Autunno, tempo di diete – (terza parte)

In questo numero, concludo la rassegna dei principali programmi dimagranti che vengono proposti a chi voglia cercare di perdere peso in maniera abbastanza “autogestita”, senza cioè ricorrere ad un consulto diretto con un nutrizionista.

LA DIETA ZONA

foto dieta a zona
dieta a zona

Ideata da un biochimico americano, Barry Sears, mira a tenere sotto controllo l’indice glicemico ed i livelli di insulina e glucagone mediante un’assunzione controllata degli alimenti, in maniera da ricevere il 40% delle calorie dai carboidrati, il 30% da lipidi e 30% dalle proteine.
Rifacendosi all’aforisma di Ippocrate “Fai che il cibo sia la tua miglior medicina…”, il suo creatore tende a considerare ogni alimento come un farmaco, che va a condizionare attraverso complicati meccanismi che non sto qui a spiegare i livelli di ormoni in circolo, che devono essere mantenuti in un preciso range per garantirsi il benessere.

In particolare, con la dieta Zona, non bisogna mai stare a digiuno per più di 5 ore, fatta eccezione per il periodo di riposo della notte; inoltre occorre consumare la prima colazione al massimo entro 30 minuti dal risveglio e fare uno spuntino pre-notturno mezz’ora prima di andare a dormire.
A complicare un po’ la vita di chi vuole seguire questo regime c’è la regola che occorre assumere in ogni occasione gli alimenti sempre in modo che garantiscano il succitato rapporto 40 + 30 + 30 tra i macronutrienti; questa sorta di unità nutritiva del valore di circa 100 kcalorie viene definita blocco o mattone, ed è il parametro di riferimento da utilizzare, ricorrendo ad apposite tabelle, per stabilire cosa e quanto mangiare.
In esse, tutti i cibi sono catalogati come favorevoli, da limitare o sfavorevoli, in funzione soprattutto dell’indice glicemico e del contenuto in grassi saturi.
Esistono in commercio snack ed altri prodotti a marchio Enerzona appositamente creati per fornire la corretta combinazione di nutrienti che corrisponde ad un blocco, ma va precisato che essi rappresentano solo un sistema di semplificazione per quanto concerne la gestione della dieta, e dunque non vengono proposti come indispensabili.

Infine, va rilevato come la dieta Zona preveda mezz’ora quotidiana di esercizio fisico non intenso, nonchè una supplementazione farmacologica con grassi poliinsaturi, soprattutto Omega 3; però il fatto che i cibi integrali non siano considerati tra quelli favorevoli ne potrebbe far diminuire il consumo, e rendere così insufficiente la quantità di fibre alimentari assunte.

LA DIETA DEL GRUPPO SANGUIGNO

Creato da Peter D’Adamo, naturopata americano autore dell’omonimo libro, questo regime alimentare si basa su una ipotesi: i quattro diversi gruppi sanguigni sarebbero stati generati con il procedere dell’evoluzione umana, condizionata dai grandi cambiamenti di abitudini alimentari e stili di vita.foto gruppi sanguigni

Pertanto, si dovrebbe privilegiare l’assunzione di alcuni cibi ed evitarne altri, in funzione dell’appartenenza a una delle seguenti categorie:

Gruppo 0 (cacciatore)
Sarebbe il primo gruppo sanguigno apparso sulla Terra, risalendo ad almeno 40.000 anni fa, in seguito a grandi consumi di carne ricca di proteine. Questi soggetti dovrebbero evitare cereali e derivati, latticini, legumi, uova e svolgere con assiduità lavori pesanti.

Gruppo A (agricoltore)
Originatosi circa 25000 anni fa, con l’inizio delle pratiche di coltivazione dei campi, necessiterebbe di un’alimentazione ricca di vegetali e cereali, con poca carne; consigliabile attività fisica leggera.

Gruppo B (pastore nomade)
Generatosi nelle regioni dell’Himalaya, risalirebbe a circa 10-12000 anni fa; come facilmente intuibile, chi appartiene a questa categoria deve assumere carne e latticini, e camminare molto.

Gruppo AB (misto)
Deriverebbe dalla recente fusione dei due precedenti, avvenuta non più tardi di 1200 anni fa, pertanto consente l’assunzione moderata di un po’ di tutto e raccomanda attività fisica non troppo impegnativa.

In realtà, secondo Peter D’Adamo, per ogni gruppo sanguigno esisterebbero cibi:

Benefici – che agiscono alla stregua di farmaci
Indifferenti – senza particolare influenza sulla salute
Nocivi – in grado di creare autentici danni all’organismo

Non entro tuttavia in ulteriori particolari descrittivi di questa dieta, perché appare abbastanza evidente quanto risulti inappropriata, soprattutto per i soggetti con gruppo sanguigno 0, che tra l’altro in Italia è di gran lunga il più diffuso: variare l’alimentazione è forse la prima regola da osservare, in quanto occorre sempre cercare di prevenire carenze nutrizionali, e in questo caso si consiglia invece l’esclusione di interi gruppi alimentari, con pochissime alternative.

