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foto romeo ciminello

Calcio infinito….Il calcio non ha fifa del danno reputazionale!

Le vicende del calcio continuano. L’argentina ha perso la coppa America contro il Chile padrone di casa…ai rigori. “Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza:” per dirla con Manzoni.

Qui invece appare lecito chiedersi: ma e’ proprio vero che sia andata cosi? Purtroppo il dubbio sorge spontaneo: non è che si siano messi d’accordo? Valeva più vincere il titolo oppure ottenere soldi in cambio della perdita? Chi è la mente? È la società che si è accordata oppure sono stati i giocatori? Eppure l’Argentina ha giocatori che attualmente sono tra i migliori del mondo senza citare Messi, Higuain, Lavezzi…. perché pur nell’agonismo più avvincente ed aggressivo, nessuna delle due squadre ha fatto il risultato?. Certo all’occhio del profano appare difficile pensare che si possa trattare di pantomima, ma all’occhio dello “smaliziato” no, perché come diceva Andreotti: “a volte a pensar male si fa bene!”

Qualcuno potrebbe anche ritenere che questo discorso sia una forzatura, ma se ci pensiamo bene e riflettiamo con maggior attenzione sulle notizie che ci vengono dalle indagini sul calcio, non possiamo non allarmarci quando c’è il problema del Catania con il presidente Pulvirenti che ha pagato 100 mila euro per almeno ciascuna di 5 partite, per restare in serie A; come non possiamo preoccuparci del fatto che la Sampdoria sia in deficit e che il vecchio presidente continua a ripianare i buchi? Il passaggio della Sampdoria al neo presidente Ferrero è un passaggio vero? Oppure è una semplice manovra finanziaria attuata con l’aiuto di un presta nome? infatti anche la Gazzetta dello Sport riporta lo stesso mio dubbio: ”A proposito di soldi, Ferrero è stato recentemente accusato di essere soltanto un prestanome e di aver gestito, fin’ora, la Sampdoria con le finanze lasciate in eredità dalla famiglia Garrone. “Io non ho la benzina, ma mio padre mi ha insegnato che non bisogna essere ricchi, bisogna essere credibili e io ho tanto credito perché non è vero che le banche non prestano i soldi, quando tu hai un progetto serio e restituisci i denari le banche ti seguono, punto”.

E poi la posizione di Lotito? E gli scandali susseguitisi nel tempo delle scommesse del capitano della Lazio, degli scandali di Juventus e Milan? Il fallimento del Parma? Le pressioni degli ultrà sui diversi club. E infine cosa viene da pensare sulle ultime dichiarazioni di Blatter secondo il quale “ci sarebbe stata la pressione di Sarkozy e Wulff ai rappresentanti delle federazioni dei rispettivi paesi dietro alle votazioni per scegliere i paesi ospitanti delle prossime competizioni mondiali (Russia 2018, Qatar 2022). Il capo della FIFA avrebbe inoltre aggiunto che Wulff ha spinto i propri rappresentanti a votare Qatar per interessi economici.” Chissà se anche su tali decisioni ci fossero delle scommesse?

Se si analizzano i siti che propongono scommesse sul calcio, si può vedere che esistono delle regole precise e specifiche per il gioco del calcio che riguardano le partite nei tempi regolamentari, riguarda anche l’esito dei primi 45 minuti oppure dei secondi, il numero di goal, i corner e così via.

Purtroppo questi sono i fatti e non solo, c’è il problema del calcio scommesse della serie D, della combine Savona-Teramo ed altro che ancora non sappiamo che sicuramente non mancheranno di venir fuori nei prossimi giorni, man mano che la magistratura proseguirà le sue indagini. Ma a tutto ciò comincia a configurarsi qualcosa che pian pianino sta emergendo da questa situazione:il danno reputazionale, non solo delle squadre coinvolte, ma anche purtroppo, per sciocca generalizzazione dei tifosi e delle città che dette squadre rappresentano.

Infatti non è la prima, ma soprattutto in questo momento è molto significativa, come scrive la Gazzetta dello Sport: “È un vero e proprio show, con tante cadute di stile, esasperazioni dei concetti e frasi a dir poco unpolitically correct quello del numero uno sampdoriano.

Si parte dallo scandalo che ha investito il Catania. “Pulvirenti va radiato dal calcio. Ma come si permette di fare certe cose, di sporcare il calcio? Deve essere radiato, a me certa gente fa schifo – esordisce Ferrero – Buttare la chiave? No, deve morire, è finito, non deve esistere, deve essere radiato lui, la squadra, tutto. E’ gentaccia. Non esiste, deve morire, non si deve salvare nessuno di questi. Uno che si permette di vendere le partite deve prendere schiaffi tutti i giorni, da tutti”, perché da queste uscite ci si deve attendere una sicura escalation e ne va anche della credibilità come dicevo qualche rigo più sopra.

