segue.

Quando capirai  questa sostanziale differenza… allora forse ti accorgerai che tuo figlio è un CAMPIONE a prescindere dalle medaglie vinte. Oppure misuri le sue capacità dai titoli ?

Lo so a cosa stai pensando. Che tu non sei come il padre da Agassi e che non ti interessa se tuo figlio vinca o perda. A parole puoi dire tutto quello che vuoi. Ricordati però che quello che contano sono i fatti. Se quest’ultimi non corrispondono… allora caro mio sei nel vortice di un incoerenza che faresti meglio  a risolvere personalmente per il tuo bene,  anziché delegare il problema al figlio.

Ti lascio con le immagini dell’ultima partita di cui parla Andre Agassi nel suo libro, perché ti dà la misura di quanto dietro alla maschera di un campione vincente ci sia la tenera fragilità dell’essere umano…in quanto persona e tuo figlio… prima di tutto è una persona!!

Si ringrazia di cuore Mattia Fabris per l’amicizia e per la bravura con la quale ha saputo ricreare l’atmosfera del libro nel suo bellissimo reading teatrale. Per avere informazioni su come portare lo spettacolo nella propria città, si invita a scrivere ai seguenti siti:

ATIR Teatro di Ringhiera Milano  Compagnia Teatrale S(l)egati 

(foto archivio personale Mattia Fabris)

(Tratto dal blog ” C”è un messaggio per te”)

Aurora Puccio

Sport & Mental Coach

Personal Sports e Team Coaching

Life e Business Coach

www.auroracoaching.it

info@auroracoaching.it

+39 348 0087375

Skype: Aurora Puccio

Attività professionale di cui alla legge 4/2013

 

Fair Play: Lo sport visto con gli occhi dei bambini

Ti sei mai chiesto come vivono lo sport i bambini? Il problema che siamo i primi ad essercene dimenticati.

Allora quale miglior allenamento mentale da mettere in pratica, osservandoli nel come si comportano, a come ci rivolgono le domande e con quanta semplicità risolvono i problemi.

In questo nuovo articolo tratto dal mio blog “C’è un messaggio per te” ti racconto due storie magiche:

– la prima parla di due piccoli tifosi che sventolano la bandiera di una squadra diversa da quella del cuore…ma cosa importa?

– la seconda si intitola Rebecca e la sua freccia

All’interno, troverai la strategia vincente dei bambini che, senza la pressione degli adulti, riescono a vincere… secondo la loro modalità.

“Lo sport è apparentemente semplice, persino semplicistico: due campi, una battaglia, un vincitore, un perdente, e il giorno dopo si ricomincia”.

Jean Dion giornalista

Lo Sport visto con gli occhi dei bambini

Ti racconto due magie che solo i bambini hanno il potere di fare accadere, per spiegarti che tra i vari allenamenti che ti invito a mettere in pratica se vuoi avere una mentalità vincente, è proprio quello di osservare il come vivono lo sport questi piccoli esserini.

Noi adulti abbiamo la grande presunzione di pensare di dover insegnarli com’è la vita. Non abbiamo ancora capito che i veri maestri sono loro. Se solo fossimo capaci di  soffermarci sui quei visi a forma di punto interrogativo quando ci chiedono il “perché” accadono determinate cose, ascoltando con quanta semplicità  spiazzano le nostre risposte piene di un finto sapere che in realtà abbiamo perso da tempo.

Quindi adesso ti offrirò l’opportunità di guardare lo sport da un altro punto di vista. Sarà compito tuo impegnarti a  coglierne le sfumature.

Una bandiera… è solo una bandiera

Mi trovo sugli spalti di Rapallo a guardare la semifinale scudetto di Pallanuoto femminile Plebiscito Padova vs Bogliasco Bene, con i tifosi padovani a fare un gran tifo per la loro squadra sventolando bandiere enormi. Si vede che mettono tanto impegno e passione nel sostenere le proprie giocatrici, consapevoli che anche il loro ruolo può essere di aiuto per spingerle verso la finale.

Li ammiro, almeno sono coerenti dall’inizio fino alla fine. Escluso il calcio, mi capita spesso di vedere in tantissimi campi di diverse discipline, il pubblico spento che si agita solo ai goals, o emerge quando deve inveire contro qualche decisione arbitrale… sarà che questo ruolo suo malgrado riesce ad animare le persone. Trovo la cosa alquanto surreale ma almeno sento che il pubblico è vivo.

La partita procede quando ad un certo punto la mia attenzione viene catturata da due tifosi dell’Orizzonte Catania che saltano festosi da un gradino all’altro, incuranti di quello che succede in acqua. Ben presto quel gioco li stanca e vogliono cambiarlo. Cosa possono fare? vengono attratti dalle bandiere padovane. Così Luca e Andrea (ndr nomi di fantasia) si piazzano davanti ai tifosi del Padova senza dire niente. Si vedeva che avevano la voglia matta di giocare.

Uno dei tifosi accortosi di questa richiesta inespressa,  prontamente si mette a loro disposizione procurandogli altre due bandiere, spiegandogli il movimento giusto per sventolarle  e incitandoli a farlo il più forte possibile.

A Luca e Andrea non sembra vero. Si tuffano anima e corpo in questo gioco impegnandosi nel nuovo ruolo di supporter del Padova, creando felicità a loro volta nel tifoso a cui non sembra altrettanto vero di aver trovato due nuovi amici  da coinvolgere nella sua causa.  Il tutto sotto gli occhi divertiti dei genitori, consapevoli che i loro figli stavano facendo qualcosa di grande.