LA DIETA PESOFORMA

Gli ideatori di questa dieta sono convinti che, essendo essa parzialmente basata su pasti sostitutivi preconfezionati, risulti più semplice ed allettante per chi la deve seguire, e di conseguenza venga maggiormente rispettata.
Ne deriva che ogni giorno, almeno a pranzo o cena, questo programma preveda l’assunzione di snack, sandwich e dessert di vario tipo, ovviamente del marchio Pesoforma, che comunque mette a disposizione pure prodotti per la prima colazione o spuntini di metà giornata.

L’apporto calorico quotidiano proposto è di circa 1000-1200 kcal, abbastanza bilanciate tra proteine, lipidi e glucidi; però sorgono perplessità leggendo la composizione sulle etichette dei cibi sostitutivi, in quanto ingredienti come prosciutto o formaggio in polvere, lecitina di colza, il discusso olio di cartamo o altri vegetali non meglio precisati, difficilmente possono essere considerati impeccabili da un punto di vista della qualità nutrizionale.
Inoltre l’offerta di queste alternative artificiali ad uno o più pasti tende inevitabilmente a far sì che sorga una tendenza a curare meno la scelta dei cibi, promuovendo una sorta di diseducazione alimentare.
Concludendo: dopo questa mia elencazione, sicuramente non esaustiva ma penso comunque abbastanza significativa per far capire quanto diverse possano essere le proposte che i media offrono a chi deve smaltire peso, credo si possa fare una sorta di bilancio.

Solitamente, quasi tutte le diete sembrano a prima vista convincenti, valide ed efficaci, anche se spesso basate su presupposti completamente diversi l’una dall’altra, perchè ci sono le ipocaloriche, o iperproteiche, oppure le ipolipidiche, o quelle magari che si autodefiniscono “disintossicanti”, ecc…

In generale, comunque, consiglierei a priori di diffidare parecchio se una dieta che vi appare attraente:

1 – prevede l’uso prevalente di un singolo alimento: è molto probabile che non sia adeguatamente bilanciata negli apporti nutritivi

2 – promette risultati rapidi: un calo troppo repentino di peso può generare scompensi importanti all’organismo

3 – non è basata sui risultati di studi scientificamente validati: oltretutto, i dati della letteratura a volte sono presentati in maniera “accomodante”

4 – impone obbligatoriamente l’acquisto di prodotti dietetici ad essa correlati: non è detto che siano del tutto salutari, mentre è sicuro che la proposta è interessata

5 – propone il ricorso a farmaci di supporto: la somministrazione di anoressizzanti, se proprio non se ne può fare a meno, è bene avvenga sotto controllo medico

Se si riflette, in campo dietologico, la tentazione del far da sé disinvoltamente alla fine può venire a costare, sia in termini “biologici” che economici, molto più cara della consultazione di un nutrizionista esperto e preparato.

Qualunque regime alimentare decidiate di seguire, abbinatelo comunque ad un incremento dei consumi calorici generati dal movimento fisico: non serve necessariamente intraprendere un’attività sportiva strutturata, si ottengono benefici già nel giro di poche settimane, semplicemente passeggiando di buon passo ogni giorno lungo un percorso progressivamente più lungo, e trovando il sistema di fare gradualmente sempre più piani di scale a piedi.
Carlo Napolitano
Carlo Napolitano, medico pediatra, neonatologo e adolescentologo, si occupa da molti anni di attività sportiva e nutrizione e ha svolto funzioni di medico sociale e accompagnatore di squadre giovanili. Appassionato sportivo, si è dedicato alla pallavolo agonistica, prima da giocatore ed in seguito come allenatore, mentre attualmente pratica il tennistavolo, disciplina in cui ha conquistato in diverse edizioni dei Giochi Mondiali della Medicina 2 medaglie d’argento e 4 di bronzo.Ricopre la carica di direttore scientifico di un’agenzia di comunicazione multimediale, svolge una intensa attività divulgativa su temi di educazione sanitaria e sportiva e ha contribuito a pubblicazioni su salutismo e nutrizione.
Pubblicazioni-Edizioni Sperling & Kupfer:
2006: “Lo sport giusto per il tuo bambino”. Come scegliere l’attività fisica più idonea per i nostri figli.
2011: “L’alimentazione giusta per tuo figlio”, collaborazione con l’autrice Gigliola Braga
2013: “Lo sport che fa bene al tuo bambino”

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