Con le prese di posizione di Ferrero si sta aprendo il capitolo della denigrazione dei conterranei della squadre e questo è veramente deleterio e grave. Così come quello aperto da Panerai nei confronti dell’Inter: “Se le società del calcio dovessero rispettare la trasparenza, l’Inter sarebbe già retrocessa. Che soldi sono, di chi, a partire dalle Cayman? Platini sa che l’Inter è fuori dalla legge del fair play. Per Salah e gli altri acquisti milionari. È l’occasione per una iniziativa esemplare”. Che cosa si deve pensare?

Ecco dunque il problema: coinvolgere con le squadre ed i suoi rappresentanti, anche quella parte della cittadinanza che magari neanche si occupa di calcio, per gettare sempre più discredito al fine di far valere le proprie ragioni… che poi, alla fine. non si sa quanto lecite.

Alle parole di Ferrero ha risposto perciò il Sindaco di Catania, mettendo in risalto che la città ed i suoi cittadini non possono essere chiamati in causa per fatti che si circoscrivono ad un solo ambiente anche se facente parte della città.

Che riflessione possiamo fare? Innanzitutto che il danno reputazionale non tocca soltanto i giocatori e le loro squadre o gli esponenti dei club, ma tocca anche i cittadini che vivono nelle sedi di appartenenza dei club. Ma non finisce qui, il danno si espande a tutto il mondo del calcio, un mondo abituato a trasmettere valori di agonismo, di lealtà di gioco, di generosità, ora è divenuto invece un trasmettitore di sistemi di corruzione, un trasmettitore di falsi obiettivi, non solo economici ma anche politici e pertanto di distruzione di ideali e dispensatore di disillusioni.

Chi ne paga le conseguenze non sono solo gli scommettitori che perdono a causa di obiettivi legati alle scommesse e non certo alla validità della propria squadra, ma sono i giovani che perdono di vista l’ideale sportivo e si gettano anch’essi a capo fitto sull’affermazione personale, sui soldi che si possono ottenere divenendo campioni, oppure per coloro che non giocano….sui soldi che si possono ottenere da una scommessa lecita, on line, oppure da un “Picchetto” o dal cosiddetto “totonero”.

Ma non solo, il danno reputazionale lo subisce tutta la società sia in termini passivi perché non può più contare su un veicolo portatore di ideali, ma anche in termini attivi perché poi si fa di tutta l’erba un fascio e si finisce per colpevolizzare non soltanto il mondo del calcio oppure ciò che vi gravita attorno, ma semplicemente tutti coloro che appartengono al paese o alla città.

La confusione delle responsabilità. L’incapacità di configurare i reati e la difficile attribuzione delle responsabilità ed i limiti degli illeciti si risolve in una perdita di fiducia della società nei propri beniamini. La perdita di fiducia comporta un danno nella rigenerazione umana del patrimonio culturale legato soprattutto all’integrità morale dei giovani che una volta perse le speranze non avranno più modelli di onestà intellettuale da seguire.

Ma allora quale potrebbe essere il correttivo?
Certo pensare ad un correttivo, nella situazione in cui siamo, non appare certamente facile soprattutto perché come si dice, la realtà si è ormai talmente incancrenita che sembra difficile trovare un antidoto che rimetta in sesto la reputazione del nostro sistema calcistico. E questo non è solo riferito ad un singolo paese, ma a tutto il sistema internazionale. Il calcio ha cominciato a trovare i suoi limiti da quando da sport puro è divenuto sport mediato.

Mi spiego meglio: il calcio ha perso la sua genuinità da quando ha fatto entrare nelle sue strutture e nei suoi sistemi il mercato. Si, sono estremamente convinto che tutti i guai che il mondo del calcio sta passando e per il quale sto invocando il riconoscimento di un danno reputazionale enorme, si sia determinato da quando il calcio ha scoperto il mercato, sia in termini di compravendita di giocatori, sia in termini di sponsorizzazioni che di pubblicità per imprese di prodotti di largo consumo, per non parlare poi della televisioni, vale a dire il mercato mediatico.

Il mercato infatti ha rovinato il primordiale sentimento sportivo traformandolo invece in un feeling economico”. Tutto il mondo del calcio ruota intorno al mercato, basta pensare soltanto all’imponenza assunta dal calciomercato, dove la compravendita dei giocatori diviene un vera e propria asta di mercato, come sta succedendo per Salah.

