Assolombarda: eletto il nuovo presidente…e se ci fosse l’ universo parallelo?

Il nuovo presidente Assolombarda… dell’ universo parallelo

Il 10 giugno scorso si è ufficialmente insediato Gianfelice Rocca come nuovo presidente di Assolombarda, l’associazione degli industriali lombardi che, per questo motivo, è la più grande e importante d’Italia. Il suo discorso, dal titolo “Va spezzata la spirale della fiducia”, è integralmente leggibile qui.

E’ un evento di importanza nazionale, non solo regionale, sia per l’importanza dell’associazione, sia per quella del personaggio, nonostante il suo basso profilo è tra gli uomini più ricchi d’Italia (più ricco di Berlusconi!), sia per le sue non tanto velate aspirazioni di succedere, al termine del mandato dell’attuale presidente, alla guida di Confindustria nazionale.

Invece di commentarlo, come hanno già fatto giornalisti economici e non, ho preferito inventare un artificio letterario.

Un universo parallelo con geografie, tempi, luoghi analoghi ai nostri. I suoi abitanti però hanno deciso di percorrere direzioni diverse, totalmente nuove rispetto alle nostre.

Esse potrebbero ispirare e guidare nostri cammini originali? Lascio al lettore il giudizio.

Nel frattempo ho immaginato di entrare in contatto con un corrispondente di questo universo il quale mi ha messo al corrente che anche nella loro Lombardia esiste l’Assolombarda. Anche loro hanno eletto di recente, come noi, il loro presidente il quale, come il nostro, ha fatto un discorso.

Se poteste esprimere un voto, la vostra scelta cadrebbe su Rocca o sul presidente dell’universo parallelo? Scrivetemelo. foto assolombarda

Nel frattempo, per consentirvi di scegliere, ecco il discorso del presidente “altro”.

Dobbiamo creare un nuovo mondo

Autorità, gentili Colleghi

Sento una enorme responsabilità nel prendere questo incarico nel difficilissimo momento storico che stiamo vivendo. Al tempo stesso, però, sono motivato da grande entusiasmo. Come la nostra storia ci insegna, i momenti di crisi profonda sono segni inequivocabili non di mali passeggeri, acciacchi per i quali attivarsi nel trovare rimedi e riprendere la vita di prima, ma di necessità di cambiamenti profondi, di ricostruzione di nuove identità.

Le evidenze di questo stato ci sono tutte e sono numerose, non vi annoierò snocciolando cifre a tal proposito. I successi dei paesi vicini e lontani, a mio avviso solo transitori e destinati col tempo a spegnersi, non devono trarci in inganno. Ciò che noi per primi stiamo vivendo, in virtù del nostro primato storico e culturale, è l’agonia di un modello di sviluppo che ha fatto il suo tempo, quello della società industriale.

Siamo grati ad esso, ci ha permesso di costruire il benessere e la tranquillità di cui noi tutti abbiamo goduto e continuiamo a godere… almeno per un po’.

Ma adesso non basta più, sta mostrando ogni suo limite, primo fra tutti il presupposto di risorse infinite, clienti, mercati, risorse naturali, spazi di discarica, ecc., di cui ha necessità per svilupparsi. Non può più essere il paradigma con il quale costruire il progresso al quale la comunità umana, prima fra tutte quella lombarda, anela.

Dobbiamo costruire un nuovo mondo!

Dobbiamo farlo noi, con le nostre forze, le nostre imprese, così come abbiamo, in passato, costruito il mondo industriale che, ripeto, ha esaurito le sue capacità di sviluppo.

Dobbiamo farlo noi, con l’aiuto dei nostri collaboratori, dei nostri clienti, dei nostri fornitori e di tutti quegli attori che, dobbiamo prenderne finalmente coscienza, sono stato il sostegno invisibile e silenzioso, ma indispensabile, delle nostre imprese.

Essi non ci stanno accusando o ci stanno facendo mancare il loro supporto per inspiegabili, misteriosi  o ideologici capricci. Ci stanno lanciando, invece, un messaggio limpido, comprando sempre meno i nostri prodotti e servizi, aumentando la conflittualità con le nostre attività, facendo mancare le risorse finanziarie di cui abbiamo bisogno.

Essi ci stanno dicendo, in maniera sempre più chiara e ripetendolo sempre più forte: vogliamo che costruiate un mondo nuovo e vogliamo che lo facciate VOI!

Non possiamo deluderli, né lasciare inascoltato il loro desiderio. Mi piace pensare, e ho ragioni fondate per farlo, che è una richiesta fatta prioritariamente a noi, “creatori di nuovi mondi” per definizione, prima che alle classi politiche e sociali. E’ una responsabilità che dobbiamo assumerci per intero; è un riconoscimento del primato che ci siamo ricavati costruendo questomondo e che, in maniera più o meno diretta, in fin dei conti già governiamo.

Il sostegno di cui abbiamo bisogno, però, non è quello di riforme, supporto economico, generica considerazione e accondiscendenza. Tutto questo sarebbe utile se volessimo continuare a tenere in vita ciò che si sta ineluttabilmente spegnendo.

