I 5 minuti di Cortopugliese: Come le mani di una donna

Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Ricordo, del Montenegro, una regina, un amaro ed uno strano momento vissuto in un caldo pomeriggio d’estate, in albergo.

Come ad ogni vacanza, vi ero giunto completamente distrutto e non avevo trovato riposo, tra le lenzuola molto bucate ed il letto molto cigolante. Eppure all’esterno l’albergo sembrava elegante: vi ero andato coi miei e potevo permettermi di avanzare una qualche pretesa.

Ma doveva trattarsi di una scuola antica, per ripetenti abbonati, ormai centenari; e con la sola facciata rimessa un po’ a nuovo. Infatti i bagni eran quelli di allora, pronti a crollare in qualsiasi  momento.

Come le mani di una donna, tradivan l’età. E tradirono anche me, che mi ci ero recato con un bel po’ di riviste, ansioso di rilassarmi. Ma l’ambiente non ispirava: la goccia del lavandino m’impediva di concentrarmi, le scrostature nel muro sembravano abitate, direi affollate; e quel senso di vecchio e abbandonato tutt’intorno rendevano il luogo senz’altro poco invitante.

Mi alzai. Un po’ infastidito e per niente rilassato, tirai, come si suol dire, lo scarico: e subito una punizione divina sembrò scatenarsi. I tubi già arrugginiti vibrarono con un frastuono incredibile, vibrò anche la lucetta in alto sul muro, piovve l’intonaco, capii finalmente il perché del mancato restauro.

“Se qui qualcuno soffre di stomaco, son capaci di addebitargli tutto l’albergo!” Pensai.

E mi allontanai dal disastro disorientato, anche perché il corridoio si era affollato di gente molto turbata ma poco vestita.

Mia madre mi venne incontro pallida, però vestita. Sembrava anche lei vittima di un cesso difettoso, ma con un filo di voce riuscì a dirmi:

“Ti sei spaventato?”

“No.” Risposi convinto. Ma aggiunsi: “Comunque conviene cambiar subito albergo.”

“Ma dov’eri? Non hai sentito il terremoto?”

Non li ho mai sentiti: tranne quelli del cuore.

Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese

Giovanbattista Rizzo

 

Giovambattista Rizzo, alias Cortopugliese, professionista di successo, dedica i suoi romanzi ai suoi genitori che, tenendolo in vita, hanno dimostrato un notevole senso dell’umorismo. Di umili origini (per giunta del Sud) e monogamo per infausto destino, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra suicidio e ironia. Ingegnere metodico, ha perseverato 40 anni nella scelta iniziale (l’ironia), scrivendo inediti  molto apprezzati dal 100% dei suoi due lettori, finché di recente ha provato a conciliare l’attività a reddito con la sua vocazione primaria. E il contrasto tra il professionista serioso e il Cortopugliese brillante ha giovato all’immagine di entrambi, portando nuovi clienti, interviste TV, pubblicazioni su Maxim e La Ribalta ed un programma  su Stream TV a puntate, “I cinque minuti di Cortopugliese”, che ha scritto, diretto e interpretato, rivelando doti da performer espresse anche live, con Marisa Laurito. Dalla sitcom e con quei personaggi, è nato il suo primo romanzo, Il Marito Virtuale (GMAC, 2010).

Olimpo Web: una storia d’amore e d’ironia è il suo secondo romanzo (Kindle Amazon, 2014) e concorre fino al 16.3.14 al premio BIG JUMP (http://it.20lines.com/bigjump/read/1070/olimpo-web-storia-d-amore-e-ironia)

 

I 5 minuti di Cortopugliese: Come le mani di una donna

Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Ricordo, del Montenegro, una regina, un amaro ed uno strano momento vissuto in un caldo pomeriggio d’estate, in albergo.

Come ad ogni vacanza, vi ero giunto completamente distrutto e non avevo trovato riposo, tra le lenzuola molto bucate ed il letto molto cigolante. Eppure all’esterno l’albergo sembrava elegante: vi ero andato coi miei e potevo permettermi di avanzare una qualche pretesa.

Ma doveva trattarsi di una scuola antica, per ripetenti abbonati, ormai centenari; e con la sola facciata rimessa un po’ a nuovo. Infatti i bagni eran quelli di allora, pronti a crollare in qualsiasi  momento.

Come le mani di una donna, tradivan l’età. E tradirono anche me, che mi ci ero recato con un bel po’ di riviste, ansioso di rilassarmi. Ma l’ambiente non ispirava: la goccia del lavandino m’impediva di concentrarmi, le scrostature nel muro sembravano abitate, direi affollate; e quel senso di vecchio e abbandonato tutt’intorno rendevano il luogo senz’altro poco invitante.

Mi alzai. Un po’ infastidito e per niente rilassato, tirai, come si suol dire, lo scarico: e subito una punizione divina sembrò scatenarsi. I tubi già arrugginiti vibrarono con un frastuono incredibile, vibrò anche la lucetta in alto sul muro, piovve l’intonaco, capii finalmente il perché del mancato restauro.

“Se qui qualcuno soffre di stomaco, son capaci di addebitargli tutto l’albergo!” Pensai.

E mi allontanai dal disastro disorientato, anche perché il corridoio si era affollato di gente molto turbata ma poco vestita.

Mia madre mi venne incontro pallida, però vestita. Sembrava anche lei vittima di un cesso difettoso, ma con un filo di voce riuscì a dirmi:

“Ti sei spaventato?”

