Ambiente: FAV, fibre artificiali vetrose, killer silenzioso!

Le FAV: insieme all’amianto, un altro killer silenzioso si aggira per le nostre case?!

Purtroppo, si!

Dopo l’amianto, abbiamo un altro killer silenzioso che si aggira per le nostre case e i nostri luoghi di svago e di lavoro: le “FAV”, acronimo di “Fibre Artificiali Vetrose”, che dovremo imparare prima possibile a saper riconoscere, per poterci difendere…

Nel termine “FAV”, in effetti, facciamo ormai usualmente rientrare una tipologia di materiali costitutivi di una serie di prodotti di larghissimo e consolidato utilizzo nel campo, per esempio, delle costruzioni per civile abitazione che  “industriale/produttivo”, ancora oggi liberamente “lavorabili” e commerciabili, nonostante ne sia stata accertata, per alcune di esse, la natura cancerogena!.

Come nel caso dell’amianto, anche le “FAV” presentano (purtroppo…) interessanti caratteristiche, in particolare nel campo dell’isolamento termico, tanto da assicurare, in questo settore, importanti risparmi energetici. E’ facilmente comprensibile, quindi, il “successo commerciale” di cui godono, a tutt’oggi, questi prodotti (e non solo nel settore edile…).

 

Dai “tappetini” posati direttamente in opera (ad esempio, nei sottotetti e/o nelle controsoffittature, per migliorarne l’isolamento termoacustico) ai componenti dei “sandwich” dei pacchetti di rivestimento delle condutture dei canali aeraulici, dai pannelli divisori per pareti perimetrali fino ad arrivare al riempimento delle centrali termiche di vecchia concezione, purtroppo sono innumerevoli i posti in cui è possibile riscontrare la presenza di materiali con “FAV”….

Caratteristiche fisiche.

Ma da dove deriva la problematica connessa alle “FAV”?

Esattamente come nel caso dell’amianto, dalle loro caratteristiche fisiche!

Esse, infatti, presentano una struttura costitutiva normalmente amorfa (o vetrosa), a differenza delle fibre minerali naturali, che presentano una struttura interna ben determinata: ciò implica che la sfaldatura, nel caso delle FAV, tende a far sì che le fibre che le costituiscono tendono a fratturarsi (spezzarsi) trasversalmente con tipica frattura concoide (detta “shell like”), creando fibre sempre più corte ma senza la riduzione del diametro della fibra stessa. Conseguentemente, ai fini della loro caratterizzazione, la normativa di settore invita a porre particolare attenzione a due parametri costitutivi fondamentali:

  • la concentrazione degli ossido alcalini terrosi tra gli elementi costitutivi;
  • il cosiddetto “diametro nominale” (espresso in “μm”: si ricorda che il micrometro è un’unità di misura della lunghezza corrispondente a un milionesimo di metro, cioè un millesimo di millimetro).

I potenziali rischi per la salute.

Le analogie con l’amianto, purtroppo, non si fermano alle caratteristiche fisiche…

La natura costitutiva delle “FAV”, implica purtroppo la capacità delle fibre stesse di penetrare nell’organismo per inalazione, viaggiando all’interno delle vie respiratorie raggiungendo anche le diramazioni terminali più distali!

La probabilità che un determinato tipo di fibra possa indurre effetti patogeni sull’organismo umano dipende da una serie di fattori (forma, dimensioni, composizione chimica e mineralogica, reattività, biopersistenza connessa alle caratteristiche chimico-fisiche). Una volta arrivate all’interno delle vie respiratorie, per la “risposta” dell’organismo alla loro presenza risultano cruciali due aspetti:

  • l’efficienza dei meccanismi intrinseci di difesa del Soggetto interessato;
  • le caratteristiche chimico fisiche e tossicologiche in ragione della diversa composizione chimica delle FAV, che ne condiziona sostanzialmente le possibilità di rimozione, allontanamento o dissoluzione.

Studi epidemiologici hanno, purtroppo, evidenziato che la patogenicità di una determinata fibra vetrosa risulta condizionata in maniera significativa dalla sua biopersistenza: in sostanza, più a lungo una fibra persiste nel tratto respiratorio, tanto maggiore è la probabilità che essa determini effetti nocivi sul medio-lungo periodo.