Stavano imparando a condividere la passione per lo sport con altre persone senza identificarsi con un colore piuttosto che con un altro.

” Va beh è scontato“, potresti pensare. Io non ne sarei così certa. Ho visto scene in tutti questi anni, dove i bambini sono le vittime delle follie assurde dei grandi. Alle volte mi chiedo chi è veramente l’adulto e chi quello che si comporta da bambino…

Finisce la partita, le bandiere vengono riposte, gli amici improvvisati si salutano. Ironia della sorte il giorno dopo proprio Catania perderà la finale contro il Padova che vincerà meritatamente lo scudetto ma cosa importa? ci si da battaglia in acqua ma alla fine lo sport è solo un … gioco. Solo… uno splendido gioco da condividere insieme.

La freccia di Rebecca

Rebecca (ndr nome di fantasia) ha dieci anni, da cinque pratica la disciplina del Tiro con l’arco. Ha due occhi che emanano una passione per la sua disciplina travolgente. Lo capisco anche dal linguaggio del corpo, da come con orgoglio, e sicurezza si impegna a tirare le sue frecce.  Ogni tanto le trema  il braccio che sostiene l’arco facendole salire troppo l’ansia. Automaticamente questa energia viene trasmessa alla sua freccia che viaggia incerta finendo la sua corsa  sul rosso.

Le dico di fare un gran respiro quando sente il braccio tremare. Rebecca annuisce, lo fa subito. Torno da lei dopo un po’ e adesso le sue frecce sono sempre sul giallo.

Appena finisce la serie, lascio perdere il risultato.  Ha dieci anni cosa importa se ha fatto sempre centro?È chiaro che ne sono felice anche io, ma la soddisfazione la tengo ben nascosta in un angolo remoto del mio cuore.

In questo momento la cosa più importante è  che lei registri nella sua memoria, la sensazione del suo tiro perfetto, che lo accompagnerà per il resto della sua carriera sportiva. È il processo che porta al risultato e non il contrario. Più ti fissi sul punteggio, più il bersaglio si allontana, impedendo al tuo gesto tecnico di esprimersi. Questo  è il grande il problema degli adulti. Commettono il grave errore di concentrarsi sulla cosa sbagliata.

Nel frattempo che parlo con lei, il suo istruttore ha l’infelice idea in mia presenza di proferire con innocenza la frase «È una campionessa». Dai miei occhi credo che sia partito un fulmine terra-aria per incenerire quelle parole.

A lui affettuosamente penserò dopo

  1. «Rebecca come sono questi tiri?» Lei soddisfatta mi risponde che sono belli.
  2. «Cosa provi quando tiri la freccia?»
  3. «Mi sento felice»
  4. «E dove la senti questa felicità?» E con un sorriso che illumina tutto il suo bel viso mi risponde:
  5. «Nel cuore»
  6. «Bene Rebecca. Ricordi quando ti tremava il braccio e i tiri non ti piacevano?»Mi fa un cenno con la testa di aver capito.
  7. «Adesso conosci la differenza tra un tiro che non ti piace e il TUO. Quando tirerai la freccia con la felicità nel cuore, e non ti preoccuperai di nient’altro, lei andrà sempre sul giallo».

Rebecca mi sorride, prende il suo arco, diventando un tutt’uno con lui e torna a fare la cosa che più ama:vivere quel momento infinitamente lungo che condivide con la sua freccia dall’istante in cui la sceglie  in mezzo alle  altre. Adesso tocca a lei.  La posiziona con cura nel suo arco, porta indietro il braccio per preparala al viaggio. Chiude un occhio per prendere la mira… e quando sente che è il momento giusto,   tac!! la sua mano con un gesto dolce ma deciso, la lascia libera finalmente di esprimere la sua gratitudine per tanta passione ripagandola ancora con un altro… giallo.

 La condivisione del processo con l’allenatore

Parlando dopo con l’allenatore, pur non avendo dubbi sulle sue buone intenzioni, gli ho spiegato che usare questi termini  innesca dei pericolosi meccanismi inconsci come l’ansia da risultato, l’aspettativa, la convinzione di essere un talento e quindi di potersi anche non impegnare. In pratica si creano tutta quella serie di paranoie mentali che poi costa tanta fatica eliminarli quando si diventa atleta-adulto.

Crescendo con queste convinzioni, il rischio potrebbe essere quello di perdere l’umiltà di ascoltare i futuri consigli tecnici cadendo nel grave errore di essere già arrivata, spegnendo la sua curiosità di imparare.

“Esiste un circolo vizioso nello sport più ti diverti più ti alleni.  

Più ti alleni più migliori. Più migliori più ti diverti”.

Me ne sono accorta anche io che Rebecca potrebbe avere delle grosse potenzialità, ma non ho perso di vista la persona perché prima di essere un’atleta… è una bambina. Alla sua età vive lo sport come un gioco, un divertimento per questo la sua freccia va sempre nel giallo.

Ed è questa parte che gli atleti perdono da grandi: il divertimento.