“No.” Risposi convinto. Ma aggiunsi: “Comunque conviene cambiar subito albergo.”

“Ma dov’eri? Non hai sentito il terremoto?”

Non li ho mai sentiti: tranne quelli del cuore.

Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese

Giovanbattista Rizzo


Giovambattista Rizzo:
Chirurgo d’Impresa e Uomo del Cambio Marcia.
Sono una via di mezzo tra uno scugnizzo napoletano e un Cincinnato padano: ho, del politico, la capacità di entrare e uscire in punta di piedi costruendo senza distruggere, con pazienza ed equilibrio; dello scugnizzo, ho invece il guizzo creativo e l’argento vivo, armi potenti per sbaragliare difficoltà e contrasti.

Per questo, da 35 anni mi chiamano per far partire, ripartire o non morire iniziative, progetti, aziende. Per questo, a seconda dei casi, in Grandi Gruppi o Piccole e Medie Imprese, sono stato Consigliere d’Amministrazione o General Manager, Controller o Project Manager, Direttore Marketing o Finanziario. Ma non sono un temporary manager, sono piuttosto un permanent manager for temporary crucial phases. Sono, a 60 anni, Chirurgo d’Impresa e Uomo del Cambio Marcia.

 

 

I 5 minuti di Cortopugliese: Casta Diva

Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Da giovane ero molto timido. Ricordo che, alle prime esperienze, chiedevo ogni volta alle ragazze se potevo baciarle e ricevevo dei no seccati, che mi lasciavano interdetto e mi bloccavano, senza speranza. Collezionai così circa ventidue no: poi smisi di contarli, ma soprattutto intuii ch’era meglio agir di sorpresa; e adottai fiducioso la tecnica innovativa del ‘ballo con bigliettino a sorpresa’.

Ballavo, mi facevo un po’ audace e mostravo alla ragazza un biglietto con un‘unica scritta: “BACIAMI”. I caratteri erano cubitali, ma di solito non succedeva niente, perché al buio il biglietto passava del tutto inosservato. Qualche volta, però, lo stupore creato dal gesto improvviso favoriva il bacio: e riuscivo finalmente a passare all’azione.

Crescendo, non andai più a ballare ma inventai nuove tecniche, che applicai con Stella.

Casta Diva Stella (affettuosamente C.D.) era sposata da quattro o cinque anni; e spesso diceva di amare molto suo marito. Amava però anche essere corteggiata, inconsapevole che tutte le sue virtù erano in quel suo corpo davvero fantastico.

Come tutte le segretarie di razza, C.D. era bella e stupida: due qualità che vanno spesso d’accordo e che in una donna giovane son sempre apprezzate (fuorché dal malcapitato coniuge).

C.D.Stella lavorava poco. Il nostro Capo, d’altronde, non l’aveva assunta per lavorare, ma (obiettivo minimo!) per poterla esibire agli altri dirigenti, durante le riunioni periodiche con l’Alta Direzione.

C.D. lavorava comunque bene, in quei suoi cinquantadue minuti di occupazione quotidiana. I minuti rimanenti li passava invece chiacchierando con le amiche che venivano a trovarla; lavorando a maglia (che in fondo fa chic), aggiustandosi il trucco; o alternando infine colazioni a merende e merende a spuntini.

C.D.Stella aveva fissato delle regole, che tutti noi maschietti c’impegnavamo a seguire:

-primo, non nominare il nome di segretaria in Sua presenza: C.D. odiava quel nome;

-secondo, non pretendere da Lei compiti degradanti, quali aggiornare l’archivio, far fotocopie, battere a macchina qualsiasi cosa: C.D. non era una segretaria, ma un’impiegata quasi ingegnera;

-terzo, non dare mai fretta nello svolgimento di qualsiasi incarico: Lei, per definizione, era infatti permanentemente oberata di lavoro.

C.D. era dunque una segretaria perfetta. E noi tutti cercavamo di accontentarla, succubi della Sua bellezza: e perché speravamo, in un immediato prossimo anche lontano futuro, di giunger con Lei a più stretti contatti.

Ma Stella, benché spesso ci provocasse con i Suoi discorsi sul sesso come‑quando‑dove‑perché , pure non mostrava cedimenti. Era disposta a parlare con ogni dettaglio della Sua prima volta sull’erba, pur d’invogliarci; e perdere qualche ora d’ufficio. Ma poi, alla resa dei conti, niente. Inattaccabile, incorruttibile, imprendibile.

Gli insuccessi dei miei colleghi non facevano che stimolarmi, accrescendo il mio desiderio. Volli tentare, ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese.

 

Giovambattista Rizzo, alias Cortopugliese, professionista di successo, dedica i suoi romanzi ai suoi genitori che, tenendolo in vita, hanno dimostrato un notevole senso dell’umorismo.
Di umili origini (per giunta del Sud) e monogamo per infausto destino, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra suicidio e ironia. Ingegnere metodico, ha perseverato 40 anni nella scelta iniziale (l’ironia), scrivendo inediti  molto apprezzati dal 100% dei suoi due lettori, finché di recente ha provato a conciliare l’attività a reddito con la sua vocazione primaria.

 

E il contrasto tra il professionista serioso e il Cortopugliese brillante ha giovato all’immagine di entrambi, portando nuovi clienti, interviste TV, pubblicazioni su Maxim e La Ribalta ed un programma  su Stream TV a puntate, “I cinque minuti di Cortopugliese”, che ha scritto, diretto e interpretato, rivelando doti da performer espresse anche live, con Marisa Laurito.
Dalla sitcom e con quei personaggi, è nato il suo primo romanzo, Il Marito Virtuale (GMAC, 2010).

