Azienda e Atletica, riusciranno a risollevarsi?

                                    DAI CAMPIONATI DEL MONDO AI CAMPIONATI AZIENDALI

 

Diciamolo francamente: non abbiamo fatto una bella figura! Pochi atleti in finale, infortuni e guai vari, siamo finiti in coda alle nazioni che hanno vinto medaglie. Solo la Straneo ci ha regalato una meravigliosa medaglia d’argento dopo aver condotto per 40 Km la gara di maratona. foto1Se vogliamo anche il 5° posto della Rigaudo nella marcia, giudiziosamente condotta e in parte all’attacco, ci ha dato qualche soddisfazione. Forse anche la Trost che per un pelo non è andata a medaglia (ha saltato 1.97 alla grande ma ha sfiorato con i piedi l’asticella che è caduta relegandola al 6° posto). Poco altro. Il quadro d’insieme sembra dimostrare che non c’è investimento e formazione nel campo dell’Atletica. Non si arriva a essere campioni senza un movimento autentico, senza creare le basi perché i giovani sviluppino doti e talenti che magari possiedono, come tutta la nostra storia atletica insegna. Speriamo che la figuraccia stimoli un cambiamento reale.

La stessa cosa accade nel mondo industriale, l’Italia è relegata agli ultimi posti per lo sviluppo, la Lombardia è in fondo al gruppo delle regioni industrializzate: ma dov’è la nostra storia, la nostra tradizione, il valore che abbiamo espresso per secoli?
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Anche qui manca il movimento, mancano investimenti, formazione, cultura, mentalità. Occorre costruire le basi per poter ottenere grandi risultati da talenti che ci sono, sicuramente, e che non vengono valorizzati in maniera adeguata.

Lo scenario socioeconomico politico a cui assistiamo in questi anni è difensivo, sia nei confronti dello “Stato”, sia verso gli altri Paesi, nuovi concorrenti, più dinamici e sostenuti del nostro.

Non si può fare solo riferimento ai costi del lavoro più alti, piuttosto questa è una delle variabili inadeguate, certo, ma non l’unica. Un diverso rapporto fra Stato e Aziende, fra Stato e Lavoro, fra Organizzazione Statale e sistemi di fondazione, gestione e sviluppo delle imprese e delle dinamiche lavorative.

Occorrono idee, fantasia, creatività (che sono sempre state le nostre doti migliori) e soprattutto coraggio. Coraggio per rompere vecchi schemi che non funzionano più e che stanno riducendo le opportunità per tutti. Coraggio di cambiare, di intraprendere vie più innovative, audaci, se si vuole, e tuttavia capaci di farci uscire dal loop in cui siamo caduti, dove l’avvitamento dei sistemi e il rispetto di tutti i diritti particolari rende disattesi i diritti collettivi della società nel suo complesso.foto4 az

La paura di cambiare, di perdere qualcosa, ci impedisce di ottenere di più da noi stessi e dagli altri.

La più recente ricerca scientifica sulla mente rilancia la propensione al cambiamento, all’innovazione, alla creatività, all’intrapresa, come la dote più potente per uscire dai dilemmi che la bloccano, specialmente la paura di perdere ciò che si ha (senza rendersi conto che così si perde tutto!).

Così nell’Atletica, sorella minore di altri sport più gettonati e miliardari, quindi più seguiti dai giovani in cerca di successo, magari più facile, meno impegnativo. Anche qui senza rendersi conto che una Nazione è forte quando è movimento, evoluzione, crescita, affermazione, in ogni campo: nella ricerca, nell’istruzione, nell’industria, nella cultura, nell’arte, nello sport.

Falsamente si crede che molte di queste variabili siano di minore importanza, tuttavia quando si guarda alle classifiche, dove ci troviamo comunque e sempre su posizioni arretrate, ci si deve rendere conto che “abbiamo un grande passato” e che “non stiamo costruendo un grande futuro”.

Speriamo che la figuraccia degli ultimi posti in classifica stimoli un cambiamento reale.

Giorgio Cozzi

 

Giorgio Cozzi, Sociologo e Psicologo, Direttore di ISO Interventi Socio Organizzativi Srl, militante nel G.S. Montestella di Milano,autore di Turbomanagement – Sperling & Kupfer . Turbomanagement 2 . Franco Angeli Editore – Cambia Adesso – Seneca Editore

 

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