Abbiamo in bisogno di tutti gli stakeholder perché partecipino alla progettazione delle nuove identità aziendali, che poi si trasformeranno in economiche, finanziarie, istituzionali, sociali, di cui abbiamo urgente necessità.

Abbiamo bisogno di loro perché la complessità del mondo del terzo millennio richiede un contributo di conoscenze e sensibilità che non possono albergare in una sola persona, per quanto illuminata.

Affermando questo non sto diminuendo o negando la necessità del nostro ruolo, quello di imprenditori e manager. Sto, anzi, indicando a tutti noi una nuova, e forse più alta, missione: fornire strumenti e processi affinchè le enormi capacità progettuali della società che ci circonda, e che già albergano all’interno delle nostre aziende, possa liberarsi coerentemente con lo sviluppo autonomo dell’uomo e delle comunità umane, e non a dispetto di essi come sta avvenendo oggi.

E’ un cambio di rotta importante, che ridiscute la nostra identità ma, proprio come dicevo prima, è esattamente ciò di cui abbiamo urgentemente bisogno: costruire un nuovo mondo significa dare nuove identità, a partire da noi stessi.

Partire da noi, mettersi in discussione, acquisire nuove conoscenze e strumenti che non siano “trucchi” più o meno sofisticati per fare, o il più delle volte per “far fare agli altri”, meglio e prima ciò che abbiamo sempre fatto. Conoscenze e strumenti che diano a noi personalmente nuove risorse cognitive per guardare il mondo in maniera totalmente diversa.

Per creare un nuovo mondo abbiamo bisogno di nuove conoscenze.

Non c’è tempo da perdere a riguardo, non è attività secondaria da relegare a “quando avremo tempo”. Il tempo attuale lo stiamo scelleratamente sprecando per correre dietro a problemi da creati da noi stessi e che ne generano inconsapevolmente di nuovi, che peggiorano ogni giorno di più l’attuale situazione, in una perversa spirale che si alimenta da sola. Ora, più che mai, è il tempo di pensare, grazie a nuove conoscenze, progettare e consentire a tutti di agire, lasciandoci sorprendere da ciò che gli altri sapranno esprimere. Il mondo che dobbiamo creare non farà parte di classifiche, in quanto esse non esisteranno ancora per esso. Non potrà essere esportato in località più o meno esotiche per usufruire di bassi costi e mancanza di regole. Esso avrà bisogno dei lavoratori lombardi che, grazie alle tutele di cui godono, all’elevato standard di vita che si sono costruiti, alla loro preparazione, sensibilità e cultura di altissimo livello, alla ricchezza del territorio da cui traggono ispirazione e vitalità, sono gli unici a poterlo costruire e sviluppare. Saranno i cinesi, gli americani, financo i tedeschi che affolleranno le nostre imprese, le nostre università, le nostre strade per imparare a costruire anche loro, nei loro territori, il nuovo mondo di cui abbiamo tracciato il profilo. E’ questa, tra l’altro, l’unica risposta seria all’attuale mancanza di lavoro.

Non ci deve quindi interessare la “competitività”, triste agone il cui premio certo e la povertà di tutti i concorrenti: dobbiamo smetterla di fare le cose che fanno già gli altri!

Dobbiamo ricostruire il significato profondo di prodotti e servizi fino a dargli quella nuova identità che più volte ho citato.

Abbiamo una lunga esperienza nel costruire queste nuove identità profonde. La nostra creatività non ha eguali nel mondo.

A tal proposito da più parti, e mi avvio alla conclusione, si invoca, spesso retoricamente e in modo vago, “un nuovo Rinascimento”.

Ci si dimentica, però, uno dei fattori principali che lo ha generato: una nuova conoscenza, quella classica dimenticata, “gettata” all’interno della società medievale.

Oggi disponiamo di mille nuove conoscenze, disperse, che potrebbero ispirarci mille nuovi mondi. Ritengo che il compito della classe dirigente prossima ventura, e della nostra associazione in particolare, sia quella di identificarle, verificarle e renderle disponibili, in termini di strumenti di immediato utilizzo intellettuale, a noi tutti: nuovo alimento per le nostre menti, carburante per rimettere in moto le nostre capacità bloccate su schemi obsoleti.

Intraprendere questo percorso porterà la Lombardia ad essere riconosciuta come la patria del Nuovo Rinascimento, e stavolta quello non solo italiano ma mondiale.

Il mondo nuovo che dobbiamo creare.

Grazie

Luciano Martinoli

 

LucianoMartinoli, laureato in Scienze dell’Informazione ha ricoperto ruoli manageriali in importanti aziende IT internazionali: HP, Cap Gemini, SSA (oggi Infor). Si è poi occupato di start-up e apertura di filiali di aziende multinazionali in Italia: Arinso, Atlantic Sky. Successivamente ha ricoperto ruolo di vertice in Incubatori di Impresa del gruppo Moratti e partecipato a progetti di sviluppo aziendale. Dal 2009 in Crescendo mette a frutto queste esperienze organizzative e strategiche nell’ambito del framework scientifico-culturale messo a punto dall’azienda.

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Un commento

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