Olimpo Web: una storia d’amore e d’ironia è il suo secondo romanzo (Kindle Amazon, 2014) e concorre fino al 16.3.14 al premio BIG JUMP (http://it.20lines.com/bigjump/read/1070/olimpo-web-storia-d-amore-e-ironia)

I 5 minuti di Cortopugliese: Spagnole e micetti

Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Quando ero ancora al liceo, come ogni buona famiglia, i miei mi mandarono a Londra per un mese, ad imparare l’inglese. Certo, allora era un’occasione per cambiare accento e sentirmi un po’ meno terrone: ma,  galoppando con la fantasia,  mi sembrò anche l’occasione ideale per soddisfare il mio sano bisogno di sesso con ragazze di ogni razza e nazione.

In aeroporto,  fui perciò contento dell’incredibile ritardo sulla nostra partenza: arrivammo a Londra di notte,  ma avevo già fertilizzato il terreno con i primi concreti contatti. Vidi l’alba di Heathrow: e non la consiglio perché non dissimile da quelle italiane. Mi presentai poi alle sette alla famiglia che mi avrebbe ospitato, con due valigie da trasloco e lo sguardo completamente assonnato. Londra doveva essere grande: ma mi sentii ancor più sperduto quando anche la mia terza scampanellata passò sotto silenzio.

Intuii di aver sbagliato indirizzo e provai a chiedere in giro se sapevano dove abitava Mrs. Smith. Non mi capirono. Ma quando capirono, dopo aver passato in rassegna le tante signore con quel cognome, indicarono sempre e fatalmente quel portone che cominciavo ad odiare.

Risuonai. Ribussai. Piansi. E un’orda di cani volle leccar le mie lacrime. La porta si era aperta: un donnone in vestaglia coi capelli grigio sporchi mi accolse con dieci versetti del Corano, a cui non seppi rispondere, invocando libertà di culto. Poi capii che era inglese: e che a scuola avevo imparato ben poco; ma cercai di giustificarmi col sonno arretrato, l’imprevisto, l’emozione.

Mrs. Smith mi accolse in cucina con aria cordiale, mentre cari micetti mi saltellavano sui piedi senza che riuscissi a schiacciarli. Poi mi versò un bel bicchierone di latte caldo, ma vi galleggiava un raro esemplare di pelo di razza, direi soriano. Rimasi perplesso. Mi aspettavo una famiglia: e benché cani e gatti vivessero in perfetto accordo, mi chiedevo come potessi io venire a patti con loro.

Mrs. Smith mi sembrava un po’ sporca: e quel rotolo di carta igienica proprio al centro del tavolo mi sembrava in contrasto con le fantasie su cui avevo galoppato prima dell’inizio del viaggio. Ma poi in cucina si affacciò una studentessa spagnola coi capelli scurissimi e lo sguardo ammiccante: ed io, con la mia solita incoerenza, cominciai ad apprezzare quella casa.

Era una tipica villetta inglese a tre piani, circondata dal verde e a poche centinaia di metri dalla scuola e da Piccadilly Circus. Mrs. Smith era la vedova di un colonnello, o ammiraglio, comunque qualcuno importante: rimasta sola, però, la signora aveva preso un po’ a bere; e, per vivere, aveva cominciato a ospitare cani, gatti e, sullo stesso piano, anche studenti.

Era perciò una pensione: e con me abitarono due americani,  un tedesco e un bel po’ dl fanciulle italo-europee-asiatiche.

Mi luccicano ancora gli occhi, a pensarci. E per poco non piansi davvero, quando la deliziosa spagnola ci salutò perché il suo corso era finito: e partì, proprio con le valigie che io avevo appena lasciato all’ingresso!

Piccoli incidenti: e non sono stati i soli; ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese.
Giovambattista Rizzo

 

Giovambattista Rizzo, alias Cortopugliese, professionista di successo, dedica i suoi romanzi ai suoi genitori che, tenendolo in vita, hanno dimostrato un notevole senso dell’umorismo. Di umili origini (per giunta del Sud) e monogamo per infausto destino, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra suicidio e ironia. Ingegnere metodico, ha perseverato 40 anni nella scelta iniziale (l’ironia), scrivendo inediti  molto apprezzati dal 100% dei suoi due lettori, finché di recente ha provato a conciliare l’attività a reddito con la sua vocazione primaria. E il contrasto tra il professionista serioso e il Cortopugliese brillante ha giovato all’immagine di entrambi, portando nuovi clienti, interviste TV, pubblicazioni su Maxim e La Ribalta ed un programma  su Stream TV a puntate, “I cinque minuti di Cortopugliese”, che ha scritto, diretto e interpretato, rivelando doti da performer espresse anche live, con Marisa Laurito. Dalla sitcom e con quei personaggi, è nato il suo primo romanzo, Il Marito Virtuale (GMAC, 2010). Olimpo Web: una storia d’amore e d’ironia è il suo secondo romanzo (Kindle Amazon, 2014) e concorre fino al 16.3.14 al premio BIG JUMP (http://it.20lines.com/bigjump/read/1070/olimpo-web-storia-d-amore-e-ironia)

 

I 5 minuti di Cortopugliese: Rosso e Billy

ROSSO E BILLY

 

Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Il mondo è pieno di Beceri, io ho una certa predisposizione a incontrarli, quando all’inizio trovai casa a Milano addirittura me li scelsi come compagni di letto.