Una volta depositatesi in un qualunque tratto delle vie respiratorie, le FAV risultano in grado di attivare processi infiammatori, con presenza di cellule infiammatorie negli spazi alveolari, interstiziali peribronchiali e perivasali, che in caso di elevata biopersistenza delle fibre, per l’attivazione di fibroblasti e la deposizione di matrice connettivale possono determinare anche alterazioni anatomopatologiche del parenchima polmonare: . in sostanza, e questo è l’aspetto più preoccupante, pare consolidata la possibilità che l’esposizione a  particolari tipologie di FAV induca meccanismi di cancerogenesi.

Oltretutto, diversi studi hanno valutato anche la “genotossicità” di alcune delle “famiglie” di “FAV”, ipotizzando possibili rotture cromosomiche per interazione diretta della superficie delle fibre con il DNA o di possibile interazione del DNA con agenti ossidanti reattivi, prodotti dalle cellule attivate dopo l’avvenuta fagocitosi,. Le conclusioni sembrano dimostrare l’esistenza di una similitudine dei meccanismi genotossici delle FAV analoghe ai meccanismi correlati all’esposizione alle fibre di amianto.

Ed allora, come ci difendiamo?

Come sempre, per poterci difendere da un nemico subdolo occorre prima di tutto saperlo riconoscere

Per tanto, il passaggio nodale è quello di caratterizzarle preventivamente, con specifiche analisi di laboratorio.

Questo passaggio diventa di fondamentale importanza qualora si debba intervenire su opere edili nelle quali è ipotizzabile la presenza di “FAV”.

Far lavorare, infatti, un Operatore in un cantiere in cui si producano “FAV” senza porre in atto le idonee misure di sicurezza espone tutte le Figure coinvolte (il Proprietario dell’immobile, il Datore di Lavoro, il Coordinatore della Sicurezza in Fase di Progettazione (CSP), il Coordinatore della Sicurezza in Fase di Esecuzione (CSE), il Direttore dei Lavori…) a pesantissime sanzioni!

Bonifica da FAV

Le modalità di gestione di un cantiere in cui si è malauguratamente riscontrata la presenza di “FAV” di “classe 2” (quindi cancerogene) sono molto simili (guarda caso…) a quelle da attuarsi in presenza di amianto, pur non essendo al momento comunque necessario essere iscritti alla Cat. 10 dell’Albo Nazionale Gestori Ambientale.

In particolare,nella gestione di questa tipologia di cantiere, deve essere posta particolare attenzione:

  • alla gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro, per come prescritto dal D. Lgs. 81/2008;
  • alla gestione dei conseguenti rifiuti.

 

Per quanto attiene la gestione in sicurezza del cantiere in cui si esegue la rimozione di “FAV”, se esse sono state identificate “non cancerogene” (neppure come “sospette cancerogene”), resta eventualmente comunque il sospetto che possano risultare irritanti per la pelle. Andranno, quindi, rispettate le indicazioni riportate sulle “schede prodotto” dei materiali da rimuovere ed alle prescrizione sull’utilizzo degli idonei D.P.I. indicati ai sensi del D. Lgs. 81/2008. Orientativamente:

  • se si lavora in ambienti non ventilati o per operazioni che possono generare emissioni di polveri, occorre indossare una maschera protettiva “usa e getta”. Si raccomanda la sua conformità alla EN 149 FFP1;
  • occorre utilizzare guanti per prevenire pruriti in conformità alla EN 388;
  • indossare occhiali protettivi realizzati preferibilmente in accordo alla EN 166;
  • coprirsi con indumenti da lavoro;
  • sciacquarsi con acqua fredda prima di lavarsi.

Qualora si preveda, invece, la rimozione di FAV di “classe 2” (cancerogene), le misure di prevenzione debbono essere opportunamente studiate in funzione dell’operazione da effettuarsi.

Ad esempio, particolare attenzione dovrà essere posta nelle fasi di:

  • Delimitazione dell’area di lavoro (Zona di rispetto o zona B).