Divertirsi non significa non voler vincere. È esattamente il contrario. Se ti diverti ti stai mettendo nelle condizioni mentali migliori di poter raggiungere la vittoria. Ma poiché hai perso quell’anima da bambino, sei totalmente in balia della tua mente che comincerà a richiamare a raccolta tutti quei pensieri deleteri come ansia da risultato, paura di sbagliare, aspettative troppe elevate, che ti portano all’esatto opposto di quello che vuoi. Sai Mente e Corpo…sono collegate e  l’input parte dalla testa!!

E se avessero ragione i bambini?

Sai cosa pensano i bambini quando guardano gli adulti? Pensano di avere a che fare con degli incompetenti della vita. Con persone che hanno dimenticato cosa vuol dire vivere nella semplicità delle cose. Alla fine si stancano di dimostrarlo e di non essere ascoltati. Si trasformano dimenticandosi  anche loro di quella parte pura e bella con cui sono nati.

Ti lascio alle tue riflessioni con questa poesia tratta dal libro  I bambini imparano quello che vivono di Dorothy Law Nolte. E se tutto torna…se oggi sei un adulto…vuol dire che una volta anche tu eri in grado di fare queste magie

Se i bambini vengono criticati,

imparano a condannare.

Se vivono nell’ostilità,

imparano ad aggredire.

Se vivono nella derisione,

imparano la timidezza.

Se vivono nella vergogna,

imparano a sentirsi colpevoli.

Se vivono nella tolleranza,

imparano a essere pazienti.

Se vivono nell’incoraggiamento,

imparano ad avere fiducia.

Se vivono nella lealtà,

imparano la giustizia.

Se vivono nella disponibilità,

imparano ad avere fede.

Se vivono nell’approvazione,

imparano ad accettare.

Se vivono nell’accettazione,

imparano a trovare amore nel mondo.

Sport e Mental Coach certificata presso S.F.E.R.A.© Coaching del Prof. Giuseppe Vercelli (responsabile Coni dalle Olimpiadi Torino 2006 a Londra 2012,  e della Juventus School) e l’International Sports Academy™. Socio AICP (Associazione Italiana Coach Professionisti), esperta in coaching sportivo sia individuale che di squadra, specializzata nella pratica dell’Ipnosi Sportiva, in combinazione con PSYCH-K® tecnica che trasforma le credenze limitanti in potenzianti, e nell’applicazione del modello S.F.E.R.A.©. Integra la formazione con la Nutrizione e l’ Integrazione nel ciclismo e nello sport in generale, formandosi presso l’Accademia Nazionale Di Mountain Bike e con la comunicazione efficace, linguaggio del corpo attraverso una formazione tecnica teatrale.

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attività di cui alla legge 4/2013

blog “C”è un messaggio per te” 

 

Sport: Rating del calcio, strumento efficace o specchietto per le allodole?

“Diamo ora la linea al nostro collega da Milano per un aggiornamento sulla partita…”. Se questa fosse una diretta radio-sportiva, di certo, sarei stato introdotto in questo modo.

È di mercoledì 15 febbraio la notizia, riportata sul Sole 24Ore, che dal prossimo anno tutte le squadre appartenenti alla Lega Pro della Figc in via sperimentale, quindi non vincolante al momento per il rilascio delle licenze necessarie all’iscrizione al campionato, saranno valutate da un rating redatto da una commissione indipendente.

Questa è la strategia messa in atto dal presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina, per premiare le società più virtuose. Alcuni sostengono che questa iniziativa faccia parte di una strategia più ampia atta a raccogliere consensi tra i grandi club di Serie A, non ancora schierati, in relazione alle prossime elezioni federali di marzo; ma non è mio interesse spendere opinioni a riguardo.

Mi voglio soffermare, invece, ad analizzare l’utilità che tale rating possa avere. Per rating si intende un giudizio esterno riguardante la solidità finanziaria di una società, ma in questo caso si presenta in modo originale: i punti vengono assegnati secondo quattro aree di interesse, aventi diversa pesatura; mentre lo standard minimo da raggiungere, per non pagare conseguenze negative, è di 80 crediti.

Il punto debole di questo sistema riguarda la valutazione del patrimonio netto, il quale dovrà essere almeno pari al 70% di tutti i debiti. Il problema risiede nella possibilità che hanno le società di reintegrare le perdite con l’immissione di nuovi fondi provenienti dai soci.

A mio parere, il problema legato a tale clausola non riguarda la ricapitalizzazione in sé, ma alla mancanza di una strategia sostenibile futura. In questo modo, infatti, si permette alle società morose di tamponare in maniera illusoria una situazione debitoria, destinata a ripresentarsi, e di falsificare l’oggettività del rating: società con grossi problemi di debito potranno ottenere comunque il minimo standard per iscriversi annualmente al campionato.

Oltre che per questo importante parametro, il rating può essere criticato anche a livello strutturale in quanto al suo interno manca un chiaro riferimento alla strategia che la società intende seguire per risolvere i suoi problemi ed avviare la crescita.

Da sempre nel nostro blog ci siamo battuti per mettere in risalto le tematiche riguardanti l’importanza del business plan ed anche in questo caso non è possibile fare altrimenti. Com’è possibile valutare una società calcistica senza tenere conto degli obiettivi che questa ha intenzione di raggiungere durante la stagione e, insieme a questi, il modo in cui tali obiettivi verranno perseguiti? È un vizio diffuso, oltre che pericoloso, quello di dare un peso maggiore al passato di un’impresa piuttosto che indagarne il futuro.