Non fraintendiamo, come Cortopugliese sono un maschio verace e mi piacciono le donne, mia moglie sa bene quanto mi piacciono, per fortuna di entrambi non sa quante mi sono piaciute, per certi  versi sono un po’ Becero anch’io.

Quando abitavo all’inizio a Milano, dormivo comunque in una camera con due letti a castello, sul letto sopra il mio dormiva Drago, di cui adesso non parlo, sull’altro letto a castello dormivano Rosso Primula e Billy The Freak, si chiamavano anche tra loro così.

Rosso era alto, magrissimo, con i capelli rossi e le lentiggini, un anno più giovane di me. Non avevamo perciò niente in comune, tranne i baffi, che allora portavo: ma i suoi erano rossi, sottili, sfuggenti, del tutto in linea con le caratteristiche ambigue del personaggio.

Era uno studente dal rendimento costante (un esame l’anno) e dalle abitudini molto regolari: di notte, non rientrava a casa mai prima delle due; e al mattino puntava la sveglia sempre, immancabilmente, alle sei.

Il perché di questi orari è un mistero: forse girava per le osterie, forse trafficava in qualcosa di losco, forse per lui era più facile dormire di giorno; comunque, non ne parlava, ed era impossibile chiedergliene spiegazione.

Avevo infatti provato a sondarlo, un po’ per curiosità un po’ per capire se quell’abitudine notturna fosse passeggera, ma lui ascoltava sempre con aria svagata e poi cambiava discorso o sfuggiva, proprio come una Primula!

Billy The Freak era il più giovane e pericoloso dei tre. Alto, massiccio, barba folta, chiuso e taciturno, era il classico montanaro imbecille e selvatico, attaccatissimo alla montagna quanto alle sue cose; e pronto a scagliarsi come una belva su chi osasse contraddirlo, o provare a toccare qualcosa di suo.

Uscivo poco con lui, perché io avevo l’abbonamento del tram: e Billy l’auto. Detta così, la motivazione può sembrar paranoica. La verità era invece che quando si usciva con la sua macchina, anche solo per un gelato al bar dell’angolo, Billy implacabile si fermava al distributore di benzina self service; e diceva:

“Sono rimasto a secco. Mettiamo un deca in due?”

Ed io la prima volta risposi: “OK.” La seconda dissi: “Ma sì, OK.” La terza però non ebbi esitazioni e preferii prendere il tram, che anche senza abbonamento costava meno.

Billy The Freak, oltre ad essere selvatico, era davvero avaro. Nascondeva infatti le sue cose con cura: e arrivava a lavarsi senza sapone o a bere il caffè amaro o a rinunciare a fumarsi la pipa, piuttosto che tirar fuori la sua roba, quando qualcuno poteva vederlo e scoprire il suo nascondiglio.

E dire che, a parte il tabacco per quella sua strana pipa (che per forma, dimensioni e intaglio ricordava un richiamo per alci), Billy non comprava mai niente: rubava tutto nei supermercati, utilizzando come riparo un suo impermeabile sotto cui avrebbe potuto far sparire anche un alce.

In casa, poi, che bisogno c’era di far tanto mistero? L’unico nascondiglio possibile era uno stanzino adiacente al bagno e attrezzato dai Beceri a studio fotografico, per coltivarvi la loro principale passione.

Io, che di fotografia non me ne intendo (la mia unica passione sono le donne), in quel locale non ero mai entrato. Poi, un giorno sbagliai porta e anziché nel bagno mi trovai tra bacinelle e liquidi vari per lo sviluppo in bianco e nero: ma, a sorpresa, c’erano anche due pezzi di sapone; e la pipa richiamo per alci; e zucchero e tabacco e scorte di tutto, accumulate per ingordigia e nascoste sia perché rubate sia e soprattutto per avarizia. Impara, Castorio!

Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese.

Giovambattista Rizzo

 

Giovambattista Rizzo, professionista e manager, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra ironia e suicidio. Ma è rimasto fedele alla scelta iniziale – cioè sua moglie, è infatti monogamo, per infausto destino -e all’altra scelta, cioè l’ironia- scrivendo inediti molto apprezzati dal 100% dei suoi 2 lettori, finché una sua Sitcom a puntate in TV ha rivelato ai più perspicaci, tenaci, audaci le doti di regista, autore, interprete, espresse anche a teatro dove una sua commedia ha ottenuto un successo indiscutibile, anche se non riscontrabile. Dalla Sitcom TV e con quei personaggi, è nato il primo romanzo, Il Marito Virtuale. Il secondo è Olimpo web: storia d’amore e ironia. Ma gli Dei dell’Olimpo sono onnipresenti, hanno così anche ispirato la sceneggiatura di un film (Olimpo Web) e della sua riduzione teatrale (La Commedia degli Dei ). Giovambattista Rizzo si dedica infatti molto al teatro, ha tratto così dal Progetto Internazionale e Multimediale REGALAMI UN SORRISO la sua prima Musical Comedy, al debutto l’1 ottobre 2016 (prima assoluta a Trezzano sul Naviglio, è tra gli eventi dell’Autunno Trezzanese 2016).

 

 

I 5 minuti di Cortopugliese – Guendalina

GUENDALINA

Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Ora sto meglio, però a Milano, agli inizi, l’ho vista brutta. Mi facevo la barba a memoria perché avevo eliminato gli specchi, ma non parlavo della mia faccia, allora migliore.

