Amore per la vita per combattere la schiavitù

Amore per la vita

Durante i nove mesi di gestazione il feto vive le emozioni della madre, di colei che lo tiene in grembo, lo nutre nel periodo prenatale e che lo metterà al mondo.

Come questo bimbo sia entrato nel ventre, nel corpo di questa donna, non è determinante per la storia in comune che questi due esseri – madre e neonato – vivono per nove mesi e che li legherà per sempre.

Questa unione non se ne va col taglio del cordone ombelicale, è l’unione più profonda e non paragonabile a nessun altro rapporto umano e animale. L’istinto di protezione che unisce la madre e il cucciolo, anche nelle belve più aggressive è commovente.  Con buona pace di Freud, non sono le donne ad invidiare l’uomo per il suo pene, ma sono gli uomini  ad invidiare la donna per la  prerogativa di generare e tenere in sé  la creatura nuova, anche se non tutti se lo confessano.

All’ epoca del matriarcato, quando l’uomo andava di caverna in caverna,  portando  la caccia alla Madre che dominava una tribù di figli avuti dai vari cacciatori,   concepiva a sua volta altri figli, in una sorta di accoppiamenti temporanei, nei quali non era richiesta la fedeltà.

Ora si pensa ad un altro modello, dopo il patriarcato, anche a voler figli, pur essendo omosessuali. La famiglia con bambini sembra rappresentare la felicità per tutti. Un bel disegnino con i colori pastello adatto a tutti, cui tutti CREDONO di avere diritto.

Ma non si pensa alla vera felicità del neonato, l’unico essere che ha il diritto di avere una MADRE, per il fatto stesso di nascere.

Chi si illude che impiantare un ovulo già fecondato o anche fare fecondazione assistita, voglia dire qualcosa di diverso da un atto sessuale fra uomo e donna, al fine di quello che succede durante la gravidanza, fa un grave errore. Dal momento che il figlio comincia a vivere dentro una donna il rapporto che si instaura è lo stesso: lei lo nutre, tutto ciò che gli passa attraverso le emozioni e le sensazioni più elementari, le gioie e le paure, le memorie conscie ed inconscie, sono indipendenti da come il bimbo sia stato concepito.

Non è stata messa in una macchina quella scintilla di vita!

Inutile chiamarlo UTERO IN AFFITTO: una espressione orrenda per giustificare ( ? ) la differenza con un utero che non si fa pagare, ma che si offre per amore o per passione o che ha subito violenza.

La gestazione e il parto presentano rischi per la vita della madre, mutano il suo fisico, portano conseguenze non sottovalutabili. Nessuno vorrebbe -se non spinto dal bisogno di soldi o da un malinteso senso di solidarietà per una donna parente sterile – sopportare quei malesseri, né i rischi che tutta la vicenda comporta per un figlio che dovrà abbandonare.

L’egoismo di chi a tutti i costi vuol avere un figlio con il colore dei suoi occhi, le sue caratteristiche fisiche e forse morali, non può passare sopra al diritto di un bambino che, nascendo protetto in un ventre di donna, da quella donna verrà strappato.

Questa si chiama SCHIAVITU’, non Amore per la Vita!

Se ami la vita puoi aiutare tanti bambini orfani, abbandonati, o figli di famiglie povere, anche se ancora in Italia non c’è una auspicabile legge che permetta l’adozione ai single e agli omosessuali, il modo di amare la vita attraverso questi  piccoli indifesi e disperati lo puoi trovare. Un esempio lo hanno dato Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, adottando praticamente una intera famiglia.

MATERNITA’ SURROGATA – altra espressione orrenda per una vicenda umana che non deve essere violata con pretesti e scelte di “privilegiati “ che non sanno accettare che i diritti degli altri, e primi fra tutti, i diritti di chi nasce sono superiori ad ogni finzione pseudofilosofica.

Anche noi donne spremiamoci le meningi, diamoci da fare e troviamo nuove leggi per dare a bambini già nati e soli un modo di essere amati.

Non penso affatto a credenze religiose di alcun tipo, penso veramente con sgomento a questi UTERI tipo FORNI per preparare esseri umani destinati alla nascita a diventare orfani di madre.
Luciana Brusa

 

Luciana Brusa, vive tra Milano e Casole d’Elsa ( Si ). Ha pubblicato studi filologici inerenti alle materie letterarie che insegnava; poesie, articoli su giornali in occasione di interviste a personaggi della cultura che presentava agli allievi. Ha partecipato all’Antologia ” Per un archivio della Piccola memoria” edito dal Comune di Milano. Settore Biblioteche ( 2004 ). Ha pubblicato due romanzi: ” La Festa dell’UVA” ed. MEF Firenze ( 2005 ) e ” Scherza coi Fanti ” con prefazione di Andrea G. Pinketts. ed. Albatros Il Filo ( 2010 ). Dal 2013 collabora al giornale Sport & Work

 

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