Baby squillo, il mondo negativo dei “grandi”

Cosa perdiamo

Non sei furbo se usi una bambina, non sei nemmeno godereccio.

<< Signore maturo, perchè preferisci le bambine?>>

<< Perchè non sanno ancora nulla del sesso in confronto a me.>>

<< Non sei neanche innamorato- ossessionato come il professor Humbert della dodicenne  Lolita;     perchè cerchi bambine “ assortite” a pagamento? >>

<< Perchè così, finito il consumo, non ho responsabilità.>>    

Prima questi “ Signori” andavano a fare turismo sessuale in paesi dove la miseria offre bambine, ora se le trovano in “casa”, sciupacchiate da famiglie sfasciate, da esempi di amici che usano droghe, da amiche che per una ricarica del cellulare si vendono il corpo e la sensibilità.foto scarpe grandi

A questo “ Signore” non diremo che tutto ciò è immorale, che con il suo  comportamento distrugge  la vita di una bambina, gli raccontiamo invece una novella…una bella novella del Boccaccio che – nonostante l’aggettivo che deriva dal suo nome- non ha proprio nulla di “ boccaccesco”, ma anzi è una delle più romantiche storie d’amore che ci arrivano dal grande Poeta. L’intento- probabilmente ingenuo- è quello di fargli intendere  cosa perdiamo se strumentalizziamo il sesso, in particolar modo con minori.

Magari troverà un barlume di quello che potrebbe essere se volesse vivere rapporti alla pari.

Sempre che  questo “ Signore” riesca a fare confronti, ma ne dubitiamo…  Forse rileggo questa novella perchè mi fa piacere respirare un’altra realtà, “sentire” che esiste un’altra specie di Uomo, di Signore…e  magari proprio  a questo servono gli scrittori, a darci le emozioni che abbiamo paura che si perdano, che si distruggano.

“ In Firenze fu già  un giovane chiamato Federigo, in opera d’arme e in cortesia pregiato…il quale d’una gentil donna chiamata  Monna Giovanna s’innamorò e acciò che l’amor di lei acquistar potesse, giostrava, armeggiava, faceva feste e spendeva; ma ella , non meno onesta che bella, niente di queste cose per lei fatte né di colui si curava…Spendendo adunque Federigo, le ricchezze mancarono e rimase povero, senza altra cosa che un suo poderetto piccolo essergli rimasa, e oltre a questo un suo falcone de’ miglior del mondo.

Ora avvenne che il marito di Monna Giovanna infermò e fece testamento e, essendo ricchissimo, lasciò erede un suo figliolo e appresso questo, Monna Giovanna, se avvenisse che il suo figliolo morisse.
Rimasta vedova, con questo figliolo l’estate se n’andava in contado, a una sua possessione vicina a quella di Federigo. Per che avvenne che questo garzoncello s’incominciò a dimesticare con Federigo e avendo veduto molte volte il falcon volare e stranamente piacendogli, forte desiderava d’ averlo ma pur non s’attentava di domandarlo, veggendolo a lui esser cotanto caro.

 E così avvenne che il garzoncello s’infermò e alla madre disse:

<< Se  voi fate che io abbia il falcone di Federigo, io mi credo prestamente guerire. >>  La donna, udendo questo, cominciò a pensar quello che far dovesse. Ella sapeva che Federigo lungamente l’aveva amata, ne’ mai da lei una sola guatatura aveva avuta…e così fatto pensiero impacciata, come che ella fosse certissima d’averlo se’l domandasse, tanto la vinse l’amor del figliolo, che per contentarlo risposegli:

 << Figliol mio pensa di guarire di forza chè io ti prometto che la prima cosa che io farò domattina, io andrò per esso e sì il ti recherò>>.

 Giovanna la mattina seguente, presa un’altra donna in compagnia, se n’andò alla piccola casetta di Federigo, il quale , meravigliandosi forte, lieto là corse e vergognosamente dentro alla sua casa la ricevette.  E oltremodo angoscioso, essendo l’ora di tarda e il disiderio grande di onorar la gentil donna, gli corse agli occhi il suo buon falcone per che, presolo e trovatolo grasso, pensò lui esser degna vivanda di cotal donna e tiratogli il collo, il fè, pelato e acconcio, arrostir diligentemente. Messa la tavola con tovaglie bianchissime, con lieto viso ritornò alla donna e il desinare disse esser apparecchiato.

