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AIDO, esiti positivi nel trapianto di reni

Un altro passo avanti nel trapianto di rene in pazienti HIV-positivi

Segue dal sito trapianti.net:

L’esito del trapianto di rene nei pazienti affetti da virus dell’immunodeficienza umana (HIV) che ricevono organi da donatori HIV-negativi è stato segnalato per essere simile a quello ottenuto nei riceventi HIV-negativi.

In questo articolo si va oltre questo acclarato parere e si dimostra che anche i reni di donatori HIV-positivi possono essere trapiantati con successo in riceventi HIV-positivi. Ad affermarlo è uno studio pubblicato recentemente sul New England Journal of Medicine ad opera dei ricercatori del Groote Schuur Hospital di Cape Town (South Africa).

Il Sud Africa ha una delle più alte incidenze di virus dell’immunodeficienza umana. L’introduzione della terapia antiretrovirale (ART) è stata un enorme successo nel prolungare la vita di queste persone: di conseguenza, a molti più pazienti che sarebbero deceduti prima della disponibilità della terapia antiretrovirale, è ora possibile diagnosticare la nefropatia associata alla condizione HIV (Laurinavicius A, et al. Glomerulopathy in HIV and non-HIV patients: a clinicopathological and follow-up study. Kidney Int 1999).

È stato stimato che la prevalenza della malattia renale cronica tra i pazienti affetti da HIV in trattamento è compresa tra l’8% e il 22% (Lucas GM, et al. Chronic kidney disease incidence, and progression to end-stage renal disease, in HIV-infected individuals: a tale of two races. J Infect Dis 2008) mentre tra i pazienti non trattati è stata stimata essere tra il 20% e il 27% (Mulenga LB, et al. Baseline renal insufficiency and risk of death among HIV-infected adults on antiretroviral therapy in Lusaka, Zambia. AIDS 2008).

Di fronte a questa elevata incidenza di malattia e alla contestuale evidenza di risorse limitate, il Sud Africa si trova ad affrontare notevoli sfide per cercare di fornire la terapia renale sostitutiva a un gran numero di persone HIV-positive in cui la malattia renale cronica si svilupperà nel corso della vita.

Nel 2008, in risposta alla crescenti necessità cliniche dei pazienti e al fatto che l’infezione da HIV veniva considerata una controindicazione all’accettazione per il trattamento dialitico o alla ricezione di un rene, i nefrologi del Groote Schuur Hospital hanno eseguito quattro trapianti renali in riceventi HIV-positivi utilizzando reni da donatori affetti da HIV.

I risultati preliminari di questo studio hanno mostrato il 100% di sopravvivenza del trapianto e del paziente a un anno dal trapianto (Muller E, et al. Renal transplantation between HIV-positive donors and recipients. N Engl J Med 2010). Il Groote Schuur Hospital ha un programma di trapianto in cui da 50 a 70 i reni all’anno sono trapiantati da donatori viventi (il 30% dei donatori).

Dopo i primi quattro trapianti da donatori sieropositivi a riceventi sieropositivi la commissione della Facoltà di Scienze della Salute, dell’etica e della ricerca umana dell’Università di Città del Capo ha intrapreso una revisione globale dei criteri d’ inclusione dei protocolli e delle procedure per l’HIV. Nel 2009 l’esclusione delle persone con infezione da HIV dal programma di trapianto renale è stata revocata, consentendo ai pazienti con infezione da HIV di ricevere reni da donatori HIV-negativi o da donatori sieropositivi.

In questo studio, lo stesso gruppo presenta i risultati a 5 anni di follow-up degli stessi pazienti e di altri riceventi che nel frattempo sono stati trapiantati. In particolare da settembre 2008 a febbraio 2014, un totale di 27 pazienti HIV positivi è stato sottoposto a trapianto di rene. La percentuale di sopravvivenza tra i pazienti è stata dell’84% a 1 anno, dell’84% a 3 anni, e del 74% a 5 anni.

Il tasso di sopravvivenza dell’organo è invece stato del 93%, 84% e dell’84% a 1, 3 e 5 anni rispettivamente. L’infezione da HIV è rimasta ben controllata, con virus non rilevabile nel sangue dopo il trapianto. Gli autori non negano che la possibilità di effettuare trapianti da donatore sieropositivo a riceventi sieropositivi abbia sollevato e sollevi ancora diverse questioni etiche, inclusa la discussione sulla validità del consenso informato.

Tuttavia, quando il programma è stato avviato, questi pazienti non avevano un’opzione alternativa, in quanto anche l’accesso alla dialisi veniva negato. Pertanto, la decisione si riduceva alla scelta tra una procedura sperimentale e la morte certa. Oggi, anche se i pazienti HIV-positivi sono diventati ammissibili alla dialisi, questa opportunità rimane ancora una risorsa alquanto limitata e molti pazienti in stadio 5 di malattia renale cronica, indipendentemente dallo stato di HIV, non vi accedono.

Un’altra grande preoccupazione è il rischio di trasmissione di un nuovo e resistente ceppo di HIV dal donatore al ricevente. Le precedenti relazioni sugli esiti nei pazienti HIV-positivi con superinfezione trasmesse attraverso i rapporti sessuali hanno dato risultati contrastanti (Waters L, et al. HIV-1 superinfection. Curr Opin Infect Dis 2012), ma nella propria esperienza il gruppo del Groote Schuur Hospital riferisce che i pazienti trapiantati non hanno avuto alcun aumento della carica virale. Alla luce di questi risultati gli autori concludono che il trapianto di rene da donatore sieropositivo sembra essere un’opzione di trattamento aggiuntivo per i pazienti con infezione da HIV che richiedono una terapia renale sostitutiva.
Visitate il nostro sito: www.aido-trezzanosn.weebly.com e aiutateci a informare!

Laura Malchiodi – responsabile della comunicazione
A.I.D.O. Gruppo Comunale Trezzano sul Naviglio

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