Nello specifico, il responsabile dei lavori dovrà predisporre una zona in cui verranno svolti i lavori di rimozione di manufatti in fibra minerale. La zona dovrà essere adeguatamente delimitata e segnalata, onde consentirne l’accesso ai soli addetti ai lavori. La superficie da delimitare dovrà comprendere, oltre alla zona di lavoro, anche il deposito temporaneo dei materiali da installare. Qualora siano presenti finestre nella zona delimitata, ad eccezione delle eventuali zone tenute in depressione (Zona A), è consigliabile tenerle aperte per facilitare il ricambio di aria. Tutte le aperture verso altri ambienti non interessati dal lavoro dovranno invece essere tenute chiuse.

  • Preparazione della zona di lavoro in ambienti confinati (Zona A)

La preparazione del luogo di lavoro consiste essenzialmente nella creazione di una zona sgombra da suppellettili o altri oggetti non necessari allo svolgimento del lavoro. Qualora non sia praticabile la rimozione degli arredi, questi dovranno essere debitamente rivestiti con teli di polietilene. Particolare attenzione dovrà essere rivolta al rivestimento di sedili rivestiti di stoffa, di moquettes per pavimenti, in quanto di difficile pulizia per contaminazioni accidentali. Scopo della prevenzione da contaminazione è quello di facilitare le operazioni di pulizia durante ed al termine del lavoro. Il cantiere di lavoro dovrà inoltre essere dotato di un aspiratore con filtro ad alta efficienza per eventuali necessità di rimozione di sfridi o pulizia.

  • Dispositivi di Protezione Individuale: dovranno essere scelti e graduati in base alla tipologia dei materiali in lavorazione. In tutti i casi dovrà essere tenuto in debito conto che le fibre minerali artificiali causano anche irritazioni cutanee e delle mucose. Stante la particolare natura di questa tipologia di fibre, quindi
  • le maschere respiratorie dovranno essere del tipo “a pieno facciale” o in alternativa, possono essere utilizzati facciali filtranti (FF) e occhiali a tenuta;
  • le tute monouso integrali sono preferibili in tyvek in quanto risulta essere il materiale più impermeabile e che meno ritiene le fibre; da evitare tute in tessuto di tipo cotone o altro;
  • i guanti sono da preferirsi in gomma o altro materiale impermeabile alle fibre.

Per quanto attiene, invece, la corretta gestione dei rifiuti prodotti in un cantiere in cui è stata effettuata la rimozione di “FAV”, occorre preventivamente attivare le adeguate procedure di caratterizzazione degli stessi, in quanto possono verificarsi più scenari, in funzione della natura delle FAV.

In questo caso, è molto utile attenersi all’allegato flowchart, ripreso dalla vigente normativa di settore:

Una volta definita la loro natura, si deve quindi comunque provvedere al loro trasporto e smaltimento, passaggi questi da gestire come previsto dalla vigente normativa di settore, pertanto tutti i passaggi debbono avvenire sempre con assicurata la “tracciabilità” del rifiuto (v. la redazione e conservazione dei necessari ”Formulari Identificativi del Rifiuto” [FIR] e/o “schede SISTRI”, qualora attive).

In tale ottica, si ritiene di evidenziare il fatto che:

  • se classificati quali “rifiuti speciali pericolosi”, deve preventivamente essere verificata la possibile classificazione “ADR” quali “merci, pericolose circolanti su strada”.
  • se il trasporto viene effettuato in “conto proprio”, la ditta deve avere iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nella categoria 2-bis ed essere dotata di mezzi autorizzati al trasporto dello specifico codice CER;
  • se il trasporto viene effettuato da una ditta “terza”, la stessa deve essere iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali per la cat. 4 (Trasporto rifiuti speciali non pericolosi) e/o cat. 5 (Trasporto rifiuti speciali pericolosi).

Francesco Fascì

Ing. Francesco Fascì, libero professionista, operante da quasi un ventennio nel settore delle consulenze su tematiche prettamente ambientali, svolte su tutto il territorio nazionale, per conto sia di Attività Produttive che per Enti Pubblici. Tale background professionale ha portato all’ottenimento, nello scorso anno, della certificazione “Qing” – Ingegnere Certificato di 2° Livello (il più alto) per il Comparto AMBIENTE – certificazione delle competenze rilasciata dal Consiglio dell’Ordine degli Ingegneri di Milano con Delibera dell’Aprile 2015.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *