AIDO: cuore artificiale totale, un ponte efficace in attesa di trapianto?

Segue dal sito trapianti.net un interessante articolo:

Secondo una ricerca, presentata in occasione della 63° Sessione Scientifica Annuale di Cardiologia presso l’American College e condotta su pazienti con impianto di cuore artificiale totale, tale dispositivo potrebbe aiutare concretamente i pazienti con grave insufficienza cardiaca a sopravvivere in attesa del trapianto.cuore

Il cuore artificiale totale è un dispositivo che viene utilizzato per sostituire la funzione dei ventricoli nei pazienti con insufficienza cardiaca di stadio terminale. In queste condizioni la funzione cardiaca dei pazienti è talmente ridotta che la loro unica opzione è il trapianto di cuore.

I ricercatori hanno preso in esame 22 pazienti sottoposti a impianto di cuore artificiale totale presso il Cedars Sinai Heart Institute nel biennio 2012-2013, valutando l’incidenza di decessi e di ictus nei 60 giorni successivi all’impianto.

Cinque pazienti decedevano, quattro venivano sottoposti con successo a trapianto cardiaco, tredici erano in attesa di trapianto (otto dimessi e mandati a casa con il cuore artificiale in attesa di trapianto).

Tre pazienti avevano subito un ictus, uno era ancora vivo e in attesa di un trapianto. Nessun paziente aveva sviluppato infezioni cardiache associate al cuore artificiale.

Tutti i pazienti erano affetti da cardiomiopatia allo stadio terminale con grave insufficienza cardiaca prima dell’impianto del cuore artificiale.

I pazienti venivano divisi in tre categorie in base alla gravità delle loro condizioni prima di ricevere il cuore artificiale.

Quelli più gravi erano in una situazione critica di shock cardiogeno, una difficile condizione in cui il cuore non riesce a pompare abbastanza sangue per le esigenze del corpo e che presenta un tasso di mortalità quasi del 100% quando non trattata.

Dei dieci pazienti in questa categoria, sei erano vivi a 60 giorni. Uno aveva ricevuto un trapianto di cuore e cinque erano in attesa di trapianto (uno da casa).

“Date le gravi condizioni cliniche di questi pazienti, ci aspettavamo di vedere tassi di mortalità più elevati: siamo invece sorpresi e felici di vedere le loro buone condizioni”, ha sottolineato Swaminatha Gurudevan, cardiologo del Cedars Sinai Heart Institute, primo autore dello studio.

Nella categoria “di mezzo” venivano collocati i pazienti che, nonostante trattamenti farmacologici, presentavano un progressivo declino clinico. Otto dei nove pazienti in queste condizioni, erano vivi a 60 giorni (2 avevano ricevuto il trapianto di cuore e altri 6 erano in attesa di trapianto, 5 “da casa”).

“Anche questo è un dato molto impressionante perché il tasso di mortalità nei pazienti in queste condizioni è almeno del 50%”, sottolinea Gurudevan.

Nella terza categoria, le condizioni cliniche dei pazienti erano abbastanza stabili prima di ricevere il cuore artificiale. Tutti e tre i pazienti di questa categoria erano vivi e a casa entro 60 giorni dall’impianto (uno di loro a casa nel post trapianto).

I pazienti arruolati nello studio avevano ricevuto il cuore artificiale totale SynCardia, che pompa fino a 9,5 litri di sangue al minuto attraverso i ventricoli, con i circuiti che decorrono dal dispositivo a una fonte di alimentazione esterna al corpo, che i pazienti possono trasportare in uno zaino.

“Prima i pazienti dovevano rimanere in ospedale mentre aspettavano un cuore nuovo”, conclude Gurudevan. “Con il cuore artificiale totale SynCardia alcuni possono aspettare a casa e continuare a svolgere regolarmente molte delle loro attività”.

Questo aiuta i pazienti a mantenere il tono muscolare, la forma fisica e le necessarie buone condizioni generali prima del trapianto.

“Quando i pazienti sono distesi in un letto d’ospedale per un mese e più, è molto difficile per il loro fisico affrontare l’impegnativo intervento chirurgico di trapianto”. Il trapianto di cuore si esegue sempre in emergenza e può arrivare in qualunque momento, quindi è un bene per le persone in attesa di mantenere una buona forma fisica ed essere pronti per avere il miglior risultato possibile.

Circa 5.000 trapianti di cuore vengono effettuati ogni anno in tutto il mondo, anche se si stima che oltre 50.000 persone siano candidate al trapianto. L’utilizzo del cuore artificiale totale è tuttavia ancora basso. La chirurgia d’impianto è, infatti, lunga e complessa e il numero di strutture sanitarie certificate capaci di impiantare il cuore artificiale è ancora relativamente piccolo. Inoltre, il cuore artificiale comporta una serie di rischi, come problemi di coagulazione del sangue, emorragie, infezioni e possibili malfunzionamenti del dispositivo. Gli autori tuttavia ritengono che sia un approccio molto valido tanto da proporlo come soluzione permanente per i pazienti e non solo come ponte al trapianto. Per giungere a questo, però, saranno necessari ulteriori studi e perfezionamenti tecnologici affinché i pazienti possano disporre di un sistema più semplice per ricaricare la batteria esterna e di opzioni di backup che consentano di ridurre il rischio di guasti del dispositivo.

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Laura Malchiodi supervisor gruppo giovani
punto info&iscrizioni AIDO&ADMO Trezzano sul Naviglio – Cusago – Gaggiano

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