Un rating che si rispetti non può sottovalutare la strategia futura della società che sta analizzando e, neanche, può offrire delle scorciatoie per tappare momentaneamente dei buchi finanziari. “…da Milano è tutto. Vi restituisco la linea.”

Francesco Zanotti

f.zanotti@cse-crescendo.it

francesco.zanotti@gmail.com

“Scienza e Sport”, a braccetto nell’invecchiamento precoce e lento

La straordinaria storia di un maratoneta di 85 anni dimostra materialmente ciò che le ricerche scientifiche stanno comprovando per invecchiare meno e meglio.

La notizia sensazionale è che un “vecchietto” di 85 anni corre la Maratona (42,195 Km) in meno di 4 ore.

foto 1 ed withlock
Ed Withlock

Ed Whitlock, inglese trasferitosi in Canada, ha compiuto l’impresa risultando il più vecchio corridore al di sotto delle 4 ore. In realtà deteneva già alcuni record, a 70 anni sotto le 3 ore, a 75 anni poco sopra, a 75 nelle 3 ore e 15: un portento! Poi il lento declino, inesorabile, dell’età lo ha portato al traguardo in 3 ore e 56 minuti alla Maratona di Toronto, appunto a 85 anni suonati.

Studiato da ricercatori universitari è risultato fisicamente a posto, con grandi capacità polmonari, con leggeri segni di invecchiamento, mentalmente normale.

La vita da pensionato, ritenuta sinora un periodo di riposo e di attenuazione delle fatiche e dello stress psico fisico viene smentita dai fatti. Le ricerche condotte sul cervello dagli neuroscienziati dimostrano infatti che essere attivi sia fisicamente che mentalmente influenza fortemente il grado di invecchiamento, riducendone gli effetti e allontanando il declino fisico e psichico.

Sappiamo che esistono centenari che vivono ancora bene (vedi Sardegna dove la frequenza è cospicua), lucidi e semmai poco agili e sono oggetto di studi sull’alimentazione in particolare e sugli stili di vita.

Tuttavia ciò che è ormai certo è che una buona dose di stress (positivo, eustress) aiuta a mantenersi “giovani” nello spirito e nel corpo. Essere capaci di provare emozioni favorisce un adattamento attivo al contesto ambientale rallentando i processi di invecchiamento.

Le conoscenze che sono andate maturando negli anni recenti indicavano che la meditazione e lo yoga, per fare un esempio concreto, avevano e hanno un impatto favorevole sui tassi di declino corporeo e mentale.

Ora bisogna aggiungere anche la corsa (moderatamente, si intende) o comunque un’attività fisica intensa, con tanto di obiettivi e allenamenti costanti, per mantenere il fisco (e la mente) giovani.

Gli scienziati si sono resi conto che intraprendere nuove attività impegna la mente in maniera positiva mantenendo inalterate le funzioni principali, dunque pittura, scultura, hobbies, collezioni, viaggi, frequentazioni culturali, giochi, musica, generano emozioni importanti che favoriscono consapevolezza di sé e benessere psicofisico.

In particolare la zona del cervello che si attiva con il vissuto emotivo intenso è il giro cingolato e la corteccia insulare come dimostrato dalla psicologa Feldman Barrett del Massachussettes General Hospital con le tecniche di Neuroimaging, che ha individuato nelle aree emotive e non in quelle cognitive, vale a dire nel sistema limbico, le differenze nell’invecchiamento.

Del resto Richard Davidson aveva già mostrato, con le stesse tecniche, quanto l’Intelligenza Emotiva fosse condizionata e condizionate da e per gli stili di vita e il benessere psicofisico e soprattutto relazionale, dunque sociale.

I cosiddetti “supervecchi” insomma ci insegnano che si può affrontare l’età più avanzata affrontando sfide, impegni, obiettivi, emozioni, utili ad accompagnare una gestione della vita attiva, consapevole, soddisfacente, evitando di rinchiudersi su abitudini, assuefazioni, rinunce che accelerano i processi degenerativi anziché contrastarli.

Una nuova guida per un invecchiamento meno precoce e per un’età avanzata più salubre eben vissuta, emotivamente e fisicamente.
Giorgio Cozzi

 

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo

– CEO di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl

– Partner Italiano di Extended Disc (Piattaforma evoluta di Analisi dei Comportamenti

– ex Presidente di ASSORES (Associazione fra Società di Selezione)

– Membro attivo di CRESCITA (Associazione fra Società di Ricerca e Selezione del Personale

– Autore di Turbomanagement – Sperlimg & Kupfer (con Bucci e Sprega)

– Autore di Turbomanagement 2 – Franco Angeli Editore

– Autore di Cambia, Adesso! – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)

– Autore di Le parole segrete della vendita – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari

– Trainer e Coach

– Esperto di BBS (Behavior Based Safety)

– Ha lavorato in Azienda presso Banca Popolare di Novara – Cotonificio Cantoni – Plasmon

– Ha lavorato vent’anni in un Gruppo Internazionale di Training (Tack International)

– Ha partecipato a Convegni Internazionali e Nazionali sul mondo del lavoro

(Presidente di AISM, Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica, autore di libri sulla Parapsicologia).

 

 

Il destino delle stars dallo sport al management

Più volte abbiamo fatto riferimento alla metafora sportiva o meglio all’analogia tra le caratteristiche degli Atleti e quelle dei Manager (o Imprenditori) e questo è successo perché il mondo dello Sport presenta costantemente storie bellissime e profonde che consentono riflessioni sul valore dell’uomo.