 Laonde la donna e la sua compagna, senza saper che si mangiassero, andarono a tavola e insieme con Federigo mangiarono il buon falcone.

 Infine Monna Giovanna chiese a Federigo di donarle il falcone per suo figlio ammalato.

 Federigo cominciò a piagnere anzi che alcuna parola risponder potesse, finchè svelò la verità a Giovanna, che tutta malinconica si dipartì e tornò dal figliolo e non trapassar molti giorni che egli con grandissimo dolor della madre da questa vita passò.

 La quale essendo ricchissima e ancora giovane, più volte dai fratelli fu costretta  a rimaritarsi e lei ricordatasi di Federigo e della sua magnificenza ultima, cioè di avere ucciso un cosiffatto falcone per onorarla, disse ai fratelli: << Per certo io non ne prenderò mai alcun altro, se io non ho Federigo degli Alberighi. >>

 Li fratelli, udendo l’animo di lei, lei con tutte le ricchezze gli donarono. Il quale  in letizia con cosiffatta donna, massaio fatto, terminò gli anni suoi.”      rossetto

Mi sono incantata nel rileggere la novella e, invece di riassumerla, ho  trascritto quasi sempre le parole del Boccaccio, ( spero che LUI mi perdoni per averlo usato per il mio riassunto ), almeno quelle che potevano tracciare la trama: ci possiamo accorgere che il suo linguaggio trecentesco  non è poi così difficile da comprendere, come non è difficile capire che l’intesa fra un uomo e una donna è fatta di ben altro che di droghe e di monete in cambio di sesso, consumato per cialtronerìa e impotenza sentimentale.

Se poi rileggere qualcosa che crediamo adatto solo agli scolari farà venir voglia a qualcuno di continuare a riscoprire il Decamerone, penso di aver svolto bene il mio compito di insegnante di Lettere.

 

Luciana Brusa

Luciana Brusa, vive tra Milano e Casole d’Elsa ( Si ). Ha pubblicato studi filologici inerenti alle materie letterarie che insegnava; poesie, articoli su giornali in occasione di interviste a personaggi della cultura che presentava agli allievi. Ha partecipato all’Antologia ” Per un archivio della Piccola memoria” edito dal Comune di Milano. Settore Biblioteche ( 2004 ). Ha pubblicato due romanzi: ” La Festa dell’UVA” ed. MEF Firenze ( 2005 ) e ” Scherza coi Fanti ” con prefazione di Andrea G. Pinketts. ed. Albatros Il Filo ( 2010 ). Dal 2013 collabora al giornale SportWork

 

 

 

 

 

2 Commenti

  1. Anna M. Cortese

    Luciana Brusa… tu soltanto potevi incantarmi trattando un simile argomento.
    Quello che penso della questione è già riassunto nelle tue stesse parole, in particolare in queste: “sesso, consumato per cialtronerìa e impotenza sentimentale”. Questo siamo. Non valiamo più niente e lo sappiamo, perché da conquistare non è rimasto nulla e la maggior parte di noi possiede un’intelligenza media che non gli consentirà mai di emergere dalla moltitudine. Siamo frustrati, incattiviti.
    Il sesso è una valvola di sfogo che, fatto in un certo modo e con una certa tipologia di partner, può procurare la soddisfazione di dominare un essere umano percepito come “inferiore”: per età, esperienza, posizione sociale.
    Dall’altra parte, quella delle giovanissime e dei giovanissimi che si vendono (o vengono venduti) c’è una situazione di disagio e di bisogno, reale (in reale assenza di un reddito) o presunto. La prostituzione – non necessariamente solo minorile – non va sempre a braccetto con la fame. Bramare una borsa firmata non è fame. Bramare l’ultimo modello di cellulare non è bisogno, soltanto vanità imposta da una società che ci fa sentire ancor più dei falliti se non possediamo determinati oggetti che altri decidono che dobbiamo avere.
    Il tutto si traduce in uno sfruttamento reciproco, una generale presa in giro. Giro non più di romantici walzer, ma di un qualche fastidioso jingle pubblicitario, tra un rotocalco e l’altro in cui stelline poco vestite salgono agli onori della cronaca per aver fatto carriera, magari politica, grazie a certe frequentazioni particolari con personaggi in vista…

    1. Luciana Brusa

      Grazie delle tue osservazioni. Mi commuove la tua passione nel vivere l’attualità, ti sono grata per quanto mi dici e imparo sempre molto dal tuo giovane e schietto pensiero!

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