Il mercato condiziona tutto, dagli stadi ai tifosi, alle squadre, agli sponsor, ai venditori di gadget ecc. Il mercato nella sua componente economica è l’elemento principe del mondo del calcio. Basta pensare alle cifre da capogiro che vengono offerte per accaparrarsi qualche giocatore. Ma perché tutto questo accanimento? Chi è che ci guadagna realmente? Ma un giocatore che guadagna 15 milioni di euro all’anno cosa deve pensare di se? Un giocatore che viene valutato in maniera esagerata dal mercato e poi ha un’annata non performante che stress psicologico subisce? Un giocatore che scommette contro la sua propria squadra che valori persegue, se non quelli di mercato?

Allora io credo che dovremmo avere il coraggio di ricominciare da capo. Vale a dire che dobbiamo ripensare il mondo del calcio e farlo uscire dal mercato. Abbandonare tutte le attuali prassi mercatorie e rinnovarlo in termini di ritorno ai veri valori sportivi. Ma come si fa? Un suggerimento potrebbe essere quello di chiudere il calcio mercato, facendo in maniera che il valore torni ad essere focalizzato sulle capacità sportive esistenti e suscitate sul territorio.

Sicché si dovrebbe impedire di prendere giocatori esterni al territorio del club, si dovrebbe impedire di avere sponsor esterni, si dovrebbe impedire alla squadra ed ai singoli giocatori di fare pubblicità per prodotti di largo consumo, incentivando invece quella delle organizzazioni umanitarie, si dovrebbe imporre ad ogni club di creare un proprio vivaio e di curarlo prendendo i giocatori delle squadre di serie A soltanto dall’interno del proprio vivaio. Non più compravendite di giocatori e non più aste di diritti televisivi, la libertà di trasmissione deve essere data a chiunque lo voglia senza diritti di esclusiva.

Anche se qualcuno penserà che tutto ciò sia fantascienza o utopia, io credo invece che si tratti di un semplice ritorno alla realtà vera dello sport e se questo vale per il calcio, varrà in futuro anche per tutte le altre discipline sportive. L’uscita dal mercato ed il ritorno ai valori essenziali di umanità che lo sport propone, permetteranno forse di fare meno soldi a certi “marpioni”, ma di sperare e costruire un futuro migliore all’intera società alla quale attualmente il danno reputazionale non viene assolutamente risarcito: la conseguenza in termini pratici, è data da violenze di ultrà, morti e feriti per scontri sportivi, forze dell’ordine distratte dal loro servizio per sorvegliare i tifosi negli stadi , doping, trucchi e molto altro che non c’è bisogno di segnalare perché sarà riportato all’indomani di ogni gara e purtroppo non solo calcistica, ma anche di altri sport, come il ciclismo, l’atletica, il pugilato ecc.

Mi domando se non sia il caso di iniziare una campagna di sensibilizzazione sul danno reputazionale iniziando proprio dalla FIFA a cui far pagare i danni reputazionali chiamando in causa anche i governi dei Paesi ed organizzazioni che vi hanno contribuito?

Romeo Ciminello

Romeo Ciminello, nato a Roma il 5/4/52, Laurea in Scienze politiche (1978); Specializzazione in Commercio Estero e Marketing internazionale (1981); specializzazione in cambi (1981); specializzazione in Discipline Bancarie (1985); attestato di Mediatore civile (2011); docente di Etica e Sviluppo nella Facoltà di Economia e Sviluppo dell’Università Cattolica del Congo Kinshasa (www.ucc.cd ); docente di Finanza d’Impresa presso l’Università di Trieste –Gorizia Campus, ( dal 1991 al 2005); docente di economia dello sviluppo presso la Facoltà di Scienze sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma (1994-2012); ha insegnato anche presso l’Università di Cassino e di Salerno; Quadro direttivo presso Banco di Roma – Unicredit (1976-2012); è Presidente del Comitato di promozione etica onlus (www.certificazionetica.org ) è Direttore scientifico presso la Società 4metx srl (www.4metx.it ) ; è Membro del Collegio dei probiviri della Konsumer Italia (www.konsumer.it ) è Autore di diverse pubblicazioni tra cui Etica Finanza e mercati (Tipar Ed.1999); Il significato cristiano del lavoro (Tipar Ed.2006); Il significato cristiano della Responsabilità Sociale dell’Impresa (Tipar ed. 2008); autore del blog etico Agenda-etica (www.agenda-etica.blogspot.com ); promotore di diversi convegni su tematiche di etica-socio-politico-economica e autore di diversi articoli su stampa specializzata.

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