La verità è che in casa non abitavo da solo, ma coi Beceri, erano in tre, Drago, Rosso Primula e Billy The Freak ,si chiamavano anche tra loro così.

Drago, così detto perché spesso sbuffava anziché parlare, era mio coetaneo: bruno, tracagnotto, lunga criniera incolta, con gli occhi di fuoco sempre minacciosi e sempre in movimento. Se avesse camminato a quattro zampe, sarebbe stato appunto una via di mezzo tra un drago e un mastino napoletano.

Dei Beceri, Drago era quello che vedevo di più (ci mangiavo anche insieme, la sera, alla mensa dell’università); e sentivo ancor di più (tutte le notti, quando con quella sua zampa saliva a dormire, sul letto sopra il mio).

Drago non era un tipo cordiale e neanche molto socievole: ma piaceva alle donne, forse per quei suoi modi da vecchio lupo di mare. E perciò spesso, rientrando a casa dal lavoro, mi capitava di trovarlo con una ragazza nuova. Amori brevi, amori in casa, che però non potevano darmi fastidio; visto che i Beceri al venerdì sera tornavano ad arrampicarsi sulle loro montagne. E Dio me ne liberava, almeno per una cinquantina d’ore!

Poi Drago conobbe Guendalina: e decise di farsela.
Guendalina aveva un po’ dell’oca, ma fisicamente era eccezionale. Alta, slanciata, abbronzata, sembrava un’indossatrice.

Capii che a Drago poteva servire la casa per il fine settimana; e proposi di stabilire dei turni.
Ma lui non sapeva decidersi: forse quel sabato tornava ai suoi monti, forse con Guendalina i tempi non eran maturi, insomma mi tenne sulla corda fino a sabato mattina. Poi arrivarono la mia ragazza e la sua: e non restò che adattarsi ad una spaghettata in comune.

L’atmosfera era gelida, il fastidio diffuso, praticamente non parlava nessuno -Drago si limitava a sbuffare- e si faceva a meno anche di muoversi: per non mostrarsi gentili; e per non perdere il controllo, della situazione e del tempo.
Poi Guendalina disse che l’attendevano a casa nel primo pomeriggio; un mio sguardo su Drago colse un inequivocabile:
“OK , dopo pranzo smammo.”

E finalmente nell’aria comparve un po’ di sereno.
No, Drago non era poi così male: ci si poteva scherzare; e anche l’indossatrice non era del tutto oca; avremmo potuto incontrarci ancora, prima o poi, per fare una gita insieme: perché rinunciare a una compagnia in fondo piacevole?

Pensavo a questo, quando con Marilinda passai nella camera da letto, per permettere ai due di salutarsi prima della dichiarata e ormai prossima partenza.

Ma avevo peccato d’ingenuità. Quando infatti rientrai in cucina a preparare un caffè, trovai Guendalina appollaiata sul tavolo: e tutta intenta con Drago a provare nuovi audaci accoppiamenti, così a vista di sicuro coinvolgenti, però forse troppo audaci.

Ricordandomi di Marilinda, frenai l’impulso a unirmi ai giochi, o a interromperli in modo violento, più che altro spinto da invidia; e feci l’accenno di chiuder la porta.

Ma Guendalina, candidata becera, con un sorriso malizioso mi pregò di lasciarla aperta. Ed io proposi a Marilinda di uscire, perché il caffè dopo pranzo è in fondo meglio prenderlo al bar…

A Rosso Primula il caffè non piaceva.
Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese.

Giovambattista Rizzo
Giovambattista Rizzo, alias Cortopugliese, professionista di successo, dedica i suoi romanzi ai suoi genitori che, tenendolo in vita, hanno dimostrato un notevole senso dell’umorismo.

Di umili origini (per giunta del Sud) e monogamo per infausto destino, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra suicidio e ironia. Ingegnere metodico, ha perseverato 40 anni nella scelta iniziale (l’ironia), scrivendo inediti molto apprezzati dal 100% dei suoi due lettori, finché di recente ha provato a conciliare l’attività a reddito con la sua vocazione primaria.

E il contrasto tra il professionista serioso e il Cortopugliese brillante ha giovato all’immagine di entrambi, portando nuovi clienti, interviste TV, pubblicazioni su Maxim e La Ribalta ed un programma su Stream TV a puntate, “I cinque minuti di Cortopugliese”, che ha scritto, diretto e interpretato, rivelando doti da performer espresse anche live, con Marisa Laurito.

Dalla sitcom e con quei personaggi, è nato il suo primo romanzo, Il Marito Virtuale (GMAC, 2010).

Olimpo Web: una storia d’amore e d’ironia è il suo secondo romanzo (Kindle Amazon, 2014) e concorre fino al 16.3.14 al premio BIG JUMP (http://it.20lines.com/bigjump/read/1070/olimpo-web-storia-d-amore-e-ironia)

I 5 minuti di Cortopugliese – Calzoncini corti

Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Ieri abbiamo avuto ospiti a cena. Sì, è vero, ho mangiato senza ritegno. Dopo, però, abbiamo visto i filmini. Non quelli porno, naturalmente, perché dopo una cena abbondante sono forse indigesti, comunque dei film sono io l’appassionato, io riprendo di tutto, ho paura che la vita mi sfugga, e ne riprendo perciò ogni sequenza.

“Cosa vediamo?” Chiedono.

