AIDS: scusatemi ma sono con “LORO” !

Leggo su un quotidiano che la Football Asso­cia­tion britannica ha emanato “ sette coman­da­menti “ sanitari per evitare la diffusione dell’AIDS fra i suoi iscritti. Mi sembra utile ripor­tarli integralmente perché essi rappresentano quanto di più idiota sia stato scritto, dimo­strando così che i calciatori britannici ed i loro capi devono solo raccogliersi sul calcio, perché quando si mettono a riflettere è un disastro. Le raccomandazioni sono:

1 – Basta bagni comuni dopo le partite, da ora in poi solo docce singole.

2 – Basta bere insieme champagne dopo una grande vittoria.

3 – Nel caso sia necessario praticare la respi­razione  bocca a bocca, applicare uno strato di garza.

4 – Abolizione del secchio e della spugna. I massaggiatori devono adottare guanti chi­rurgici e garze sterilizzate.

5 – I giocatori non devono scambiarsi spazzo­lini, rasoi, bottiglie e devono bere solo da bic­chieri usa e getta.

6 – Ogni tessuto sporco di sangue deve essere lavato immediatamente; garze e bende devono essere  bruciate.

7 – I calciatori devono avere rapporti sessuali solo  con un partner, usare il profilattico ed evitare le prostitute, soprattutto dell’Africa centrale e   orientale.

Se tenere i terzini del Liverpool lontani da pro­stitute dell’Africa centrale ed orientale non sembra impresa troppo difficile, più problema­tico è il divieto sui bagni comuni. Questi ven­gono vietati in quanto tali o perché si teme che con l’aiuto della confusione e del sapone qual­che mediano possa abusare dei compagni ?

A questo punto Icardi dell’Internazionale gridi pure : “ picchiamo l’arbitro “. John Rush di Liverpool infatti, quando sarà molto arrabbiato, potrà tentare di baciarlo!

AIDS

Forse ce ne stiamo rendendo conto ma è come se cento Chernobyl stessero per scoppiare nel mondo in questi ultimi anni e la radioattività, diffusa all’insaputa di tutti, stesse per annidarsi nel sangue di milioni di individui. Improvvisa­mente le pagine di divulgazione scientifica, i rotocalchi e la televisione sono di recente tor­nati a parlarne.

Il perché di questa seconda ondata di interesse é presto detto: ci si é resi conto che essa può colpire non solo alcune mi­noranze per lo più biasimate e invise all’opinione pubblica benpensante (come gli omosessuali e i tossicodipendenti), ma indi­stintamente tutti. Uomini e donne. Qualunque sia il loro comportamento sessuale, e persino bambini, avvelenati dalla nascita. Se il dato degli ammalati e ancora basso, 50.928 in 101 paesi, le proiezioni statistiche pronosticano per il 1990 la presenza di cento milioni di por­tatori del virus.

Con queste dimensioni del pro­cesso in atto, il discorso investe i principi etici su cui si reggono i rapporti umani che rischiano di venire travolti, investe la stessa filosofia della vita. Affrontare quindi l’AIDS sta per di­ventare uno dei più impellenti problemi dell’umanità. Un problema che obbligherà go­verni e popoli a confrontarsi non solo per evitare i danni fisici ma per impedire che que­sto dramma travolga principi basilari della con­vivenza civile, diritti inalienabili degli indi­vidui, norme etiche di comportamento reciproco e gli stessi sentimenti di amore e solidarietà fra le persone.

Quello che si prospetta all’oriz­zonte, se un vaccino non sarà trovato e infatti una malattia che condanna non solo l’amore come libera scelta tra uomini e donne ma la stessa procreazione, sia per le conseguenze sui nasci­turi dei portatori di virus sia perché la prima barriera sanitaria che viene  suggerita  e l’uso di massa dei contraccettivi maschili. Un mondo irrigidito, quindi, in rapporti sentimen­tali e fisici predeterminati e controllati, sog­getti al sospetto e alla paura. Un mondo dove non tar­derebbero a farsi strada intolleranze moralisti­che, legislazioni repressive in campo sessuale, inquisizione giuridica e no.