Ad esempio al Giro d’Italia abbiamo assistito ad un evento incredibile, un crollo di un predestinato a vincere, la sua resurrezione sulle Grandi Montagne e l’impresa di una vittoria che sembrava ormai impossibile.

Al di là del tifo italico dobbiamo anche ricordare personaggi altrettanto importanti quanto Nibali, dallo sfortunato olandese dal nome impronunciabile K…… al sorridente Chaves (“non è una guerra, è solo sport”) che ha conquistato tutti, all’indomito Valverde che bene o male è sempre lì sul pezzo.

La storia ha premiato lui, il Nibali che oltre ad essere veramente bravo e forte sulle estreme salite, è, appunto un predestinato: la fortuna aiuta gli audaci e le stelle stanno a guardare le sue imprese (senza la stramba caduta di K……forse il film sarebbe cambiato e senza una squadra come l’Astana non ce l’avrebbe fatta).

A livelli diversi di impegno, ma non di classe, appare simile il destino di CR7 che, minato nel fisico è riuscito comunque a giocare, rendendo poco, forse sbagliando un goal (anche per merito del portiere avversario), ma trovandosi al posto giusto nel momento giusto quando si trattava di segnare il goal della vittoria sull’ultimo rigore, così passa alla storia la star dei realmadrileni. E’ incredibile, ma è proprio così, anche non brillando il fenomeno è lui, perché a lui tocca il tocco vincente.

C’è qualche cosa di straordinario che riguarda questi personaggi baciati dal destino, quando serve la loro maestria o la loro forza, loro ci sono e il successo è assicurato.

Come se ci fosse un campo elettromagnetico che attrae l’evento esaltante e loro non si sottraggono alla missione che il destino ha scelto per loro.

Anche tra i Top Manager, tra coloro che cambiano le Aziende e le storie industriali, capita qualcosa del genere, si trovano al momento giusto nel posto giusto e azzeccano la manovra che darà la vittoria.

Quante Imprese, quante Aziende, hanno vissuto sulla scorta delle idee vincenti di uomini illuminati, persone che hanno inciso sul futuro “credendoci” (come ci ha creduto la mano della Federica nazionale, la potenza alpina di Nibali quando ha gettato alle ortiche le tensioni e il “dover” vincere, la straordinaria determinazione del risorto Albert Schwaizer, il piedino fatato di Cristiano Ronaldo).

Ecco, in qualche modo i Manager (e gli Imprenditori) alle prese con sfide altrettanto potenti, possono attingere a queste storie di successo, attirando la chance che porta le loro strategie a conseguire i risultati economici di cui necessitano, loro e tutti i loro Collaboratori.

Bisogna avere “Visione”, credere nella propria “Missione”, impegnare ogni stilla di energia per ottenere ciò che assicura il successo, coinvolgere e stimolare tutta la squadra a dare il meglio di sé, perseverare nella strada giusta intrapresa, focalizzarsi sugli obiettivi, essere consapevoli che il destino lo si crea giorno per giorno, tutti insieme.

Così se il pubblico ama le sue star, il mondo aziendale apprezza chi sa portare al successo.

Giorgio Cozzi

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo
– CEO di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl
– Partner Italiano di Extended Disc (Piattaforma evoluta di Analisi dei Comportamenti)
– ex Presidente di ASSORES (Associazione fra Società di Selezione)
– Membro attivo di CRESCITA (Associazione fra Società di Ricerca e Selezione del Personale)
– Autore di Turbomanagement – Sperlimg & Kupfer (con Bucci e Sprega)
– Autore di Turbomanagement 2 – Franco Angeli Editore
– Autore di Cambia, Adesso! – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)
– Autore di Le parole segrete della vendita – Seneca Editore (con Gianluigi Olivari)
– Trainer e Coach
– Esperto di BBS (Behavior Based Safety)
– Ha lavorato in Azienda presso Banca Popolare di Novara – Cotonificio Cantoni – Plasmon
– Ha lavorato vent’anni in un Gruppo Internazionale di Training (Tack International)
– Ha partecipato a Convegni Internazionali e Nazionali sul mondo del lavoro

(Presidente di AISM, Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica, autore di libri sulla Parapsicologia).

Lo sport e la crisi economica – come fare?

Fondazioni e sport

Siamo a settembre e ormai anche i più ritardatari tra i dirigenti si sono accorti che è necessario reperire fondi.

La crisi economica ha ormai ridotto le prospettive di ottenere interessanti cifre da sponsor aziendali e si deve fare conto con cifre in calo.foto pallavolo bambine

Per sopperire a queste mancanze, specie per le società che con merito portano avanti progetti etici e con messaggi positivi per la società in cui viviamo, ci sono anche alternative importanti. Non solo fondi pubblici europei, ma anche fondazioni di erogazione per lo sport o con tematiche assimilabili alla pratica sportiva. Per cui se si fa formazione per allenatori, si può cercare tra le fondazioni che finanziano tale ambito, lo stesso dicasi per il contrasto al doping, l’attività d’integrazione (sia di portatori di handicap che di extracomunitari), etc.

Il finanziamento può essere chiesto attraverso bando o anche contattando direttamente la fondazione, proprio come se fosse un potenziale sponsor. Attenzione però, in questo caso evidenziare la parte etica del lavoro svolto in società, i risultati interessano meno.foto1 fondazioni

Con una piccola ricerca si possono trovare davvero molte opportunità da sfruttare sia a livello locale che nazionale. Bisogna quindi portare una ventata di novità nelle società sportive con un approccio che tenga conto di dove siamo oggi e non di come si faceva un tempo. Settembre, tempo di novità, perché non provarci?

Andrea Annunziata

 

Andrea Annunziata, nato a Torino nel 1979, si è laureto in Economia Aziendale alla Facoltà di Economia “Einaudi” di Torino con una tesi intitolata “Come lo sport promuove il territorio”.Ora rivista e corretta è un e-book in vendita su Kindle.(http://www.amazon.it/Come-sport-promuove-territorio-ebook/dp/B0098LA69M). Sin da prima della laurea ha focalizzato i suoi interessi verso il mondo sportivo con diverse esperienze capaci di esaltare la sua vocazione al marketing sportivo. Dal 2011 è docente presso la Scuola Regionale dello Sport presso C.O.N.I. Lombardia. Ha ideato e coordinato nel 2004 il “Primo osservatorio sull’occupazione sportiva in Piemonte” per il CDVM (Club Dirigenti Vendite e Marketing), club affiliato all’Unione Industriali di Torino. Presso lo stesso club ha coordinato la realizzazione di due serate di marketing dello sport con relatori di prestigio come dirigenti di società quali Volley Piemonte Cuneo, Pallavolo Chieri Femminile, Pallacanestro Cantù, Ac Cuneo, rappresentanti della Federazione Pallacanestro e giornalisti del calibro di Giancarlo Padovan, ex-direttore di Tuttosport. Scrive numerosi articoli di sport-marketing e comunicazione su giornali di settore, oltre ad un blog con post settimanali su“Sport 2.0”.

 

 

Binomio Sport e Turismo….business vincente

                                      Binomio Sport e Turismo… business vincente!

 

Nell’ultimo periodo per motivi di lavoro sono continuamente alla ricerca di libri che parlino dei legami tra sport, sponsorizzazioni e turismo. Come già accennato in un articolo precedente in cui parlavo della Coppa America di vela, il legame tra sport e turismo è notevole, ma sembra che la letteratura specialistica tenda a parlare esclusivamente del turismo sportivo. Per dirla in altre parole ci si perde una parte della visione complessiva

foto sport e turismoInfatti non vengono analizzate le sponsorizzazioni turistiche ad eventi che avvengono in altri luoghi o di quelle fatte a team sportivi ed atleti. Eppure è una pratica assai diffusa dappertutto, basti pensare alla formula1 e alle sponsorizzazioni  di vari stati sudamericani sugli alettoni, ai caschi degli atleti delle nazionali di sci che vengono sponsorizzate dai paesi dove vivono e si allenano (una specie di orgoglio di appartenenza), non parliamo poi delle società di volley, basket o calcio che sono sponsorizzate anche per andare a fare i ritiri estivi in determinate località, così da alzare il numero di presenze in hotel e ristoranti e portare maggiore ricchezza e benessere nelle zone interessate. La cosa mi ha stupito molto perché spesso vengono sponsorizzate da molto tempo in questo modo “classico” più di quanto non lo siano gli stage estivi nelle località sponsorizzanti. Questo ci indica come lo studio anche intellettuale della materia “sport” sia ancora agli albori e ricca di potenziali spunti anche per gli accademici che ne abbiano voglia. A riguardo si può fare un inciso, di tutti i libri che parlano dell’argomento sport e turismo quelli italiani sono a malapena quattro, di letteratura inglese ce n’è moltissima e anche quella francese ha libri di interesse. Insomma siamo in ritardo nuovamente, ma essendo campo ancora da esplorare per tutti si spera che presto arrivi qualcosa di qualità maggiore e “made in Italy”.

foto turismo

Spesso in questi casi si ha il timore di scrivere di cose di cui non si hanno riferimenti, di essere troppo autoreferenziali, ma come non esserlo se non vi è letteratura a riguardo? Anche in questo caso è necessario coraggio.

Andrea Annunziata

Andrea Annunziata, nato a Torino nel 1979, si è laureto in Economia Aziendale alla Facoltà di Economia “Einaudi” di Torino con una tesi intitolata “Come lo sport promuove il territorio”.Ora rivista e corretta è un e-book in vendita su Kindle.(http://www.amazon.it/Come-sport-promuove-territorio-ebook/dp/B0098LA69M). Sin da prima della laurea ha focalizzato i suoi interessi verso il mondo sportivo con diverse esperienze capaci di esaltare la sua vocazione al marketing sportivo. Dal 2011 è docente presso la Scuola Regionale dello Sport presso C.O.N.I. Lombardia. Ha ideato e coordinato nel 2004 il “Primo osservatorio sull’occupazione sportiva in Piemonte” per il CDVM (Club Dirigenti Vendite e Marketing), club affiliato all’Unione Industriali di Torino. Presso lo stesso club ha coordinato la realizzazione di due serate di marketing dello sport con relatori di prestigio come dirigenti di società quali Volley Piemonte Cuneo, Pallavolo Chieri Femminile, Pallacanestro Cantù, Ac Cuneo, rappresentanti della Federazione Pallacanestro e giornalisti del calibro di Giancarlo Padovan, ex-direttore di Tuttosport. Scrive numerosi articoli di sport-marketing e comunicazione su giornali di settore, oltre ad un blog con post settimanali su“Sport 2.0”.

 

 

 

Fondi europei per lo sport: Erasmus, occasione da non perdere

Lo sport essendo formato da associazioni e federazioni senza fini di lucro, la cui gestione spesso non tiene conto di doversi autosostentare in qualche modo, è un mondo che è sempre alla ricerca di nuove forme di finanziamento. Lo sponsor di un tempo è quasi scomparso, perché la crisi ha fatto vittime, ma anche perché la comunicazione non può essere solo più il cartellone a bordo campo, c’è internet, i social network, il sito web e tanti altri strumenti che la maggior parte delle società sportive non conosce e non sa come usare.foto fondi

Una delle possibilità, certamente non semplice  o rapida, è quella della ricerca fondi a livello europeo. Vi sono infatti molti fondi a cui lo sport può accedere direttamente o indirettamente. Oltre al finanziamento sullo sport, vi sono i fondi sociali a cui lo sport può accedere grazie al fatto che è uno strumento validissimo per l’integrazione degli esclusi, per la rieducazione dei soggetti problematici, per abbattere le barriere di ogni tipo (culturali, di lingue, etc.). Bisogna avere la pazienza di capire quale sia la potenzialità maggiore del proprio sport e attivarsi a riguardo.  Per fare questo però, bisogna cambiare anche la mentalità della dirigenza, fare in modo cioè che non si guardi solo alla chiusura dell’esercizio in corso ma anche alla possibile crescita della società/federazione tra tre anni o forse più. Guardare lontano per fare meglio. Bisogna cominciare a tessere relazioni con società straniere, meglio se confinanti, così da poter soppesare il potenziale partner di progetto prima ancora di pensare al progetto stesso. Cosa inusuale, ma necessaria, si parla di una società in cui cadono i confini, di globalizzazione. Non si può pensare che lo sport sia immune da questo processo.

Ad oggi si sta aprendo un finanziamento del tutto nuovo, l’erasmus per lo sport. Sarebbe ottimale riuscire a creare un progetto in cui partecipino società italiane, vedere cosa accade in Germania o in Inghilterra aiuterebbe molto il movimento sportivo italiano. Occasione da non perdere! E come si dice in questi casi “uomo avvisato, mezzo salvato”.

Andrea Annunziata

Andrea Annunziata, nato a Torino nel 1979, si è laureto in Economia Aziendale alla Facoltà di Economia “Einaudi” di Torino con una tesi intitolata “Come lo sport promuove il territorio”.
Ora rivista e corretta è un e-book in vendita su Kindle. Sin da prima della laurea ha focalizzato i suoi interessi verso il mondo sportivo con diverse esperienze capaci di esaltare la sua vocazione al marketing sportivo. Dal 2011 è docente presso la Scuola Regionale dello Sport presso C.O.N.I. Lombardia. Ha ideato e coordinato nel 2004 il “Primo osservatorio sull’occupazione sportiva in Piemonte” per il CDVM (Club Dirigenti Vendite e Marketing), club affiliato all’Unione Industriali

 

Quando lo sport fa rima con l’impresa

Quando lo sport fa rima con impresa

 Il campionato di calcio è finito, per la gioia delle compagne di molti uomini.

Il verdetto sullo scudetto ha visto trionfare la Juventus, che al momento è la società più programmata che abbiamo in Italia.

La dirigenza ha infatti passato gli ultimi anni a programmare la rinascita, può essere in un certo senso, la dimostrazione pratica di come una crisi economica e interna possa essere trasformata in una opportunità per rigenerare l’ambiente.

Per capire la vittoria di oggi, la buona figura fatta sul campo e il credito internazionale riacquistato si deve partire dalla discesa in serie B, dall’azzeramento dei vertici e dalla riprogettazione.foto juventus

Allora si cominciò a pensare a quello che è e sarà nei prossimi anni il tassello fondamentale per crescere e diventare leader anche in europa: lo stadio di proprietà. Oramai è indispensabile per poter avere ritorni importanti dagli sponsor, per diversificare le entrate con royalties del centro commerciale o il museo della società e per abbattere i costi. La quotazione in borsa è certamente un ulteriore pungolo per questi investimenti  anche se personalmente non ritengo corretto che lo sport si mescoli alla finanza. Lo stadio costruito è stato premiato a livello internazionale e l’anno prossimo ospiterà la finale di coppa UEFA. Quello che sarà il compito della società nei prossimi anni è di rendere lo stadio un luogo di aggregazione 7 giorni su 7 e non solo su eventi sportivi. Bisogna dire che al momento manca il cinema e il centro commerciale è un insieme di negozi ma non vi è una vera esperienza bianconera, non vi è, per esempio, un ristorante juventino (stile hard rock cafè) e questo certamente se non si farà nei prossimi tempi potrebbe diventare un difetto non da poco.

I risultati economici però sono ancora troppo legati ai diritti televisivi ed il contenimento dei costi di personale (calciatori) è inevitabile per poter rendere soddisfatti gli azionisti ed essere coerenti con il fairplay finaziario voluto da Platinì.