“Quel che volete -rispondo-: calzoncini corti, prime esperienze, i grandi viaggi, il matrimonio.”

Li convinco a rivedere “calzoncini corti”, è quello che preferisco, loro lo sanno, è per questo che li considero amici. Comunque, silenzio, la proiezione ha inizio.

“Da piccolo, ero molto buffo.”

Adesso non mi guardo più con la stessa attenzione, o con la stessa simpatia. I miei si ostinavano a non comprarmi dei veri pantaloni, dicevano che poi sembravo più grasso e più grande. Con gli occhiali e quegli odiosi pantaloncini faticavo, però, a trovare amici della mia età. Per questo mangiavo e ingrassavo. Poi mi diedi al teatro.

“Qui, sull’ampio terrazzo dell’edificio dei nonni , ho cominciato a recitare e a farmi conoscere. Non ero ancora Cortopugliese. Forse era il tempo del Tenente Sheridan : e perciò rappresentavamo dei gialli. Io li scrivevo e quindi interpretavo, quasi sempre, il protagonista: l’ispettore di polizia o il criminale furbo e imprendibile, come nelle immagini che state ora vedendo, non c’è l’audio ma sono lo stesso molto eloquenti.

Ma ecco, quella macchia rossa rotonda sulla mia fronte è vernice sparata da una pistola di plastica: troppo da vicino, maledizione, troppo da vicino!

Eppure, nelle prove, la colluttazione sembrava perfetta, credibile con quel rivolo di sangue alla Hollywood. Comunque curavamo le scene, creavamo gli ambienti, saccheggiavamo dalle cantine mobili vecchi.

Vedete che pubblico? Venivano tutti i bambini della zona. E guadagnavamo bene, ad occhio e croce un paio di aranciate a testa, anche tre quando c’erano le prime, che ovviamente costavan più care. Bei tempi!

Ecco, qui riprende lo spettacolo. E’ una scena corale, forse un po’ pasticciata: nella foga il tavolino della nonna rimase scheggiato. Non sapevo come dirglielo. Andammo perciò in delegazione e apprezzai molto la solidarietà di tutta la compagnia, ma fui l’unico a prenderle.

Qui invece sono all’ingresso della scuola: e, finalmente, ne esco coi pantaloni lunghi. Ma cosa ci fa questo bel primo piano? La riconosco. Quegli occhi dispettosi e vivaci li ricordo ancora.

Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese.

 

Giambattista Rizzo

Giovambattista Rizzo  (alias Cortopugliese), professionista di successo, dedica i suoi romanzi ai suoi genitori che, tenendolo in vita, hanno dimostrato un notevole senso dell’umorismo.
Di umili origini (per giunta del Sud) e monogamo per infausto destino, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra suicidio e ironia. Ingegnere metodico, ha perseverato 40 anni nella scelta iniziale (l’ironia), scrivendo inediti molto apprezzati dal 100% dei suoi due lettori, finché di recente ha provato a conciliare l’attività a reddito con la sua vocazione primaria.
E il contrasto tra il professionista serioso e il Cortopugliese brillante ha giovato all’immagine di entrambi, portando nuovi clienti, interviste TV, pubblicazioni su Maxim e La Ribalta ed un programma su Stream TV a puntate, “I cinque minuti di Cortopugliese”, che ha scritto, diretto e interpretato, rivelando doti da performer espresse anche live, con Marisa Laurito.
Dalla sitcom e con quei personaggi, è nato il suo primo romanzo, Il Marito Virtuale (GMAC, 2010). Olimpo Web: una storia d’amore e d’ironia è il suo secondo romanzo.

I 5 minuti di Cortopugliese : Non ho l’età

Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Quando fuggii da Taranto, lo feci per evidente stato di necessità, avevo appena terminato il Liceo e per l’Università volli andare lontano, a Milano; scelsi la nebbia, anziché il mare ed il sole, perché mi piaceva la ragazza di un mio amico.

Anch’io le piacevo, non più al mio amico, che era troppo pignolo e infatti era ingegnere, ma così lontano sapevo che non mi avrebbe seguito…

Arrivai perciò a Milano e mi iscrissi a ingegneria, non pensavo più alla fuga, ma alla fine mi iscrissi a un club privato e lì conobbi Valeria.

Al club, quella sera, c’era una comitiva un po’ sgangherata e depressa ma gli uomini erano in minoranza, potevo cercarmi uno spazio e mi colpì Valeria: bruna, coi riccioli, l’aspetto esotico ed un grosso ciondolo al collo.

Aveva l’aria triste, insoddisfatta, vissuta. La invitai a ballare, accettò subito, era sinuosa e morbida, stringeva, poi mi aggredì dicendo:

“Io sono la più giovane della comitiva; e ho venticinque anni. Tu quanti ne hai?”

Mi sentii gelare, ne avevo 18, non bastavano allora neanche a diventar maggiorenne, io non volevo crearle complessi pedofili, perciò risposi convinto:

“Ne compirò ventuno.”
“Ma allora sei giovanissimo.”

Non potevo fare di più. Mi strinsi nelle spalle, lasciai che lei mi stringesse a piacere e cominciai per non perderla a raccontare bugie.

“Hai già fatto il militare?”
“Non ancora.” In realtà, non avevo fatto neanche la visita di leva.

“E con l’Università, come va?” Ero pur sempre la mascotte della comitiva: e quindi tutti si sentivano quasi in dovere di interrogarmi.

“Sono al secondo anno: e ho già terminato gli esami del primo.”
Dissi quel ‘già’ con troppo entusiasmo.

“Ma allora sei uno sgobbone! A me non piace chi studia troppo.”
Respinsi di testa: “Non penso solo a studiare. E poi, perché non provi a conoscermi?”

Ci provò, ci provai, raccontai bugie sempre più grosse, con una contabilità che da ingegnere seguivo a fatica.

Il giorno del mio compleanno, per me erano diciannove, festeggiai i ventun anni in un club privato, con tanto di torta e champagne e la pergamena di rito, consegnatami dal disc-jockey del club: diventavo maggiorenne in anticipo, ero stato per così dire promosso sul campo.

E l’anno dopo ritornai nello stesso club a festeggiare i vent’anni, ma lei ormai non c’era già più, era successo di tutto.

Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese.
Giovambattista Rizzo
Giovambattista Rizzo, alias Cortopugliese, professionista di successo, dedica i suoi romanzi ai suoi genitori che, tenendolo in vita, hanno dimostrato un notevole senso dell’umorismo.

Di umili origini (per giunta del Sud) e monogamo per infausto destino, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra suicidio e ironia. Ingegnere metodico, ha perseverato 40 anni nella scelta iniziale (l’ironia), scrivendo inediti molto apprezzati dal 100% dei suoi due lettori, finché di recente ha provato a conciliare l’attività a reddito con la sua vocazione primaria.

E il contrasto tra il professionista serioso e il Cortopugliese brillante ha giovato all’immagine di entrambi, portando nuovi clienti, interviste TV, pubblicazioni su Maxim e La Ribalta ed un programma su Stream TV a puntate, “I cinque minuti di Cortopugliese”, che ha scritto, diretto e interpretato, rivelando doti da performer espresse anche live, con Marisa Laurito.

Dalla sitcom e con quei personaggi, è nato il suo primo romanzo, Il Marito Virtuale (GMAC, 2010).

Olimpo Web: una storia d’amore e d’ironia è il suo secondo romanzo (Kindle Amazon, 2014) e concorre fino al 16.3.14 al premio BIG JUMP (http://it.20lines.com/bigjump/read/1070/olimpo-web-storia-d-amore-e-ironia)

I 5 minuti di Cortopugliese – Come il dottor Zivago

Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Quel giovedì nevicava: una neve fitta e insidiosa che mi avrebbe scoraggiato, in altre occasioni. Ma quella mattina, pur tremando dal freddo, con la sciarpa enorme avvolta a più riprese, i calzoni ormai alla zuava e i baffi innevati alla Dottor Zivago, mi presentai al lavoro sorridente e fiducioso.

Allora portavo i baffi, baffi del Nord, baffi alla piemontese, me li ero fatti crescere apposta; e quello, a Milano, era il mio primo giorno di lavoro.foto dott zivago cd

All’esterno, l’azienda si presentava imponente, elegante, moderna: una costruzione del futuro. E quel blocco trasparente e azzurrino d’inverno pareva un cristallo di ghiaccio, in una distesa di neve. Il mio ufficio, invece, era solo un camerone ordinario e scialbo, con le pareti vuote, la moquette incolore e tante, troppe persone.

“Ingegnere, le presento i suoi nuovi colleghi. Questo è un ambiente giovane, come lei, e si troverà subito bene.”
Può darsi: ma all’inizio mi persi, tra i nomi e le strette di mano.

Ero il più giovane: gli altri viaggiavano sulla trentina, chi più chi meno chi troppo, come l’ingegner Castorio, che viaggiando viaggiando aveva raggiunto la cinquantina. Eran tutti laureati, tranne le due signore. Ma questo è un po’ il destino delle donne, che in azienda son quasi sempre segretarie, senza grossi titoli (spesso però con grossi attributi); e vengon chiamate sempre e soltanto per nome.

Mi colpì Stella, era magra, bionda, provocante: ne rimasi affascinato. Ma ero timido. E specie con lei non riuscivo mai ad assumere un atteggiamento brillante.

“Stella, sei molto bella”; oppure, cantabile, “Vorrei seguir con te questa mia buona Stella”, erano le sole frasi che mi venivano in mente, quando le ero vicino. Ma non le dicevo, per non sentirmi rispondere “Hai fatto la rima e sei più cretino di prima”, che non avrebbe certo giovato al mio inserimento in quell’ufficio.

Eppure, era spazioso, con tante scrivanie e un bel po’ di telefoni. Ma la mia scrivania era la più piccola e la più lontana dalla finestra, la più vicina alla porta ed alle correnti d’aria, con tutti i telefoni in posizione per me inaccessibile. Mi sentivo solo, impacciato, a disagio: forse anche per una strana stitichezza nervosa, che mi privava di un passatempo gradito.

Cercavo allora conforto nel mio Capo, ‘conterroneo’ illustre. Era un uomo di rara intelligenza, insospettabile cultura, estrema distinzione, malcelata abilità. La tentazione di spiegarmi meglio ed entrar nel dettaglio è forte, ma so che potrei pentirmene.

Posso però aggiungere che, malgrado la statura non molto elevata, i capelli emigrati o al confino e gli occhi enormi riparati appena dagli occhiali scuri, pure il mio Capo piaceva molto alle donne: ed a Stella.
E per questo ogni giorno avrei voluto piangere a lungo e strapparmi i capelli e darmi se necessario anche dei pugni in testa: non per disperazione, ma nella speranza appunto di somigliargli almeno un po’.