La paura e l’igno­ranza generano dei mostri: l’ostracismo che in  un paese delle Marche e stato gettato contro un bambino, colpevole di avere il padre colpito dall’AIDS, lo sterminio della propria fa­miglia at­tuato da un camionista convintosi di aver con­tratto la malattia, esprimono già un sinistro se­gnale non dissimile dalla richiesta di gruppi di destra della California che chiedono analisi del sangue obbligatorie per tutti e la chiusura in appositi lager per i portatori del vi­rus. Sono solo fanatismi marginali, ma il più dannoso dei comportamenti consisterebbe nel rimuovere il problema e consegnarci , inermi , ad  un  futuro  che  dobbiamo  riscrivere.

Una bar­riera deve essere eretta non solo alle insidie dell’invisibile aggressore ma anche a quelle che tenderanno a coinvolgere la morale, il co­stume e la libertà individuale e collettiva. Si tratta di affrontare un virus e non di pagare il  biblico fio di un’oscura maledizione.

Occorre quindi affrontare su larga scala il problema dell’informazione e della prevenzione; anche se la questione centrale resta però la ricerca scientifica. Un impegno straordinario di inve­stimento, ricerca, organizzazione della medesima, di prevenzione e di informazione soprattutto fra i giovani; che non può quindi essere demandato alla inefficienza delle USSL locali e neppure alla normale gestione delle case farmaceutiche  e   degli  istituti  universi­tari di   ricerca.

Saranno in grado le forze politi­che di sollevare per un momento lo sguardo dalle loro miserabili questioni ? Molto dipen­derà dall’opinione pubblica che dovrà essere unita anche se giocano abitudini mentali e ideologie di diverso segno: il positivismo scientifico ha indotto nei laici una specie di fe­de nel progresso, quasi fossimo entrati in un’epoca dove tutte le risposte alle minacce della natura sono pronte nel cassetto della tec­nologia.

La morale cattolica può indurre a re­more pratiche e alla riscoperta dell’AIDS come punizione divina per i peccati della carne. Solo la scienza, unita alla ragione, potranno salvarci dal rischio che incombe aiutando chi, colpito, può meditare su un messaggio tratto da “Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci……

“… e poi cosa accadde? Il mio pensiero si ap­panna.

Le mie palpebre sembrano piombo.

E’ il sonno o la fine ? Non devo cedere al sonno, alla fine. Spero che i miei consigli ti siano serviti. Spero che tu non abbia mai urlato l’atroce be­stemmia :” Perché sono nato ? “

Spero che tu abbia concluso che ne valeva la pena: a costo di soffrire, a costo di morire.

Fa davvero freddo e il soffitto bianco ora è ne­ro. Ma siamo arrivati….

La vita esiste, bambino !

Mi passa il freddo a dire che la vita esiste, mi passa il sonno, mi sento io la vita. Guarda, si accende una luce. Si odono voci. Qualcuno grida, corre, si dispera.

La vita non ha bisogno né di te né di me.

Tu sei morto. Forse muoio anch’io. Ma non conta, la vita non muore”

 

Franco Mauroner

Franco Mauroner, funzionario pubblico, ritirato dal lavoro, è stato responsabile della comunicazione istituzionale e trasparenza del Comune di Trezzano Sul Naviglio. Dal 2007 al maggio 2012 segretario particolare del Sindaco di Abbiategrasso e per il Comune di Trezzano Sul Naviglio in oltre un trentennio ha ricoperto le funzioni di funzionario dell’area sociale, dell’area culturale e dell’area informatica. Ha collaborato con Anci, Ancitel, Upi, Uncem; inoltre è stato consulente per Anci risponde ed Anciform, Legautonomie, Consorzio dei comuni della Provincia di Bolzano, Associazione dei Comuni del Lodigiano, DTC PAL del Canavese, Consiel Enti Locali. Svolge attività di docenza e consulenza nella Pubblica Amministrazione in materia di applicazione della legge sulla trasparenza, del codice privacy, di diritto all’accesso, di comunicazione istituzionale.

Ha pubblicato alcuni volumi e numerose pratiche per la pubblica amministrazione e ad oggi pubblica articoli e saggi su varie testate (Comuni in rete, Pa-Web, Il Sole 24 ore, Strategie Amministrative, Italia Oggi, Ascolodi, Ordine e Libertà).

Ha anche per il 2018 l’attestazione professionale di “comunicatore pubblico”, cioè responsabile della comunicazione istituzionale, inoltre è stato nominato componente la delegazione Lombardia dell’Associazione Comunicazione Pubblica.


 

 

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