Ad ogni modo l’esempio, sembra aver fatto scuola visto che l’Udinese ha il suo stadio, Firenze pensa di dotarsene per i Viola e altre società sperano di potersi presto accodare ai progetti fattibili finora messi in nero su bianco. Sarà certamente un potenziale importante per il settore edilizio nel caso la legge sugli stadi dovesse passare in questa legislatura.

Andrea Annunziata


Andrea Annunziata, nato a Torino nel 1979, si è laureto in Economia Aziendale alla Facoltà di Economia “Einaudi” di Torino con una tesi intitolata “Come lo sport promuove il territorio”.Ora rivista e corretta è un e-book in vendita su Kindle. Sin da prima della laurea ha focalizzato i suoi interessi verso il mondo sportivo con diverse esperienze capaci di esaltare la sua vocazione al marketing sportivo. Dal 2011 è docente presso la Scuola Regionale dello Sport presso C.O.N.I. Lombardia. Ha ideato e coordinato nel 2004 il “Primo osservatorio sull’occupazione sportiva in Piemonte” per il CDVM (Club Dirigenti Vendite e Marketing), club affiliato all’Unione Industriali di Torino. Presso lo stesso club ha coordinato la realizzazione di due serate di marketing dello sport con relatori di prestigio come dirigenti di società quali Volley Piemonte Cuneo, Pallavolo Chieri Femminile, Pallacanestro Cantù, Ac Cuneo, rappresentanti della Federazione Pallacanestro e giornalisti del calibro di Giancarlo Padovan, ex-direttore di Tuttosport. Scrive numerosi articoli di sport-marketing e comunicazione su giornali di settore, oltre ad un blog con post settimanali su“Sport 2.0”.

 

Sport & Work n.5 – Sport e sponsorizzazioni

La società di analisi StageUp che annualmente analizza l’andamento delle sponsorizzazioni recentemente si è espressa relativamente all’andamento dei dati 2012 e asserendo che: “Prosegue il calo degli investimenti. Il 2012 si è chiuso a -8.2% sul 2011 (la perdita dal 2008 è salita a 507 milioni, -28%).

La maggior quota dei denari (61% del totale) va allo sport. Dal 2008 la cultura ha perso il 42% dei fondi.

Prevediamo per il 2013 un’ulteriore discesa degli impieghi: -6.4%.
Aggregare l’offerta, puntare su progettualità e analisi dei ritorni, investire sul marketing
valorizzando potenzialità del territorio e community online sono vie percorribili per combattere la
crisi e preparare un rilancio degli investimenti.”

Quanto risulta dalla ricerca è quindi, assai interessante se ad esso colleghiamo i dati di un’altra ricerca, quella della MPP Consulting sul valore delle marche italiane.foto maglietta

Da tale studio possiamo notare una cosa molto importante, e cioè che sui primi 25 marchi inseriti nella lista ben 20 di essi hanno un collegamento di sponsorizzazione nell’ambito sportivo, in alcuni casi i proprietari dell’azienda sono anche i proprietari del team, tra questi citiamo Ferrari e Prada come esempio.

Ecco quindi perché lo sport è ancora detentore della maggioranza del denaro speso in sponsorizzazioni, l’apprezzamento del valore del marchio rende interessante l’investimento.

La leva vincente sta nella valorizzazione della community territoriale relativa alla squadra sportiva, che nei casi di Ferrari e Luna Rossa risulta essere una community mondiale, il tifoso è per l’azienda sponsorizzatrice una miniera di informazioni, potenziali consumi e brand awareness. La Yamamay nel volley femminile sta esattamente facendo questo, così come Armani nel basket. Investimenti che in alcuni casi possono essere fatti anche per motivazioni affettive, alla fine possono rivelarsi importanti leve marketing se ben preparate.

Lo sport ha infatti, la capacità di donare emozioni in modo universale e questo permette di superare tutte le barriere culturali o preconcetti che altre comunicazioni possono avere.

Vi è poi un fatto ancora più importante, sostenere lo sport permette anche di rafforzare il tessuto sano della società e questo fatto per un’azienda non è cosa trascurabile.

 

Andrea Annunziata

Andrea Annunziata, nato a Torino nel 1979, si è laureto in Economia Aziendale alla Facoltà di Economia “Einaudi” di Torino con una tesi intitolata “Come lo sport promuove il territorio”.Ora rivista e corretta è un e-book in vendita su Kindle.(http://www.amazon.it/Come-sport-promuove-territorio-ebook/dp/B0098LA69M). Sin da prima della laurea ha focalizzato i suoi interessi verso il mondo sportivo con diverse esperienze capaci di esaltare la sua vocazione al marketing sportivo. Dal 2011 è docente presso la Scuola Regionale dello Sport presso C.O.N.I. Lombardia. Ha ideato e coordinato nel 2004 il “Primo osservatorio sull’occupazione sportiva in Piemonte” per il CDVM (Club Dirigenti Vendite e Marketing), club affiliato all’Unione Industriali di Torino. Presso lo stesso club ha coordinato la realizzazione di due serate di marketing dello sport con relatori di prestigio come dirigenti di società quali Volley Piemonte Cuneo, Pallavolo Chieri Femminile, Pallacanestro Cantù, Ac Cuneo, rappresentanti della Federazione Pallacanestro e giornalisti del calibro di Giancarlo Padovan, ex-direttore di Tuttosport. Scrive numerosi articoli di sport-marketing e comunicazione su giornali di settore, oltre ad un blog con post settimanali su“Sport 2.0”.