Non ci riuscii, per mia fortuna; e fu la stessa fortuna a condurmi nel letto di Stella.
Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese.
Giovanbattista Rizzo

Giovambattista Rizzo, alias Cortopugliese, professionista di successo, dedica i suoi romanzi ai suoi genitori che, tenendolo in vita, hanno dimostrato un notevole senso dell’umorismo.
Di umili origini (per giunta del Sud) e monogamo per infausto destino, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra suicidio e ironia. Ingegnere metodico, ha perseverato 40 anni nella scelta iniziale (l’ironia), scrivendo inediti molto apprezzati dal 100% dei suoi due lettori, finché di recente ha provato a conciliare l’attività a reddito con la sua vocazione primaria.
E il contrasto tra il professionista serioso e il Cortopugliese brillante ha giovato all’immagine di entrambi, portando nuovi clienti, interviste TV, pubblicazioni su Maxim e La Ribalta ed un programma su Stream TV a puntate, “I cinque minuti di Cortopugliese”, che ha scritto, diretto e interpretato, rivelando doti da performer espresse anche live, con Marisa Laurito.
Dalla sitcom e con quei personaggi, è nato il suo primo romanzo, Il Marito Virtuale (GMAC, 2010). Olimpo Web: una storia d’amore e d’ironia è il suo secondo romanzo.

I 5 minuti di Cortopugliese: Marilinda

Salve, questa è una storia triste, perciò ve ne racconto un po’.

Quando conobbi Marilinda, pioveva, quel giorno perciò avrei dovuto restare a casa. Ma non lo feci.

Marilinda. Quel nome, pronunciato con leggerezza, mi rende subito triste. Mi vedo in poltrona, in pantofole, a leggere il giornale.

“Cosa vuoi per cena?” Mi chiede Marilinda.

Penso velocemente al mio fabbisogno di calorie, poi decido in base alle esigenze del mio spirito: “Fai tu.”

Sto diventando pigro. Il Toro è un segno pigro. Ho fatto di tutto per non sposarmi, sapevo come andava a finire. L’amore è un’altra cosa. Poi si vive insieme, troppo insieme, si creano le abitudini, si rifugge l’imprevisto, insomma si invecchia.

Marilinda, comunque, l’avevo conosciuta al lago, in un’estate piovosa. Quell’anno, ero andato in vacanza con un amico: quindici giorni nella casetta che sua sorella ci aveva messo a disposizione. Casa, soldi, due macchine, eravamo partiti sperando di fare una bella vacanza porcella.

E invece il tempo inclemente e qualche colpo andato a male ci avevano indotto ad una vita fin troppo casalinga: far la spesa, cucinare, lavare i piatti, pulire in casa, più che vacanza sembrava un corso accelerato per single sfigato o per apprendista colf.

Ma non fu sempre così. Erano in quattro, giovani, belle, tipicamente olandesi con quel loro girare sempre insieme, tutte in fila in bicicletta o con gli zaini in spalla. Le avevamo già notate da un paio di giorni: ma ci frenava il problema della lingua ed il fatto che erano in quattro e sembravano molto affiatate.

La totale astinenza dei giorni precedenti c’indusse però a tentare, con l’ardente speranza che ci scappasse l’avventura. Ed in realtà andò tutto fin troppo bene: riuscimmo a conoscerle, selezionare le due migliori, andarci insieme. Solo che, anziché olandesi, eran brianzole in viaggio ecologico alternativo; e rimediammo, anziché un’avventura, due storie d’amore.

Del mio amico non parlo, perché si sposò subito e gli tolsi il saluto. Io comunque, per conquistar Marilinda, all’inizio recitai e con lei mi finsi cuoco.

Mi sembrava congeniale, con le mie dimensioni. E poi, al Nord non sanno cucinare, sarebbe stato facile trarsi d’impaccio. Cucinai in modo divino. L’amore mosse il mestolo e questi mosse il cuore. Dopo, non ho più cucinato, ci ha pensato lei, in tutti i sensi, fino al fatidico Sì dell’Eterno Riposo.

Ma quella è un’altra storia, per ora taglio corto, ma la racconterò, parola di Cortopugliese.

Giambattista Rizzo
(alias Cortopugliese)

Giovambattista Rizzo, alias Cortopugliese, professionista di successo, dedica i suoi romanzi ai suoi genitori che, tenendolo in vita, hanno dimostrato un notevole senso dell’umorismo.
Di umili origini (per giunta del Sud) e monogamo per infausto destino, ha condotto una vita tutta in salita, dovendo scegliere spesso tra suicidio e ironia. Ingegnere metodico, ha perseverato 40 anni nella scelta iniziale (l’ironia), scrivendo inediti  molto apprezzati dal 100% dei suoi due lettori, finché di recente ha provato a conciliare l’attività a reddito con la sua vocazione primaria.
E il contrasto tra il professionista serioso e il Cortopugliese brillante ha giovato all’immagine di entrambi, portando nuovi clienti, interviste TV, pubblicazioni su Maxim e La Ribalta ed un programma  su Stream TV a puntate, “I cinque minuti di Cortopugliese”, che ha scritto, diretto e interpretato, rivelando doti da performer espresse anche live, con Marisa Laurito.
Dalla sitcom e con quei personaggi, è nato il suo primo romanzo, Il Marito Virtuale (GMAC, 2010). Olimpo Web: una storia d’amore e d’ironia è il suo secondo romanzo.